Febbre da cavallo

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Febbre da cavallo
Febbre cavallo titoli testa.png
Titoli di testa del film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 94 min
Genere commedia
Regia Steno
Soggetto Massimo Patrizi
Sceneggiatura Alfredo Giannetti, Steno, Enrico Vanzina
Produttore Roberto Infascelli
Casa di produzione Primex
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Emilio Loffredo
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera
Scenografia Franco Bottari
Costumi Bruna Parmesan
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Febbre da cavallo è un film del 1976 diretto da Steno, interpretato da Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa, Mario Carotenuto, Catherine Spaak, Gigi Ballista, Ennio Antonelli e Adolfo Celi.[1] Considerato una delle commedie italiane più celebri e popolari di tutti i tempi[1][2][3], il film ha lanciato le carriere dei protagonisti Gigi Proietti ed Enrico Montesano, oltre a essere ricordato per la sua particolare scalata al successo.[1]

La sceneggiatura venne ideata da Massimo Patrizi con la collaborazione di Alfredo Giannetti e fu poi rimaneggiata in fase di pre-produzione; i protagonisti sono tre amici con la passione delle corse ippiche costretti a inventare sempre nuovi stratagemmi e piccoli raggiri per raggranellare il denaro per i loro debiti di gioco, fino a quando non inventano una grossa truffa per truccare una corsa.[1][2] Febbre del gioco, ossessione della scommessa e della fortuna, in una Roma un po' scalcagnata e fumettistica popolata da figure goliardiche, che si alleano per non deprimersi.[4]

Dopo aver ottenuto tiepidi incassi nelle sale all'epoca della sua uscita, i molteplici passaggi televisivi, in particolare sulle TV locali romane, lo hanno nel tempo rilanciato,[2][3][5] fino a farne un film di culto[1] per appassionati della commedia leggera all'italiana e per frequentatori più o meno assidui di sale scommesse e ippodromi.

La pellicola ha generato gag e scene comiche rimaste nell'immaginario collettivo, prima fra tutte quella centrale della sfortunata tris di cavalli dei tre protagonisti denominata Soldatino, King e D'Artagnan.[3]

Nel 2002 ha anche generato un sequel, Febbre da cavallo - La mandrakata, diretto da Carlo Vanzina e con Proietti e Montesano a riprendere i loro ruoli; nel 2010 è stato inoltre ripresentato alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.[6]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia narra, attraverso una lunga analessi, delle peripezie di tre amici alle prese col vizio delle scommesse ippiche: Mandrake, indossatore morto di fame, Er Pomata, disoccupato, ricco solo di grandi risorse truffaldine, e Felice, guardamacchine abusivo. I tre trascorrono gran parte del loro tempo cercando di mettere insieme i soldi per scommettere, solitamente a Tor di Valle, e in altri ippodromi della penisola; mettono a segno furberie e truffe di ogni genere, spesso ai danni di Manzotin, al secolo Rinaldi Otello, macellaio e nemico giurato dei tre protagonisti. In particolare nella scena iniziale del film, Pomata riesce con una scommessa a farsi dare 20 000 lire dal macellaio, per puntare insieme agli altri soldi dei due amici sul favorito Mon Amour, che si rivelerà tuttavia una sonora delusione con tanto di goliardico alterco di Mandrake, mentre la giocata vedrà vincitore, tra gli altri, proprio Manzotin.

Il giorno dopo i tre non sanno dove trovare i soldi per puntare sul favorito a una corsa a Napoli: dopo un paio di tentate truffe non andate a buon fine, decidono di vendicarsi di Manzotin; Pomata fingendosi il conte De Simone finge di ordinare 1 kg di carne con resto di 100 000 lire e, all'arrivo del figlio del macellaio, i tre riescono a compiere la truffa accaparrandosi i soldi per la giocata. Tuttavia il favorito per la corsa, Can-Can, viene sconfitto dal napoletano Mambo, e i tre finiscono per correre da un vagone all'altro del treno sul viaggio di ritorno per sfuggire dal controllore, non avendo i soldi per pagare il biglietto. A quel punto Gabriella, la storica fidanzata di Mandrake, stanca delle continue mancanze del compagno – che oltre a sperperare denaro, quando perde ai cavalli, per una sorta di complesso di colpa, non riesce a fare l'amore – chiede consiglio a una cartomante, che la induce a giocare una Tris. I tre cavalli indicati dalle carte e dallo stesso Mandrake (Soldatino, King e D'Artagnan) sono tra i peggiori in circolazione; soprattutto Soldatino, il cavallo di proprietà dell'avvocato De Marchis, che, non avendo soldi, è costretto a privarlo persino della biada, subendo inoltre le ire del driver Stelvio Mazza che sta aspettando ardentemente gli arretrati.

