Il magnifico cornuto

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Il magnifico cornuto
Magnifico cornuto - titoli.png
Titoli di testa del film
Titolo originale Il magnifico cornuto
Paese di produzione Italia
Anno 1964
Durata 118 min
Dati tecnici B/N
Genere commedia
Regia Antonio Pietrangeli
Soggetto Fernand Crommelynck
Sceneggiatura Ettore Scola, Diego Fabbri, Stefano Strucchi, Ruggero Maccari
Produttore Alfonso Sansone, Henryk Chroscicki
Fotografia Armando Nannuzzi
Montaggio Eraldo da Roma
Musiche Armando Trovajoli
Costumi Maurizio Chiari, Nina Ricci
Interpreti e personaggi

Il magnifico cornuto è un film del 1964 diretto da Antonio Pietrangeli, adattato dalla classica pochade Le cocu magnifique (1921) di Fernand Crommelynck.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'opulenta e operosa città di Brescia, il maggior passatempo della ricca borghesia industriale sembra essere l'adulterio, che è anche il maggior argomento di conversazione alle feste. Andrea Artusi, proprietario di un avviato cappellificio, felicemente sposato con la giovane e bella Maria Grazia, sembra essere del tutto estraneo tanto al tradimento quanto alle maldicenze su di esso, completamente sicuro della fedeltà della moglie, dalla reputazione immacolata.

Nonostante una vita soddisfacente, non resiste però alla tentazione quando Cristiana, disinvolta moglie del Presidente del circolo, gli si propone esplicitamente.

Ma proprio questa relazione, apparentemente innocua, è la sua rovina: l'aver sperimentato in prima persona quanto sia facile per una donna tradire il coniuge, mantenendolo all'oscuro di tutto, comincia a farlo dubitare di Maria Grazia e presto diventa letteralmente ossessionato dal sospetto che lei abbia un amante.

Prima la fa spiare con scarso successo da un vecchio dipendente, poi la pedina in prima persona e, malgrado non riesca a scoprire nulla, continua ad avere visioni ad occhi aperti di lei, in un'immaginaria versione seducente e disinibita, intenta a tradirlo con più uomini. L'elemento che gli fa perdere completamente la testa è una contravvenzione fatta all'auto della moglie, in orario serale, nella via delle mura del Castello lungo la quale si appartano abitualmente le coppie clandestine, che un amico assessore espone per gioco durante una festa: Andrea esplode di fronte a tutti, affibbiando così a Maria Grazia l'etichetta di adultera e, a se stesso, quella di cornuto.

Esasperata dalla folle, ingiustificata gelosia del marito, quando questi arriva addirittura a fingere un viaggio per poi rimanere a sorvegliarla di nascosto, Maria Grazia lo provoca fingendo a sua volta di andare ad incontrare il proprio amante, ma poi lo affronta direttamente. Di fronte alla reazione violenta di Andrea, che alla guida dell'auto potrebbe farli uccidere tutti e due, Maria Grazia per calmarlo infine arriva ad ammettere una relazione, inesistente, con l'amico Gabriele.

Andrea, fuori di sé, rimane coinvolto in un incidente mentre tenta di raggiungere il rivale. Durante la convalescenza, si convince di essere stato vittima di una vera e propria malattia, ma di aver superato la "febbre" e di aver ritrovato la propria serenità e la fiducia in Maria Grazia (anche perché ha scoperto che la famosa multa è stata presa da un dipendente e non dalla moglie incolpevole). Peccato che lei, nel frattempo, disillusa nei confronti dell'uomo che amava e verso il quale era sempre stata irreprensibilmente fedele ma che si era rivelato ben diverso da quanto aveva sempre pensato, si sia ormai consolata con il comprensivo medico che si è preso cura del marito.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche del film sono curate da Armando Trovajoli. Il film si apre e si chiude con la canzone La notte che son partito, cantata da Jimmy Fontana.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Anche in questo film, come in Totò contro i quattro, si fa riferimento al caso del bitter avvelenato mandato per posta ad un commerciante di Arma di Taggia nell'agosto del 1962 dall'amante della moglie, e fatalmente bevuto dalla vittima.

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