Miracolo a Milano

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Miracolo a Milano
Miracolo a Milano.JPG
una scena del film
Titolo originale Miracolo a Milano
Paese di produzione Italia
Anno 1951
Durata 100 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, fantastico
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini (romanzo)
Sceneggiatura Cesare Zavattini e Vittorio De Sica (con la collaborazione di Suso Cecchi D'Amico, Mario Chiari, Adolfo Franci)
Casa di produzione Soc. Produzioni De Sica, ENIC
Distribuzione (Italia) ENIC (1951)
Fotografia G.R. Aldo (Aldo Graziati)
Montaggio Eraldo Da Roma
Effetti speciali Ned Mann
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Guido Fiorini
Costumi Mario Chiari
Interpreti e personaggi
Premi

Miracolo a Milano è un film del 1951 diretto da Vittorio De Sica.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Lolotta, una vecchia donna, sta innaffiando il suo orto nella periferia milanese quando tra gli ortaggi sente il pianto di un neonato. Trova un bambino abbandonato sotto un cavolo cappuccio e lo porta in casa per accudirlo: la donna decide di chiamarlo Totò.

Passano gli anni, Lolotta si ammala e muore. Dopo il suo funerale, Totò viene portato all'orfanotrofio da dove esce dopo aver compiuto la maggiore età.

Girando per la città in cerca di un lavoro, a Totò viene rubata la valigia. Accortosi della cosa, Totò insegue il ladro fino a fermarlo, e dopo una spiegazione del gesto i due diventano amici. L'uomo, che si chiama Alfredo, invita Totò a seguirlo a casa sua.

La "casa" di Alfredo in realtà è un solo riparo di fortuna realizzato con vecchi lamierati, in una baraccopoli di periferia. Nei mesi successivi Totò, con l'aiuto dei vari occupanti della zona, costruisce un piccolo villaggio di baracche, dove trovano abitazione coloro che hanno perso tutto durante la guerra. Tra questi personaggi Totò incontra una famiglia di nobile apparenza, accompagnata dalla domestica Edvige. Totò si infatua subito della ragazza cha a sua volta ricambia con vivo interesse.

Nel frattempo alla baraccopoli giungono alcune macchine di lusso, dalle quali scendono il vecchio proprietario del terreno, il signor Brambi, e il nuovo proprietario, un certo Mobbi.

In occasione della festa inaugurativa della baraccopoli si scopre che nel terreno sottostante c'è il petrolio. Rappi, uno dei baraccati, va dal signor Mobbi con un barattolo pieno del prezioso liquido.

Mobbi accorre subito alla baraccopoli accompagnato da un piccolo esercito con la ferma intenzione di scacciarne gli occupanti. Nella baraonda e nella nebbia dei lacrimogeni, Totò si inerpica sul palo della cuccagna. In quel mentre sente una voce che lo chiama, e, guardando in alto, intravede la figura di Lolotta sotto forma di angelo. La donna, salutandolo, gli consegna una colomba magica, in grado di realizzare tutti i suoi desideri.

Con l'aiuto della colomba Totò riesce ad avere la meglio sugli uomini di Mobbi, realizzando anche molteplici desideri dei vari abitanti, ma all'alba di un nuovo giorno, Mobbi ritorna in forze all'accampamento. Nel frattempo gli angeli sono riusciti a riprendersi la colomba, impedendo così a Totò di usufruirne per difendere i suoi amici dal nuovo assalto. Mobbi ne approfitta per caricare tutti gli occupanti su dei carri trainati da cavalli, conducendoli fino in piazza del Duomo.

Durante il tragitto Lolotta riesce a riconsegnare la colomba nelle mani di Totò, che riesce così a liberare tutti i suoi amici.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il film si sviluppa come una favola ed ha per protagonista un ragazzo orfano che sogna un mondo dove «Buongiorno voglia davvero dire buongiorno».

Finirà per fare amicizia con dei barboni, si fidanzerà con Edvige e sarà lui a guidarli nel finale in una piazza del Duomo affollata di netturbini a cui ruberanno le scope per volare via a cavallo delle stesse, verso quel paese immaginario tanto desiderato. La scena di questo "decollo" ha ispirato a Steven Spielberg la scena dei ragazzini su biciclette volanti nel film E.T.[1]

Realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Tratto dal romanzo Totò il buono di Cesare Zavattini, Miracolo a Milano nasce dalla lunga collaborazione tra Zavattini e De Sica, a cui si debbono altri film del periodo neorealista come Umberto D., Sciuscià e Ladri di biciclette. Il romanzo, edito da Bompiani nel 1943, dopo essere uscito a puntate sul settimanale Tempo, era lo sviluppo di un soggetto di tre pagine, scritto a quattro mani da Zavattini e Antonio de Curtis nel 1940[2]. Le riprese furono effettuate tra il febbraio e il giugno del 1950.[2] Il titolo di lavorazione del film era I poveri disturbano, titolo che fu cambiato in seguito alle pressioni dei produttori e di alcuni politici che vedevano il neorealismo come un cattivo biglietto da visita per l'Italia all'estero[3].

Soprattutto a causa degli effetti speciali, affidati a tecnici americani, (in particolare il noto volo finale sulle scope e le immagini in trasparenza dello spirito della madre e degli angeli), la spesa finale salì a circa 180 milioni di lire, il triplo di quant'era costato Ladri di biciclette, con un indebitamento che avrebbe assillato il regista-produttore per diversi anni.[4]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Girato a Milano, in prossimità della stazione di Lambrate, nel 1950, quando uscì nelle sale venne accolto in modo negativo da progressisti e conservatori. I primi lo giudicarono troppo evangelico e consolatorio (in Unione Sovietica ne fu proibita la diffusione); gli altri invece lo giudicarono un film eversivo e d'ispirazione comunista. Probabilmente quello che non piaceva a nessuno era la scelta di avere come protagonisti di un film dei barboni inoperosi e che fanno festa.

Benché De Sica ne abbia rivendicato la coerenza rispetto alle opere immediatamente precedenti[5], parte della critica ha individuato nel film il prevalere dell'impronta zavattiniana; di qui il gusto per le contrapposizioni forti - in particolare tra poveri e ricchi - le influenze surrealiste, il distacco dal neorealismo a favore di un realismo fantastico, con evidenti "riferimenti al cinema muto, al burlesque, alla pantomima, al circo, al fumetto e al disegno animato."[2]

Il film venne premiato con il Grand Prix du Festival per il miglior film al 4º Festival di Cannes.[6]

È stato successivamente selezionato tra i 100 film italiani da salvare[7].

L'opera lirica[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni 6 e 8 novembre 2007, nel Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia è stata messa in scena, in prima assoluta, l'opera lirica "Miracolo a Milano", liberamente tratto da "Miracolo a Milano" e da "Totò il Buono", con musiche di Giorgio Battistelli, commissionata per le celebrazioni dei 150 anni del teatro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Movie connections for E.T.: The Extra-Terrestrial, su Internet Movie Database.
  2. ^ a b c Dario Tomasi, " Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, verso la svolta ", in "Storia del cinema italiano. 1949-1953", a cura di Luciano De Giusti, Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2003
  3. ^ Giancarlo Governi: Ritratti - Vittorio De Sica, andato in onda su Raitre il 18 settembre 2010
  4. ^ Franco Pecori, "Vittorio De Sica", Editrice Il Castoro, Milano
  5. ^ "Tempo illustrato", 16 dicembre 1954
  6. ^ (EN) Awards 1951, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 gennaio 2011.
  7. ^ Rete degli Spettatori.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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