Materia di Bretagna

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Nella leggenda gallese la spada di re Artù (a volte identificata con la spada nella roccia) si chiama Caledfwlch

Con materia di Bretagna, definita anche ciclo bretone, o ciclo arturiano, in virtù del suo eponimo, s'indica l'insieme delle leggende sui Celti e la storia mitologica delle Isole britanniche e della Bretagna, in particolar modo quelle riguardanti re Artù e i suoi cavalieri della Tavola Rotonda.

Oggi la materia di Bretagna viene considerata come una delle più famose saghe mai esistite, che hanno contribuito all'immaginario classico medievale, e come uno dei più grandi precursori del genere letterario che oggi conosciamo come Fantasy.

Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

La definizione di "materia di Bretagna" viene fatta risalire al poeta francese del XII secolo Jean Bodel, che distinse e allo stesso tempo collegò le tre principali "materie" mitologiche[1]: la "materia di Roma", comprendente la mitologia classica, greca e romana, la "materia di Francia", corrispondente a quello che viene anche definito il ciclo carolingio, e, appunto, la "materia di Bretagna", comprendente i temi mitologici riguardanti sia l'isola di Gran Bretagna sia il territorio della Bretagna.

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Louis Rhead, Tristano e Isotta

Le vicende della materia di Bretagna furono elaborate attraverso i secoli in una vasta ed eterogenea serie di testi scritti in numerose lingue (latino, francese, inglese, tedesco e italiano) a partire dal Basso Medioevo. Alcuni dei temi del ciclo arturiano hanno origine nella leggenda; altri sono stati aggiunti nel tempo dalla creatività dei numerosi autori che si sono succeduti. In un certo senso il ciclo arturiano si può considerare non ancora concluso: numerosi autori moderni (come Mark Twain, John Steinbeck, Marion Zimmer Bradley, Jack Whyte e T. H. White) vi hanno infatti contribuito, in alcuni casi introducendo insieme ai temi classici anche elementi di notevole rilievo in seguito entrati nell'immaginario collettivo. Questa letteratura nacque e si sviluppò nel XII secolo nella Francia settentrionale contemporaneamente all'epopea della canzone di gesta (chanson de geste).

Storia del ciclo[modifica | modifica wikitesto]

Prima di Goffredo di Monmouth[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la materia di Bretagna inizia ufficialmente con le opere di Goffredo di Monmouth, molte sono le fonti dell'Alto Medioevo e nel primo Basso Medioevo che parlano di Artù o di altri personaggi del ciclo.

La prima tra queste opere è sicuramente il De excidio Britanniae (Sulla rovina della Britannia) un sermone del VI secolo in tre parti, scritto dallo storico Gildas di Rhyus, detto "il saggio", il libro è una condanna alle azioni compiute dai suoi contemporanei in Britannia (l'odierna Gran Bretagna), accusandoli di essere la causa della disastrosa situazione in cui versava la Britannia post-romana, inoltre Gildas condanna anche gli Anglosassoni che iniziarono a Invadere la Britannia. Nel Semrone sono presentati per la prima volta personaggi come Vortigern il crudele sovrano britannico, e il condottiero Romano britannico Ambrosio Aureliano (che secondo alcune successive tradizioni, sarà il futuro zio paterno di Artù) che sconfisse i Sassoni nella Battaglia del monte Badon, senza nessun riferimento ad Artù. Secondo alcuni storici e studiosi Ambrosio Aureliano in seguito sarà fondamentale per la creazione del personaggio di Artù.

Molto importante è anche la Historia Brittonum scritta nel IX secolo dal monaco gallese Nemnius. Nel libro vengono trattate le vicende dell'Inghilterra dopo la partenza delle legioni romane fino al periodo delle successive invasioni sassoni. Nemnius introdurrà per la prima volta il Mago Merlino qui chiamato "Embreis Guletic" (Emrys Guletic) o "Ambrosius" e la sua vicenda con Vortigern e il Drago Rosso del Galles ma nennio introduce per la prima volta Artù, non come re ma come un Dux Bellorum (condottiero militare) che condurrà dodici battaglie contro i Sassoni (compresa quella del monte Badon) uccidendo solo lui più di 900 uomini in battaglia. Nella sezione finale del libro viene anche citato il figlio di Artù "Anir", ucciso dal suo stesso padre. Infine viene anche citato il cane di Artù "Cavall" e il cinghiale "Twrch Trwyth".

Sono molto importanti anche alcune poesie gallesi del X secolo, come "Preiddeu Annwfn" attribuito a Taliesin (un poema che descrive la spedizione nell'oltretomba di Artù), il "Pa Gur yv y Porthaur" di creazione anonima (dialogo tra Artù e un guardiano, in cui si vanta della battaglia di Sir Kay con il gatto demoniaco "Cath Palug").

Molto importante è anche l'Annales Cambriae di creazione anonima scritto nel X secolo. Il libro è una cronaca degli eventi più significativi del periodo che va dal 447 al 954. Tra questi eventi viene anche raccontata la morte di Artù e sir Mordred (dove viene menzionato per la prima volta) nella battaglia di Camlann (senza sapere se fossero rivali o alleati).

Infine nell'XI e XII secolo vennero create alcune opere come le Triadi gallesi (storie di folklore gallese con molti riferimenti ad Artù), il racconto gallese Culhwch e Olwen (dove Artù sconfigge il Twrch Trwyth), e varie agiografie di alcuni santi bretoni come Gildas, Iltud, Goeznovius, Cadog Ddoeth, Carantoco, Efflamm e Paterno di Vannes.

