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Nintendo

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Nintendo
Logo
The Nintendo building in Kyoto.jpg
Sede Nintendo
Stato Giappone Giappone
Tipo Società per azioni
Borse valori Borsa di Tokyo: 7974
ISIN JP3756600007
Fondazione 23 settembre 1889
Fondata da Fusajiro Yamauchi
Sede principale Nintendo of Japan a Kyoto
Filiali Nintendo of America a Redmond, negli Stati Uniti
Nintendo of Europe a Großostheim, in Germania[1]
Persone chiave
Prodotti Console, giochi di carte, videogiochi
Fatturato Red Arrow Down.svg 504,459 milioni ¥[2] (2016)
Risultato operativo Green Arrow Up.svg 32,881 milioni ¥[2] (2016)
Utile netto Red Arrow Down.svg 16,505 milioni ¥[2] (2016)
Dipendenti 5.120 (2015)
Sito web www.nintendo.it/
Poster del periodo Meiji

Nintendo Co. Ltd. (任天堂株式会社 Nintendō Kabushiki gaisha?, Nintendō società per azioni) è un'azienda giapponese specializzata nella produzione di videogiochi e console.[3]

Una delle più grandi compagnie del Giappone, Nintendo fu fondata il 23 settembre 1889 da Fusajiro Yamauchi e all'inizio degli anni ottanta è passata dai giochi di carte e meccanici ai giochi elettronici. Sebbene sia entrata nel mondo dei videogiochi nel 1975 come distributore della console Magnavox Odyssey, nel 1977 Nintendo ha cominciato a costruire una serie di console proprie dal nome Color TV Game. Grazie all'enorme successo riscosso in Giappone arrivò nel mercato dell'America settentrionale nel 1985 e l'anno successivo approdò in Europa.

Dagli anni ottanta Nintendo ha prodotto sei console da tavolo: il Famicom/NES, il Super Famicom/SNES, il Nintendo 64, il Nintendo GameCube, il Wii e il Wii U. Oltre alle console da tavolo, Nintendo ha prodotto varie console portatili, tra cui sette versioni del Game Boy, quattro versioni del Nintendo DS, cinque versioni del Nintendo 3DS, il Virtual Boy, i Game & Watch, i Pokémon mini e i Nintendo Mini Classics.

Nintendo ha pubblicato oltre cinquecento giochi, spesso avvalendosi della collaborazione di altre aziende per quanto riguarda lo sviluppo.[4] In trent'anni ha venduto oltre 577 milioni di console e 3,5 miliardi di copie dei videogiochi direttamente sviluppati.[5] Il 23 settembre 2009 Nintendo ha festeggiato il suo 120º anno di vita.[6]

L'amministratore delegato e presidente della società è Tatsumi Kimishima, mentre la mascotte di Nintendo è Mario, personaggio creato nel 1981 da Shigeru Miyamoto per il videogioco arcade Donkey Kong. Nintendo è infine quotata sulla borsa di Tokyo sin dal 1983.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Targa a Kyoto

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nintendo fu fondata da Fusajiro Yamauchi il 23 settembre 1889 a Kyoto con il nome di Nintendo Koppai. Inizialmente la compagnia produceva carte da gioco per Hanafuda.[8] Nel 1951 cambiò nome in Nintendo Playing Card Co. Ltd.[8] Il nome Nintendo significa "lasciare la sorte al cielo".[9]

Nel 1959 Nintendo strinse un partenariato con The Walt Disney Company per commercializzare carte raffiguranti i personaggi Disney.[8] Il successo portò l'azienda a entrare in borsa nel 1962.[8]

