Tempi duri per i vampiri

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Tempi duri per i vampiri
Tempi duri per i vampiri.jpg
Roderico (Lee) e Lambertenghi (Rascel)
Titolo originaleTempi duri per i vampiri
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1959
Durata90 min
Generecomico, orrore
RegiaSteno
SoggettoEdoardo Anton, Mario Cecchi Gori, Sandro Continenza, Marcello Fondato, Renato Rascel, Steno, Dino Verde
SceneggiaturaEdoardo Anton, Sandro Continenza, Marcello Fondato, Renato Rascel, Steno, Dino Verde
ProduttoreMario Cecchi Gori
FotografiaMarco Scarpelli
MontaggioEraldo Da Roma
MusicheBruno Martino, Renato Rascel, Armando Trovajoli
ScenografiaGiorgio Giovannini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Tempi duri per i vampiri è una commedia horror del 1959 diretta dal regista Steno. Si tratta di una parodia dei film di vampiri, genere che era culminato l'anno precedente con la distribuzione internazionale di Dracula il vampiro (1958) diretto da Terence Fisher, prodotto dalla Hammer Film ed interpretato dallo stesso Christopher Lee.

Da notare che la trovata del castellano spiantato era già presente sia nel non-fantastico Non me lo dire! (1940) di Mario Mattoli, interpretato da Erminio Macario - di cui Steno era stato uno degli sceneggiatori ed autori del soggetto - sia nel fantasy-romantico Incanto di mezzanotte (1940) di Mario Baffico.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia narra del barone Osvaldo Lambertenghi, costretto a vendere il suo castello avito per debiti. Il maniero viene trasformato ingloriosamente in un frivolo hotel e a Osvaldo viene concesso di continuare a viverci lavorando in qualità di facchino. Ma un giorno Osvaldo riceve la visita di suo zio Roderico, che si rivela essere un vero vampiro. Osvaldo cerca di avvertire di ciò i vari ospiti dell'hotel, con l'unico risultato di essere preso per matto. Morso dallo zio, anche Osvaldo farà stragi di donzelle che, improvvisamente, lo troveranno irresistibile e seducente. Ma solo l'unica che lo ama veramente, Lellina, riuscirà a liberalo dalla maledizione. Nel finale lo zio tornerà a casa, intenzionato, d'ora in avanti, a gustare più il sesso che il sangue.

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato quasi interamente nella Liguria di Levante, in provincia di Genova. Inizialmente la m.d.p. compie una panoramica sul noto Castello Brown, che domina Portofino, quasi a voler dar ad intendere che sia quello il luogo nel quale si svolge la vicenda. Ma non è così. Segue dissolvenza, e gli scorci e gli ambienti in cui si muovono effettivamente i personaggi non riguardano il citato maniero portofinese, ma in realtà il cosiddetto Hotel dei Castelli (Villa Gualino) situato a Sestri Levante, dunque non un vero castello medievale, ma una delle tante testimonianze del revival architettonico simil-medioevale caratteristico di fine Ottocento-inizi Novecento (Villa Gualino fu costruita fra il 1925 e il 1929 - sorta di "eclettica rivisitazione degli antichi fortilizi del dodicesimo secolo", come la definisce Marco Giacobbe, giornalista del «Secolo XIX» - e trasformata in lussuoso e raffinato hotel intorno al 1950). Nella sequenza sui titoli di testa iniziale il carro funebre corre invece nei bosco di Macchia Grande di Manziana (Roma), ed infatti si intravede il fontanile Testa di Bove che si rivedrà anni dopo in una nota sequenza del film L'arcidiavolo (1966) di Ettore Scola).

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La musica del film è opera di Renato Rascel e Armando Trovajoli. Sui titoli di coda viene eseguita la canzone Dracula cha-cha-cha, di M. Brunini e Bruno Brighetti. Ma ancor meglio della versione di Rascel, ottennero il consenso del pubblico quelle di Marino Marini e soprattutto di Bruno Martino. Nel 1960, grazie alla traduzione di Fernand Bonifay, Henri Salvador lanciò il brano anche in Francia.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]