Jim Morrison

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Jim Morrison
Jim Morrison nel 1968
NazionalitàBandiera degli Stati Uniti Stati Uniti
GenereRock psichedelico[1][2]
Blues rock[2]
Acid rock[2]
Periodo di attività musicale1963 – 1971
StrumentoVoce, Armonica a bocca, Maracas
GruppiThe Doors
Album pubblicati8 (22 postumi)
Studio6
Live1 (3 postumi)
Raccolte1 (19 postume)
(EN)

«If my poetry aims to achieve anything, it's to deliver people from the limited ways in which they see and feel.»

(IT)

«Se la mia poesia cerca di arrivare a qualcosa, è liberare la gente dai modi limitati in cui vede e sente.»

James Douglas Morrison, detto Jim (Melbourne, 8 dicembre 1943Parigi, 3 luglio 1971), è stato un cantautore e poeta statunitense. Fu il leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, dal 1965 al 1971.

Per la sua indole irrequieta, le sue poesie e canzoni, il timbro vocale, l'imprevedibile presenza scenica e le drammatiche circostanze che circondano la sua vita e la prematura morte, Morrison è considerato dai critici musicali e dai fan come uno dei più influenti e iconici frontmen nella storia del rock. Cavalcando la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, fu tra i maggiori cantanti di rock psichedelico[3]. Impetuoso "profeta della libertà" e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell'inquietudine giovanile[4].

Nel 2008 Morrison fu posizionato al 47º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone[5] e, l'anno successivo, al 22º posto nella classifica dei "50 più Grandi Cantanti del Rock" stilata dalla rivista britannica Classic Rock.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni (1943-1959)[modifica | modifica wikitesto]

Jim Morrison e suo padre George Stephen Morrison (Comandante di Marina) sul ponte dell'USS Bon Homme Richard nel gennaio 1963.

Di origine statunitense, a sua volta con nonni di origini inglesi, scozzesi, irlandesi e tedesche, James "Jim" Douglas Morrison nacque alle 11:55 ora locale[7] dell'8 dicembre 1943, al Brevard Hospital, vecchio nome dell'attuale Holmes Medical, di Melbourne, in Florida, da George Stephen Morrison, ammiraglio in servizio presso la Marina degli Stati Uniti d'America (deceduto il 17 novembre 2008) e spesso fuori casa, e da Clara Virginia Clarke Morrison (deceduta il 29 dicembre 2005), figlia di un avvocato del Wisconsin, entrambi giunti da Pensacola (Florida) dall'anno precedente. A causa della professione militare del padre infatti, la famiglia dovette trasferirsi molte volte all'interno degli Stati Uniti d'America e, per questo motivo, Jim visse i primi anni costretto a cambiare spesso casa, scuola e amicizie.

Già a Melbourne, sua madre visse dapprima al 1250, South Harbor City Boulevard, poi al 2100, Vernon Place. Nel 1946 poi, la famiglia si spostò a Clearwater, sempre sulla costa della Florida ma rivolta verso il Golfo del Messico, dove abitavano i nonni paterni, quindi nel 1947 a Washington e ad Albuquerque (Nuovo Messico), dove nacque la sorellina di Jim, Anne Robin Morrison.

Uno degli eventi più emotivi della sua infanzia avvenne nel 1947, durante un viaggio con la famiglia, mentre percorrevano il deserto tra Albuquerque e Santa Fe (Nuovo Messico). Jim raccontò questo episodio nel modo seguente:

«La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all'alba, e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un'altra macchina o non so cosa, ma c'erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l'anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me.»

Tale esperienza fu fondamentale per il piccolo Jim, tanto che riecheggerà nei suoi testi musicali, in particolare nella canzone Peace Frog, nei suoi versi poetici ("Indiani sparsi sulle carreggiate dell'alba sanguinanti/ Si affolla di spettri la mente del bambino fragile guscio d'uovo…"), oppure anche nella seconda strofa del brano Riders on the storm.

Nel 1948 poi, tutta la famiglia si trasferì ancora a Los Altos (California), dove nacque il terzo fratellino di Jim, Andrew "Andy" Lee Morrison. Tuttavia, con lo scoppio della Guerra di Corea (1950), il padre fu inviato con la flotta sul teatro bellico, quindi, nel 1951, la famiglia tornò prima a Washington, nella Contea di Fairfax, per trasferirsi ancora a Kingsville, in Texas, dove Jim terminò la quarta elementare alla Charles H. Flato School.

Nel 1952 si trasferirono ancora a Claremont, sobborgo di Los Angeles (California), quindi nel 1954 a San Diego, sempre in California, dove Jim frequentò la Longfellow School Sixth Grade Graduation, per poi tornare ancora a Albuquerque (Nuovo Messico), dove frequentò la St. John's Methodist School. Nel 1957 i Morrison si trasferirono a Alameda, vicino a San Francisco, California, dove Jim s'iscrisse alla Alameda High School[8]; due anni più tardi cominciò il nono anno liceale, rivelandosi uno studente brillante e istrionico. Nell'autunno 1958, cominciò il decimo anno scolastico, ma marinava spesso la scuola per frequentare i locali Beatnik di San Francisco, fra cui la celebre libreria City Light Books del poeta beat Lawrence Ferlinghetti. Nel 1959, la famiglia Morrison si trasferì ad Alexandria (Virginia), dove Jim conseguirà il diploma in breve tempo al George Washington High School. Qui, ad Alexandria, Jim conobbe anche Tandy Martin, una compagna del liceo che fu anche la sua prima fidanzata. Le letture di Jim divennero sfrenate, portandolo ad accumulare centinaia di libri.[9] Durante l'ultimo anno al liceo George Washington, stupì gli insegnanti con l'ampiezza delle sue letture e la notevole erudizione ottenendo, dopo il primo trimestre 1960, una menzione d'onore, forte di un quoziente d'intelligenza fuori dal comune: ben 149.

La giovinezza (1960-1964)[modifica | modifica wikitesto]

Morrison arrestato a Tallahassee per ubriachezza e disturbo della quiete pubblica durante una partita di football americano nel settembre 1963.

Negli anni dell'adolescenza, Jim si rivelò un ragazzino sveglio e intelligente, tuttavia, a partire dall'estate del 1960, il suo umore si fece più cupo e trasgressivo, e il suo look più trasandato. Nel maggio del 1961 non si presentò nemmeno alla cerimonia della consegna dei diplomi, mandando il padre su tutte le furie. A settembre dello stesso anno allora, fu rimandato a vivere dai nonni paterni a Clearwater, per fargli frequentare lo Junior College di St. Petersburg, ma il suo rendimento scolastico calò sensibilmente ed egli diventò un habitué del Contemporary Arts Coffee-House and Gallery, noto ritrovo di artisti locali di genere beatnik. Nel 1962, mentre la famiglia si era da poco trasferita a Phoenix, in Arizona, Jim si iscrisse invece all'Università statale della Florida di Tallahassee, accentuando qui i suoi atteggiamenti scontrosi e sregolati, tanto che venne addirittura arrestato il 28 settembre 1963 con l'accusa di ubriachezza e disturbo della quiete pubblica, durante una partita di football americano, dopo aver altresì sottratto l'elmetto ad un poliziotto[10].

