Germano Celant

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Germano Celant (Genova, 1940) è uno storico dell'arte e curatore italiano, noto per aver coniato nel 1967 la definizione di "arte povera" per designare un gruppo di artisti italiani: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova, destinati a riscuotere un grande successo internazionale negli anni successivi.

Sempre alla Bertesca di Genova presenta in contemporanea "Im-Spazio" (Bignardi, Ceroli, Icaro, Mambor, Mattiacci, Tacchi). Questi artisti, secondo la presentazione del critico nel catalogo, operano in una "nuova dimensione progettuale che mira ad intendere lo spazio dell'immagine, non più come contenitore ma come campo di forze spazio-visuali. Le loro opere presentano una strutturazione aperta di frammenti visivi, formano imspazio a circolo aperto, a tempo reale [...] che agisce con e sullo spettatore".

Celant delinea la teoria e la fisionomia del movimento attraverso mostre e scritti come "Conceptual Art, Arte Povera, Land Art" del 1970[1].

Dopo la mostra "Off media" (a Bari nel 1977) inizia a collaborare col Museo Guggenheim di New York, del quale diviene in seguito senior curator.

Sempre al Guggenheim allestisce nel 1994 la mostra "Italian Metamorphosis 1943-1968", nel tentativo di avvicinare l'arte italiana alla cultura americana. L'intendimento di internazionalizzare l'arte italiana aveva già caratterizzato le mostre al Centre Pompidou di Parigi (1981), a Londra (1989) e a Palazzo Grassi a Venezia (1989)[2].

Nel 1996 cura la prima edizione della Biennale di Firenze "Arte e Moda", evidenziando un concetto di arte in costante evoluzione, strettamente connesso con la cultura contemporanea intesa come espressione dinamica di una creatività globale.

Nel 1997 viene nominato direttore della 47ª Biennale di Venezia[3].

Collaboratore di note riviste fra le quali L'Espresso, Celant, dopo aver realizzato a Genova la grande mostra "Arti & Architettura" nel 2004, è attualmente direttore della Fondazione Prada a Milano e curatore della Fondazione Vedova a Venezia. Inoltre cura la mostra "Art & Food" alla Triennale di Milano, in occasione di Expo 2015[4].

Il ricco compenso offerto dall'Expo di Milano 2015 di 750 mila euro assegnato al critico genovese per la curatela e la direzione artistica per l'Area Tematica "Food in Art" del 2015, scatena immediatamente una polemica: il critico Demetrio Paparoni si è appellato infatti al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, contro la cifra spropositata, considerando che il compenso destinato al direttore dell'ultima Biennale di Arti Visive Massimiliano Gioni nonché il suo successore Okwui Enwezor sarebbe stato 'appena' di 120mila euro[5]. All'accusa Celant si era difeso asserendo che il totale della cifra avrebbe incluso anche la retribuzione del general contractor dell'intera iniziativa, lo staff e le tasse dal momento che l'Expo mancava di una sua struttura interna organizzativa[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (IT) Biografia di Germano Celant. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  2. ^ Germano Celant - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  3. ^ ASAC Dati: Annali 1997, su asac.labiennale.org. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  4. ^ Milioni di euro per mostre e curatori: su Expo 2015 si abbatte una nuova tempesta, su Repubblica.it, https://plus.google.com/+repubblica/. URL consultato il 23 novembre 2015.
  5. ^ Celant coperto d'oro diventa la barzelletta del mondo dell'arte, in ilGiornale.it. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  6. ^ Celant coperto d'oro diventa la barzelletta del mondo dell'arte, in ilGiornale.it. URL consultato il 29 gennaio 2018.

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