L'avvocato De Marchis, Mandrake, Felice e Pomata alla sbarra

Il caso vuole che i tre brocchi siano presenti insieme proprio in una corsa a Cesena valevole come Tris. Mandrake sembra così deciso a seguire il consiglio della compagna, ma viene convinto da Pomata a puntare su un altro cavallo (Antonello da Messina, il superfavorito). Il pronostico della cartomante risulta però esatto e un esterrefatto Mandrake, per salvare la propria relazione con Gabriella, le mostra una giocata falsa riempiendola di vane promesse per l'avvenire. Furioso con Pomata per il suo pronostico errato, Mandrake comincia ad aspettarlo sotto casa, insieme allo strozzino Er Ventresca, che da tempo aspetta di riavere da Armando 300 000 lire di debiti. Un giorno Mandrake riesce a trovare Pomata, nel momento in cui l'uomo ha allestito la camera ardente per la defunta nonna in casa sua e li Bruno fa la conoscenza di Giuliana, la sorella di Pomata, soprannominata per la sua alitosi Tornado il vento che uccide. In realtà si tratta di una messinscena architettata da Pomata per sfuggire ai numerosi creditori, tra cui appunto Mandrake. Una volta calmate le acque, i tre si vedono costretti a ideare una "super-mandrakata" (così Mandrake definisce le sue geniali truffe) in combutta con Pomata, Felice, De Marchis e l'amica Mafalda.

Dato lo straordinario vigore trovato da Soldatino, che ha cominciato a vincere tutte le corse in cui gareggia, i compari decidono che Mandrake si sostituisca, nell'imminente Gran Premio degli Assi di Tor di Valle, all'imbattibile Jean-Louis Rossini, driver dell'unica vera rivale, Bernadette, per rallentarla e vincere puntando su Soldatino, la cui quota di scommessa è ancora molto alta. In questo modo De Marchis ha anche l'opportunità di trionfare sull'eterno rivale il Conte Dallara, proprietario di Bernadette, che data l'ascesa di Soldatino ha deciso di puntare sulla vincita sicura, dato che Rossini non ha mai perso una corsa. La prima parte del piano riesce perfettamente, con Mandrake pronto per far di tutto per perdere, e Pomata che, travestitosi da commissario di polizia, rapisce Rossini facendogli credere di essere al centro di un complotto, portandolo in un casale fuori città, per farlo "tenere a bada" da Mafalda.

Poco prima della corsa, Stelvio Mazza, stufo dell'avvocato de Marchis che non si decide a pagargli gli arretrati, rifiuta di gareggiare, e al suo posto si auto-candida Pomata, che è un ex driver. La corsa comincia e tutto sembra andare per il verso giusto finché Mandrake, preso dall'impeto della competizione e cercando di non rendere evidente la farsa, dimentica di dover perdere e conduce Bernadette sempre più vicina a Soldatino, che si trova in prima posizione; dopo un testa a testa tra Mandrake e Pomata, Bernadette riesce ad avere la meglio, venendo condotta alla vittoria da Mandrake, suscitando le ire degli amici e dell'avvocato.