La "Storia dei re di Britannia" di Goffredo di Monmouth[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le frammentarie fonti dell'Alto Medioevo la materia di Bretagna prende l'avvio dalla Storia dei re di Britannia, scritta nel 1135 da un chierico gallese, Goffredo di Monmouth. La storia consiste in una compilazione romanzesca di amori, magie e avventure e venne liberamente tradotta in versi francesi un ventennio più tardi in Francia nel Roman de Brut dal poeta normanno chiamato Maistre Wace.

Il romanzo francese[modifica | modifica wikitesto]

Essendo tradotta liberamente e in una lingua accessibile al contesto, quest'opera divenne subito facilmente disponibile per un pubblico più vasto e diede l'avvio a una produzione assai ricca (più di cento composizioni in lingua romanza) soprattutto in versi e più tardi anche in prosa. A fine XII secolo questa materia divenne ancora più nota grazie ai romanzi sull'argomento scritti da Chrétien de Troyes che introdurrà nella letteratura i personaggi di Lancillotto e Parsifal. Ma soprattutto introdurrà nel romanzo Arturiano il Santo Graal. Le opere arturiane di Chrétien Erec e Enide, Lancillotto o il cavaliere della carretta, Perceval o il racconto del Graal e Yvain il cavaliere del leone sono una interpretazione degli ideali cavallereschi. Un altro importante autore è Robert de Boron che introdurrà la storia della nascita di Merlino e di come Artù dopo la sua nascita verrà allevato da Sir Ector e che in seguito estrarrà la spada nella roccia. Oltre alle opere dedicate solo a re Artù, nascono anche le prime versioni della leggenda arturiana di Tristano e Isotta (la storia d'amore tra il cavaliere della tavola rotonda Tristano e della principessa Isotta), le prime due versioni del mito vennero scritte da Béroul e da Tommaso d'Inghilterra.

Thomas Malory[modifica | modifica wikitesto]

E dopo vari rifacimenti e rielaborazioni durante tutto il corso del Basso Medioevo (alcune di questi molto importanti come il Ciclo della Vulgata e Sir Gawain e il Cavaliere Verde), lo scrittore inglese Thomas Malory nel 1470 comporrà La morte di Artù dove rielabora tutto il ciclo bretone usando come fonti quasi tutti i romanzi e le poesie inglesi e francesi. L'opera di Malory è forse l'opera arturiana in inglese oggi più conosciuta, ed è la base di molti scrittori, registi e scenografi moderni come fonte.

Stile e temi trattati[modifica | modifica wikitesto]

La poesia in area romanza si sviluppa prima della prosa, perché il ritmo e la rima rendono più facile la divulgazione orale e anche la memorizzazione. Il ciclo bretone presenta profonde differenze rispetto al genere della Chanson de geste tipica del ciclo carolingio. Esso ebbe il suo sviluppo in ambienti cortesi, dove ben si conoscevano le disquisizioni amorose riportate nel trattato De amore di Andrea Cappellano, avendo come motivo principale non la lotta collettiva contro gli infedeli ma l'amore e la ricerca individuale di avventure.

Il cavaliere della Tavola Rotonda alla corte di re Artù non è più l'Orlando della Chanson de Roland che muore con tutta la sua schiera a Roncisvalle come un martire, ma è un solitario cavaliere errante che va alla ricerca di prove sempre più difficili per esaltare sé stesso e per conquistare la donna amata.

Tra le storie più celebri si ricordano le leggende su Merlino e la spada Excalibur, l'origine prodigiosa e l'inizio del regno di Artù, l'amore tra Lancillotto e la regina Ginevra, moglie di Artù, l'amore di Tristano e Isotta, moglie di re Marco, le vicissitudini, le avventure e le ricerche riguardanti la Fata Morgana e suo figlio Mordred, i cavalieri della Tavola Rotonda, tra cui Galvano, Ivano, Galeotto, Tristano, Palamede il Saraceno e moltissimi altri, la figura di Perceval e il tema del Graal. Tutti questi temi vennero trattati in moltissime opere: tra le prime le più famose furono i romanzi di Chrétien de Troyes, uno dei più grandi scrittori medievali, il Tristan di Béroul e il Tristan di Tommaso d'Inghilterra (circa 1170), i Lai di Maria di Francia.

Personaggi e argomenti[modifica | modifica wikitesto]

Una statua di Artù in bronzo con visiera alzata e scudo è tra i cavalieri in lutto alla tomba dell'imperatore Massimiliano I (morto nel 1519), a Innsbruck

Artù è di fatto il soggetto principale della materia di Britannia, ma ci sono altre storie leggendarie meno note, comprese le storie su Bruto di Troia, Coel Hen, re Lear, Gogmagog e altri. La materia di Britannia fu in parte creata per dare vita a un corpo di miti patriottici.

Fonti principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Jean Bodel, La chanson des Saisnes, su www.arlima.net. URL consultato il 21 novembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Prose di romanzi. Il romanzo cortese in Italia nei secoli XIII e XIV, a cura di Felice Arese, Collana Classici italiani n.3, Torino, UTET, 1950-1976, ISBN 978-88-02026-49-7.
  • Derek Pearsall, Arthurian Romance: a short introduction, Blackwell, Oxford, 2005.
  • D. H. Green, The Beginnings of Medieval Romance: Fact and fiction, 1150-1220, CUP, Cambridge, 2005.
  • Carol Dover (ed), A Companion to the Lancelot-Grail Cycle, Boydell & Brewer, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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