Elezioni politiche italiane del 1983

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Elezioni politiche italiane 1983
Stato Italia Italia
Data 26 giugno 1983
Legislatura IX Legislatura
Ciriaco de Mita.jpg Enricoberlinguer.jpg Bettino Craxi-1.jpg
Leader Ciriaco
De Mita

(Segretario[1])
Enrico
Berlinguer

(Segretario[1])
Bettino
Craxi

(Segretario[1])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Comunista Italiano Partito Socialista Italiano
Coalizione Pentapartito Nessuna Pentapartito
Voti 12.153.081[2][3]
32,93 %
11.032.318[2][3]
29,89 %
4.223.362[2][3]
11,44 %
Seggi
225 / 630
(Camera)
120 / 315
(Senato)
198 / 630
(Camera)
107 / 315
(Senato)
73 / 630
(Camera)
38 / 315
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg5,37 Red Arrow Down.svg0,49 Green Arrow Up.svg1,63
Differenza seggi Red Arrow Down.svg37
(Camera)
Red Arrow Down.svg18
(Senato)
Red Arrow Down.svg3
(Camera)
Red Arrow Down.svg2
(Senato)
Green Arrow Up.svg11
(Camera)
Green Arrow Up.svg6
(Senato)
Elezioni Camera 1983 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Amintore Fanfani (DC)
Left arrow.svg 1979 1987 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1983 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 26 giugno 1983.

Le consultazioni videro ancora una volta la Democrazia Cristiana primeggiare sul Partito Comunista Italiano, tuttavia il brusco calo di consensi della DC portò il divario tra i due storici avversari a soli tre punti percentuali, ovvero poco più di un milione di voti, mai così ridotto nella storia repubblicana. Complessivamente la coalizione governativa del Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI e PLI) mantenne la maggioranza assoluta dei voti grazie al rafforzamento dei socialisti e degli altri partiti minori che compensarono quasi del tutto l'arretramento democristiano. Infine, la destra missina tornò a crescere ottenendo il suo secondo miglior risultato mentre i radicali subirono un deciso ridimensionamento.

Sistema di voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni politiche del 1983 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948.

Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale. Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati.

L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti. Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57).

Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Le circoscrizioni per la Camera dei Deputati.
Le circoscrizioni per il Senato della Repubblica.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso, Isernia);
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica wikitesto]

Andamento dell'inflazione tra 1960 e 2013

Dalla fine degli anni '70 l'Italia subì un processo di rinnovamento della produzione industriale il cui fine consisteva nel rendere l'attività dell'impresa totalmente aderente al prodotto e alla domanda delegando all'esterno molti servizi accessori, evitando l'utilizzo di magazzini e favorendo la nascita di una fitta rete di piccole e medie imprese altamente specializzate. Contemporaneamente si verificò un notevole aumento del benessere materiale e del PIL, tanto che alcuni osservatori parlano di un nuovo boom economico dopo quello degli anni '50-'60. Tuttavia lo stato doveva affrontare il problema dell'inflazione molto elevata, anche superiore al 20%, e del disavanzo pubblico fuori controllo.

Questo periodo vide inoltre un notevole indebolimento dei sindacati, usciti vittoriosi dall'Autunno caldo, sia perché la nuova organizzazione industriale sfavoriva la diffusione delle attività sindacali, poco presenti nelle realtà medio-piccole, sia per gli eventi legati allo sciopero degli operai FIAT nel 1980 che segnò una pesante sconfitta per i sindacati costretti dagli stessi operai a cedere alle richieste della casa torinese.

In questo contesto la politica italiana aveva definitivamente abbandonato l'ipotesi di aperture al Partito Comunista Italiano, che sembrava ormai aver arrestato la sua ascesa, e aveva quindi formalizzato nel 1981 la nascita della coalizione del Pentapartito che comprendeva tutti i principali partiti all'infuori di comunisti, missini e radicali. La nuova fase politica si aprì con i governi presieduti dal leader repubblicano Spadolini, primo esponente non democristiano a presiedere un governo della repubblica. Gli sforzi dell'esecutivo si concentrarono sulla riduzione dell'infazione ma dopo poco più di un anno il governo cadde per la cosiddetta lite delle comari. Ne seguì un governo presieduto dal democristiano Fanfani. Anche questo però ebbe vita breve, infatti nella primavera del 1983, il leader socialista Craxi, sfiduciò l'esecutivo ritenendo che la sua parte fosse ormai abbastanza forte da affrontare le elezioni e guidare il governo. Furono quindi indette dal presidente della repubblica Sandro Pertini le elezioni anticipate.

