Bil e Hjúki

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Bil e Hjúki sono due personaggi della mitologia norrena, figli di Viðfinnr. Vengono descritti come due servitori di Máni, il dio della Luna. Vengono citati nel Gylfaginning, la prima parte dell'Edda in prosa scritta dallo storico islandese Snorri Sturluson:

(NON)

«Hann tók tvau börn af jörðunni er svá heita: Bil ok Hjúki, er þau gengu frá brunni þeim er Byrgir heitir ok báru á öxlum sér sá er heitir Sœgr, en stöngin Símul. Viðfinnr er nefndr faðir þeira. Þessi börn fylgja Mána, svá sem sjá má af jörðu.»

(IT)

«Egli prese dalla terra due fanciulli,(Bil una dea e Hjúki un dio), chiamati Bil e Hjúki, mentre si allontanavano dalla fonte chiamata Byrgir e portavano sulle loro spalle il secchio chiamato Sægr e il bastone Simul. Viðfinnr si chiama il loro padre. Questi fanciulli seguono Máni, come si può vedere dalla terra.»

(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning XI - Traduzione di Stefano Mazza.)

Una dea di nome Bil è ricordata da Snorri in Gylfaginning 35, definita come ásynjur, e pare identica alla fanciulla citata nel passo precedente. Il suo nome significa forse "istante", "attimo" e va presumibilmente connesso alla scansione astrale del tempo o a una particolare forza sovrannaturale che si manifesta in momenti prestabiliti, come forse la ciclicità della forza lunare. Il nome del fratello pare invece significare "sano" o "[colui che] si prende cura". Bil e Hjúki potrebbero rappresentare le macchie lunari mentre il loro gesto di attingere l'acqua potrebbe far riferimento alle maree.[1]

L'etimologia del nome del loro padre è alquanto oscura: significa forse "mago del bosco".[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, pag 78 nota 19

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi, Milano, 1991 ISBN 8830410314