Tutta la combriccola finisce in tribunale, e qui Mandrake tenta di dissuadere il giudice con un estenuante filippica su "chi è" il giocatore di cavalli in senso lato, per poi terminare con la richiesta delle attenuanti per totale infermità mentale. In questo frangente, Gabriella rivela di aver giocato segretamente la Tris vincente, realizzando così i soldi della vincita, ma proprio quando la condanna sembra ormai scontata, si scopre che anche il giudice è uno scommettitore incallito. Al termine di un processo ormai sui generis tutti vengono assolti. Gabriella riesce finalmente a farsi sposare da Mandrake, che, col suo consenso, fugge durante il viaggio in treno per fare una giocata a Cesena. Tutto sembra tornare come prima, con la novità che il giudice entra a far parte del gruppo di scommettitori.

Protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Fioretti detto Mandrake (per via delle sue «innate doti trasformistiche» e per il «sorriso magico») si definisce attore ma si arrangia facendo talvolta l'indossatore. Riesce a sbarcare il lunario principalmente facendosi mantenere da Gabriella (la sua fidanzata, proprietaria di un bar) che mal sopporta la sua passione per i cavalli.
  • Armando Pellicci detto er Pomata (per via dell'abbondante brillantina nei capelli) è un ex driver,[7] ora disoccupato, che vive sulle spalle della sorella Giuliana e dell'anziana nonna. Fumatore accanito, Pomata è il "tecnico ippico" del gruppo: conosce infatti a memoria tutti i cavalli e fantini immaginabili e si definisce «computer equino», anche se questa peculiarità non lo aiuta a indovinare alcuna scommessa.
  • Felice: è un parcheggiatore con poca iniziativa che fa da spalla ai suoi due amici, Pomata e Mandrake. A causa delle continue scorribande dei tre protagonisti, Felice finisce sempre per fare tardi al cambio di turno al lavoro, attirandosi così ogni volta le ire del suo collega sardo.
  • Gabriella: è la fidanzata di Mandrake e non sopporta il passatempo (e le perdite) del compagno; possiede un bar, che è la fonte primaria di "sostentamento" dello stesso. Alla fine delle numerose vicende riuscirà finalmente a farsi sposare da Mandrake, accettando la sua passione per il gioco.
  • Giuliana: è la sorella di Pomata; lavora in banca ed è costretta a mantenere il fratello nullafacente e l'anziana nonna. Soprannominata Tornado, il vento che uccide a causa del suo terribile alito, nessun uomo riesce ad avvicinarsi a lei, condannandola così a rimanere zitella in eterno.[8]
  • Mafalda: è un'amica di Mandrake, anche lei indossatrice, ma il suo vero mestiere è quello della prostituta. È lei a trattenere l'imbattibile driver Jean-Louis Rossini durante la "mandrakata" finale al Gran Premio degli Assi.
  • Spartaco detto Er Ventresca è (insieme a Bellicapelli e Er Roscio) uno dei più assidui creditori di Pomata, visto che da ben cinque anni aspetta di riavere indietro 300.000 lire. Uomo corpulento e manesco, Ventresca, che ha ormai perso la pazienza, da un po' di tempo staziona davanti al portone del palazzo dove abita Pomata per reclamare il proprio denaro o – quantomeno – picchiare il debitore; Pomata, per sfuggire alle sue grinfie, è costretto a inventarsi sempre nuovi stratagemmi per uscire e rientrare a casa senza subire l'aggressione del creditore.
  • Otello Rinaldi detto Manzotin è un macellaio, nonché «il burino più infame di tutti i burini». Anche lui assiduo frequentatore degli ippodromi, è la vittima preferita delle piccole truffe di Mandrake, Pomata e Felice. Complice l'ingenuità di suo figlio, Manzotin diventa il protagonista di una storica "mandrakata".
  • L'avvocato De Marchis: in realtà non un vero avvocato, è anche lui (come Mandrake, Pomata e Felice) un appassionato di cavalli; sposato, riesce a frequentare le tribune vip degli ippodromi grazie al fatto di possedere una piccola scuderia per la quale corre un solo cavallo, Soldatino. I continui insuccessi di Soldatino lo hanno portato ad accumulare una serie infinita di debiti.
  • Il conte Dallara: è l'antagonista dell'avvocato De Marchis: è infatti il proprietario dell'omonima e quotata scuderia per la quale corre Bernadette, cavalla che, al contrario di Soldatino, è sempre vincente.
  • Jean-Louis Rossini: è l'imbattibile driver italo-francese che il Conte Dallara, preoccupato dai recenti exploit di Soldatino, ingaggia per guidare la sua Bernadette nel Gran Premio degli Assi. Il grande guidatore è poi a sua volta vittima della "mandrakata" organizzata da Mandrake, Pomata, Felice e dall'avvocato De Marchis ai danni di Bernadette al Gran Premio: Jean-Louis viene prelevato da Pomata che, spacciandosi per un commissario di Polizia incaricato di proteggerlo da sedicenti rapitori, lo conduce in un alberghetto di periferia dove viene "tenuto a bada" da Mafalda, allo scopo di impedirne la partecipazione al Gran Premio degli Assi.
  • Il giudice: è chiamato a decidere riguardo alla colpevolezza di Mandrake, Pomata, Felice, Mafalda e dell'avvocato De Marchis al processo per la tentata truffa al Gran Premio degli Assi, ma in realtà è lui stesso un appassionato di cavalli e scommettitore che da trent'anni frequenta gli ippodromi.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Regia[modifica | modifica wikitesto]

