Giancarlo Fusco

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« (...) Fusco ha la grande qualità di illuminare tutto quello che scrive - sacro e profano - ai bagliori di un'umanità aperta e cordiale »
(dalla prefazione di Luigi Silori al libro "Papa Giovanni")
Giancarlo Fusco nel 1955

Giancarlo Fusco (La Spezia, 1º luglio 1915Roma, 17 settembre 1984) è stato uno scrittore, giornalista e attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fusco ha condotto una vita irrequieta e movimentata durante la quale ha praticato mestieri di ogni tipo, alcuni forse immaginari, dall'attore cinematografico al boxeur (in realtà da ragazzo sognava di diventare un famoso pugile, ma nell'unico incontro ufficiale che combatté nella sua vita, finì male perdendo tutti i denti).[1]

Da giovanissimo scappò anche di casa per inseguire una ballerina di varietà[2] e per l'occasione s'improvvisò perfino ballerino.

All'età di 26 anni, è sul fronte greco-albanese nel genio telegrafisti; alla fine guerra diviene un protagonista della vita notturna versiliese: ballerino e brillante narratore delle proprie avventure.[senza fonte]

Inizia a lavorare come giornalista scrivendo per La Gazzetta di Livorno; Manlio Cancogni lo fece entrare nel gruppo dei collaboratori de Il Mondo, dove iniziò a frequentare le migliori penne del momento, per poi passare per le redazioni dell'Europeo, de Il Giorno, ove tenne la celebre "colonna", e de l'Espresso, facendosi ammirare sempre più per i suoi irresistibili racconti.

Personaggio eccentrico, amava, tra l'altro, far credere di essere appartenuto ad ambienti della mala marsigliese, ma in realtà era semplicemente affascinato di Marsiglia e delle atmosfere rese dalle opere di Baudelaire e Rimbaud e dai film di Gabin e di Duvivier.[senza fonte]

Maestro del giornalismo di cronaca e costume (curò anche una rubrica di critica televisiva intitolata Pollice Verso per Il Giornale d'Italia[3]), ha scritto molti libri, una commedia con Enzo Biagi, ha fatto anche tanta radio e diverse sceneggiature cinematografiche, lavorando con Carmelo Bene, Mario Monicelli e Vittorio Gassman: è stato un ironico, delizioso scrittore e un grande narratore orale. Memorabile è il suo ruolo di un militare scombinato e macchiettistico nel film di Mario Monicelli Vogliamo i colonnelli, accanto a un grandissimo Ugo Tognazzi, deputato golpista.

Il suo amico Andrea Camilleri lo descrisse come un genio dell'affabulazione e della battuta, un uomo senza padroni, uno spirito anticonformista per eccellenza: "La pietà di Fusco lo porta a scegliere tra le tigri con meno denti e più spelacchiate" disse.

Morì nel 1984 al policlinico Gemelli di Roma, dopo un'operazione al cervello invaso da un tumore che da mesi lo faceva soffrire. Stava per essere sepolto in una fossa comune, senza esequie, ma gli amici più cari riuscirono a organizzargli il funerale nella "Chiesa degli artisti" a Piazza del Popolo.

La sorella Franca e la nipote Cinzia vollero poi ripetere il funerale a Forte dei Marmi dove è sepolto.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Fusco è stato uno scrittore molto prolifico ed eclettico.

Pubblicò il suo primo libro, Biancheria, nel 1935, a vent'anni. Il libro fu bloccato dalla censura fascista perché giudicato "anti-solare e disfattistico". Dopo la lunga pausa militare, riprese a scrivere solo nel 1949, pubblicando sul settimanale Il Mondo quelle prose, dedicate al costume littorio, che vennero poi raccolte da Einaudi nel volume Le rose del ventennio.

Ha scritto inoltre, tra l'altro, La Guerra d'Albania, Duri a Marsiglia e una rievocazione del mondo delle case chiuse intitolata Quando l'Italia tollerava, che raccolse sedici racconti-testimonianza, più o meno brevi, di alcune delle penne migliori dell'epoca, da Alberto Bevilacqua a Giovanni Comisso, da Dino Buzzati a Luigi Silori, da Mario Soldati a Ercole Patti, da Cesare Zavattini a Vincenzo Talarico.

I racconti sono incentrati su aneddoti legati al mondo dei "casini", le case di tolleranza aperte in Italia - a quanto sostiene Fusco - già nel 1432 e che saranno chiuse definitivamente nel 1958 dalla legge Merlin, dal nome della sua proponente, la senatrice socialista Lina Merlin. Di particolare intensità narrativa, si segnalano i racconti 'Come fece Erostrato' di Buzzati, 'In via Panico' di Zavattini, 'La "casa" di guerra di Atene' di Silori, 'L'uscio del batticuore' di Soldati. Il libro è illustrato da moltissime riproduzioni di opere di Mino Maccari.

Il romanzo Gli indesiderabili nasce dalla voglia di raccontare la vera sorte dei piccoli mafiosi italo-americani, ben diversa da quella di Lucky Luciano, graziato per meriti di guerra e rimpatriato nel 1946 a Napoli, dove visse tra donne, cavalli e alberghi di lusso.

Quasi tutti gli anonimi piccoli boss, rigettati in Italia a centinaia in quegli anni dagli Usa che li dichiararono indesiderabili, erano diversamente destinati a vite grame e solitarie.

