Mediatizzazione

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Il termine mediatizzazione indica la perdita dell'immediatezza imperiale, cioè della effettiva sovranità degli stati che componevano il Sacro Romano Impero, in particolare alcuni principi, conti e le città imperiali, villaggi e valli imperiali, abbazie imperiali. La mediatizzazione implicava pertanto che queste istituzioni non fossero più vassalle dirette dell'imperatore, ma di un principe (il quale, a sua volta, si trovava in rapporto di vassallaggio mediato con l'imperatore).

Storia della mediatizzazione germanica[modifica | modifica sorgente]

Questo fenomeno comincia a delinearsi nel XII - XIII secolo, accentuandosi nel corso dei secoli, e giunge al suo compimento con il Reichsdeputationshauptschluss (1803), l'organo deliberante con il quale, nell'ambito del risarcimento delle perdite territoriali subite dalle varie signorie germaniche in seguito alle guerre napoleoniche, si stabilì la secolarizzazione dei beni ecclesiastici e, appunto, l'assorbimento da parte dei principati maggiori di un gran numero di territori sino ad allora dipendenti unicamente dall'imperatore (i cosiddetti stati immediati). Delle 51 città imperiali, 45 vennero "mediatizzate", e inglobate nei principati confinanti. Solamente Augusta, Norimberga, Francoforte, Brema, Amburgo e Lubecca mantennero il proprio status, anche se videro ridotti i propri diritti. Nel 1805/6 Augusta e Norimberga vennero inglobate nel Regno di Baviera. La fondazione della Confederazione del Reno comportò l'abolizione di quasi tutte le contee imperiali, lasciando ai sovrani di questi territori il loro rango e alcuni privilegi (per esempio nel campo della giurisdizione minore).

Secolarizzazione[modifica | modifica sorgente]

Con il ristabilirsi del Sacro Romano Impero ad opera della dinastia salica e sassone tra X e XI secolo, il sistema feudale venne radicalmente cambiato in Germania ed Italia settentrionale in una vasta rete di piccoli staterelli, ognuno dei quale godeva di propri privilegi, titoli ed autonomie. Per frenare in Germania la crescente decentralizzazione del potere centrale imperiale a favore delle autonomie locali con la crescita del fenomeno del feudalesimo, a molti vescovati, abbazie e conventi furono concessi e garantiti poteri secolari e i titoli nobiliari come quelli di principe, duca o conte vennero riconosciuti massicciamente dagli imperatori. La nomina delle investiture dei vescovi, pertanto, sfociò nella lotta per le investiture.

A seguito di queste riforme, quindi, anche vescovi e abati incominciarono a governare i loro possedimenti come veri e propri principi temporali, con l'aggiunta di godere inoltre delle prerogative ecclesiastiche, il che li rendeva molto potenti sotto diversi aspetti. La corruzione endemica e la decadenza che seguirono a questi atti furono tra le cause della riforma protestante nel corso del Cinquecento. La controriforma ristabilì l'importanza e la rilevanza del Principe-Vescovo, anche se dopo il riconoscimento del principio del "cuius regio, eius religio" confermato dopo il termine della Guerra dei Trent'anni con la Pace di Vestfalia, anche il principato vescovile divenne obsoleto e relegato ad aree specifiche e limitate anche nei suoi sovrani ecclesiastici nei poteri e nella loro influenza.

Dopo le vittorie di Napoleone Bonaparte sulle armate del Sacro Romano Impero e con la Pace di Luneville annetté tutte le terre del Sacro Romano Impero ad ovest del fiume Reno. L'Imperatore venne ricompensato con la secolarizzazione di alcuni principati vescovili che mantennero formalmente la sola funzione della diocesi.

Gli stati ecclesiastici vennero solitamente annessi agli stati secolari confinanti: l'Arcivescovato di Ratisbona, venne elevato a tale carica dopo l'annessione dell'Arcivescovato di Magonza e così le terre dei Cavalieri Teutonici e dei Cavalieri Ospitalieri. Addirittura, poi, l'Arcivescovato di Salisburgo venne secolarizzato come Ducato e successivamente divenne un Principato Elettorale.

I monasteri e le abbazie persero in molti casi il loro scopo di esistenza e vennero in gran parte chiuse od abbandonate o divennero signorie secolari concesse in compensazione ai conti sovrani spossessati dello loro terre annesse dalla Francia.