Il regista Steno

Il progetto di Febbre da cavallo nacque nel 1971 quando Massimo Patrizi elaborò la storia del film;[9] nelle sue intenzioni la pellicola doveva essere un film drammatico, di denuncia sulla dipendenza dal gioco. Propose così il soggetto a Roberto Infascelli, il quale all'epoca stava preparando La polizia ringrazia; a Infascelli piacque molto la storia, tanto che decise che Febbre da cavallo sarebbe stata la sua pellicola successiva.[10][11] Propose così la regia a Steno, già da lui scelto per dirigere il succitato poliziottesco, ma a questi la storia non piacque particolarmente e declinò quindi l'offerta. Durante la lavorazione de La polizia ringrazia Infascelli cercò di persuadere il regista a dirigere il film, ma Steno non volle cambiare idea, facendo incrinare i rapporti tra i due, al punto che Infascelli decise di dirigere lui stesso La polizia sta a guardare, mettendo da parte il progetto di Patrizi.[11]

Dopo il successo de La polizia chiede aiuto, verso la fine del 1974 Infascelli non aveva altre idee in mente da realizzare;[12] decise quindi di riprendere in mano il soggetto di Febbre da cavallo, modificando tuttavia e trasformandolo in un veloce film comico di poco peso:[13] Infascelli fece questo principalmente per reperire abbastanza denaro volto a finanziare la sua pellicola successiva, convinto che una classica commedia all'italiana avrebbe abbracciato una fetta di pubblico maggiore rispetto a un'opera di denuncia.[14] Dopo aver letto la nuova sceneggiatura, Steno rimase maggiormente colpito e decise di accettare l'offerta di Infascelli, il quale tuttavia aveva già affidato la regia a Nanni Loy.[13] I due riuscirono però a trovare un compromesso scambiandosi i progetti: Loy cedette Febbre da cavallo a Steno, il quale in cambio lasciò al collega la regia di Basta che non si sappia in giro, il film a cui stava lavorando.[13] A proposito della pellicola, Steno disse:

« Cerchiamo di fare un film in stile anni 1950, con tanti caratteristi, tante maschere, o magari un film di gruppo.[13] »

Infascelli all'inizio fu riluttante alle decisioni del regista, ma pur di avere Steno dietro la macchina da presa accettò le sue condizioni.[15] Steno non era tuttavia esperto del mondo delle corse ippiche, così chiese al figlio Enrico Vanzina di collaborare alla sceneggiatura assieme ad Alfredo Giannetti, dato che da ragazzo Enrico aveva frequentato assiduamente il mondo degli ippodromi.[16]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Con l'arrivo di Steno alla regia, il soggetto venne modificato, trasformando la pellicola da pellicola impegnata a veloce film comico di poco peso. L'idea del regista era quella di creare un'opera dalle poche pretese e non troppo ambiziosa, sullo stile de L'Italia s'è rotta con protagonista Enrico Montesano e uscito qualche mese prima di Febbre da cavallo.[17] Infascelli ebbe non poche riluttanze riguardo alla nuova idea di Steno, specie dopo il successo della serie de La Polizia da lui creata e che aveva ben rappresentato il film di denuncia.[16]