Nel periodo tra il 1962 e il 1964, Jim frequentò stabilmente Mary Frances Werbelow, giovane studentessa del liceo di Clearwater. Nel gennaio 1964 tuttavia, l'intera famiglia dovette tornare in California, questa volta a Los Angeles. Sebbene il padre avrebbe preferito che si dedicasse alla carriera militare, di contro Jim volle iniziare gli studi di Cinematografia presso l'UCLA, l'Università della California di Los Angeles. Dopo il dicembre 1964, Jim Morrison non vide più i suoi genitori, tagliando definitivamente i rapporti con loro, ed arrivando persino a dire che erano morti[11].

La nascita dei Doors (1965)[modifica | modifica wikitesto]

I Doors nel 1966 (foto: Elektra Records).
La biblioteca dell'Università, frequentata da Jim

Jim Morrison cominciò a frequentare la Facoltà di Cinematografia all'Università della California di Los Angeles già a partire dalla primavera del 1964, trovandosi una piccola stanza vicino al campus di Westwood, per poi trasferirsi al 14, Westminster Avenue, e cominciando a condurre una vita in stile bohémien. In autunno si iscrisse ai corsi universitari, dove conobbe anche Ray Manzarek, che nel luglio del 1965, sulla spiaggia di Venice Beach, propose a Morrison di formare una band, dopo averlo sentito cantare alcune delle sue prime canzoni, tra cui Moonlight Drive. Manzarek all'epoca era già un talentuoso e giovane tastierista che militava con i suoi fratelli Rick e Jim Manzarek, rispettivamente all'organo e armonica, quindi con Patrick Stonier al sax, Roland Biscaluz al basso e Vince Thomas alla batteria, in una band chiamata Rick & the Ravens, nella quale confluì anche Jim Morrison; ad agosto dello stesso anno inserirono nel gruppo anche John Densmore, già batterista dei Psychedelic Rangers, che Ray aveva conosciuto a un corso di meditazione trascendentale, quindi la bassista Patty Sullivan; in quel periodo verranno registrate solo sei canzoni "demo". I fratelli di Ray uscirono poi dalla band, seguiti da Stonier, Biscaluz e Thomas, mentre subentrò un giovane chitarrista, Robby Krieger, che Jim aveva notato perché suonava la chitarra con il collo di una bottiglia di vetro. Krieger aveva iniziato a studiare musica con lo stile flamenco, genere che lo stesso chitarrista omaggerà nella canzone "Spanish Caravan".

Il nuovo nome della band, The Doors ("Le Porte"), fu scelto già a settembre 1965 dallo stesso Jim Morrison, come citazione di una poesia di William Blake, ripresa anche dallo scrittore Aldous Huxley nel suo saggio "The Doors of Perception", un testo che approfondiva l'esperienza psichedelica, tipica dei movimenti trasgressivi giovanili dei primi anni sessanta, sotto gli effetti della mescalina.

(EN)

«If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinite.»

(IT)

«Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo com'è: infinita.»

Morrison dichiarò: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell'ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l'uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»

I primi spettacoli (1965-1966)[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Pamela Courson.

Nell'ottobre del 1965 Billy James, della Columbia Records, offrì alla band un contratto a termine, ma con royalties molto basse, che non venne rinnovato. Nel frattempo Jim e altri amici dell'Università si dilettarono a fare varie esperienze "psichedeliche" attraverso lunghi viaggi nel Deserto del Mojave della California, terra di nativi americani e tramite l'assunzione di droghe allucinogene, come la mescalina-peyote. Il 23 gennaio 1966 Jim fu arrestato per aver molestato una ragazza lungo la strada e perché uno dei suoi amici, Phil O' Leno, fu abbandonato nel deserto per giorni (fu poi ritrovato in Arizona).

A partire da febbraio 1966, la band cominciò ad apparire regolarmente nei locali del Sunset Strip, la zona di Los Angeles in cui si trovavano i luoghi più importanti della scena musicale. In una di queste serate Jim conobbe Pamela Courson, che diverrà la sua compagna di vita più significativa. Ci sono varie versioni sul loro incontro: dalla più accreditata risulta che si conobbero la sera del concerto al London Fog nightclub (8919, Sunset Blvd., West Hollywood, California), il 5 maggio. Nello stesso mese la band passò al più prestigioso locale "Whisky a Go Go", sempre sul Sunset Boulevard. Da quel momento Pamela resterà accanto al cantante in quasi tutte le sue performance, fino alla morte[12]. Con i primi incassi, Jim acquisterà anche un'auto, la famosa Nightmist Blue Shelby GT 500, soprannominata la "Blue Lady", e che si vede in alcune sue riprese[13]. La scaletta delle esibizioni live al "Whisky a Go Go" comprendeva brani che appariranno anche nei primi due album. Il periodo al Whisky fu fondamentale nell'evoluzione del gruppo: qui il loro stile prende forma e diventa più visionario, e hanno modo di fare da spalla ai grandi nomi di quel periodo (Love, Turtles, Seeds, Them)[14]. Tuttavia, qualche mese dopo il proprietario del locale licenziò la band, scandalizzato dalla versione edipica della canzone The End. Ma nel frattempo la casa discografica Elektra Records, fondata da Jac Holzman, propose ai Doors un contratto che implicava un impegno esclusivo per sette album, che venne subito accettato. Morrison andò ad abitare con Pamela nei pressi del Laurel Canyon, a Hollywood.

I successi (1967-1968)[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 gennaio 1967, l'Elektra pubblicò il primo album The Doors, che fu subito un successo e divenne uno dei dischi più venduti dell'anno assieme a Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. La musica dei Doors era un blues rock psichedelico originale, con le tastiere di Manzarek che davano l'impronta al sound con motivetti jazz, classici, boogie woogie e vaudeville, e con la chitarra-flamenco di Krieger (gitana, indiana, hawaiana), che duettava con le tastiere generando un'atmosfera intensa, in cui si andavano a insinuare la voce magnetica e suadente di Morrison e la batteria unica ed espressionista di Densmore il cui stile era influenzato dalle percussioni caraibiche. Fu proprio in questo periodo, inoltre, che un giovane fotografo di Brooklyn, Joel Lee Brodsky[18], fu chiamato per realizzare alcuni scatti di Jim in bianco e nero, tra i quali compare la famosa immagine a mezzo busto, successivamente soprannominata "Il giovane leone", che diventerà l'icona stessa del cantante. Nella primavera il gruppo partì per un tour nazionale, che toccò vari luoghi sacri del rock statunitense, come il The Matrix di San Francisco e altri della California, più l'Ondine Disco di New York[19]. Nello spettacolo del 9 aprile al Cheetah Club di Los Angeles, Jim si esibì per la prima volta nel suo "numero della fune", ovvero la camminata lungo il bordo del palco in stile equilibrista; purtroppo, quella volta gli andò male e precipitò in mezzo al pubblico dopo un volo di tre metri (ma egli continuerà a esibirsi in questa pericolosa performance anche in seguito). Il 9 giugno, durante il concerto al Fillmore di San Francisco, Morrison fece roteare pericolosamente il microfono, finendo per centrare il promoter Bill Graham in piena fronte. Il 16 giugno, nell'esibizione all'Action House di Long Beach (New York), ubriaco fradicio, cominciò a spogliarsi, ma venne bloccato in tempo. Il giorno successivo il concerto fu interrotto perché il cantante s'infilò il microfono in bocca, producendo suoni bizzarri. Ricorda Frank Lisciandro, fotografo e suo amico dai tempi dell'UCLA:

Affascinato dal mondo dei rettili e dalla cultura sciamanica, Jim Morrison era soprannominato il "Re Lucertola" (The Lizard King).

«In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro sia nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, non in modo fluido e aggraziato, ma con brevi passi saltellanti e moto a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù.

