l'Espresso

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l'Espresso
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Formato magazine
Fondazione 1955
Sede Via Cristoforo Colombo n. 90, Roma
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Diffusione cartacea 161 793 [1] (settembre 2015)
Direttore Luigi Vicinanza
Vicedirettore Marco Damilano
ISSN 0423-4243 (WC · ACNP)
Sito web espresso.repubblica.it/
 

l'Espresso (già L'Espresso e L'espresso) è una rivista italiana fondata nel 1955. Si definisce nella testata «settimanale di politica, cultura ed economia». Appartiene al Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., società quotata in borsa e il cui maggior azionista e presidente è Carlo De Benedetti. Esce il venerdì.

Da ottobre 2014 il direttore è Luigi Vicinanza.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1955 Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari decidono di fondare un giornale a Roma[2]. Scalfari presenta un piano industriale a due importanti imprenditori: Adriano Olivetti e Enrico Mattei. Viene concluso un accordo con il primo, per un settimanale[3]. Benedetti crea la redazione attingendo a quella di Cronache, settimanale milanese che ha chiuso proprio quell'anno. Antonio Gambino, redattore capo, è confermato nello stesso ruolo nel nuovo giornale, così come gran parte della redazione: Cesare Brandi, Gian Carlo Fusco, Fabrizio Dentice, Carlo Gregoretti, Cesare Zappulli e Bruno Zevi.
  • Viene costituita la società editrice «Nuove Edizioni Romane» (NER)[4]. Proprietario è Adriano Olivetti; socio di minoranza Carlo Caracciolo; direttore amministrativo Eugenio Scalfari. Con la direzione di Arrigo Benedetti, il primo numero de L'Espresso esce a Roma il 2 ottobre 1955 con una foliazione di 16 pagine in formato giornale.
  • Nel 1957 Olivetti, a causa delle difficoltà che la linea politica aggressiva del settimanale crea al suo gruppo industriale, cede la proprietà; dona il grosso delle sue azioni a Caracciolo e, in misura minore, a Benedetti e Scalfari. Caracciolo, che aveva una piccola quota, diventa azionista di maggioranza.
  • Nel 1963 la direzione passa ad Eugenio Scalfari, già direttore amministrativo; sotto la sua guida la rivista raggiunge i 5 milioni di copie complessivamente vendute.
  • Nel 1965 le fotografie redazionali e le inserzioni pubblicitarie diventano a colori.
  • Nel 1967 la tiratura supera le 100.000 copie a numero. Il settimanale si arricchisce di un inserto a colori di 32 pagine, formato 26 x 34 cm, comprendente di solito un ampio servizio riccamente corredato di foto, e varie rubriche di costume.
  • Nel 1968 Scalfari, eletto alla camera dei deputati, lascia la direzione a Gianni Corbi.
  • Nel 1970 subentra alla direzione Livio Zanetti.
  • Nel giugno 1971 viene pubblicata una lettera aperta in cui si denunciano le responsabilità della questura (e di Luigi Calabresi) nella morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. Il comunicato, che contiene gravi accuse ha grande risonanza grazie al lungo elenco dei firmatari.
  • Il 20 marzo 1974 la rivista abbandona il "formato lenzuolo" ed esce il primo numero in formato tabloid.
  • Nel 1975 la società editrice cambia denominazione in Editoriale L'Espresso.
  • Nell'autunno del 1986 la rubrica Affari & Finanza viene scorporata dalla rivista e distribuita insieme al quotidiano la Repubblica.
  • Nel 1989 la Editoriale L'Espresso viene acquisita da Arnoldo Mondadori Editore.
  • Nel 1991, in seguito ad accordi tra la Mondadori e De Benedetti, nasce l'attuale Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., il cui azionista di maggioranza è il Gruppo CIR. Direttore è Claudio Rinaldi.
  • Nel 1997 nasce il sito web della rivista.
  • Nel 2003 il nome della testata muta in L'espresso.
  • Nel 2011 la testata del periodico diventa l'Espresso.

