Eraldo Da Roma

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Eraldo Da Roma, pseudonimo di Eraldo Judiconi (Roma, 1º marzo 1900Roma, 27 marzo 1981), è stato un montatore cinematografico italiano. Gli si attribuiscono oltre 130 pellicole nel giro di trentotto anni di intensa attività.

Attività professionale[modifica | modifica wikitesto]

"Si faceva chiamare Eraldo da Roma perché era stato tenore e faceva concerti. Era il suo nome d'arte quando cantava le opere, e se lo è portato dietro anche nel mondo del cinema. Un giorno fece un'audizione al Teatro dell'Opera: Rina Gigli, figlia di Beniamino Gigli, lo fece entrare nel grande giro e così decise di passare al cinema e cominciò a fare l'aiuto-operatore". “È considerato il più grande montatore di tutti i tempi… De Sica sapeva che Eraldo era un uomo straordinario.”[1]

Ha esordito con il regista Mario Bonnard montando il film 30 secondi d'amore nel 1936. Ha curato in particolare il montaggio di alcuni film del regista pugliese Francesco De Robertis: nel 1941 ha montato il suo primo film significativo, dal titolo La nave bianca, supervisionato da Roberto Rossellini.

Eraldo da Roma “fece per qualche tempo l'aiuto operatore prima di dedicarsi al montaggio. Cominciò la sua carriera negli anni trenta. Nino Baragli ricorda che, quando faceva Addio Kira! e Noi vivi (nel 1942), già stava attaccato alla sua moviola, a vedere come si facevano le giunte, come si muoveva l'immagine…”[2]

Tra i suoi lavori più importanti, ha firmato il montaggio dei film Eugenia Grandet, diretto da Mario Soldati nel 1947, Ladri di biciclette e Germania anno zero (entrambi del 1948).

Nel 1954 ha montato Uomini ombra e Mizar (Sabotaggio in mare), entrambi per De Robertis. Poi L'eclisse nel 1962. L'ultimo film montato risulta 24 ore... non un minuto di più nel 1973.

Si è cimentato anche nella recitazione, nel film Nata di marzo nel 1960, nel ruolo di Tito.[3]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Masi, Nel Buio della Moviola, edito dall'Accademia dell'immagine, L'Aquila.
  2. ^ Intervista a Nino Baragli, tratta da: Stefano Masi, Nel buio della moviola, editore Accademia dell'immagine, L'Aquila
  3. ^ Fonte: Multiplayer.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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