Sylva Koscina

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Sylva Koscina

Sylva Koscina (Zagabria, 22 agosto 1933Roma, 26 dicembre 1994) fu un'attrice italiana di origine jugoslava, che conobbe un grande successo all'inizio della carriera per la sua avvenenza grazie alla quale rappresentò la sublimazione della trasgressione extraconiugale tipica della commedia all'italiana, anche se in seguito ebbe modo di mettersi in luce e rivelare qualità recitatorie anche in ruoli drammatici. Attiva per quasi quarant'anni, morì a fine 1994 a Roma per tumore al seno, un anno dopo il suo ultimo film, C'è Kim Novak al telefono.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attrice italiana di origine croata[1][2][3][4][5] nata nell'allora Regno di Jugoslavia (i Košćina erano proprietari del primo grande cantiere marittimo a Spalato fondato nel 1831).[6] Qualche testo di cinema riporta erroneamente il nome Sylva Koskinon,[1][2][7][8] secondo alcuni, sempre per errore, di origine greco-polacca.[9][10]. Da adolescente si trasferì in Italia durante la seconda guerra mondiale, seguendo la sorella sposata con un italiano.[11][12] Mentre seguiva i corsi per la laurea in fisica all'Università degli Studi di Napoli conquistò il titolo di Miss di Tappa al Giro d'Italia del 1954 che le aprì le strade del cinema con una piccolissima parte al fianco di Totò in Siamo uomini o caporali (1955) di Camillo Mastrocinque. Il primo ruolo importante arrivò con Il ferroviere (1955), con la regia di Pietro Germi.

Sylva Koscina con Edoardo Nevola nel Ferroviere (1955)

Attraente, prosperosa e fotogenica, Koscina comparve in molte pellicole degli anni 1950, 1960 e 1970 lavorando con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Ugo Tognazzi. Suo grande successo fu accanto a Sordi in Ladro lui, ladra lei (1958) di Luigi Zampa e continuò la salita con Giovani mariti (1958) e Mogli pericolose (1959). Fu al fianco di Steve Reeves in Le fatiche di Ercole (1957) e Ercole e la regina di Lidia (1958).

Negli anni 1960 partecipò - oltre che allo sceneggiato televisivo I Giacobini - al film drammatico Il sicario (1960) di Damiano Damiani, ma ottenne un vasto successo nelle commedie come Il vigile (1960) o Copacabana Palace (1962), e fu scelta da Federico Fellini per la parte di una delle sorelle della protagonista in Giulietta degli spiriti (1964).

Nel 1967 fu ingaggiata negli USA per girare alcune pellicole a Hollywood: in tale occasione fu lanciata con un'audace campagna stampa, che culminò con la pubblicazione di un servizio fotografico su Playboy in cui posava a seno nudo. Negli Stati Uniti ebbe come partner Kirk Douglas in Jim, irresistibile detective (1968) e Paul Newman in La calata dei barbari (1968).

Nel 1969 interpretò la parte di una giovane eroina partigiana titina jugoslava nel film di guerra La battaglia della Neretva di Veljko Bulajić accanto a Yul Brynner, Sergej Bondarchuk, Orson Welles e Franco Nero. Nel 1970 girò il film Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa, dove, a differenza della protagonista Monica Vitti, apparve a seno nudo. Era una fan di Tito, il quale nel decennio 1970-79 la ospitò spesso nell'isola di Brioni assieme a vari attori.

Popolare anche nel settore televisivo, fu conduttrice con Mike Bongiorno e Paolo Villaggio dell'edizione 1972 del Festival di Sanremo. Gli ultimi film furono nell'ambito del cinema di genere, anche se le sue partecipazioni erano per lo più in veste di guest star, interprete quasi di se stessa, come mito senza età.

A partire dai primi anni 1960 investì la maggior parte dei suoi considerevoli guadagni in una lussuosa villa a Marino con arredi del XVI secolo e dipinti artistici.[13] Più tardi nel 1976, in seguito ad una inchiesta per evasione fiscale fu costretta a vendere la dimora. Negli anni 60 l'attrice convisse e si sposò con il produttore Raimondo Castelli, noto come spiraglio negli ambienti del cinema,[14] nel 1967 il matrimonio fu annullato a causa della bigamia di Castelli.[12][15] Successivamente ebbe una storia con Aldo Chiappa.[16]

Morì il 26 dicembre del 1994 all'età di 61 anni per un tumore al seno.[11][12] Riposa nella tomba di famiglia al cimitero di Prima Porta a Roma.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Sylva Koscina in Il ferroviere (1955)
Sylva Koscina in Questo e quello (1982)