Le inchieste celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • 1955-1956: Capitale corrotta = Nazione infetta è la prima celebre iniziativa, un'inchiesta (1956) sulla speculazione edilizia a Roma. Il primo articolo uscì l'11 dicembre 1955 a firma di Manlio Cancogni.
  • 1957: I pirati della salute, inchiesta sulle industrie farmaceutiche e sul mercato dei medicinali rimborsati dalle mutue.
  • 1958: Rapporto sul vizio, indagine sulla prostituzione alla vigilia della chiusura delle case di tolleranza. Mafia e potere, i legami fra le cosche mafiose e gli uomini politici.
  • 1961: La mappa del potere: chi conta davvero in Italia tra i politici, gli imprenditori, i dirigenti e gli uomini di cultura.
  • 1962: Dai lager di Stalin, testimonianza di Aleksandr Isaevič Solženicyn sui gulag, i famigerati campi di lavoro sovietici.
  • 1965: La cedolare di San Pietro, rapporto sui finanzieri del Vaticano. Le toghe di piombo, inchiesta sull'immobilismo della magistratura italiana.
  • 1967: Il golpe del Sifar, clamorosa rivelazione sul Piano Solo preparato dal generale Giovanni De Lorenzo e sulla schedatura di centinaia di personaggi della politica e dell'economia italiana da parte dei servizi segreti.
  • 1968: Atlante della contestazione, inchiesta sulla protesta giovanile del sessantotto.
  • 1970: Il caso Valpreda, inchiesta sulla strage di Piazza Fontana e rivelazioni sulla cosiddetta pista nera.
  • 1971: Razza padrona, i giochi di potere tra finanza, industria e partiti politici.
  • 1972: Libertà d'antenna, campagna contro il monopolio RAI.
  • 1975: Il golpe Borghese, inchiesta sul Golpe Borghese del comandante Junio Valerio Borghese e delle coperture del SID diretto dal generale Vito Miceli.
  • 1978: Il caso Leone, celebre inchiesta di Camilla Cederna sull'allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone e sulle presunte speculazioni dei suoi familiari. Questa campagna scandalistica, che si sarebbe rivelata falsa, costrinse ugualmente Leone a rassegnare le dimissioni, chieste ufficialmente dal Partito Comunista Italiano. Successivamente Cederna ed il settimanale furono condannati per diffamazione ad un cospicuo risarcimento[5].
  • 1980: I verbali Moro, pubblicazione delle testimonianze rese dai personaggi politici alla Commissione parlamentare d'inchiesta che indaga sulla vicenda Moro.
  • 1982: Un banchiere, una tragedia, i retroscena del caso Calvi, il cui cadavere fu rinvenuto al Blackfriars Bridge a Londra.
  • 1984: Mafia, la pista politica, le rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta.
  • 1986: La grande spartizione, una mappa sulla lottizzazione dei partiti politici nei vari settori della vita pubblica.
  • 1990: Regime di stampa, riguardante l'ingresso di Berlusconi alla guida della Arnoldo Mondadori Editore.
  • 2008: Benvenuti a Velenitaly, inchiesta sullo scandalo del vino al metanolo in Italia
  • 2014: "Roma, la Grande tristezza", reportage delle condizioni in cui verte la città di Roma, dal centro alle periferie, abbandonata a sé stessa dalle istituzioni e colpita da una crisi di valori senza precedenti.
  • [2015]: "La verità sul libro che fa tremare il Vaticano. Gli incontri con le fonti nei ristoranti e nei parchi di Roma. Le carte segrete. Le verifiche incrociate. [Emiliano Fittipaldi] racconta i retroscena dell'inchiesta che ha terremotato la Santa Sede" , servizio di copertina che porta allo scandalo [Vatileaks 2], che coinvolge [Papa Francesco], il quale, dopo aver denunciato il furto di documenti nel tradizionale [Angelus] domenicale, fa aprire un processo da parte della Magistratura vaticana. Tale processo è attualmente in corso e vede su banco degli imputati, per la prima volta nella storia, due giornalisti italiani: lo stesso Fittipaldi e [Gianluigi Nuzzi], quest'ultimo per aver pubblicato sullo stesso argomento il suo terzo bestseller internazionale [Via Crucis].