Per scrivere la sceneggiatura assieme a Patrizi e Giannetti, Steno coinvolse anche suo figlio Enrico Vanzina, il quale da giovane aveva frequentato gli ippodromi e conosceva bene l'ambiente. Col passare del tempo, Enrico rivelerà che nonostante ad alcuni fosse parso che certi ruoli furono scritti appositamente per i loro interpreti, la scelta di questi ultimi fu opera completamente di Steno, che a suo dire azzeccò tutte le parti da affidare.[18]

Molti personaggi minori, come la sorella di Armando (Marina Confalone), il driver Stelvio Mazza (Giuseppe Castellano) e Mafalda (Nikki Gentile), vennero aggiunti in fase finale di post-sceneggiatura. Il personaggio del giudice inizialmente avrebbe dovuto essere più sostanzioso, ma il regista preferì ridurlo a poco più di un cameo per non appesantire la narrazione.[19]

Inoltre alcune scene, come quella dello spot del whisky e della morte della nonna di Armando, furono parzialmente improvvisate dagli attori, data la grande libertà d'iniziativa che Steno lasciava agli interpreti.[20]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Mandrake e Mafalda

Roberto Infascelli inizialmente voleva nel ruolo di protagonista Ugo Tognazzi, che aveva già apprezzato in Amici miei, o Vittorio Gassman.[21] Tognazzi tuttavia non piaceva a Steno, che voleva un attore romano per la parte principale, mentre Gassman declinò gentilmente l'offerta.[22] Alberto Lattuada aveva da poco finito di lavorare con Gigi Proietti in Le farò da padre, sicché lo suggerì a Steno come papabile protagonista. Il regista accettò il consiglio, nonostante le riluttanze di Infascelli il quale avrebbe preferito un attore all'epoca maggiormente affermato[22]. Proietti, grande ammiratore di Gassman, adoperò gran parte del suo stile teatrale per interpretare il ruolo, a tal punto da immedesimarsi nel personaggio.[13] Per il personaggio di Pomata, Infascelli voleva il giovane e ancora semisconosciuto Carlo Verdone, ma Steno gli preferì il più noto Enrico Montesano col quale aveva appena finito di girare L'Italia s'è rotta; Montesano all'inizio fu indeciso se accettare, poiché da lì a poco avrebbe dovuto essere sul set de Il marito in collegio di Maurizio Lucidi, il quale però acconsentì a posticipare le riprese del suo film per permettere a Montesano di prendere parte a entrambi i progetti.[21]

Poco dopo il produttore assunse Francesco De Rosa nel ruolo di Felice, e Catherine Spaak per la parte di Gabriella; questa era stata inizialmente proposta a Edwige Fenech, storica interprete della commedia sexy all'italiana, ma dopo un periodo di riflessione l'attrice rifiutò.[23] Adolfo Celi era stato inizialmente considerato per il ruolo dell'avvocato De Marchis, ma Steno suggerì a Infascelli di affidargli la parte del giudice, più seria e imponente, e che quindi meglio si adattava al carisma dell'attore, rispetto a quella più goliardica dell'avvocato che invece andò a Mario Carotenuto, grande amico di Infascelli.[21][23]

L'avvocato De Marchis

Altri caratteristi come Gigi Ballista, Nikki Gentile e Renzo Ozzano vennero assunti per ruoli minori del film: l'attrice Marina Confalone raccolse una discreta notorietà per il ruolo della sorella di Pomata, così come un altro caratterista, Ennio Antonelli, nella parte del macellaio Otello Rinaldi; Antonelli venne convinto a prendere parte al film da Montesano, poiché entrambi si conoscevano bene.