Principali forze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Ciriaco De Mita
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Marxismo-Leninismo, Antifascismo Enrico Berlinguer
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Socialismo liberale, Liberalismo sociale Bettino Craxi
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Giorgio Almirante
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Giovanni Spadolini
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Pietro Longo
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Valerio Zanone
Partito Radicale Centro-sinistra Radicalismo, Liberalismo, Libertarismo Marco Pannella
Democrazia Proletaria Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Ecosocialismo, Antifascismo Mario Capanna

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 44.526.357  
Votanti 39.188.182 88,01 (su n. elettori)
Voti validi 36.906.005 94,2 (su n. votanti)
Voti non validi 2.282.177 5,8 (su n. votanti)
di cui schede bianche 942.382 2,4 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 32,93 12.153.081 225 Red Arrow Down.svg5,37 Red Arrow Down.svg37
Partito Comunista Italiano (PCI) 29,89 11.032.318 198 Red Arrow Down.svg0,49 Red Arrow Down.svg3
Partito Socialista Italiano (PSI) 11,44 4.223.362 73 Green Arrow Up.svg1,63 Green Arrow Up.svg11
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 6,81 2.511.487 42 Green Arrow Up.svg1,55 Green Arrow Up.svg12
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 5,08 1.874.512 29 Green Arrow Up.svg2,05 Green Arrow Up.svg13
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,09 1.508.234 23 Green Arrow Up.svg0,25 Green Arrow Up.svg3
Partito Liberale Italiano (PLI) 2,89 1.066.980 16 Green Arrow Up.svg0,95 Green Arrow Up.svg7
Partito Radicale (PR) 2,19 809.810 11 Red Arrow Down.svg1,26 Red Arrow Down.svg7
Democrazia Proletaria (DP) 1,47 542.039 7 - Green Arrow Up.svg7
Partito Nazionale Pensionati (PNP) 1,36 503.461 0 - -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,50 184.940 3 Red Arrow Down.svg0,06 Red Arrow Down.svg1
Liga Veneta (LV) 0,34 125.311 1 - Green Arrow Up.svg1
Lista per Trieste (LpT) 0,25 92.101 0 - -
Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 0,25 91.923 1 Green Arrow Up.svg0,2 Green Arrow Up.svg1
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (UV-UVP-DP)[4] 0,08 28.086 1 Red Arrow Down.svg0,01 Straight Line Steady.svg
Altre liste 0,43 158.360 0 - -
Totale[5] 100,00 36.906.005 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 37.603.817  
Votanti 33.402.139 88,83 (su n. elettori)
Voti validi 31.089.011 93,1 (su n. votanti)
Voti non validi 2.313.128 6,9 (su n. votanti)
di cui schede bianche 1.049.064 3,1 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 32,41 10.077.204 120 Red Arrow Down.svg5,93 Red Arrow Down.svg18
Partito Comunista Italiano (PCI) 30,81 9.577.071 107 Red Arrow Down.svg0,64 Red Arrow Down.svg2
Partito Socialista Italiano (PSI) 11,39 3.539.593 38 Green Arrow Up.svg1,01 Green Arrow Up.svg6
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 7,35 2.283.524 18 Green Arrow Up.svg1,66 Green Arrow Up.svg5
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 4,67 1.452.279 10 Green Arrow Up.svg1,31 Green Arrow Up.svg5
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 3,81 1.184.936 8 Red Arrow Down.svg0,41 Red Arrow Down.svg1
Partito Liberale Italiano (PLI) 2,69 834.771 6 Green Arrow Up.svg0,48 Green Arrow Up.svg4
Partito Radicale (PR) 1,76 548.229 1 Green Arrow Up.svg0,44 Red Arrow Down.svg1
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,51 157.444 3 - -
PLI - PRI[6] 0,41 127.504 1 - -
Liga Veneta (LV) 0,29 91.171 1 - -
Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 0,25 76.797 1 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (UV-UVP-DP)[4] 0,09 26.547 1 - -
Altre liste 3,57 1.111.941 0 - -
Totale[7] 100,00 31.089.011 315

