Fólkvangr

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Dipinto raffigurante Freia (1882) di Carl Emil Doepler

Nella mitologia norrena, Fólkvangr deriva dall'antico scandinavo "campo dell'ospite", un campo dominato dalla dea Freia, destinazione della metà di coloro che morivano in battaglia, mentre la restante parte venivano scelti da Odino stesso per il Valhalla. Abbiamo la testimonianza della citazione del luogo, nella Edda poetica composta durante il XIII°secolo e nella Edda in prosa, scritta anch'essa nel XIII°secolo da Snorri Sturluson. Secondo quanto detto nella Edda in prosa, all'interno del Fólkvangr è presente la sala di Freia Sessrúmnir.[1]

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Nel poema Grímnismál facente parte della Edda poetica, Odino (mascherato in Grímnir) informa il giovane Agnar che Freia assegna metà posti di coloro che muoiono, nella sua sala a Fólkvangr mentre Odino si prende l'altra metà.

Nel 24º capitolo del libro della Edda in prosa, Gylfaginning dice a Gangleri (descritto come re Gylfi in maschera) che Freia "è la più gloriosa tra gli Asi", di fatto ha una dimora nei cieli chiamata Fólkvangr.[2]

Teorie[modifica | modifica wikitesto]

Egils saga[modifica | modifica wikitesto]

Nella Saga di Egill Skallagrímsson, quando Egill si rifiuta di mangiare, sua figlia Þorgerðr dice che se ne andrà senza scorte di cibo e che quindi morirà di fame, così facendo incontrerà la dea Freia:

Thorgerd rispose a voce alta, "Non ho mangiato questa sera, nè lo farò fino a quando non raggiungerò Freia. Non conosco azioni migliori di quelle di mio padre. Non ho più intenzione di vivere dopo che sia mio padre che mio fratello sono morti.[3]

Britt-Mari Näsström ritiene che "Fólkvangr è aperto anche per le donne che hanno subito una morte nobile". Näsström cita come esempio una potenziale connessione della Egils saga alla Saga di Hervör, dove la regina rimase intrappolata nel dísarsalr (La sala delle Dísir) dopo aver scoperto che il marito l'aveva tradita. Britt-Mari sottolinea che "questa Dís potrebbe essere Freia, leader delle divinità femminili, il luogo del suicidio della regina potrebbe quindi essere collegato a Freia".[4]

Insinuazioni[modifica | modifica wikitesto]

John Lindow ritiene che se Fólkvangr viene considerato come un "esercito", allora esso appare come un'alternativa al Valhalla. Lindow inoltre aggiunge che come Odino, Freia ha un gruppo di guerrieri pronti a combattere per lei nell'eterna Hjaðningavíg.[5]

Rudolf Simek espone la sua teoria, secondo cui il nome Fólkvangr è sicuramente non molto più antico di Grímnismál stesso. Inoltre aggiunge che la descrizione di Gylfaginning si avvicina molto alla descrizione di Grímnismál, tuttavia in entrambe le descrizioni aggiungono che Sessrúmnir si trova nell'Fólkvangr.[6]

Secondo Hilda Ellis Davidson, il Valhalla è ben noto poiché ha un ruolo molto importante sia durante la guerra sia nella morte, ma i significati delle altre sale nella mitologia norrena come Ýdalir, luogo di residenza del dio Ullr o il Fólkvangr di Freia sono stati perduti.[7]

Britt-Mari Näsström pensa che Gylfaginning si riferisce che "ogni volta che cavalca in battaglia prende la metà dei caduti" interpretando Fólkvangr come "il Campo dei Guerrieri".

Siegfried Andres Dobat commenta che "Il ruolo mitologico di Freia come selezionatrice delle anime dei caduti per il suo regno Fólkvangr, emerge come un modello mitologico del Valkyrjar e del Dísir."[8]

Nave di pietra e ubicazione proto-germanica nell'aldilà[modifica | modifica wikitesto]

In un documento del 2012 riportato da Joseph Hopkins e Haukur Þorgeirsson, propongono un collegamento tra il Fólkvangr, Sessrúmnir e le numerose navi di roccia ritrovate in tutta la Scandinavia. Secondo loro, tutti questi elementi dipingono insieme un'immagine di una nave e di un campo, poiché sono fonti di riferimento a Freia.[9]

Hopkins e Haukur propongono inoltre una connessione tra il Fólkvangr e una varietà di altre parole germaniche riferite alla vita ultraterrena che contengono estensioni del proto-germanico.[10]

Influenza moderna[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 20°secolo, Karl Ernst Osthaus sviluppò il concetto del "Folkwang-Gedanke", l'arte e la vita possono riconciliarsi. Diverse istituzioni culturali con il nome di Folkwang (l'ortografia tedesca di Fólkvangr) sono state fondate su questo concetto. Queste istituzioni includono il Museum Folkwang di Essen, la casa editrice Folkwang-Verlag, Folkwang Kammerorchester Essen, Folkwang-Musikschule a Essen e Folkwang University of the Arts, incentrata sulla musica, sul teatro, sulla danza e sugli studi accademici.[11]

Nel franchise Nintendo di Fire Emblem Heroes, il personaggio principale maschile, Lord Alfonse brandisce l'arma denominata come Fólkvangr.[12]

Vedi altro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Open Interval, University of Pittsburgh Press, pp. 44–45, ISBN 978-0-8229-7827-5. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  2. ^ T. E. THORPE, Prof. D. I. Mendeléeff, in Nature, vol. 75, nº 1946, 1907-02, pp. 371–373, DOI:10.1038/075371a0. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  3. ^ D. Meyer e J. Scudder, Request to Move RFC 1403 to Historic Status, RFC Editor, 2001-08. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  4. ^ Jim Bellows, Person-Focused Care at Kaiser Permanente, in The Permanente Journal, 14 marzo 2014, pp. 90–91, DOI:10.7812/tpp/13-165. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  5. ^ David Lindow, Thomas Russell e Lawrence Vowels, Tank Battalion Study, Defense Technical Information Center, 1º ottobre 2001. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  6. ^ Dictionary of Minor Planet Names, Springer Berlin Heidelberg, pp. 212–212, ISBN 978-3-540-34360-8. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  7. ^ D. Meyer e J. Scudder, Request to Move RFC 1403 to Historic Status, RFC Editor, 2001-08. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  8. ^ Dobat (2006:186).
  9. ^ Árni Heimir Ingólfsson, Tómasson, Haukur, in Oxford Music Online, Oxford University Press, 2001. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  10. ^ Rudolf Simek, Die Edda, Verlag C.H.BECK oHG, 2007, ISBN 978-3-406-69273-4. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  11. ^ Mark Davidson e Ron Stanke, Szegő maps and highest weight representations, in Pacific Journal of Mathematics, vol. 158, nº 1, 1º marzo 1993, pp. 67–91, DOI:10.2140/pjm.1993.158.67. URL consultato il 10 febbraio 2019.
  12. ^ Andres Siegfried Dobat, The king and his cult: the axe-hammer from Sutton Hoo and its implications for the concept of sacral leadership in early medieval Europe, in Antiquity, vol. 80, nº 310, 2006-12, pp. 880–893, DOI:10.1017/s0003598x00094485. URL consultato il 10 febbraio 2019.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]