Questo è inoltre l'unico film, assieme a Brancaleone alle crociate, in cui Gigi Proietti è accreditato come «Luigi Proietti», suo nome completo.[24]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese cominciarono il 20 giugno 1975 a Roma, in piazza Margana: la prima scena girata fu quella di sera, in cui i tre protagonisti discutono su quale cavallo giocare il giorno dopo a Napoli.[25] Qui venne filmata anche la sequenza dello spot del whisky, e quella della truffa a Manzotin. In seguito Steno preferì girare il film in un vero ippodromo, e alla fine scelse quello di Tor di Valle;[21][26] Infascelli invece avrebbe voluto girare tutto in studio.

Le scene nei vari ippodromi presenti nel film sono tutte girate all'ippodromo Tor di Valle.[25] La sequenza iniziale fu la prima filmata in ordine cronologico: durante questa, gli attori non riuscivano a mantenere tutti l'occhio fisso in un punto, ma tendevano spesso a cambiare traiettoria; quando Infascelli se ne accorse prese un bastone con una bandiera e iniziò a correre per l'ippodromo fingendo di essere lui il cavallo che gli attori avrebbero dovuto guardare, in modo da dare l'impressione che stessero davvero assistendo a una corsa.[13][27]

Gran parte del film è stato girato tra piazza d'Aracoeli e piazza Margana: nella prima Gabriella gestisce il Gran Caffè Roma, locale tuttora esistente sebbene rimaneggiato; nella seconda, in un angolo defilato, si trova il portone della casa di Pomata. L'ospedale dove il Pomata ricetta i medicinali rubati da Luciano Bonanni è il Fatebenefratelli sull'isola Tiberina; la farmacia Magalini esiste ancora.

Mandrake e Pomata all'ippodromo Tor di Valle di Roma

Le scene in treno sono state girate sulla linea Roma-Formia-Napoli, mentre quelle ambientate nella stazione ferroviaria di Napoli sono in realtà riprese a Roma Termini. Infine, la sequenza in cui l'auto di Mandrake si ferma senza benzina è girata sulla via Ostiense, tra Tor di Valle e Vitinia.[28] L'ambiente del gioco e della competizione fu una sorpresa per tutti i membri del cast, che in un certo senso si fecero condizionare dall'adrenalina delle corse che, poi, avrebbe in un certo senso contribuito a rendere ancor più veritiere le interpretazioni.[29]

Le riprese terminarono nell'agosto del 1975. Nella scena dello spot del Vat69, l'attore che interpreta il regista (Fernando Cerulli) è doppiato proprio da Steno.[30]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora del film venne composta da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera. Le musiche vennero dirette dal maestro Vince Tempera. Inoltre la scena in cui Mandrake riferisce a Mafalda di aver perso la tris, è basata sulle note di Il tango delle capinere di B. Cherubini e C.A. Bixio.[31]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Febbre da cavallo venne distribuito nelle sale italiane il 17 maggio 1976. A seguito del successo ottenuto, nel 1988 venne rilasciato anche in Germania Ovest, e in tempi più recenti anche Stati Uniti e Francia.[32] Televisivamente venne trasmesso a partire dai primi anni 1990 sia sulle reti Rai che Mediaset, mentre nel 2007 è stato spesso ritrasmesso dal canale satellitare Sky Cinema Comedy.

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito in VHS nel 1988 dalla Euro International Film, che lo ha rilasciato anche nelle sale, della durata di 94 minuti. In seguito la pellicola è stata distribuita in DVD dalla Federal Video nel settembre 2001.

In occasione dei 40 anni del film, dal 6 aprile 2016 la pellicola è stata ridistribuita dalla Videa in DVD e anche in Blu-ray Disc, in versione restaurata, con l'aggiunta di un trailer e una galleria fotografica.[33] Questa versione è stata poi trasmessa per la prima volta il successivo 12 ottobre da Sky Cinema Comedy.[34]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Come ricorderà in seguito Gigi Proietti, alla sua uscita Febbre da cavallo passò quasi inosservato. Al pari di molte commedie italiane dell'epoca, il film venne generalmente bollato come un «filmetto», ricevendo consensi freddi sia dalla critica sia dal pubblico, affibbiandogli la nomea di pellicola «senza infamia e senza lode»;[5] seppur, a proposito della sua produzione, Nikki Gentile ricorderà che «mentre lo giravo sentivo che era un bel film, era qualcosa di particolare, di diverso [...] di magico».[35]

