Totò e le donne

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Totò e le donne
Toto e le donne.jpg
Il rifugio in soffitta
Paese di produzione Italia
Anno 1952
Durata 93 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Steno, Mario Monicelli
Soggetto Age, Furio Scarpelli
Sceneggiatura Age, Scarpelli, Steno, Mario Monicelli
Produttore Luigi De Laurentiis, Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Casa di produzione Ponti-De Laurentis Cinematografica
Rosa Film
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Gisa Radicchi Levi
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Piero Filippone
Interpreti e personaggi

Totò e le donne è un film del 1952 firmato ufficialmente da Mario Monicelli e Steno, ma in realtà diretto dal solo Steno (i due avevano ricevuto l'incarico di scrivere e dirigere due film a quattro mani, questo e Le infedeli, ma all'insaputa dei produttori si divisero i film, una pellicola a testa, e Monicelli scelse Le infedeli). È il primo di numerosi film in cui Totò e Peppino De Filippo appaiono insieme [1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Totò e la servetta smemorata

Il cav.Scaparro, commesso in un negozio di stoffe, ha a che fare con clienti incontentabili e quando torna a casa trova una moglie insoddisfatta e invadente che gli anticipa chi è l'assassino dei suoi preferiti romanzi gialli. Si rifugia quindi in soffitta dove, guardando in camera, rivolge un appello agli spettatori del film esortandoli a "soffittizzarsi" per sfuggire all'attenzione delle mogli fumando e spargendo cenere dove capita e leggendo in pace i libri gialli dove le vittime sono preferibilmente donne.

« Uomini di genere maschile! Contro il logorio della donna moderna, soffittizzatevi. [2] »
La rissa sull'autobus

Proseguendo nel suo racconto agli spettatori il cavaliere racconta come deve sopportare anche la domestica incapace di ricordare chi lo ha cercato al telefono per un grosso affare, sembrandole che si trattasse di un melone (in realtà un milione di lire).

Ci sarebbe anche la prosperosa figlia a dargli problemi ma fortunatamente c'è il dottor Paolo Desideri che, fisicamente attratto dalla giovane, nonostante gli avvertimenti del cavaliere, vuole sposarla anche se questa gli telefona in ospedale pretendendo che il suo "passerottino" le cinguetti al telefono per dimostrarle il suo amore. Qualche dubbio il dottore comincia ad averlo quando si ricorda della rissa scoppiata in un autobus affollato dove la fidanzata ha accusato un energumeno di averla toccata al seno.

Totò e Lea Padovani

Anche quando la moglie va in vacanza il cav.Scaparro , rimasto solo e libero e che s'illude di potersi divertire con qualche donnina, non ha migliore sorte. Incontra infatti una giovane che approfitta del comprensivo cavaliere per raccontargli tutti i suoi guai commuovendolo sino alle lacrime.

Purtroppo alla fine si verifica quello che doveva accadere: in un litigio con il marito la moglie gli rimprovera il suo scarso stipendio e gli confessa che per questo gli ha cucinato, per risparmiare, carne di cavallo e gli racconta di quando, essendosi ammalato e senza lavoro, ha dovuto vendere, per andare avanti, il bracciale d'oro che il cavaliere le aveva donato. Alla fine però il cavalier Scaparro capisce di dover essere grato alla moglie e, in occasione delle nozze della figlia con il dottor Desideri che, nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti, pur consapevole di quello che lo aspetta, non vede l'ora d'iniziare la luna di miele, si riconcilia con la sua metà avvertendo ancora una volta gli spettatori di come non si possa rinunciare alle donne.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «il primo dei sedici film girati insieme al vecchio amico e collega dei tempi bui.» (in Enrico Giacovelli, Enrico Lancia, I film di Peppino De Filippo, Gremese Editore, 1992 p.71
  2. ^ «Soffittizzarsi 'ritirarsi, trovare riparo in soffitta'... per invocare, con maschilismo tradizionale da avanspettacolo, la necessità per il laborioso uomo italiano di difendersi dalle irrazionalità femminili, cercando, di quando in quando, rifugio in un luogo appartato. Siamo nel 1952, il boom è ancora di là da venire, gli italiani non hanno grandi risorse. Non possono permettersi attici, mansarde (tanto meno loft) o terrazze chiuse e condonate. Devono ricorrere alla soffitta condominiale...»(In Silverio Novelli, Treccani - Lingua italiana)

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