Si muoveva come un indiano d'America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell'esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l'altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia.[20]»

L'Ed Sullivan Show (1967)[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 luglio 1967 la canzone Light My Fire raggiunse il primo posto della classifica di Billboard, sancendo definitivamente l'ingresso dei Doors nell'Olimpo del rock. Il 17 settembre si esibirono all'Ed Sullivan Show, popolarissima trasmissione televisiva statunitense. Tuttavia, a Morrison venne chiesto di censurare la parola "higher" contenuta nel testo di Light My Fire ("...girl, we couldn't get much higher", "ragazza, non possiamo sballarci di più": "high" nello slang giovanile indica lo sballo per droga o alcol), sostituendola con "better". I Doors sembrarono acconsentire, ma durante la diretta Jim, infastidito dal tentativo di censura, la pronunciò ugualmente; i Doors verranno quindi banditi per sempre dallo show.

Nel frattempo, nell'ottobre 1967 fu la volta del secondo album, Strange Days, in cui il gruppo introdusse elementi sperimentali di musica elettronica (l'impiego del sintetizzatore Moog) e musica concreta, con la sovrapposizione di suoni pregistrati di voci umane urlanti nel caratteristico brano "Horse Latitudes". Il 20 ottobre, al Wizard's Lab, presso l'università del Michigan, Morrison provocò il pubblico di studenti snob, scatenando reazioni esasperate (al concerto era presente anche Iggy Pop che, folgorato dalla sua performance, fonderà gli Psychedelic Stooges). A novembre, i Doors si esibirono al Berkeley Community Theatre, al Fillmore, al Winterland di San Francisco e al Village Theatre di New York, i più importanti locali rock del momento.

Murale di Jim Morrison a Parigi, opera dell'artista Jef Aérosol.

L'incidente di New Haven[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'esibizione del 2 dicembre 1967 al Portland Memorial Coliseum, Jim incitò la folla a scatenarsi, e il concerto venne interrotto. Una settimana dopo invece, la sera del 9 dicembre, nel corso di un tour sulla East Coast, i Doors si esibirono all'Arena di New Haven; poco prima del concerto Jim fu colto in intimità con una ragazza nel backstage. I due furono interrotti da un agente di polizia che, non avendo riconosciuto Morrison, li invitò ad uscire. Fu lo stesso Jim a provocare l'agente, fino a che quest'ultimo non gli spruzzò addosso una bomboletta di gas accecante. Dopo l'incidente e dopo le scuse dell'agente a Morrison e alla band, Jim, amareggiato dall'accaduto, provocò gli stessi poliziotti durante il live, raccontando quello che era successo pochi momenti prima dietro le quinte e apostrofando gli agenti di polizia come "porci vestiti di blu"; lo spettacolo fu quindi interrotto e Morrison fu malmenato dagli agenti che lo arrestarono. Le sue esibizioni diventeranno sempre più sfrenate e imprevedibili. Nella primavera del 1968 la band si esibì al Fillmore East di New York, riscuotendo grande successo; in quell'occasione, Morrison disseminò fiori di giunchiglie sulla scena, poi si appese al sipario. All'esibizione di Westbury (New York), invece, manifestò atteggiamenti aggressivi, urlando e contorcendosi sul palco; anche qui il concerto venne interrotto. Infine al Nothern California Folk-Rock Festival, il 19 maggio 1968, Jim istigò il pubblico a scorrazzare liberamente sul palco, costringendo gli addetti alla sicurezza a intervenire. Nel luglio di quell'anno venne pubblicato l'album Waiting for the Sun, con un repertorio più eterogeneo dei precedenti.

Nonostante questi incidenti dal vivo, i Doors fecero segnare ovunque il tutto esaurito. Il 5 luglio 1968 ci fu il tanto atteso concerto all'Hollywood Bowl di Los Angeles, considerato l'evento rock dell'anno: Morrison fu insolitamente concentrato sulla performance e non si lasciò andare alle sue intemperanze selvagge. Il successivo 13 luglio, invece, al PNE Coliseum di Vancouver, Canada, centinaia di giovani balzarono sul palco scavalcando gli agenti e circondarono, con danze sfrenate, un conturbante Morrison dalle movenze orgiastiche. Il 2 agosto, durante lo spettacolo al Singer Bowl di New York, scoppiò il putiferio e l'arena venne devastata, mentre i Doors furono costretti ad abbandonare la scena. Il 3 agosto, nel concerto di Cleveland, Jim si tuffò fra la folla e, nella confusione che ne seguì, l'auditorium subì danni ingenti, mentre la band lasciava il palco attraversando orde invasate che esultavano euforicamente. Nell'estate del 1968, la canzone Hello, I Love You si attestò al primo posto in classifica: la fama dei Doors raggiunse l'apice e Jim continuò a portare al limite l'emotività della folla e a declamare le sue poesie. Ma l'abuso di alcol e droghe da parte del loro frontman cominciava, già da allora, a minare seriamente l'attività della band.[21]

Il concerto di Miami (1969)[modifica | modifica wikitesto]

Jim Morrison in una foto segnaletica del 1970.

A settembre 1968, i Doors partirono per un lungo tour europeo, che toccò Londra, la Germania, la Danimarca e i Paesi Bassi (ad Amsterdam, Morrison, a causa dell'enorme quantità di alcool assunto, svenne sul palco e la band fu costretta ad esibirsi senza di lui). Il 7 novembre, tornati negli USA, due giorni dopo l'elezione presidenziale di Richard Nixon, i Doors vennero accusati di aver fomentato disordini al Coliseum di Phoenix, e le autorità locali li diffidarono per sempre dal ritornare. Il 24 gennaio 1969, i Doors fecero registrare il tutto esaurito al Madison Square Garden di New York, esibizione questa, che andò liscia.

Il 1º marzo 1969 si esibirono al Dinner Key Auditorium di Miami, ma Jim arrivò in ritardo e ubriaco[22], e il concerto degenerò in una spaventosa sommossa del pubblico, sobillato da un monologo sovversivo ed offensivo del frontman. Nella stessa esibizione, il cantante fu altresì accusato di aver mostrato i genitali al pubblico, ma non esistono fotografie che comprovino tale gesto. Per questi comportamenti, Jim fu processato e condannato il 20 settembre 1970, ma soltanto per capi d'imputazione minori, come quelli per atti contrari alla morale e per il reato di bestemmia in luogo pubblico. Fu invece prosciolto dalle accuse di ubriachezza molesta e dal reato di oscenità. Questo episodio suscitò grande scalpore e decretò, di fatto, l'inizio del declino dei Doors, e numerose date successive furono annullate. I capi di imputazione di questo incidente decaddero soltanto 41 anni dopo, nel 2010, per "grazia postuma" concessa dal Governatore della Florida, Charlie Crist[23].

The Soft Parade[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 1969 uscì il quarto album, The Soft Parade, che tuttavia non riscosse il successo dei precedenti a causa dell'allontanamento in certi brani dal suono grezzo tipico della produzione Doorsiana e l'inserimento di strumenti affini alla musica orchestrale come fiati ed archi. In quei giorni morì anche Brian Jones, co-fondatore dei Rolling Stones, e Jim Morrison gli dedicherà una lunga, commossa poesia, che distribuirà lui stesso ai presenti al concerto presso l'Aquarius Theater di Los Angeles.

A partire dall'estate 1969, per Morrison inizierà un lento degrado fisico, dovuto all'abuso di droghe e alcool; il cantante inizierà anche ad ingrassare. Il 27 luglio dello stesso anno, al Festival Pop di Seattle, Jim provocherà ripetutamente gli spettatori, poi, illuminato da un riflettore rosso, assumerà la posizione del crocifisso per diversi minuti, davanti ad un pubblico sconcertato.