Generalmente la stampa italiana non fu leggera nei confronti della pellicola. In un articolo de la Repubblica del 2 novembre 1976 Roberto Fregatelli scrive:[31]

« Febbre da cavallo presenta il peggiore dei difetti attribuibili a Steno: non fa ridere [...], almeno per la prima ora, e poi soltanto una certa dimestichezza può indurre ad un poco di simpatia per il film. »
(R. Fegatelli, la Repubblica, 2 novembre 1976)

Nemmeno il dizionario di Paolo Mereghetti è favorevole, bollandolo semplicemente come una «"commedia sbrigativa"».[36] Venne ben visto solo dal dizionario di Morando Morandini, il quale disse:

« Una commedia divertente ben servita da un estroso Gigi Proietti. »
(Morando Morandini, Dizionario del film[37])

Anche al botteghino il film non ebbe un gran successo, incassando poco più di 200 milioni di lire.[38] Inoltre nel 1985 Masolino d'Amico pubblicò il libro La commedia all'italiana, dedicato ai grandi successi del genere, in cui però non viene neanche menzionato il film di Steno.[36]

Riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

« Nel 1976 [...] Febbre da cavallo [...] non andò al di là di un discreto consenso di pubblico. Poi, fu venduto a centinaia di televisioni private che cominciarono a trasmetterlo a raffica e così, senza che ce ne accorgessimo, diventò una specie di icona. Scoprimmo, per esempio, che a Roma era nato "Il club dei febbristi". »
(Gigi Proietti, 2008[2])

Quella di Febbre da cavallo sembrò essere una semplice parentesi nella carriera dei suoi vari interpreti fino alla fine degli anni 1980. Gigi Proietti nello stesso anno firmerà a teatro A me gli occhi please, uno dei suoi più grandi successi teatrali, anche se a livello cinematografico non ebbe molte proposte interessanti;[39][40] Steno aveva in realtà dedicato poco tempo alla pellicola rispetto ai suoi soliti standard, convinto che sarebbe stata presto dimenticata e preferendo dedicarsi al più ambizioso Doppio delitto con Marcello Mastroianni;[41] Enrico Montesano da lì a poco condurrà il fortunato show Quantunque io e, differentemente da Proietti, otterrà grandi consensi anche al cinema con film come Il conte Tacchia, I due carabinieri e Grandi magazzini.[42]

Durante i primi anni 1990, come accadeva per molte pellicole dei due decenni precedenti, il film cominciò a essere ritrasmesso da molte emittenti locali di Roma come T9 e Gold TV, spesso in collane celebrative della filmografia di Steno (scomparso nel 1988);[2][3][5] a ognuno di questi passaggi il film aumentava sempre di più l'audience: «Il segreto? Semplicemente il fatto che faceva ridere», chioserà Proietti.[5] Ciò fece nascere anche una numerosa fanbase di cosiddetti "febbristi",[2] anche tra gli scommettitori, portando alla nascita di numerosi locali, libri soprattutto tra il popolo romano.[5][43] Questo fece sì che il film venisse ritrasmesso anche dalle televisioni private ottenendo anche in questo caso un buon successo.[5][43]

In tal senso, Gentile riassumerà l'amore della città eterna verso la pellicola, nel fatto che Febbre da cavallo «è Roma [...] semplicemente Roma! C'è tutta Roma in quel film...»;[35] questo curioso particolare contribuì alla consacrazione della pellicola a film di culto.[1] Inoltre a partire dai primi anni 2000 la pellicola venne rivalutata anche dalla critica: il dizionario di Paolo Mereghetti, che all'uscita aveva stroncato il film assegnandogli 1,5 stelle su 4, lo descrive come «un sense of humor irresistibile» assegnandogli 2,5 stelle.[36] Sull'Internet Movie Database, uno dei maggiori siti di critica cinematografica, l'opera ha una valutazione positiva di 7,4 su 10. Il sito MYmovies.it gli assegna invece un voto di 3,92 su 5 al film.