Come il quotidiano la Repubblica, sempre edito da De Benedetti, l'Espresso è storicamente vicino alle posizioni di centro-sinistra, anche se non ha mai lesinato critiche a tale schieramento.[6] In questo senso L'Espresso si è fatto portavoce di diverse battaglie civili, quali quella per l'approvazione in Italia della legge sul divorzio e per il "no" al successivo referendum abrogativo del 1974 promosso dalle forze cattoliche; quella a favore della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, con una copertina scandalo dove si vedeva una donna nuda e incinta in croce; la campagna contro il presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone, che sfociò nelle sue dimissioni, quella contro il monopolio RAI e quella sulla moralizzazione della vita pubblica a proposito della cosiddetta Tangentopoli.

Verso l'inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l'attenzione del pubblico. Si invoglia all'acquisto, ma tali immagini hanno all'interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L'uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002.

Le rubriche[modifica | modifica wikitesto]

Per molti anni, appuntamenti fissi del settimanale sono stati quelli relativi alla politica estera (Taccuino Internazionale di Antonio Gambino), cinema (la cui rubrica è stata tenuta da Alberto Moravia), all'architettura (Bruno Zevi), alla televisione (Sergio Saviane), alla letteratura (Paolo Milano dal 1957 ai primi anni Ottanta, quindi Enzo Siciliano), e al costume (Il lato debole di Camilla Cederna).

Dal 2001, l'ultima pagina del giornale ospita in alternanza quindicinale due rubriche: La bustina di Minerva (nata nel 1985), una rubrica di divagazioni, firmata da Umberto Eco, e Il vetro soffiato, una rubrica di ragionamenti, di Eugenio Scalfari.

La «Slangopedia»[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Slangopedia.

Dal 2001 sul sito web della testata è presente la sezione Slangopedia, un vocabolario on-line di espressioni gergali e giovanili della lingua italiana, curato da Maria Simonetti ed aggiornato con nuove segnalazioni ogni due settimane. Sempre sul sito è presente la sezione Chiesa.it, curata da Sandro Magister, che ha raggiunto fama internazionale con la recensione che le ha dedicato la rivista statunitense Foreign Policy. Molto curata anche la sezione Style&Design del sito, con contributi e audiogallerie realizzati appositamente per il web.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Le firme[modifica | modifica wikitesto]

Per l'Espresso hanno nel passato scritto giornalisti ed editorialisti molto noti nel mondo dell'informazione, fra questi Antonio Gambino, Giampaolo Pansa, Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Peter Gomez e Edmondo Berselli; tra le firme attuali più note si ricordano Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Lirio Abbate, Fabrizio Gatti, Michele Serra, Stefano Bartezzaghi, Marco Travaglio, Massimo Riva, Alessandro Gilioli, Massimo Cacciari, Marco Damilano, Gianni Vattimo, Umberto Veronesi, Luigi Zingales, il vaticanista Sandro Magister, lo scrittore Roberto Saviano e l'economista Jeremy Rifkin.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] di Accertamenti Diffusione Stampa
  2. ^ L'Espresso, formidabili questi sessant'anni, espresso.repubblica.it. URL consultato il 13/12/2015.
  3. ^ Enrico Mattei fondò un quotidiano, «Il Giorno», che uscì nel 1956.
  4. ^ Il Gruppo/Storia, gruppoespresso.it. URL consultato il 13/12/2015.
  5. ^ La Storia siamo noi - Giovanni Leone, Rai.it, 20 giugno 2009. URL consultato il 2 marzo 2011.
  6. ^ L'Espresso riparte dalle inchieste, francoabruzzo.it. URL consultato il 9/1/2015.
  7. ^ Il settimanale non uscì l'8 luglio per uno sciopero.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. L'Espresso 1955-1980. Pomezia, Editoriale L'Espresso, 1981; (testi di D. Corbi, Umberto Eco, A. Gambino, Eugenio Scalfari e altri).
  • Massimo Veneziani. Il caso de "L'Espresso" in Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni sessanta a oggi. Roma, Castelvecchi, 2006. pp. 177–183. ISBN 9788876151446.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]