Rinascimento del XII secolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Università di Bologna

Il Rinascimento del XII secolo è la definizione data a quel movimento di rinascita culturale che, sollecitato dal contatto con le avanzate forme espressive e culturali dell'Islam europeo, specialmente andaluse e siciliane - particolarmente avanzate nei campi delle scienze e della tecnologia, della filosofia, della geografia, dell'architettura, dell'arte e dell'artigianato - permise al mondo latino di lasciarsi alle spalle angustie culturali ed economiche che avevano contrassegnato il cosiddetto Alto Medioevo.

Tratti salienti[modifica | modifica sorgente]

Nuove scoperte tecnologiche permisero lo sviluppo dello stile gotico.

Un tratto saliente di questo Rinascimento fu, oltre ad un risveglio del sentimento religioso che trovò in Gioacchino da Fiore e Francesco d'Assisi i massimi esponenti[1], anche la comparsa delle prime Università, dalle quali il sapere poté essere meglio diffuso e organizzato. Un primo essenziale passo in tal senso fu costituito dall'acquisizione da parte degli intellettuali latini dei capolavori del pensiero greco, ebraico, arabo, persiano e indiano, resa possibile da un'eccezionale opera traduttoria,[2] di cui il più noto rappresentate rimane l'italiano Gerardo da Cremona (c. 1114-87), traduttore di 87 opere dell'ingegno umano non-latino, tra cui l'Almagesto[3], che rimase per secoli in Europa, fino all'età moderna, la summa delle conoscenze scientifiche.

Traduzioni nell'Occidente latino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Traduzioni nell'Occidente latino durante il XII secolo e Scuola di traduttori di Toledo.

Il movimento di rinascita culturale del XII secolo è permeato dalla ricerca di nuovi saperi da parte degli uomini di cultura europei, un'aspirazione che sarà condivisa dai successivi protagonisti del Rinascimento e che gli uomini di cultura medievali rivolgeranno alle fonti greche e arabe. A esse potevano attingere attraverso alle propaggini culturali nell'Occidente cristiano, nella Spagna già musulmana e nella Sicilia araba e normanno-sveva, territori in cui si assisterà al fiorire di un intenso fenomeno di traduzione. Attraverso l'opera di traduzione, l'Occidente cristiano si riappropria di classici basilari del pensiero antico, della scienza, della matematica, della filosofia e della letteratura: Ippocrate, Euclide, Aristotele e i contributi scientifici e filosofici del mondo islamico, attraverso pensatori e scienziati come Avicenna, Rhazes, al-Khwarizmi, al-Kindi e al-Farabi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Konrad Burdach, Riforma, Rinascimento, Umanesimo, Sansoni, Firenze 1986
  2. ^ M.-T. d'Alverny, Translations and Translators, pp. 426-33
  3. ^ In realtà una prima traduzione del capolavoro di Claudio Tolomeo fu completata nella Sicilia islamica ma di essa se ne perse poi ogni traccia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]