Germano Celant

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Germano Lucio Celant (Genova, 11 settembre 1940Milano, 29 aprile 2020[1]) è stato un critico d'arte e direttore artistico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò all'Università degli Studi di Genova, dove fu allievo di Eugenio Battisti[2].

Nel 1967 coniò la definizione di "arte povera"[3] per designare un gruppo di artisti italiani: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova[4], destinati a riscuotere un grande successo internazionale negli anni successivi[5]. Sempre alla Bertesca di Genova presentò in contemporanea Im-Spazio (Bignardi, Ceroli, Icaro, Mambor, Mattiacci, Tacchi). Questi artisti, secondo la presentazione del critico nel catalogo, operavano in una "nuova dimensione progettuale che mira ad intendere lo spazio dell'immagine, non più come contenitore ma come campo di forze spazio-visuali. Le loro opere presentano una strutturazione aperta di frammenti visivi, formano imspazio a circolo aperto, a tempo reale [...] che agisce con e sullo spettatore"[6].

Celant delineò la teoria e la fisionomia del movimento attraverso mostre e scritti come Conceptual Art, Arte Povera, Land Art del 1970[7].

Dopo la mostra Off Media, svoltasi a Bari nel 1977, iniziò a collaborare col Museo Guggenheim di New York, del quale divenne in seguito senior curator[8].

Sempre al Guggenheim allestì nel 1994 la mostra Italian Metamorphosis 1943-1968, nel tentativo di avvicinare l'arte italiana alla cultura americana. L'intendimento di internazionalizzare l'arte italiana aveva già caratterizzato le mostre al Centre Pompidou di Parigi (1981), a Londra (1989) e a Palazzo Grassi a Venezia (1989)[9].

Nel 1996 curò la prima edizione della Biennale di Firenze Arte e Moda[10], evidenziando un concetto di arte in costante evoluzione, strettamente connesso con la cultura contemporanea intesa come espressione dinamica di una creatività globale. Nel 1997 venne nominato direttore della 47ª Biennale d'Arte di Venezia[11].

Collaboratore di note riviste fra le quali L'Espresso e Interni, Celant, dopo aver realizzato a Genova la grande mostra Arti & Architettura (2004), fu dal 1995 al 2014 direttore e successivamente sovrintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada a Milano; dal 2005 curatore della Fondazione Aldo Rossi a Milano e dal 2008 della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova a Venezia. Inoltre organizzò la mostra Arts & Foods alla Triennale di Milano, in occasione di Expo 2015[12].

Il ricco compenso di 750 mila euro, assegnato dall'Expo 2015 al critico genovese per la curatela e la direzione artistica dell'Area Tematica Food in Art del 2015, scatenò immediatamente una polemica: il critico d'arte Demetrio Paparoni si appellò infatti al sindaco di Milano Giuliano Pisapia contro la cifra spropositata, considerando che il compenso destinato al direttore dell'ultima Biennale di Arti visive Massimiliano Gioni, nonché al suo successore Okwui Enwezor, sarebbe stato ''appena'' di 120mila euro[13]. Dall'accusa Celant si era difeso, asserendo che il totale della cifra avrebbe incluso anche la retribuzione del general contractor dell'intera iniziativa, lo staff e le tasse, dal momento che l'Expo mancava di una sua struttura organizzativa interna[13].

Nel 2016 fu Project Manager dell'opera di Christo The Floating Piers sul Lago d'Iseo[14].

Celant è morto il 29 aprile 2020 a Milano, vittima del COVID-19.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morto a 80 anni il criticod'arte Germano Celant, creatore del movimento Arte Povera Archiviato il 1º maggio 2020 in Internet Archive. Artribune.com
  2. ^ (EN) Massimo Melotti, Vicende dell'arte in Italia dal dopoguerra agli anni Duemila: Artisti, Gallerie, Mercato, Collezionisti, Musei, Franco Angeli Edizioni, 12 maggio 2017, ISBN 978-88-917-5549-0. URL consultato il 16 maggio 2020.
  3. ^ Arte povera, su WeSchool. URL consultato il 9 maggio 2019 (archiviato il 9 maggio 2019).
  4. ^ L’Arte Povera in mostra al Pompidou di Parigi. Un movimento che sulla fine degli anni Sessanta rivoluzionò l’arte e l’estetica del bello. –, su blog.ilgiornale.it. URL consultato il 9 maggio 2019 (archiviato il 9 maggio 2019).
  5. ^ Arte Povera, futuro ricco - Il Sole 24 ORE, su www.ilsole24ore.com. URL consultato il 10 maggio 2019.
  6. ^ Raffaella Perna, Renato Mambor: Studi intorno alle opere, la performance, il teatro, Sapienza Università Editrice, 1º marzo 2018, ISBN 9788893770521. URL consultato il 10 maggio 2019.
  7. ^ Biografia di Germano Celant. URL consultato il 29 gennaio 2018 (archiviato il 29 gennaio 2018).
  8. ^ GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI BAGNOLI, su MAM-E, 28 novembre 2018. URL consultato il 9 maggio 2019 (archiviato il 9 maggio 2019).
  9. ^ Germano Celant - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 gennaio 2018 (archiviato il 29 gennaio 2018).
  10. ^ Laura Calevo, Celant racconta la sua mostra, su mentelocale.it, 6 ottobre 2004. URL consultato il 5 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2019).
  11. ^ ASAC Dati: Annali 1997, su asac.labiennale.org. URL consultato il 29 gennaio 2018 (archiviato il 29 gennaio 2018).
  12. ^ Milioni di euro per mostre e curatori: su Expo 2015 si abbatte una nuova tempesta, su Repubblica.it, https://plus.google.com/+repubblica/. URL consultato il 23 novembre 2015 (archiviato il 24 novembre 2015).
  13. ^ a b Celant coperto d'oro diventa la barzelletta del mondo dell'arte, in ilGiornale.it. URL consultato il 29 gennaio 2018 (archiviato il 30 gennaio 2018).
  14. ^ The Floating Piers in Lake Iseo by Christo and Jeanne-Claude, su aasarchitecture.com.
  15. ^ Giulia Ronchi, Il virus uccide Germano Celant. Uno dei più grandi critici d’arte al mondo, su Artribune, 29 aprile 2020. URL consultato il 9 settembre 2020.

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