Germano Celant

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Germano Lucio Celant (Genova, 11 settembre 1940Milano, 29 aprile 2020[1]) è stato un critico d'arte e direttore artistico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò all'Università degli Studi di Genova, dove fu allievo di Eugenio Battisti[2].

Nel 1967 coniò la definizione di "arte povera"[3] per designare un gruppo di artisti italiani: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova[4], destinati a riscuotere un grande successo internazionale negli anni successivi[5]. Sempre alla Bertesca di Genova presentò in contemporanea Im-Spazio (Bignardi, Ceroli, Icaro, Mambor, Mattiacci, Tacchi). Questi artisti, secondo la presentazione del critico nel catalogo, operavano in una "nuova dimensione progettuale che mira ad intendere lo spazio dell'immagine, non più come contenitore ma come campo di forze spazio-visuali. Le loro opere presentano una strutturazione aperta di frammenti visivi, formano imspazio a circolo aperto, a tempo reale [...] che agisce con e sullo spettatore"[6].

Celant delineò la teoria e la fisionomia del movimento attraverso mostre e scritti come Conceptual Art, Arte Povera, Land Art del 1970[7].

Dopo la mostra Off Media, svoltasi a Bari nel 1977, iniziò a collaborare col Museo Guggenheim di New York, del quale divenne in seguito senior curator[8].

Sempre al Guggenheim allestì nel 1994 la mostra Italian Metamorphosis 1943-1968, nel tentativo di avvicinare l'arte italiana alla cultura americana. L'intendimento di internazionalizzare l'arte italiana aveva già caratterizzato le mostre al Centre Pompidou di Parigi (1981), a Londra (1989) e a Palazzo Grassi a Venezia (1989)[9].

Nel 1996 curò la prima edizione della Biennale di Firenze Arte e Moda[10], evidenziando un concetto di arte in costante evoluzione, strettamente connesso con la cultura contemporanea intesa come espressione dinamica di una creatività globale. Nel 1997 venne nominato direttore della 47ª Biennale d'Arte di Venezia[11].

Collaboratore di note riviste fra le quali L'Espresso, Celant, dopo aver realizzato a Genova la grande mostra Arti & Architettura (2004), fu direttore della Fondazione Prada a Milano e curatore della Fondazione Emilio Vedova a Venezia. Inoltre organizzò la mostra Art & Food alla Triennale di Milano, in occasione di Expo 2015[12].

Il ricco compenso di 750 mila euro, assegnato dall'Expo 2015 al critico genovese per la curatela e la direzione artistica dell'Area Tematica Food in Art del 2015, scatenò immediatamente una polemica: il critico d'arte Demetrio Paparoni si appellò infatti al sindaco di Milano Giuliano Pisapia contro la cifra spropositata, considerando che il compenso destinato al direttore dell'ultima Biennale di Arti visive Massimiliano Gioni, nonché al suo successore Okwui Enwezor, sarebbe stato ''appena'' di 120mila euro[13]. Dall'accusa Celant si era difeso, asserendo che il totale della cifra avrebbe incluso anche la retribuzione del general contractor dell'intera iniziativa, lo staff e le tasse, dal momento che l'Expo mancava di una sua struttura organizzativa interna[13].

Celant è morto il 29 aprile 2020 all'ospedale Ospedale San Raffaele di Milano,[14] a seguito della pandemia di COVID-19, [15] lasciando la moglie - la statunitense Paris Murray - e il figlio Argento, ed è poi stato cremato al cimitero di Lambrate. I sintomi del virus si erano manifestati un mese prima.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morto a 80 anni il criticod'arte Germano Celant, creatore del movimento Arte Povera Arttribune.com
  2. ^ (EN) Massimo Melotti, Vicende dell'arte in Italia dal dopoguerra agli anni Duemila: Artisti, Gallerie, Mercato, Collezionisti, Musei, Franco Angeli Edizioni, 12 maggio 2017, ISBN 978-88-917-5549-0. URL consultato il 16 maggio 2020.
  3. ^ Arte povera, su WeSchool. URL consultato il 9 maggio 2019.
  4. ^ L’Arte Povera in mostra al Pompidou di Parigi. Un movimento che sulla fine degli anni Sessanta rivoluzionò l’arte e l’estetica del bello. –, su blog.ilgiornale.it. URL consultato il 9 maggio 2019.
  5. ^ Arte Povera, futuro ricco - Il Sole 24 ORE, su www.ilsole24ore.com. URL consultato il 10 maggio 2019.
  6. ^ Raffaella Perna, Renato Mambor: Studi intorno alle opere, la performance, il teatro, Sapienza Università Editrice, 1º marzo 2018, ISBN 9788893770521. URL consultato il 10 maggio 2019.
  7. ^ Biografia di Germano Celant. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  8. ^ GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI BAGNOLI, su MAM-E, 28 novembre 2018. URL consultato il 9 maggio 2019.
  9. ^ Germano Celant - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  10. ^ Celant racconta la sua mostra [collegamento interrotto], su mentelocale.it, 6 ottobre 2004. URL consultato il 9 maggio 2019.
  11. ^ ASAC Dati: Annali 1997, su asac.labiennale.org. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  12. ^ Milioni di euro per mostre e curatori: su Expo 2015 si abbatte una nuova tempesta, su Repubblica.it, https://plus.google.com/+repubblica/. URL consultato il 23 novembre 2015.
  13. ^ a b Celant coperto d'oro diventa la barzelletta del mondo dell'arte, in ilGiornale.it. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  14. ^ PIERLUIGI PANZA, Morto Germano Celant, critico d’arte e curatore, su Corriere della Sera, 29 aprile 2020. URL consultato il 2 maggio 2020.
  15. ^ https://rep.repubblica.it/pwa/robinson/2020/04/29/news/addio_celant-255176732/

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN110172279 · ISNI (EN0000 0001 2284 1079 · SBN IT\ICCU\CFIV\000160 · LCCN (ENn79046599 · BNF (FRcb11895718r (data) · BNE (ESXX1153681 (data) · ULAN (EN500093614 · WorldCat Identities (ENlccn-n79046599