Eletti[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Deputati della IX Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1983.
La composizione della Camera dei Deputati della IX legislatura.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[8], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 225
Partito Comunista Italiano 198
Partito Socialista Italiano 73
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 42
Partito Repubblicano Italiano 29
Partito Socialista Democratico Italiano 23
Partito Liberale Italiano 16
Partito Radicale 11
Democrazia Proletaria 7
Südtiroler Volkspartei 3
Liga Veneta 1
Partito Sardo d'Azione 1
Union Valdôtaine[9] 1
Totale 630[5]

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Senatori della IX Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 1983.
La composizione del Senato della Repubblica della IX legislatura.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[10], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 120
Partito Comunista Italiano-Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria 107
Partito Socialista Italiano 38
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 18
Partito Repubblicano Italiano[11] 11
Partito Socialista Democratico Italiano 8
Partito Liberale Italiano 6
Südtiroler Volkspartei 3
Partito Radicale 1
Liga Veneta 1
Partito Sardo d'Azione 1
Union Valdôtaine[12] 1
Totale 315[13]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica wikitesto]

La Democrazia Cristiana subisce un forte calo di consensi che si concretizza in un consistente arretramento in quasi tutto il territorio nazionale. In particolare i democristiani registrano le perdite più consistenti in Veneto (-8%), Sicilia, Sardegna e nella Provincia di Bari (-9%). Subiscono invece cali più contenuti in Friuli Venezia Giulia e nel Centro Italia mentre, in controtendenza, la DC aumenta i propri consensi in Basilicata e Molise dove ottiene il suo miglior risultato superando il 55% dei voti. Quest'ultime due regioni, insieme a Triveneto, Alta Lombardia, Abruzzo e Campania, risultano le più favorevoli allo Scudo Criciato. Al contrario le 'Regioni Rosse' e il Nord Ovest si mantengono ostili ai democristiani mentre nel resto del Centrosud la DC ottiene consensi in linea con la media nazionale[14]..

Conseguenze del voto[modifica | modifica wikitesto]

Il Pentapartito ottenne una larga maggioranza in entrambi i rami del parlamento ma i rapporti di forza all'interno della coalizione risultarono mutati visto l'indebolimento della DC a favore degli altri partiti, soprattutto dei socialisti. Inoltre alla base dall'accordo di coalizione vi era il principio che i partiti minori godessero degli stessi diritti politici dei democristiani, compresa la possibilità di guidare il governo. Fu così che il leader socialista Bettino Craxi divenne il primo Presidente del Consiglio di sinistra della storia repubblicana. Seguì quindi una fase politica piuttosto stabile che permise a Craxi di restare in carica per quasi tutta la legislatura.

Con le elezioni presidenziali del 1985, l'ex presidente del consiglio, Francesco Cossiga venne eletto Presidente della Repubblica al primo scrutinio con un'ampia maggioranza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  3. ^ a b c Elezioni 1983 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ a b Candidatura autonomista presentata in Valle d'Aosta.
  5. ^ a b Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  6. ^ Candidature presentate in Toscana e Abruzzo. Eletto il repubblicano Aride Rossi per Firenze Centro.
  7. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  8. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  9. ^ Eletto il deputato Cesare Dujany nella lista unica UV-UVP-Democratici Popolari presentata nella circoscrizione Valle d'Aosta
  10. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  11. ^ Compreso il senatore Aride Rossi eletto nella lista unica PLI-PRI presentata nella circoscrizione Toscana, collegio Firenze Centro
  12. ^ Eletto il senatore Pietro Fosson candidato nella lista unica UV-UVP-Democratici Popolari presentata nella circoscrizione Valle d'Aosta
  13. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  14. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]