In quel periodo, la sua consuetudine di frequentare altre ragazze oltre a Pamela lo fisserà soprattutto su donne come la ballerina Jo Jo Laine, Ingrid Thomson[24], con le quali si racconterà che egli avesse compiuto riti neopagani o, comunque, avesse preso parte a festini a base di droga e alcool[25]. In questo contesto, la sua attenzione ricadrà soprattutto sulla giornalista e scrittrice Patricia Kennealy. Si tratta dell'apice del delirio psichedelico del cantante, il quale asserì di voler ripetere le esperienze di tipo "sciamanico" che aveva avuto, in passato, nel deserto (l'album The Soft Parade contiene il brano Shaman's Blues).

Tra i suoi soprannomi, si possono ricordare Mr. Mojo Risin (anagramma del suo nome, peraltro ripetuto come un mantra nella parte finale della canzone L.A. Woman), oppure anche Re Lucertola (da un verso della sua poesia Celebrazione della Lucertola, "I'm the Lizard King, I can do anything", parte della quale appare nel brano Not to Touch the Earth, contenuto nell'album Waiting for the Sun). Per i suoi eccessi, Morrison fu anche paragonato a una sorta di moderno "Dioniso", l'antica ed errante divinità greca dell'ebbrezza, del delirio e della liberazione dei sensi[26].

Il giorno 11 novembre 1969, infine, Morrison fu incarcerato per qualche giorno, per un acceso diverbio con l'amico Tom Baker durante la partenza di un volo diretto a Phoenix, ancora con l'accusa di ubriachezza e condotta molesta; al processo dell'aprile 1970 entrambi gli imputati verranno assolti.

Il declino (1970-1971)[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1970, i Doors riuscirono a fissare quattro concerti di grande successo al Felt Forum di New York, un impianto di piccole dimensioni all'interno del Madison Square Garden. A febbraio, venne pubblicato l'album Morrison Hotel, contenente la celebre Roadhouse Blues. Tuttavia, in primavera, lo stato di Jim peggiorò, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale: l'uso di droghe allucinogene, miste soprattutto a superalcolici, era aumentato, e il cantante era ulteriormente ingrassato. Nei due concerti di aprile, quello all'Arena di Boston e al Cobo Arena di Detroit, diede anche in escandescenze, litigando furiosamente con gli organizzatori[27].

Nel giugno 1970 Morrison, che nel frattempo aveva cambiato look facendosi crescere la barba, partecipò a una cerimonia handfasting, dove "sposò" con rito neopagano, Patricia Kennealy, anche se, "probabilmente non la considerò molto seriamente", come la stessa Kennealy dichiarò successivamente in un'intervista[28]. Si pensa che le effettive proporzioni di questa relazione siano state ingigantite dalla stessa Kennealy. La relazione "storica" più costante e duratura del cantante fu, invece, quella con Pamela (22 dicembre 1946 - 25 aprile 1974), definita dallo stesso Jim la "compagna cosmica": egli la citerà come unica erede nel testamento, e Pamela lo seguì fino alla fine nel suo "esilio parigino", anche se morirà anche lei, quasi sicuramente a causa di un'overdose, soltanto tre anni dopo di lui.

Nonostante il peggioramento di salute, comunque, nell'estate 1970 Jim riuscì a terminare tutti i concerti del "Roadhouse Blues Tour", che toccò molte località degli Stati Uniti d'America, comprese le Hawaii, e poi il Canada, Londra e Parigi. A luglio uscì anche l'album Absolutely Live, come testimonianza dei concerti di quel periodo. Il 30 agosto i Doors suonarono al Festival dell'Isola di Wight. Il declino di Jim, tuttavia, porterà a cancellare molte date successive, in particolare quelle da settembre in poi. Inoltre, nei primi giorni di settembre la band fu convocata per l'udienza per i famosi reati di Miami dell'anno prima, in cui Jim verrà condannato a sei mesi di carcere, mai scontati a causa del ricorso in appello alla Corte Distrettuale americana.

L'11 dicembre 1970 ci fu il concerto al State Fair di Dallas, mentre il giorno dopo, il 12 dicembre, fu la volta del Warehouse di New Orleans, in Louisiana; questa fu l'ultima apparizione pubblica di un Jim assolutamente stravolto: a metà concerto cominciò a biascicare frasi senza senso e crollò più volte a terra, danneggiando il palco con l'asta del microfono (dell'evento vi sono, tuttavia, testimonianze discordanti[29]). Dopo quella data, gli altri componenti dei Doors decisero di interrompere tutti i concerti dal vivo e dedicarsi al solo lavoro in studio.

Il periodo a Parigi e la morte (1971)[modifica | modifica wikitesto]

La casa abitata da Morrison a Parigi in Rue Beautreillis 17, nel Marais, al terzo piano.

Il 15 febbraio 1971, intanto, Pamela si trasferì temporaneamente a Parigi, dove aveva un giro di amicizie europee, mentre Jim la raggiunse il 12 marzo, prima dell'uscita dell'album L.A. Woman, l'ultimo registrato dai Doors.[16]. L'intenzione di Jim era quella di dedicarsi solo alla poesia, anche se portò con sé da Los Angeles due pellicole dei suoi lungometraggi, tra cui l'incompiuto Highway, che egli voleva completare con la nota regista franco-belga Agnès Varda, conosciuta in Francia l'anno prima durante delle riprese al Castello di Chambord, nella Loira.

I primi giorni, i due alloggiarono all'Hotel George V, vicino agli Champs-Élysées, per poi trasferirsi nell'alloggio di un'amica, la modella Elizabeth Lariviere, al terzo piano di un palazzo di Beaux Arts del XIX secolo, al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere di Saint Paul-Le Marais. Nelle prime settimane Jim scrisse innumerevoli appunti, poesie e vari scritti, sia in casa sia esplorando le vie circostanti, Lungo-Senna Quai Des Celestins, Île Saint-Louis, Île de la Cité, Place des Vosges.

Ai primi di aprile 1971 Jim cominciò ad accusare crisi d'asma[30] e problemi di respirazione, arrivando anche a tossire sangue mentre le sue condizioni si aggravavano lentamente per l'abuso di alcool e per il fumo. Su consiglio dei medici, Morrison decise di fare un viaggio in climi tropicali più salubri e partì con Pam per un breve viaggio in Marocco (Casablanca, Tangeri, Marrakech). I due ritornarono a Parigi il 3 maggio, alloggiando all'Hotel 13, Rue Des Beaux Arts, lo stesso albergo dove morì Oscar Wilde. Due settimane dopo tornarono a stabilirsi nella casa di Rue de Beautreillis, anche se durante il giorno facevano vite pressoché separate. Mentre Pam girovagava cercando eroina nei salotti parigini, insieme a una vecchia conoscenza che era anche il suo pusher, il ricco Jean de Breteuil soprannominato il "Conte", Jim girava per locali e bar, tra cui lo storico Café de Flore (172, Boulevard Saint-Germain), dove frequentò per alcuni giorni l'attrice cantante Zouzou, al secolo Daniéle Ciarlét (ex-fidanzata di Brian Jones).