Nintendo Co., Ltd[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1963 Hiroshi Yamauchi, terzo presidente di Nintendo e nipote di Fusajiro Yamauchi, modificò la ragione sociale dell'impresa trasformando la compagnia in Nintendo Co., Ltd.[8] Negli anni sessanta Yamauchi avviò una compagnia di taxi, una catena di love hotel e una emittente televisiva; così inizia a commercializzare vari oggetti, compresi elettrodomestici (tra cui un aspirapolvere, il Chiritorie).[10] Quasi tutti i tentativi falliscono e gli unici successi si riscontrano nel mondo dei giocattoli, con la produzione dell'Ultra Hand, dell'Ultra Machine, del Love Tester e nel 1973 della serie di pistole laser Laser Clay Shooting System.[8]

Nel mercato dei videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 Nintendo ottenne i diritti di distribuzione in Giappone della console Magnavox Odyssey, mentre negli anni settanta lavorò insieme alla Mitsubishi Electric e nel 1977 commercializzò la propria console, il Color TV Game.[8] Lo stesso anno Nintendo assunse lo sviluppatore di videogiochi Shigeru Miyamoto, creatore di Donkey Kong,[11] che sarebbe uscito nel 1981 diventando il più grande successo della Nintendo.[8]

Il 1980 ha visto la creazione di Nintendo of America (con sede a New York) e la messa in commercio della serie di giochi elettronici portatili Game & Watch.[8] La creazione di Gunpei Yokoi fu un successo commerciale.[12]

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Sede principale della Nintendo a Kyoto, in Giappone

Negli anni ottanta Nintendo ha immesso nel mercato il Nintendo Entertainment System (NES), noto in Giappone come Famicom.[8] Nonostante la crisi dei videogiochi del 1983, la console vendette milioni di esemplari.[13] Tra gli oltre cinquecento giochi figurarono The Legend of Zelda e Super Mario Bros..[13] Di quest'ultimo titolo, ideato da Miyamoto e pubblicato nel 1985, furono vendute oltre quaranta milioni di copie.[14]

Nel 1989 Nintendo è entrata nel mercato delle console portatili grazie al lancio del Game Boy.[8] Ideato da Yokoi, il Game Boy fu venduto insieme a Tetris.[15]

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 Nintendo è tornata all'intrattenimento domestico con il Super Nintendo Entertainment System (SNES), il cui successo oscurò le console della rivale SEGA, a cui nel 1995 seguì il Nintendo 64; dal punto di vista dei dispositivi portatili, durante quello stesso anno Yokoi produsse anche il Nintendo Virtual Boy, che tuttavia si sarebbe rivelato un fallimento (è stato a lungo considerato il motivo dell'allontanamento di Yokoi).[16]

Il successo della linea Game Boy, anche grazie alla serie Pokémon,[8] avrebbe portato negli anni seguenti Nintendo a produrne vari aggiornamenti (tra cui il Super Game Boy e il Game Boy Color).[17]

La sede di Nintendo Europe a Großostheim, in Germania

Il ventunesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Logo utilizzato dalla Nintendo fino al 2006[18]

Durante gli anni duemila Nintendo ha commercializzato le console Nintendo GameCube (2001) e Wii (2006), oltre a vari dispositivi portatili tra cui il Game Boy Advance SP (2003), il Nintendo DS (2004) e il Nintendo DSi.[8] In questo decennio sono state aperte le filiali britanniche, italiane e spagnole della compagnia nipponica.[8]

Nel 2011 Nintendo ha lanciato il Nintendo 3DS e nel 2012 il Wii U, mentre nel settembre 2013 Nintendo è risultata essere l'editore di videogiochi di diciassette dei venti titoli più venduti in Giappone nel ventunesimo secolo, cinque dei quali prodotti dalla The Pokémon Company, sua affiliata.[19]

Nel 2015 è morto Satoru Iwata, quarto presidente della Nintendo che ha ricoperto il ruolo dal 2002; dopo alcuni mesi di CEO ad interim, Genyo Takeda e Shigeru Miyamoto sono stati sostituiti da Tatsumi Kimishima.[20]

