Germania anno zero

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Germania anno zero
GermaniaAnnoZero.jpg
Il titolo di testa della pellicola
Paese di produzioneItalia, Germania, Francia
Anno1948
Durata75 min
Dati tecnicib/n
rapporto: 1,33:1
Generedrammatico
RegiaRoberto Rossellini
SoggettoRoberto Rossellini, da un'idea di Basilio Franchina (non accreditato)
SceneggiaturaRoberto Rossellini, Max Colpet, Carlo Lizzani, Sergio Amidei
ProduttoreRoberto Rossellini, Salvo D'Angelo
Produttore esecutivoAlfredo Guarini
Casa di produzioneTevere Film, Salvo D'Angelo Produzione
Distribuzione (Italia)G.D.B. Film
FotografiaRobert Julliard
MontaggioEraldo Da Roma
MusicheRenzo Rossellini
ScenografiaPiero Filippone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Germania anno zero è una pellicola cinematografica del 1948 diretta da Roberto Rossellini; è la terza opera della cosiddetta trilogia della guerra antifascista di Roberto Rossellini dopo Roma città aperta del (1945) e Paisà, realizzato nel (1946): è considerata una delle vette del Neorealismo.

Come indicato nei titoli di testa, la pellicola è dedicata alla memoria di Romano Rossellini, figlio del regista, prematuramente scomparso a 9 anni nel 1946.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell'infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell'innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa. »

(Cartello introduttivo della pellicola)

La Berlino del 1946, nell'immediato secondo Dopoguerra, è ancora un desolante cumulo di macerie; qui vive il giovane Edmund, di appena 12 anni, che trascorre le sue giornate vagando per la città. Il ragazzo cerca di racimolare qualche soldo per sostentare la sua famiglia, finita in miseria; sfollata a causa delle distruzioni belliche, è alloggiata malvolentieri in un palazzo con altra gente; inoltre, il padre di Edmund è immobilizzato a letto, gravemente malato di cuore, mentre la madre è morta e la sorella Eva accudisce il genitore infermo. Per ottenere le sigarette, Eva esce con i soldati alleati, resistendo al consiglio dei suoi amici di prostituirsi; suo fratello, Karl-Heinz, già soldato della Wehrmacht che ha combattuto in Russia e la battaglia di Berlino, non esce di casa perché privo di documenti, temendo di finire in un campo di concentramento. Tra furtarelli, baratti, giochi con gli amici e la ricerca di un qualsiasi lavoro, Edmund non si perde d'animo.

Il giovane Edmund per le strade di Berlino.

Un giorno, Edmund incontra il signor Enning, già suo maestro a scuola, un nazista ormai privo dell'abilitazione all'insegnamento, che lo porta nella casa dove abita. All'inizio gli affida il compito di vendere discorsi di Hitler, incisi su dischi, a soldati alleati, recandosi al palazzo, ora in rovina, della cancelleria di Hitler. Il viscido docente, probabilmente un pedofilo come alcuni suoi amici, soggioga Edmund con le sue teorie irrazionali, secondo le quali «i deboli devono soccombere e i forti sopravvivere». Il padre malato, dopo una crisi, finisce all'ospedale per alcuni giorni ma, tornato, ritrova la stessa miseria; il giovane, dopo aver prelevato una boccetta all'ospedale, di nascosto avvelena suo padre, uccidendolo mentre sorseggia del tè.

Nel frattempo, sopraggiunge la polizia per perquisire la casa e Karl-Heinz, che si presenta senza documenti, viene portato via. Eva avverte gli altri inquilini della morte del padre. Il giorno successivo, Karl-Heinz torna libero a casa e la sorella Eva gli rivela che il padre è morto. Edmund, dopo una discussione coi fratelli, vaga ramingo giorno e notte tra le rovine della città, finendo per tornare il giorno dopo dal vecchio maestro, al quale confessa il parricidio; ma Enning, terrorizzato e temendo di esser coinvolto, tenta di abusarlo, dandogli del pazzo e del mostro: Edmund fugge ancora, senza meta.

Il ragazzo, sconvolto, non ha il coraggio di tornare a casa e, nel suo inquieto vagabondare, percepisce il suono di un organo uscire da una chiesa distrutta e se ne allontana. Infine, Edmund si arrampica sull'edificio in rovina di fronte all'abitazione della famiglia, da dove vede portare via la bara del padre; i fratelli, arrivati in ritardo, cercano Edmund chiamandolo, ma questi non risponde. Prostrato dal peso del rimorso, poco dopo il ragazzo si suicida gettandosi nel vuoto sotto lo sguardo attonito della sorella Eva.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola è stata girata tra l'agosto del 1947 e il febbraio del 1948, in parte tra le macerie della Berlino dell'immediato Dopoguerra (per quanto riguarda gli esterni) e in parte a Roma (per le scene di interni); la pellicola è stata girata in prima battuta in tedesco e poi doppiata in italiano a cura di Sergio Amidei.

Quando Roberto Rossellini si recò a Berlino per la pellicola, organizzò i provini per trovare gli attori; a uno di questi, come racconta nella sua autobiografia, partecipò anche un giovane Klaus Kinski. Dopo ore di attesa nella sala d'aspetto con altri aspiranti attori, le audizioni tardavano a iniziarsi, mentre il regista si dilungava al telefono con Anna Magnani; in uno dei suoi tipici scatti di rabbia, Kinski si mise a inveire contro Rossellini, che subito replicò: «Chi è quello? Mi interessa! Fategli un provino!».[senza fonte]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN316751666 · GND (DE7562125-3 · BNF (FRcb146645788 (data)
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