Destinazione Piovarolo

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Destinazione Piovarolo
Titolo originale Destinazione Piovarolo
Paese di produzione Italia
Anno 1955
Durata 89 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Domenico Paolella
Soggetto Gaio Fratini
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Stefano Strucchi
Casa di produzione D.D.L., Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Mario Fioretti
Montaggio Gisa Radicchi Levi
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
Scenografia Piero Filippone
Costumi Gaia Romanini
Trucco Giuliano Laurenti
Interpreti e personaggi

Destinazione Piovarolo è un film del 1955 diretto dal regista Domenico Paolella. Girato su pellicola Ferrania C.7, sonoro Western-Electric, sviluppo e stampa Istituto Luce. Fa il paio con il film Il coraggio girato sempre nello stesso anno con il medesimo regista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1922: il ferroviere Antonio La Quaglia, dopo tre anni di attesa, si aggiudica l'ultimo posto di capostazione disponibile, nella sperduta località di Piovarolo. Qui lo attende con ansia il collega che andrà a sostituire, con la sua famiglia. Ben presto comprende per quale motivo il collega fosse così felice di andarsene: nel paesino ferma un solo treno al giorno e la vita scorre decisamente monotona. Come se non bastasse, il tempo è sempre brutto e fa notizia l'uscita del sole. Unico svago del capostazione è giocare a distanza partite a scacchi tramite il telegrafo con i colleghi di altre stazioni.

Un giorno scende dal treno la giovane maestra Sara, che cade perché il mezzo non aveva ancora arrestato la sua corsa. Irritata per l'accaduto, fa rapporto e La Quaglia subisce un rimprovero. Passa il tempo e il vecchio Ernesto, abitante di Piovarolo e trombettiere di Garibaldi, è moribondo. Ha voluto vestirsi con la sua divisa di Calatafimi. In punto di morte chiede di parlare col capostazione perché vuole indossarne il berretto nuovo, molto simile a quello dei garibaldini, che purtroppo gli è stato mangiato dai topi, ma Antonio si rifiuta.

Intanto il deputato socialista Marcello Gorini arriva apposta da Roma a chiedere all'uomo di avallare e sottoscrivere che Garibaldi abbia detto "Caro Nino, qui si fa l'Italia socialista o si muore". Ernesto si rifiuta ma interviene Antonio, disponibile a cedere il suo berretto per convincere l'anziano trombettiere a sottoscrivere quanto richiesto, in cambio del suo trasferimento dal paese per tramite dell'onorevole.

A Roma intanto popolari e socialisti si sono alleati al governo e insieme gli offrono il trasferimento a Viterbo o a Massa Carrara, ma l'uomo vorrebbe invece andare a lavorare nella sua Napoli. Viene accontentato, ma è sabato 28 ottobre 1922 e il telegrafo batte il messaggio che l'Italia è diventata fascista.

Durante la guerra una lettera gli comunica il trasferimento da Piovarolo a Rocca Imperiale, ma è solo il paese che ha cambiato nome. Sono in atto le nuove disposizioni: prevedono uno scatto per ogni due figli e così La Quaglia decide di prendere moglie. Si fa avanti la maestra del paese, che è nubile ed ha un cognome di chiara origine ebraica; la donna ha l'obbligo di prendere marito, soprattutto per cambiare cognome, e senza preclusioni prende l'iniziativa e corteggia Antonio.

Presto i due si sposano ma i presagi sono infausti: proprio la prima notte di nozze ci sono 18 treni di passaggio che non consentono loro di stare insieme. Non solo, ma Antonio accumula note negative e viene anche rimproverato perché sua moglie non è di razza ariana.

Il tempo passa e le ambizioni di carriera di Antonio diventano sempre più irraggiungibili. Fa di tutto per chiedere un trasferimento, ma senza successo. Intanto la figlia è diventata una giovane donna annoiata dalla vita del paese e vogliosa di diventare attrice.

Proprio lei facendo rotolare un sasso su un paesano involontariamente scatena una notizia che passando di voce in voce diventa quella della montagna che è franata. Sara sostiene le ambizioni della figlia e rimprovera ad Antonio di essere un fallito, quando arriva una telefonata: su un treno di passaggio viaggia il Ministro delle Comunicazioni. Antonio approfitta della notizia della presunta "frana" della montagna di Pizzolungo per fermare il treno. L'uomo spera di poter ricevere un encomio dal Ministro per aver salvato vite umane, ma le cose andranno diversamente.

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

Le scene ambientate nella fittizia stazione di Piovarolo furono girate nella stazione di Salone, alla periferia est di Roma, sulla ferrovia Roma-Pescara. Il toponimo "Rocca Imperiale", usato sia per il paese che per la stazione durante il ventennio fascista, esiste e riguarda un comune calabrese della costa jonica. Tale riferimento fu, tuttavia, puramente casuale e non associato al comune cosentino. Nelle sole sequenze ambientate in epoca fascista, si nota che il fregio dorato sul cappello del capostazione appare con la ruota alata sormontata dalla corona reale, precedentemente dal fregio con le sole lettere "FS" sovrapposte nel periodo ante 1922. In verità la prima versione del logo fu in vigore per tutto il periodo della Monarchia in Italia, il secondo dopo la proclamazione della Repubblica Italiana.

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Achille Togliani canta la canzone Abbracciato cu 'tte di Antonio de Curtis.

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