Nel 2016 Nintendo è entrata nel mercato delle applicazioni mobili in seguito all'acquisizione di parte della software house giapponese DeNA.[21][22] Nello stesso anno ha annunciato una nuova console, denominata Nintendo Switch e prevista per il marzo 2017.[23]

Console[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: console Nintendo.
Dal basso verso l'alto: NES, SNES, Nintendo 64, GameCube, Wii e Wii U

La seguente è una lista delle console da tavolo prodotte da Nintendo:

Di seguito invece la lista delle console portatili di Nintendo:

Altri dispositivi prodotti da Nintendo:

Risultati commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ufficiali forniti dalla società il Nintendo Entertainment System e il Super Nintendo Entertainment System hanno venduto globalmente tra i cinquanta e i sessanta milioni di esemplari.[24]

L'ingresso di Satoru Iwata in Nintendo ha portato innumerevoli benefici dal punto di vista commerciale.[25] Al 2004 Nintendo ha venduto oltre centodieci milioni di esemplari tra Game Boy e Game Boy Advance e più di venticinque milioni di Nintendo 64 e circa dieci milioni di Nintendo GameCube.[26]

Grazie all'arrivo del Nintendo DS e del Wii il 2007 è risultato essere un anno molto florido dal punto di vista commerciale.[27] Le vendite delle console nel biennio 2006-2007, unite al buon andamento nel settore dei videogiochi, ha consentito alla società di rivedere al rialzo le previsioni di guadagno alla luce del primato finanziario.[28][29] Nello stesso anno Nintendo diventa l'azienda principale nel mercato delle console domestiche, superando le rivali Sony e Microsoft,[30] entrando inoltre nella classifica delle dieci aziende più importanti del Giappone, superando la stessa Sony.[31]

Nel 2008 Nintendo ha continuato a ottenere ottimi risultati, nonostante la crisi economica.[32] Le entrate sono principalmente legate al successo commerciale del Wii.[33] I titoli di punta della console risultarono essere, anche nel 2009, Wii Sports, Wii Fit, Mario Kart Wii, Wii Play e Super Smash Bros. Brawl.[34] Per Nintendo DS i ricavi si hanno principalmente dai titoli della saga Mario (New Super Mario Bros. e Mario Kart DS), Brain Training e dalle serie Nintendogs e Pokémon (con Pokémon Diamante e Perla e Pokémon Platino).[34][35]

Dopo sette anni di successi nel 2010 si è registrato un calo di profitti.[36][37][38] La perdita è stata confermata l'anno successivo, nonostante l'arrivo del Nintendo 3DS e l'ampliamento di titoli nel reparto videogiochi.[39] I risultati finanziari del 2011 hanno spinto Iwata ad anticipare l'uscita del Wii U.[40] Nel 2012 Nintendo ha registrato per la prima volta il bilancio in rosso,[41] mentre nel 2014 ha sofferto la concorrenza delle console Xbox One e PlayStation 4.[42]

Fatturato[modifica | modifica wikitesto]

Fatturato della Nintendo dal 1981 al 2016, espresso in milioni di yen:[43]

Personaggi celebri[modifica | modifica wikitesto]

Nintendo ha lanciato varie serie di videogiochi che hanno consacrato numerosi personaggi dei videogiochi, tra cui si ricordano Mario, The Legend of Zelda, Kirby, Metroid e Pokémon.[44] Alcuni dei personaggi simbolo della Nintendo sono i seguenti:

Protagonista di Donkey Kong con il nome di Jumpman, l'idraulico di origine italiana vive nel Regno dei Funghi ed è protagonista di numerosi titoli in cui il suo unico obiettivo è quello di salvare la principessa Peach dalle grinfie di Bowser. È caratterizzato da una tuta blu da idraulico, da un cappello rosso con una M e da un paio di folti baffi neri. Il suo migliore amico è un dinosauro di nome Yoshi.[45]

Fratello di Mario. Appare per la prima volta in Mario Bros. ed è anche lui un idraulico. Più magro e alto del fratello, indossa abiti di colore verde. Nel suo cappello appare la lettera L.