Il 28 giugno Pam, Jim e un loro amico, Alain Ronay, allora compagno di Varda, fecero una breve gita a 20 km circa a nord di Parigi, a Saint-Leu-d'Esserent, dove Ronay scattò alcune foto dei due, le ultime che immortalarono Jim vivo. Il 2 luglio Ronay dichiarò di aver salutato Jim per l'ultima volta nel pomeriggio, descrivendolo tormentato dalla tosse, gonfio e con un brutto aspetto. Secondo la versione ufficiale, Pam dichiarò che quella sera uscì con Jim per vedere il film Notte senza fine in un cinema lì vicino, poi entrambi rientrarono circa all'una di notte.

A notte fonda del 3 luglio, forse alle 3 o alle 4, Pam si svegliò, sentendo Jim rantolare e vomitare; egli rifiutò di chiamare un medico e decise invece di farsi un bagno caldo. Pam tornò a dormire, per poi risvegliarsi brevemente poco dopo, senza che Jim fosse ritornato a letto. Alle 8 circa, Pam si alzò dal letto per recarsi in bagno, dove scoprì il corpo esanime e livido di Jim, ancora immerso nell'acqua della vasca. Da sola e sconvolta, non parlando ancora bene il francese, Pam raccontò quindi di aver chiamato l'amico De Breteuil, che in quel momento era con Alain Ronay, il quale, a sua volta, chiese l'intervento dei vigili del fuoco in Rue de Beautreillis. Questi arrivarono alle 9.24 e il pompiere Alain Raisson tentò inutilmente di rianimare il musicista. Alle 9.45 giunse anche l'ispettore di polizia Jaques Manches, mentre alle 11 circa arrivò il medico legale Max Vassille che, dopo un frettoloso esame del cadavere, dichiarò la morte del cantante per infarto e relativo arresto cardiaco; il vigile del fuoco Raisson dichiarò invece, in successive interviste, che il medico legale arrivò molte ore dopo, praticamente nel tardo pomeriggio.

Il giorno dopo, 4 luglio, Varda si occupò di organizzare una veglia funebre privata, facendo allestire la bara nel soggiorno dell'appartamento dove morì; la regista inoltre, si occupò di avvertire l'allora impresario dei Doors a Los Angeles, Bill Siddons, che giunse subito a Parigi, ma non venne data alcuna comunicazione né alla stampa né ad altri amici (ad eccezione degli altri componenti della band).

Varda e gli altri decisero di farlo seppellire presso il vicino cimitero di Père-Lachaise, poiché uno dei pochi aperti a stranieri morti a Parigi, ivi compresi molti artisti, tra cui i tanto imitati poeti maledetti del Decadentismo, come appunto Oscar Wilde. La sepoltura di Jim Morrison avvenne alle 9 del mattino del 7 luglio, nella seconda fila del settore n. 6, alla confluenza con i settori 5-14-16, senza rito religioso e senza lapide (solo una croce e il nome). La cerimonia fu molto breve, solo pochi minuti, senza nemmeno aspettare il termine dell'inumazione, ed alla presenza di pochissimi: Bill Siddons, Alain Ronay, Pamela Courson, Agnès Varda e la canadese Robin Wertle, la segretaria di Jim a Parigi. Pamela recitò qui i versi finali del poema "Celebrazione della Lucertola":

«Ora giunge la notte con le sue legioni purpuree/ Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni/ Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto»

Nei primi anni settanta, il padre George Morrison e gli altri familiari disposero la costruzione di una prima lapide e un piccolo recinto, entrambi in pietra[31]. Tuttavia, la figura del cantante rock divenne quasi subito un vero e proprio mito, tanto che la sua tomba divenne incessante meta di pellegrinaggio di fan, visitatori, curiosi e turisti, con conseguente accumularsi di rifiuti e scritte sulla tomba stessa.

Fu quindi deciso per una nuova lapide, più spessa e sempre in pietra: al decennale della sua morte, nel 1981, lo scultore croato Mladen Mikulin creò un mezzobusto marmoreo di Jim, che fu posizionato sulla lapide, ma la tomba fu nuovamente deturpata negli anni con vernice, rossetto e graffiti da parte dei fan, ed il mezzobusto fu addirittura trafugato nel 1988.

Per il ventennale della morte, nel 1991, la tomba fu nuovamente riaccomodata, con nuova cinta e blocco di granito grigio, con sopra affissa una lastra di bronzo, che recita la frase in greco antico "Κατα τον δαιμονα εαυτου", ovvero "fedele al suo spirito". Nel 1995, gli eredi ripulirono nuovamente la tomba e quelle circostanti, stanziando un fondo per un sistema di sorveglianza permanente. Per il quarantennale della morte nel 2011, l'area cimiteriale della tomba fu transennata, e vi fecero visita due ex-Doors, Ray Manzarek e Robby Krieger[32]. L'area cimiteriale della tomba fu transennata anche nel 2021, per l'afflusso di turisti al cinquantennale della morte[33].

Dopo la morte: altre ipotesi e illazioni[modifica | modifica wikitesto]

A ventisette anni, Jim, trovò così la decantata fine ("This is the end..."), lasciando in testamento tutto ciò che aveva alla sua amata Pam, inclusa l'ingente mole di manoscritti e taccuini, anche se molto del materiale letterario rimase per lungo tempo a Parigi, quando lei ripartì per Los Angeles nella stessa estate 1971. Nel novembre dello stesso anno fu concordato, in sede legale, il dettaglio di tutta la ripartizione dell'eredità del cantante, soprattutto sulla questione dei diritti d'autore dei Doors. Alla morte di Pam nel 1974 poi, la sua parte di eredità confluì al fratello e alla sorella Morrison. I Doors superstiti invece, realizzarono altri due album come trio, per sciogliersi definitivamente nel 1973. Per il trentennale della sua morte, nel 2001, fu pubblicato un DVD, The Doors - 30 Years Commemorative Edition, mentre per il quarantennale del 2011 Manzarek e Krieger, con Dave Brock alla voce, organizzarono un tour mondiale per onorare l'amico scomparso.

Sulla morte del poeta-cantante si fece un gran parlare della maledizione del famigerato Club 27: ben quattro grandi artisti – Brian Jones (che morì esattamente due anni prima di Morrison, il 3 luglio 1969), Jimi Hendrix, Janis Joplin e, appunto, Jim Morrison – erano morti prematuramente nell'arco di due anni, in circostanze tragiche e tutti e quattro a 27 anni.

La morte di Jim Morrison rimane tuttora avvolta nel mistero, per alcuni motivi: le ultime ore di vita si basarono soltanto sulle testimonianze di Pamela, la quale fece anche trascorrere un insolito tempo nello scoprire il cadavere e nel chiamare al telefono. Inoltre, non solo le indagini furono sommarie e il medico legale pare fosse giunto in ritardo, ma questi fece altresì una relazione clinica piuttosto superficiale: non furono né approfondite le cause dei lividi, parlando semplicemente di un arresto cardiaco, né fu eseguita nessuna autopsia o esame tossicologico; le indagini furono frettolosamente chiuse qualche giorno dopo con la firma dell'autorizzazione alla sepoltura ed infine la notizia ufficiale della morte fu diffusa soltanto a funerale avvenuto.