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Pia Di Meo in Le fatiche di Ercole, Ercole e la regina di Lidia, Il triangolo circolare, Guerra amore e fuga, Totò nella Luna, Totò a Parigi, Racconti d'estate, Psicanalista per signora, Tempi duri per i vampiri, L'assedio di Siracusa, Femmine di lusso, Mariti in pericolo, Justine, ovvero le disavventure della virtù
  • Fiorella Betti in Giovani mariti, Ladro lui, ladra lei, Le massaggiatrici, Il sesso del diavolo, Jim l'irresistibile detective, La casa dell'esorcismo
  • Gabriella Genta in Femmine tre volte, Guendalina, Le pillole di Ercole, Genitori in blue-jeans, La mala ordina
  • Rita Savagnone in Le monachine, La calata dei barbari, Sette scialli di seta gialla
  • Lydia Simoneschi in Il ferroviere, La Gerusalemme liberata
  • Clara Bindi in La nonna Sabella, La nipote Sabella
  • Luisella Visconti in Cyrano e D'Artagnan, Se permette parliamo di donne
  • Benita Martini in Thrilling, Corpo a corpo
  • Melina Martello in La battaglia della Neretva, La colomba non deve volare
  • Anna Miserocchi in Michele Strogoff
  • Wanda Tettoni in Poveri milionari
  • Vittoria Febbi in Delitto d'autore
  • Mirella Pace in Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
  • Marisa Del Frate in Ercole e la regina di Lidia (canto)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Federico Rocca, Silvana Mangano, L'epos, 2008, ISBN 9788883023538. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  2. ^ a b Enrico Giacovelli, Un secolo di cinema italiano: 1900-1999, Lindau, 2002. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  3. ^ Alain Elkann, Interviste 1989-2000, Bompiani Overlook, 2000, ISBN 9788845243387. URL consultato il 1° dicembre 2017.
    «Intervistata da Elkann disse: "Pur essendo nata a Zagabria mi considero iugoslava, anche se la Iugoslavia è costituita da gruppi etnici diversi e con religioni diverse".».
  4. ^ Enrico Lancia e Fabio Melelli, Le straniere del nostro cinema, Gremese Editore, 2005, ISBN 9788884403506. URL consultato il 1° dicembre 2017.
    «Sylva Koscina ha origini slave, essendo nata a Zagabria.».
  5. ^ Mimmo Franzinelli, Il "piano Solo", Mondadori, 22 luglio 2014, ISBN 9788852051388. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  6. ^ Šušnjar
  7. ^ Raffaella Bertazzoli, Il mito nella letteratura italiana: Percorsi, miti senza frontiere / a cura di Raffaella Bertazzoli, Morcelliana, 2009, ISBN 9788837223106. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  8. ^ Lino Micciché e Scuola nazionale di cinema (Italy), Storia del cinema italiano: 1960, Edizioni di Bianco & nero, 2001, ISBN 9788831778411. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  9. ^ Enrico Lancia, Le attrici: dal 1930 ai giorni nostri, Gremese Editore, 2003, ISBN 9788884402141. URL consultato il 1° dicembre 2017.
    «Lancia riporta erroneamente: "Nata da padre greco e madre polacca".».
  10. ^ (EN) Lee Pfeiffer e Dave Worrall, Cinema Sex Sirens, Omnibus Press, 29 novembre 2011, ISBN 9780857127259. URL consultato il 1° dicembre 2017.
    «Sylva Koscina was born in Yugoslavia in 1933 of Greek-Polish heritage.».
  11. ^ a b Wolfgang Achtner, Obituaries: Sylva Koscina, in The Independent, 31 dicembre 1994. URL consultato il 1º maggio 2008.
  12. ^ a b c (EN) Lee Pfeiffer e Dave Worrall, Cinema Sex Sirens, Omnibus Press, 29 novembre 2011, ISBN 9780857127259. URL consultato il 1° dicembre 2017.
  13. ^ KOSCINA, O IL PRIMATO DEL CORPO - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 02 dicembre 2017.
  14. ^ Bruno Ventavoli, Al diavolo la celebrità: Steno dal Marc'Aurelio alla televisione : 50 anni di cinema e spettacolo in Italia, Lindau, 1999, ISBN 9788871802800. URL consultato il 02 dicembre 2017.
    «Raimondo Castelli, soprannominato negli ambienti romani «Spiraglio» perché telefona ai produttori dicendo: «Sylva ha uno spiraglio di tre giorni per girare una partecipazione».».
  15. ^ Enrico Lancia, Le attrici: dal 1930 ai giorni nostri, Gremese Editore, 2003, ISBN 9788884402141. URL consultato il 02 dicembre 2017.
  16. ^ La Bella addormentata: Morfologia e struttura del settimanale italiano, Istituto de storia dell'arte, Università, 1972. URL consultato il 02 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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