È il principale rivale di Mario e Luigi. È un incrocio tra un drago e un Koopa, ma non è l'unico avversario dei due fratelli che possiedono due alter ego cattivi: Wario e Waluigi.[45]

Gorilla acerrimo nemico di Mario fin dagli esordi. Compare insieme alla sua famiglia (Cranky Kong, Wrinkly Kong e Diddy Kong) in vari spin-off della serie Mario (Mario Golf, Mario Kart, Mario Tennis, Mario Party e Super Smash Bros.).[45]

Protagonista dei videogiochi della serie The Legend of Zelda. Sebbene il giovane della tuta verde mantiene il suo aspetto in tutti i titoli della saga, quasi ogni episodio presenta un diverso Link che percorre i passi dell'Eroe del Tempo e riporta la luce nelle tenebre brandendo la sua Master Sword.[45] L'esatto ordine cronologico dei capitoli non è noto.[46] Secondo Shigeru Miyamoto gli eventi di The Legend of Zelda: Ocarina of Time (1998) precedono i titoli The Legend of Zelda (1986), Zelda II: The Adventure of Link (1987), The Legend of Zelda: A Link to the Past (1991) e The Legend of Zelda: Link's Awakening (1993).

È il personaggio che dà il nome alla serie. Come Link esistono differenti principesse, che tuttavia differiscono per età e aspetto. Compare in quasi tutti i titoli della collana, ad eccezione di The Legend of Zelda: Link's Awakening dove viene solamente nominata da Link.[47] I suoi alter ego sono Sheik e Dazel.

Personaggio sferico e rosa, è in grado di inghiottire i nemici, di cui ne assume le caratteristiche.[45]

Protagonista della saga Metroid, è una cacciatrice di taglie intergalattica dotata di esoscheletro che combatte contro la razza di alieni Metroid. Il suo antagonista è Mother Brain.[45] È una delle prime protagoniste femminili apparse in un videogioco.[48]

È il personaggio più importante della saga F-Zero.[49] Cacciatore di taglie, appare fin dal primo titolo della serie di corse futuristiche, oltre che nei videogiochi Super Smash Bros.. La sua nemesi si chiama Black Shadow.[45]

Grazie all'anime Pokémon, il miglior amico di Ash Ketchum è diventato l'emblema dei Pokémon. È una delle 721 creature immaginarie appartenente alla serie di videogiochi creata da Satoshi Tajiri. Oltre ai videogiochi (sviluppati da Game Freak) e all'anime nel corso degli anni sono stati prodotti un gioco di carte collezionabili, vari manga e numerosi gadget. In Giappone è stato addirittura eretto un parco divertimenti apposito, il PokéPark.

Volpe antropomorfa protagonista della serie Star Fox, è a capo di un gruppo di mercenari chiamato Team Star Fox. Insieme all'amico e pilota leggendario Falco Lombardi e ai suoi compagni combatte contro il malefico Andross.[45]

È un angelo apparso per la prima volta nel videogioco Kid Icarus (1986) per Famicom Disk System e Nintendo Entertainment System.[45]