Questa sorta di resurrezione del film si concretizzerà definitivamente nel 2001 quando, oltre all'annunciato sequel diretto dai figli di Steno, il giornalista Alberto Pallotta pubblica un libro sul film dal titolo Febbre da cavallo, presentato all'isola del cinema di Roma, comprendente la sceneggiatura integrale del film, recensioni e statistiche dell'epoca, backstage e altro.[44] Pallotta dice che: «"È stato un film salva serate, specie per i giovani, che si sono spesso ritrovati per vederlo la sera"».[27] Enrico Vanzina, nella prefazione del libro, attribuisce a Steno gran parte della riuscita dell'opera, sottolineando la grande maestria nell'aver scelto gli interpreti ideali al ruolo affidatogli.[38]

Con la diffusione di Internet nasceranno anche diversi siti web interamente dedicati al film. A riprova di questo acquisito status, nel 2010 la pellicola venne anche ripresentata alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nell'ambito della retrospettiva La situazione comica (1937-1988) dedicata ai «grandi dimenticati» del cinema comico italiano.[6]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Febbre da cavallo - La mandrakata.

Del film è stato girato un sequel nel 2002, Febbre da cavallo - La mandrakata, diretto da Carlo Vanzina (figlio di Steno, il cui vero nome era Stefano Vanzina). Il film vede il ritorno dei personaggi di Gigi Proietti e, in un cameo, di Enrico Montesano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f "Febbre da cavallo", 40 anni fa usciva al cinema la commedia cult, su tgcom24.mediaset.it, 17 maggio 2016.
  2. ^ a b c d e f Gigi Vesigna, Il ritorno di Mandrake, in Famiglia Cristiana, nº 43, 26 ottobre 2008.
  3. ^ a b c d Mattia Pasquini, I primi quarant'anni di Febbre da cavallo, mito nato in televisione, su film.it, 13 marzo 2016.
  4. ^ Amazon - Febbre da cavallo DVD
  5. ^ a b c d e f Cinema: Gigi Proietti, torno al cinema solo per 'Mandrake', su adnkronos.com, 18 maggio 2002.
  6. ^ a b Cristina Penco, Mostra di Venezia, retrospettiva dedicata al cinema comico italiano, su bestmovie.it, 16 luglio 2010.
  7. ^ I cavalli al trotto sono guidati infatti dai driver, perché guidano il cavallo sopra un sulky. Al galoppo invece abbiamo i fantini, che guidano il cavallo direttamente stando in sella.
  8. ^ L'attrice che interpreta Giuliana, Marina Confalone, interpreterà anche il ruolo della sorella di Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo e, curiosamente, anche in quella circostanza il suo personaggio soffre di una terribile alitosi.
  9. ^ Pallotta, p.3
  10. ^ Pallotta, p.5
  11. ^ a b Pallotta, p.7
  12. ^ Pallotta, p.13
  13. ^ a b c d e f Giusti
  14. ^ Pallotta, p.14
  15. ^ Guido Brescia, Febbre da cavallo 33 anni e non dimostrarli, su velvetcinema.it, 13 febbraio 2013.
  16. ^ a b Enrico Vanzina, Note di sceneggiatura, su nuke.cinecult.it.
  17. ^ Rassegna stampa, su unmondoaparte.it. cfr. Laura Martellini, Con Mandrake e Pomata la notte dei "febbristi", in Corriere della Sera, 25 luglio 2001.
  18. ^ Febbre da cavallo - Il libro, su unmondoaparte.it., cfr. Vanzina, Prefazione
  19. ^ Pallotta, p.150
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  43. ^ a b Cinema: è tornata la 'Febbre da cavallo'
  44. ^ Febbre da cavallo - Libro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Pallotta (a cura di), Febbre da cavallo, Roma, Un Mondo a Parte, 2001, ISBN 88-900629-0-8.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Giusti, Stracult: Febbre da cavallo, Rai 2.
  • Andrea Pellizzari, Speciale Sky: Febbre da cavallo, Sky Cinema.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]