Strage di Via Schievano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Strage di via Schievano
Agguato via Schievano.jpg
Strage di Via Schievano dell'8 gennaio 1980 a Milano.
Tiposparatoria
Data8 gennaio 1980
LuogoMilano
StatoItalia Italia
ResponsabiliBrigate Rosse
Conseguenze
Morti3

Strage di Via Schievano è la denominazione giornalistica[1] del pluriomicidio a sfondo politico avvenuto a Milano alle 08.15 dell'8 gennaio 1980, in cui furono uccisi tre poliziotti.

L'attentato venne rivendicato dalle Brigate Rosse (Colonna Walter Alasia) che volevano a loro modo dare il "benvenuto" al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, appena trasferito nel capoluogo meneghino al comando della Divisione Pastrengo[2]. Le vittime erano in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese della Questura di Milano.

Le BR, armate di mitra, a bordo di una Fiat 128 bianca seguirono una Fiat Ritmo usata come auto civetta dalla Polizia, impegnata in un giro di perlustrazione e approfittando del traffico mattutino aprirono il fuoco in pieno centro cittadino uccidendo l'appuntato Antonio Cestari (50 anni) e gli agenti Rocco Santoro (32) e Michele Tatulli (25)[3] in via Schievano, non lontano dal sottopasso di viale Cassala.

Al processo secondo l'accusa alla guida dell'auto c'è Nicolò De Maria mentre Barbara Balzerani, Mario Moretti e Nicola Gianicola sparano sulle forze dell'ordine[2], che colpite alle spalle periscono all'istante. Per ricordare le vittime, il comune di Milano ha posto nella via sopracitata una lapide in loro onore che però il 3 aprile 2005 è stata profanata da ignoti vandali[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'accaduto non è stato qualificato come reato di strage: art. 422 Codice di Procedura Penale della Repubblica Italiana.
  2. ^ a b Vittime del Terrorismo: Antonio Cestari, su vittimeterrorismo.it. URL consultato l'8 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2017).
  3. ^ Claudio Bachis, "Vita da sbirro"
  4. ^ Uccisi dalle Br, profanata la lapide, Corriere della Sera, 3 aprile 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]