La maggior parte dei personaggi sopra elencati sono presenti nella serie Super Smash Bros.. Nei titoli di questa saga appaiono anche Marth e Ike (Fire Emblem), Ness (EarthBound), Olimar (Pikmin), Popo e Nana (Ice Climber) e i Pokémon Pichu, Jigglypuff, Lucario e Mewtwo. In Super Smash Bros. Brawl compaiono anche personaggi non appartenenti a serie Nintendo quali Solid Snake e Sonic the Hedgehog.[44]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) International Distributors - Company List
  2. ^ a b c (EN) Consolidated Results for the Years Ended March 31, 2015 and 2016 (PDF), su nintendo.co.jp, Nintendo Co., Ltd., 27 aprile 2016. URL consultato il 24 novembre 2016.
  3. ^ (EN) UPDATE 2-Nintendo sets $85 bln high score, thanks to Wii, DS, su reuters.com, Reuters, 15 ottobre 2007. URL consultato il 24 novembre 2016.
  4. ^ (EN) Game Browser: Nintendo Co., Ltd., su mobygames.com, MobyGames. URL consultato il 24 novembre 2016.
  5. ^ Davide Fabbri, Numeri record per Nintendo, su wiitalia.it, Wii Italia, 4 maggio 2011. URL consultato il 24 novembre 2016.
  6. ^ (EN) Nintendo Celebrates 120th Birthday, su uk.wii.ign.com, IGN, 29 settembre 2009. URL consultato il 24 novembre 2016.
  7. ^ (EN) When was Nintendo's stock listed?, su nintendo.co.jp, 29 settembre 2009. URL consultato il 24 novembre 2016.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Nintendo History, su nintendo.co.uk, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  9. ^ (EN) David Sheff, In Heaven's Hands, in Game Over: How Nintendo Conquered The World, 1994.
  10. ^ (EN) Chiritorie, su wariocompany.com.
  11. ^ (EN) Famous Names In Gaming, su cbsnews.com, CBS News.
  12. ^ (EN) Super Mario Bros. 25th Anniversary - Vol. 2: NES & Mario, su nintendo.co.uk, Nintendo Co. Ltd..
  13. ^ a b Storia delle console Nintendo - Nintendo Entertainment System, su nintendo.it, Nintendo Italia.
  14. ^ (EN) Super Mario Sales Data: Historical Units Sold Numbers for Mario Bros on NES, SNES, N64..., su gamecubicle.com. URL consultato il 24 novembre 2016.
  15. ^ (EN) The Making of Gameboy (PDF), su meanmachinesmag.co.uk, Mean Machine Archive. URL consultato il 24 novembre 2016.
  16. ^ (EN) Maurice Mitchell, Gaming History: The Virtual Boy Wasn't the Reason Gunpei Yokoi Left Nintendo, su ds.about.com, 25 febbraio 2016. URL consultato il 24 novembre 2016.
  17. ^ Game Boy - Nintendo, su intendo.it, Nintendo Italia. URL consultato il 24 novembre 2016.
  18. ^ (EN) Ben Schroder, Nintendo president interviews Nintendo, su gamesradar.com, GamesRadar, 14 settembre 2006. URL consultato il 24 novembre 2016.
  19. ^ (EN) Joseph Luster, Famitsu Lists Japan's Top-Selling Games of the 21st Century, su crunhyroll.com, Crunchyroll, 10 novembre 2013. URL consultato il 24 novembre 2016.
  20. ^ (EN) Notice Regarding Personnel Change of a Representative Director and Role Changes of Directors (PDF), su nintendo.co.jp, Nintendo Co. Ltd., 14 settembre 2015. URL consultato il 24 novembre 2016.
  21. ^ (EN) Sam Byford, Nintendo is making smartphone games with Japanese mobile giant DeNA, in The Verge, 17 marzo 2015. URL consultato il 24 novembre 2016.
  22. ^ (EN) Ravi Hiranand, Nintendo's first smartphone app is a social surprise, su money.cnn.com, CNNMoney, 17 marzo 2016. URL consultato il 24 novembre 2016.
  23. ^ (EN) Alex Cranz, Nintendo's Next Console Is Called Switch, and It Looks Incredible, su gizmodo.com, Gizmodo, 20 ottobre 2016. URL consultato il 24 novembre 2016.
