La legge è legge

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La legge è legge
Laleggeèlegge.JPG
Fernandel e Totò in una scena del film
Titolo originaleLa legge è legge
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1958
Durata86 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generecommedia
RegiaChristian Jaque
SoggettoJacques Emmanuel, Jean-Charles Tacchella
SceneggiaturaAge, Furio Scarpelli, Christian-Jaque, Jean Manse, Jacques Emmanuel
ProduttoreFranco Cristaldi
Casa di produzioneLes Films Ariane, Filmsonor, France Cinéma Productions, Vides France
Distribuzione (Italia)Lux Film
FotografiaGianni Di Venanzo
MontaggioJacques Desagneaux
MusicheNino Rota
ScenografiaGianni Polidori
CostumiPia Marchesi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La legge è legge è un film commedia del 1958 diretto da Christian-Jaque e interpretato da Totò e Fernandel.

Il film, presentato al Festival di Berlino[1], è in qualche modo una "riedizione corretta, più moderna e più leggera" di Guardie e ladri (1951).[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel paesino di Assola, letteralmente diviso a metà dal confine italo-francese, vivono il contrabbandiere napoletano Giuseppe La Paglia ed il doganiere francese Ferdinand Pastorelli. Nel giorno della festa cittadina della parte francese, Ferdinand arresta Giuseppe recandosi con lui all'Albergo delle due frontiere, anch'esso diviso a metà dal confine. Una volta lì, Giuseppe scopre che Ferdinand è nato da padre ignoto e da madre italiana nella cucina del ristorante che si trova nella parte italiana dell'albergo. Dunque, seppur registrato al municipio francese, il doganiere sarebbe in realtà italiano e pertanto impossibilitato a esercitare la professione. Effettuando una successiva verifica presso il comune di Assola, Ferdinand viene a sapere che chi denunciò la sua nascita, Gaspard Donadieu, proprietario dello stesso Albergo delle due frontiere, avrebbe dovuto farlo al municipio italiano e non a quello francese. Lo stesso Donadieu rivela a Ferdinand di essersi recato al municipio francese perché quel giorno pioveva a dirotto ed era più vicino all'albergo rispetto a quello italiano.

Rischiando di perdere il lavoro, Ferdinand, su consiglio proprio di Giuseppe, si fa accompagnare da quest'ultimo al municipio italiano per richiedere la carta d'identità italiana, propedeutica a una successiva naturalizzazione francese. Ma, secondo l'onorevole Bonnefonde, deputato francese di Assola e amico del suocero di Ferdinand, l'essere divenuto cittadino italiano a tutti gli effetti gli impedisce di riottenere la cittadinanza francese e inoltre comporta i reati di usurpazione di identità, falso e uso di falso. Di conseguenza, viene a cadere il suo secondo matrimonio con Hélène, e il figlio avuto insieme a lei diventa automaticamente di padre ignoto. Vedendo arrivare a casa i gendarmi francesi, e temendo di essere arrestato di lì a poco, Ferdinand scappa prima che questi possano consegnargli il permesso di soggiorno in territorio transalpino.

Nel frattempo, i carabinieri italiani vengono inviati su ordine della Prefettura di Cuneo da Giuseppe, chiedendogli qualunque notizia possibile su Ferdinand. Inizialmente titubante, il contrabbandiere, in cambio dell'anonimato, svela ogni elemento riguardante l'amico che infatti viene puntualmente posto in stato di fermo. Con lui anche la prima moglie Antonietta, ora coniugata con Giuseppe: secondo la legge italiana, che all'epoca non prevede il divorzio, i due risultano infatti ancora sposati e dunque Antonietta è colpevole di bigamia. Dopo indicazioni ricevute dalla Prefettura, il maresciallo dei carabinieri Marozzi acconsente alla liberazione sia di Antonietta che di Ferdinand, ma il doganiere viene poi nuovamente trattenuto poiché, avendo combattuto durante la guerra per i francesi anziché per gli italiani, risulta disertore. Tornato in camera di sicurezza, vi trova Giuseppe fattosi arrestare per non lasciare la moglie da sola in cella con l'ex-marito. Punto nell'orgoglio nel sentirsi definire disertore, Ferdinand tenta il suicidio ma viene convinto a desistere da Giuseppe, e infine è nuovamente liberato da Marozzi, il quale ha riesaminato la pratica scoprendo che Ferdinand non è un disertore: avendo infatti svolto servizio militare all'estero senza autorizzazione del suo Governo, è automaticamente decaduto dalla nazionalità italiana.

Ricondotto al confine per essere rimandato in Francia, in quanto non italiano, si vede tuttavia bloccato dal maresciallo Malandain, capo della Gendarmerie, perché è senza documenti e, perciò, non può rientrare in Francia: Ferdinand è a tutti gli effetti un senza patria. Ormai esasperato e in preda alla follia, fugge sulle montagne armato del suo fucile e, da tiratore scelto quale è, attua la sua vendetta sparando contro obiettivi ben precisi, preannunciati in una lettera inviata a Giuseppe poche ore prima. L'italiano, pur non essendo tra le vittime designate, rischia di finire nella lista qualora non dovesse portargli del cibo, e difatti si reca a tal proposito da Donadieu. Nella cantina di costui, scopre tuttavia sull'etichetta di alcune vecchie bottiglie di vino, chiamato per l'appunto "vino delle due frontiere", che nel 1919, anno di nascita di Ferdinand, la linea di confine non tagliava in due l'albergo bensì passava per una sua piccolissima parte. È stato dunque Donadieu a spostare la frontiera per fini puramente turistici, con lo scopo di attrarre avventori. Chiarito l'equivoco, Giuseppe si reca subito da Ferdinand per annunciargli il lieto fine della vicenda, ma questi, vedendolo arrivare non distante da gendarmi e carabinieri, pensa a un tranello ordito dallo stesso Giuseppe e gli spara addosso, senza fortunatamente ferirlo. Provata la buona fede del suo amico-nemico, Ferdinand può riavere la cittadinanza francese e il suo posto di doganiere. E ricomincerà il suo duello personale e quotidiano con Giuseppe.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Fernandel è qui doppiato per l'unica volta da Carlo Dapporto. La voce di Totò invece, nella versione francese (distribuita con il titolo "La loi c'est la loi"), è in parte l'originale coi dialoghi in italiano ed in parte doppiata in francese da Carlo Croccolo.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

La storia è ambientata nell'immaginario paese di Assola, sul confine italo-francese, ma in realtà il film è stato interamente girato a Venafro, in Molise, nell'inverno del 1957.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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