Alcuni sostengono, addirittura ancor oggi, che Jim Morrison non fosse nemmeno morto, ma che avesse inscenato la sua scomparsa per sottrarsi alla pressione della popolarità.[34] Si ipotizzò anche di un suo spostamento in Africa, seguendo così le orme del leggendario poeta Rimbaud; in effetti, all'inizio del 1967 Jim propose ai Doors di inscenare la sua morte per crescere di notorietà, inventando il soprannome “Mr Mojo Risin” per contattare l'ufficio una volta che fosse arrivato nel continente nero. Bill Siddons e Steve Harris, assistente di Jac Holzman, non esclusero questa ipotesi, complice anche il fatto che Siddons non vide mai il cadavere di Jim, poiché giunse il giorno dopo a Parigi a bara già chiusa. Nel corso di un'intervista rilasciata nel 2008 all'inglese Daily Mail, Manzarek raccontò che nel 1970 Jim avrebbe fantasticato sull'intenzione di simulare la propria morte per trasferirsi alle Seychelles[35], dando nuovo vigore a nuove leggende metropolitane.

Vi furono poi i sostenitori di un complotto per il quale, invece, la finta morte di Jim fu orchestrata dalla CIA, così come la morte di Hendrix, Jones e Joplin, in quanto ritenuti artisti scomodi; questi rockers infatti avevano di fatto influenzato notevolmente l'allora contro-cultura dei giovani pacifisti americani (il movimento "hippy"), oltre che il dissenso dell'opinione pubblica in merito alle politiche di Nixon come, ad esempio, i finanziamenti per la guerra del Vietnam[36].

Nel corso degli anni furono fatte altre congetture, soprattutto in merito alla causa della morte, ritenuta non credibile: lo scrittore William Burroughs disse di considerarla "...una storia assurda, inverosimile", e che la vera causa fosse invece un'overdose di eroina e/o cocaina, tesi sostenuta anche da Siddons, il quale raccontò che Jim, nonostante fosse diffidente ad aghi ipodermici e droghe pesanti, era tuttavia incline a "sperimentare".

Ad eventuali illazioni, il medico legale Vassille dichiarò che le testimonianze della Courson e di Ronay furono molto accurate – e nell'immediato non potevano essere smentite – ed era probabile che Jim Morrison fosse morto per attacco di cuore provocato da coaguli di sangue nell'arteria cardiaca[15]. Vassille inoltre non notò nessun segno di iniezioni sul corpo, ma gli fu risposto che tali droghe potevano assumersi anche per inalazione o fumo, ed il loro effetto mortale amplificarsi con l'alcool. L'ipotesi della morte per droga fu sostenuta soprattutto dal nutrito giro di amicizie tossicodipendenti della coppia. Jim frequentava spesso il night-club "Rock 'n' Roll Circus", noto luogo di ritrovo degli eroinomani parigini e, sia la loro amica, Elizabeth Lariviere, che Daniéle "Zouzou" Ciarlét, ribadirono questa ipotesi in più interviste[37]. La cantante Marianne Faithfull raccontò che il "Conte" e allora fidanzato Jean de Breteuil...era spaventato a morte. Jim Morrison era morto di overdose, e la droga l'aveva fornita lui. Jean si vedeva come il pusher delle star, e a un certo punto eccolo ridotto come uno spacciatore da strapazzo nei guai fino al collo...”. I due infatti, partirono immediatamente a luglio 1971 per il Marocco, dove De Breteuil morì circa un anno dopo, per un'overdose[15]. Nell'estate 2014, la Faithfull ribadì ancora questa tesi alla rivista Mojo, ammettendo che fu proprio De Breteuil a fornire accidentalmente la dose di eroina letale[38].

Un'altra ipotesi ancora sostenne che Jim, la notte tra il 2 e 3 luglio 1971, fosse in giro da solo. Secondo il proprietario del Circus, Sam Bernett[39], Jim apparve nel suo bar in tarda serata e, dopo aver bevuto birra e vodka, fu ritrovato dai dipendenti del club intorno alle 3 di notte, accasciato e chiuso nel bagno del locale. Visti i segni di schiuma e sangue alla bocca, e la conseguente presunta morte per overdose, decisero di nascondere l'accaduto trasportando il corpo di Jim attraverso dei passaggi sotterranei che davano sul vicino ristorante Alcazar[40], per poi trasportarlo alla casa di Rue de Beautreillis e posizionarlo nella vasca da bagno. A suffragare questa tesi fu anche la testimonianza di una stessa cliente del Circus, Nicole Gosselin, la quale affermò che il corpo di Jim "...fu portato fuori di peso, perché probabilmente già morto...", passando dal retro del locale. La Gosselin dichiarò di conoscere il pusher che gli avrebbe fornito la dose letale, e che si trattasse di eroina “pura al 90%, quando di solito lo è al 20-30%”. Nel luglio 1971 effettivamente il Circus fu al centro di voci di ogni genere. Gli spacciatori vennero interrogati dalla polizia, ma ufficialmente nessuno svolse ulteriori indagini[41].

Nel 1972, il giornalista Jerry Hopkins si recò a Parigi per curiosare[42] nell'ambiente del Circus, dove scoprì che l'unica verità che tutti conoscevano rimaneva proprio quella della morte per overdose nei bagni del locale, e che la versione del ritrovamento nella vasca da bagno di casa, al contrario, era del tutto sconosciuta. Hopkins affermò inoltre che solo qualche dipendente del Circus, Pamela e il fidato manager Danny Sugerman, fossero stati gli unici a sapere, ma che avrebbero deciso di mantenere il segreto nei mesi successivi, per non avere ulteriori guai. Un'altra ipotesi sostenne anche che, in tal senso, intervenne lo stesso Ministro degli Interni francese dell'epoca, Raymond Marcellin, che mise a tacere l'intera vicenda per non incorrere in uno scandalo mediatico.

Per questo motivo, afferma Hopkins, nella biografia Nessuno uscirà vivo di qui[16] vengono proposte entrambe le versioni, ovvero quella del "Circus" e quella della vasca da bagno: in tal modo i biografi avrebbero avuto modo di dire come andarono realmente le cose, lasciando il lettore senza certezze inoppugnabili[42]. Negli anni successivi poi la versione del "Circus" fu ancora confermata da decine di altre persone, fra cui lo stesso Densmore nella sua biografia, il giornalista Hervé Muller (che frequentò anche Jim Morrison a Parigi) e Oliver Wicker, direttore della rivista francese Le Globe.[43] Dunque, con ogni probabilità, nei giorni successivi alla morte di Jim Morrison fu messa in atto una "copertura" cinica e improvvisata, favorita da procedure volutamente permissive delle autorità locali, per far sì che l'overdose di eroina della rockstar americana, che avrebbe avuto pesanti implicazioni criminali e finanziarie, fosse ufficialmente dichiarata un comune attacco di cuore.

Comunque siano andate realmente le cose, forse c'è da condividere la considerazione finale dei biografi Hopkins-Sugerman, secondo cui "a meno che non si tratti di un omicidio, poco importa come sia morto – un'overdose di qualcosa, un infarto, o semplicemente si sia ubriacato a morte (come in molti dapprima sospettarono). La questione di fondo resta quella del 'suicidio'. In un modo o nell'altro, Jim è morto per autodistruzione, e scoprire in quale maniera è solo questione di determinare il calibro della metaforica pistola che lui stesso si è puntato alla tempia."[16]

«Sai quanto pallida lasciva e fremente
viene la morte a una strana ora
inattesa, imprevista
come uno spaventoso ospite più che amichevole che ti sei
portato a letto
La morte rende angeli tutti noi
e ci dà ali
dove avevamo spalle
lisce come artigli
di corvo
Basta denaro, basta agghindarsi
Questo regno sembra di gran lunga migliore
finché l'altra faccia rivela l'incesto
e la libera obbedienza a una legge vegetale
Non ci andrò
Preferisco una Festa di Amici
Alla Famiglia Gigante.»