Come Frank Frigenti, appunto, che vive estorcendo qualche migliaia di lire a giornalisti creduloni o rassegnati - compreso lo stesso Fusco - con la promessa di una valigia piena di carte esplosive o documenti compromettenti.

O come Lu Grisafi, altro indesiderabile, che viene salvato dall'indigenza da un maresciallo dei carabinieri che gli procura un posto di guardiano in una masseria. A questi uomini Fusco dedica i capitoli del suo libro, probabilmente alternando l'abile trasposizione della realtà all'altrettanto abile operazione di raccontare eventi forse mai vissuti.

Il confine tra la fantasia e la realtà è estremamente labile, del resto in linea con la "doppia vita" dell'autore: una vita diurna fatta di duro lavoro e molteplici soddisfazioni e una vita losca, oscura, vissuta tra i nights della Versilia prima e del milanese poi.

Nel 1972 scrisse per Bietti un interessante saggio divulgativo su papa Giovanni, che ebbe un grande successo di vendite, tanto da esaurirsi nel giro di poche settimane. Nella prefazione, Luigi Silori descrive acutamente il carattere e la verve letteraria dell'irriverente Fusco che con questo best seller scrisse "non un'agiografia, né una biografia edificante e melensa, ma la testimonianza genuina e spregiudicata di un incontro memorabile". L'opera fu poi ristampata nel 2006 da Sellerio.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Le rose del ventennio, Collana I Coralli n.90, Einaudi, Torino, 1958-1959.
    • Le rose del ventennio. Divertente, grottesco, tragico. Il più bel libro sul ventennio nero, Collana La Scala, Rizzoli, Milano, 1974-1975; BUR, Milano, 1977.
    • Le rose del ventennio, Collana La memoria, Sellerio, Palermo, 2000, ISBN 978-88-389-1584-0.
  • La lunga marcia. Italianski, brava gente, Longanesi, Milano, 1961.
  • Guerra d'Albania, Collana UE scrittori d'oggi n.343 Feltrinelli, Milano, I ed. 1961.
    • Guerra d'Albania. Trentacinque mesi di stupidità, d'incompetenza, di ferocia insensata, di sacrifici inutili, Collana i garzanti n.662, Garzanti, Milano, 1977.
    • Guerra d'Albania, Collana La memoria n.518, Sellerio, Palermo, 2006, ISBN 978-88-389-1700-4.
  • Gli indesiderabili, Longanesi, Milano, I ed. 1962.
  • Quando l'Italia tollerava, Cianesi, Roma, 1965.
  • I mille e una notte. Storia erotica del Risorgimento, Tattilo Editrice, 1974.
  • Duri a Marsiglia: ambienti e protagonisti della malavita romantica degli anni Trenta, Bietti, Milano, 1974.
    • Duri a Marsiglia, Collana Nuovi Coralli n.394, Einaudi, Torino, 1987-1997, ISBN 978-88-06-59890-7.
    • Duri a Marsiglia, introd. di Tommaso De Lorenzis, contributi di Giovanni Arpino, postfazione di Luigi Bernardi, Collana Stile libero Noir, Einaudi, Torino, 2005, ISBN 978-88-06-17544-3.
  • Il gusto di vivere, con 32 disegni di Mino Maccari, a cura di Natalia Aspesi, Laterza, Roma-Bari, I ed. 1985.
  • La colonna. La rubrica giornalistica più caustica e umoristica di un'Italia che cambia (1958-1963), Collana Storie della storia d'Italia n.65, Baldini & Castoldi, Milano, I ed. 1999 - 2003, ISBN 978-88-8089-596-1.
  • L'Italia al dente, Collana La memoria n.554, Sellerio, Palermo, 2002, ISBN 978-88-389-1806-3.
  • A Roma con Bubù, Collana La memoria n.644, Sellerio, Palermo, 2005, ISBN 978-88-389-2044-8.
  • Papa Giovanni, Collana La memoria n.698, Sellerio, Palermo, 2006, ISBN 978-88-389-2164-3.
  • Mussolini e le donne, Collana La memoria n.669, Sellerio, Palermo, 2006, ISBN 978-88-389-2094-3.
  • La legione straniera, Collana La memoria n.769, Sellerio, Palermo, 2008, ISBN 978-88-389-2337-1.
  • Viaggio in Versilia. L'estate del «boom», Mursia, Milano, 2009, ISBN 978-88-425-4395-4.
  • La Carboneria e le altre società segrete, Mursia, Milano, 2010, ISBN 978-88-425-4469-2.
  • Garibaldi in Sicilia, Mursia, Milano, 2010, ISBN 978-88-425-4612-2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ciao Fusco, La Spezia, Comune della Spezia, Istituzione per i Servizi culturali, 2004, p. 20.
  2. ^ Ciao Fusco, La Spezia, Comune della Spezia, Istituzione per i Servizi culturali, 2004, p. 23.
  3. ^ Vedi: Affaritaliani.libero.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario Bolaffi del cinema italiano.
  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955 - 1956/1965 - 1966/1975
  • Oreste Del Buono, Giancarlo Fusco, in Amici, amici degli amici, maestri, Milano, Baldini&Castoldi, 1994, pp.15-19.

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