  24. ^ (EN) Nintendo Annual Report 2006 (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  25. ^ (EN) N-Sider.com: Profile: Satoru Iwata, su n-sider.com, Nintendo Sider, 28 settembre 2003. URL consultato il 24 novembre 2016.
  26. ^ (EN) 2004 Annual Report Nintendo Co. Ltd (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  27. ^ (EN) Financial Highlights (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  28. ^ (EN) William Usher, Nintendo, Record Q3 Sales Results Thanks To Wii And DS, su cinemabelnd.com, Cinemablend. URL consultato il 24 novembre 2016.
  29. ^ (EN) Rosario Grasso, Risultati finanziari ancora da record per Nintendo, su gamemag.it, GAMEMag, 27 aprile 2007. URL consultato il 24 novembre 2016.
  30. ^ (EN) Brett Walton, Press Release: Nintendo Wii is market leader in home console business, su vgchartz.com, VGChartz, 22 agosto 2007. URL consultato il 24 novembre 2016.
  31. ^ Nintendo nell'olimpo delle aziende giapponesi, 25 giugno 2007. URL consultato il 24 novembre 2016.
  32. ^ (EN) Nintendo Annual Report 2008 (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  33. ^ (EN) Carmine Red, Nintendo's Fiscal 2008 Statements Show Big Profits and Big Sales, su nintendoworldreport.com, Nintendo World Report, 24 aprile 2008. URL consultato il 24 novembre 2016.
  34. ^ a b (EN) Nintendo Annual Report 2009 (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  35. ^ (EN) Nintendo Annual Report 2010 (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  36. ^ (EN) Alexander Sliwinski, Nintendo profits down in last fiscal year, but not out, su joystiq.com, Joystiq, 8 maggio 2010. URL consultato il 24 novembre 2016.
  37. ^ (EN) Nintendo Profits Fall in Fiscal 2009 Report, su 1up.com, 1UP.com.
  38. ^ (EN) Thomas Ricker, Nintendo posts half-year net loss, a first in seven years, su engadget.com, Engadget, 28 ottobre 2010. URL consultato il 24 novembre 2016.
  39. ^ (EN) Nintendo Annual Report 2011 (PDF), su nintendo.com, Nintendo Co. Ltd.. URL consultato il 24 novembre 2016.
  40. ^ Roasrio Grasso, Nintendo Wii U entro il 2012, due volte più potente di Xbox 360, su gamemag.it, GAMEMag, 26 gennaio 2012. URL consultato il 24 novembre 2016.
  41. ^ (EN) Nintendo Reports First Financial Loss in 30 Years, su geek.pikmal.com.
  42. ^ (EN) Chang-Ran Kim, Nintendo heads for third consecutive annual loss as Wii U flops, su reuters.com, Reuters, 17 gennaio 2014. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  43. ^ (EN) Nintendo Co., Ltd. Consolidated Statements of Income Transition (PDF), su nintendo.co.jp, Nintendo Co. Ltd., 31 marzo 2016. URL consultato il 24 novembre 2016.
  44. ^ a b c d e f g h i j k l m n Smash Bros. DOJO!! - Personaggi, su smashbros.com. URL consultato il 24 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2013).
  45. ^ a b c d e f g h i (EN) Top 100 Nintendo Characters, su ign.com, IGN, 23 settembre 2011. URL consultato il 24 novembre 2016.
  46. ^ (EN) The Legends of Zelda, su n-sider.com, N-Sider, 15 dicembre 2002. URL consultato il 24 novembre 2016.
  47. ^ In The Legend of Zelda: Majora's Mask appare solamente in un flashback.
  48. ^ (EN) One Girl Against the Galaxy: 20 Years of Metroid and Samus Aran, su 1up.com, 1UP.com.
  49. ^ (EN) Captain Falcon - Super Smash Bros. Melee Guide & Walkthrough, su uk.guides.ign.com, IGN. URL consultato il 24 novembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Mary Firestone, Nintendo: The Company and Its Founders, Essential Library, gennaio 2011, ISBN 978-1-61714-809-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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