Stati secolarizzati[modifica | modifica sorgente]

Vescovati ed Arcivescovati[modifica | modifica sorgente]

Abbazie, conventi e prevosture[modifica | modifica sorgente]

Mediatizzazione[modifica | modifica sorgente]

Assieme agli stati ecclesiastici, anche un gran numero di piccoli stati tedeschi scomparvero dopo la Guerra dei Trent'anni, consentendo nell'area germanica la sopravvivenza di solo 300 stati riconosciuti sovrani immedati con diritto di voto al Reichstag ed una miriade di piccole signorie che sopravvissero sino all'epoca napoleonica. La sconfitta della prima coalizione antifrancese ebbe come risultato la secolarizzazione degli stati ecclesiastici e la mediatizzazione di numerose sovranità con l'annessione alla Francia delle terre ad ovest del Reno. Nel 1803, gran parte delle libere città della Germania, patrimonio quasi millenario dell'impero, scomparvero inglobate da stati maggiori. Il 12 giugno 1806, Napoleone stabilì la fondazione della Confederazione del Reno per assicurare i confini ad est dei domini francesi in Germania. Il 6 agosto 1806 l'Imperatore Francesco II abolì ufficialmente il Sacro Romano Impero, preoccupandosi però nel contempo di rafforzare i grandi stati tedeschi consentendo loro l'annessione di alcuni stati minori.

Dopo della Battaglia di Waterloo e dell'esilio di Napoleone a Sant'Elena, il Congresso di Vienna si preoccupò con le potenze vincitrici di ristabilire gli antichi confini dell'Europa. Venne deciso in quella occasione che gli stati mediatizzati non sarebbero stati ricostituiti, ma che tali territori sarebbero rimasti a vantaggio di coloro che li avevano ottenuti. Anche in questo caso, come per gli stati ecclesiastici, l'annessione era venuta per gli stati vicini.

Nel caso dei sovrani che avevano perso la loro sovranità sopra i propri territori, venne stabilito che questi godessero automaticamente dei titoli e rango egualitario ai sovrani effettivamente regnanti, anche se era di fatto una posizione puramente onorifica in quanto molti di questi ex-principi non ottennero questa possibilità. La nuova Confederazione Germanica con le Dieta del 1824 e del 1829 riconobbe a questi nobili i titoli di "Altezza Serenissima" (Durchlaucht) per i principi e di "Conte Illustrissimo" (Erlaucht) per i conti già regnanti.

Monarchie mediatizzate[modifica | modifica sorgente]

Le case dei conti Ostein, Sinzendorf e Wartenberg si estinsero dopo la mediatizzazione, ma prima del 1830, e perciò non vengono contate tra gli stati mediatizzati. Per diverse ragioni, Aspremont-Lynden, Bentinck, Bretzenheim, Limburg-Styrum e Waldeck-Limpurg non vengono talvolta incluse. L'Assia-Homburg non venne mai considerato uno stato sovrano dalla casata di Assia-Darmstadt e giuridicamente non venne mediatizzata; l'Assia-Kassel venne annessa direttamente al Regno di Vestfalia, ma successivamente ebbe restaurata la propria sovranità fino al 1866. Schönburg passò all'Elettorato di Sassonia nel XVIII secolo e successivamente venne mediatizzata per insistenza degli elettori stessi.

Città libere ed imperiali abolite[modifica | modifica sorgente]

Molte di questi stati dal 1806 passarono a far parte della Confederazione del Reno. Gli ultimi ad essere mediatizzati furono il principato degli Arenberg (annesso alla Francia nel 1810, e non ristabilito nel 1814), quelli di Isenburg e di Leyen (mediatizzati nel 1814 dal Congresso di Vienna), quelli di Salm (i cui stati sopravvissero dal 1811 al 1813); ed infine quello degli Stolberg (annesso alla Prussia nel 1815).

Tra il 1806 ed il 1814 vennero mediatizzati tutti gli altri stati creati direttamente da Napoleone in Germania. Questi includevano:

Le uniche città tedesche a non venire abolite nel 1803 furono:

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Klaus-Peter Schroeder, Das alte Reich und seine Städte. Untergang und Neubeginn. Die Mediatisierung der oberdeutschen Reichsstädte im Gefolge des Reichsdeputationshauptschlusses 1802/03, Beck, Monaco di Baviera, 1991 ISBN=3-406-34781-9
  • Daniel Hohrath (ed.), Das Ende reichsstädtischer Freiheit 1802. Zum Übergang schwäbischer Reichsstädte vom Kaiser zum Landesherrn, catalogo dell'esposizione „Kronenwechsel“, Kohlhammer, Stoccarda, 2002 ISBN=3-17-017603-X
  • Horst Tilch (ed.),Münchener Rechts-Lexikon, Monaco di Baviera 1987

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]