Stile e influenze musicali[modifica | modifica wikitesto]

Il poema An American Prayer, stampato privatamente nel 1970 in una tiratura limitata di 500 copie.

A detta dello stesso Morrison, i Doors erano “un gruppo orientato al blues, con una notevole dose di rock e alcuni elementi di jazz, pop e sonorità classiche. Fondamentalmente, una blues band bianca”. La band rappresenta in effetti un'anomalia nel pantheon del rock: non faceva parte del movimento di San Francisco acid-rock Airplane-Dead-Quicksilver all'insegna del "Peace & Love". Non avevano niente a che fare con la british invasion e nemmeno con la musica popolare in generale. Anche nella loro città natale di Los Angeles erano considerati estranei alla scena folk-rock dominata da Byrds, Buffalo Springfield e i Mamas and the Papas. I Doors erano un mondo a parte, dalle sonorità oscuramente seducenti ed esotiche che univano spiritualità, poesia, psichedelia e un coacervo di stili musicali differenti per via delle caratteristiche del tutto particolari ed estrose dei suoi componenti.

Manzarek, tastierista tecnicamente dotatissimo, gestiva il basso con la mano sinistra e la parte melodica alla tastiera col piede e la mano destra, utilizzando un Fender Rhodes Piano Bass appoggiato sull'organo Vox Continental (poi sostituito con un Gibson G101). In un'intervista del 1997[44] dichiarò: “Unificammo l'apollineo e il dionisiaco. Il lato dionisiaco è il blues, e il lato apollineo è la musica classica. Il bravo artista sa combinare il rigore e la correttezza apollinei con la frenesia, la passione e l'eccitazione dionisiache. I due elementi si fondono insieme e si ottiene l'artista intero e completo".

Il batterista John Densmore, da parte sua, dettava ritmi tumultuosi, facendo confluire gli altri strumenti nelle sue vertiginose traiettorie come una salda base d'appoggio e non un mero strumento di accompagnamento. Robbie Krieger utilizzava solitamente note lente e riff ben calibrati in uno stile rock inconfondibile con la sua chitarra slide che svariava dal blues al rock, dal flamenco e alla musica indiana. Tutto questo venne catalizzato in maniera dirompente dalla voce mistica e sensuale di Jim Morrison, il quale sosteneva che Elvis Presley insieme ad altri giganti della sua generazione, come Sinatra, Little Richard, Jerry Lee Lewis, Fats Domino, Gene Vincent, avevano avuto un'influenza precoce e intensa su di lui. Egli traeva inoltre ispirazione dalla poesia della Beat Generation recitata con cadenze bebop e dalla grande tradizione della poesia orale, mescolando alle sue performance elementi teatrali e d'improvvisazione. Il timbro della band divenne, così, del tutto unico, suggestivo e “leggendario”. Dichiarò all'epoca Ray Manzarek:

«Credo che i Doors siano un gruppo rappresentativo dell'America. L'America è un miscuglio con un unico sapore definito, e così noi. Le nostre influenze derivano da una miriade di diverse fonti che noi abbiamo amalgamato, mischiando stili divergenti nelle nostre cose… Siamo proprio come il Paese. A uno straniero l'America deve sembrare un comico guazzabuglio. È come per i Doors. Noi proveniamo da aree differenti, da diverse tendenze musicali. Siamo diventati un'unità con un duro lavoro, un sacco di sforzi. Tutte le cose che le gente dice dell'America si possono dire dei Doors.[45]»

E trent'anni più tardi, in un'intervista alla radio statunitense Npr, disse:

«Krieger portò le chitarre del flamenco, io un po' di musica classica con un po' di blues e jazz, e certamente John Densmore era dentro al jazz fino al midollo. Jim portava la poesia della Beat Generation e quella del simbolismo francese, e questo è il brodo nel quale sono nati i Doors, al tramontar del sole sulla costa dell'Oceano Pacifico, alla fine, al termine del mondo occidentale civilizzato.[46]»

Produzione letteraria e teatro[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione originale di The New Creatures, primo libro di poesie di Morrison stampato privatamente nel 1969 in 100 copie, e l'anno successivo presso Simon & Schuster.

Jim Morrison è una complessa figura di artista e intellettuale, trasgressiva e affascinante, fragile e carismatica. Nel corso della sua breve parabola esistenziale si produsse nello sforzo costante, e a tratti esasperato, di spronare la gente ad abbattere le proprie barriere mentali, imposte dalle convenzioni sociali e dalle inibizioni personali, per raggiungere una dimensione di reale, incondizionata e assoluta libertà ("Apriti un varco dall'altra parte" esorta nella canzone Break on Through, e "Wake up!", Sveglia! era l'urlo che lanciava spesso dal palco). Autentico divoratore di libri e arguto osservatore della società, consacrò la sua esistenza all'amore per l'arte e per la letteratura in un'epoca, gli anni Sessanta, ribollente di fervore culturale e rivolgimenti politici, e considerava la poesia come la sua reale vocazione.

Cominciò a riempire blocchetti di appunti e poesie fin dai tempi del liceo, venne folgorato dal libro culto Sulla strada di Kerouac e dichiarò alla stampa che “l'arte suprema è la poesia, perché ciò che ci definisce come esseri umani è il linguaggio [...] sono molto legato al gioco dell'arte e della letteratura: i miei eroi sono artisti e scrittori. Ammiro profondamente quei poeti che, di fronte a un gruppo di persone, sono capaci di alzarsi in piedi, con o senza microfono, e recitare la loro poesia”.[15] I suoi “numi tutelari” furono poeti e intellettuali dalla forza visionaria dirompente, in lacerante conflitto con i valori imposti dalla propria tradizione culturale, in primis: William Blake, Friedrich Nietzsche e Arthur Rimbaud, il quale affermò che “il Poeta si fa Veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”. I testi poetici di Jim Morrison sono tracimanti di immagini a forte valenza mitologica e simbolica, derivate dalla cultura classica, da quella sciamanica e tribale, dall'esoterismo, dalle suggestioni beat, dalle opere di narrativa, filosofia, religione, dalla psicanalisi, dalla sociologia e dall'antropologia.[47]

L'amico e poeta Michael McClure lo stimava molto come poeta e lo spinse a pubblicare i suoi scritti, nonostante le titubanze di Jim Morrison che visse sempre nella frustrazione di non essere apprezzato come poeta. In un'intervista dichiarò “Quando scrivi una poesia devi entrare in uno stato mentale particolare, che è quello in cui può indurti la musica con la sua capacità ipnotica di allentare i freni e lasciare che l'inconscio possa scaturire”, in linea con le teorie surrealiste sulla scrittura automatica. I suoi versi vennero encomiati anche da Fernanda Pivano, che sottolineò il profondo lato poetico di Morrison, “capace di estasi e affranto dalle miserie della vita”.[48] Nel 1969 scrisse una commossa poesia ispirata alla tragica morte di Brian Jones, Ode a Los Angeles col pensiero a Brian Jones, deceduto, che distribuì ai presenti al concerto dell'Aquarius Theater di Hollywood a fine luglio.

Nel 1970 diede alle stampe privatamente il poema An American Prayer, in una tiratura limitata di 500 copie, e pubblicò, presso l'editore newyorkese Simon & Schuster, due raccolte di poesie, I Signori e Le Nuove Creature, accolte con entusiasmo da parte dei fan e con scetticismo dalla critica; registrò numerose poesie su nastro magnetico e continuò a riempire di versi centinaia di taccuini e foglietti volanti, poi riuniti nelle raccolte postume Deserto e Notte Americana (pubblicate in Italia col titolo di Tempesta Elettrica), da molti considerate l'apice della sua poetica. La sua vocazione letteraria trovò sfogo anche negli album della band, che venne influenzata in maniera determinante dai suoi componimenti, dalla sua oltraggiosa irruenza e dalle sue "visioni".

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Jim Morrison ebbe anche delle esperienze in ambito teatrale. Segnalatosi a scuola per i suoi atteggiamenti “plateali”, nel 1962 si produsse in alcune declamazioni poetiche e performance con l'ukulele al Contemporary caffè di Clearwater, che incuriosirono il pubblico. L'anno successivo studiò drammaturgia e storia del teatro al dipartimento di Scienze del linguaggio, prese lezioni di recitazione e frequentò il Conradi Theater dell'università. La prima esibizione “ufficiale” risale tuttavia all'autunno del 1964 quando, ventenne, ottenne il ruolo di Gus in un allestimento studentesco del Calapranzi, il thriller capolavoro di Harold Pinter. Jim si dimostrò attore imprevedibile e impetuoso sia nelle prove sia durante lo spettacolo, influenzato in parte dalla lettura di Antonin Artaud e del suo “teatro della crudeltà”. In seguito venne folgorato dal Living Theatre e fu coinvolto in alcuni show che si tennero a San Francisco e a Los Angeles nel febbraio 1969.[11] Nel libro I Signori. Appunti sulla visione scrisse: “Lo scopo dell'happening è curare la noia, ripulire gli occhi, operare una ricongiunzione infantile col flusso della vita. Il suo più piccolo, più ampio scopo è la purificazione della percezione”.[17]

La controversa biografia di Bill Cosgrave[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2020 venne pubblicata una biografia assai controversa e criticata, ad oggi (2023) non ancora tradotta in italiano[49], relativamente al rapporto personale tra Jim Morrison e la sua compagna del periodo appena precedente la fondazione della rock band. In essa, l'autore, amico di vecchia data di Mary Frances Werbelow, la leggiadra compagna di Morrison nel triennio 1962–1965 fa il punto circa l'enorme ascendente che la ragazza di Clearwater, in Florida, classe 1944, esercitò sul futuro cantante dei Doors. Jim era innamoratissimo e ricambiato della ragazza ed intendeva sposarla, stando alle parole di Cosgrave, che ebbe modo di frequentare la coppia in quel periodo assiduamente, ma la Werbelow, a fine luglio del 1965, preferì interrompere momentaneamente la relazione perché in disaccordo con la decisione di Morrison di creare una rock band e per via della sua dedizione all'alcool (era anche stato arrestato in Florida, a Tallahassee il 28 settembre 1963 per ubriachezza molesta), per la sua decisione di rompere con la propria famiglia, ed a causa dei propri sbalzi d’umore, mentre era favorevole al suo interesse per la cinematografia e per la poesia (pare che alcune poesie, poi trasposte in musica, gli siano state suggerite da lei). La rottura, anche se “temporanea”, secondo l'autore, provocò un dolore mai superato ed ebbe notevoli e durature ripercussioni negative, sul carattere di Jim. Alcuni brani quali The Crystal Ship, The End e Moonlight Drive, ma anche Hello, I Love You, Soul Kitchen e When the music’s over, si legge nel libro, sono ispirati dalla drammatica rottura del loro rapporto. La Werbelow, ch’era stata vincitrice ad un concorso di bellezza a Clearwater, seguì Morrison in California ma non accettò la sua rinuncia ad occuparsi di cinematografia nonostante la laurea conseguita all'UCLA e questo problema era fonte di continue discussioni tra i due. Una volta interrotto il rapporto, la ragazza si ritirò, dopo pochi mesi, a meditare in India per oltre un lustro, conducendo una vita di ferrea ascesi. Ritornò negli Stati Uniti alla fine del 1971 per scoprire che Jim Morrison, col quale era intenzionata a riconciliarsi, era deceduto all'inizio di luglio di quell'anno. Secondo l'autore, lo shock che la ragazza ne ebbe fu talmente forte da ritenersi colpevole sia dello stile di vita assunto dal cantante a partire dalla loro rottura, che del suo decesso prematuro, tanto da non aver cercato più alcuna relazione amorosa per il resto della sua vita, ritirandosi in un riserbo totale nella natia Clearwater, e non concedendo alcun'intervista in merito (nemmeno al regista Oliver Stone che, nel 1990, era intenzionato a girare un film sulla vita di Morrison). Lo stesso Cosgrave, pur rimanendole amico ed essendo andato ripetutamente a visitarla, non è riuscito a farsi rilasciare, dall'ottuagenaria donna, confidenze in merito alla relazione con il cantante. Va altresì fatto notare che la ben nota bibliografia di Morrison, questa tradotta anche in italiano[50] accenna brevemente alla relazione tra Morrison e la Werbelow ed alla vicinanza anche letteraria (oltreché sentimentale) tra i due, implicitamente avvalorando quanto narrato da Cosgrave. Le critiche più severe a questa biografia concernono il successivo rapporto tra Jim e Pamela Courson, laddove Cosgrave si spinge oltre, interpretando, senza averne risconto obiettivo, la relazione tra il cantante e la sua nuova compagna come una sorte di "ripiego" rispetto all'amore mai dimenticato per la Werbelow, ed attribuendo alla Courson tutti i successivi eccessi che portarono Morrison a morte prematura, nonché l'iniziazione all'uso degli stupefacenti.

Film e docufilm[modifica | modifica wikitesto]

Il film "The Doors" del 1991[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: The Doors (film).

La leggenda di Jim Morrison fu raccontata nel 1991 da Oliver Stone, nel film biografico The Doors, con Val Kilmer nella parte di Morrison. Il film fu oggetto di pareri discordanti: una parte dei fan lo criticò aspramente, sostenendo che spettacolarizzasse troppo il lato dissoluto e "tenebroso" del cantante. Lo stesso Ray Manzarek riservò parole durissime al regista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The Doors, su AllMusic, All Media Network.
  2. ^ a b c The Doors, su scaruffi.com, scaruffi.com.
  3. ^ Morrison poem backs climate plea, in BBC News, 31 gennaio 2007.
  4. ^ Rolling Stone Top 10 Dead Rock Stars, su kzok.radio.com. URL consultato il 27 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2011).
  5. ^ (EN) Lista dei 100 migliori cantanti di tutti i tempi secondo Rolling Stone, su rollingstone.com. URL consultato il 13 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2018).
  6. ^ "Classic Rock Magazine", maggio 2009
  7. ^ WHAT IS THE ZODIAC SIGN OF JIM MORRISON? - The best site for horoscopes daily, weekly, monthly, yearly online free
  8. ^ https://localwiki.org/alameda/Jim_Morrison
  9. ^ Mark Opsasnick, The Lizard King was here, Xlibris Corporation, 2006
  10. ^ Morrison, su americanlegends.com.
  11. ^ a b Stephen Davis
  12. ^ http://www.doorscollectors.com/jimepam.htm
  13. ^ Morrison, il mistero della Blue Lady. - L'Automobile
  14. ^ Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica rock (1954-1969), Giunti, 1996
  15. ^ a b c d Stephen Davis.
  16. ^ a b c d Hopkins-Sugerman.
  17. ^ a b Lorenzo Ruggiero.
  18. ^ http://riffraf.typepad.com/riffraf/2012/08/iconic-photographs-the-young-lion.html
  19. ^ Jim Morrison & i Doors. On the road - Greg Shaw - Google Libri
  20. ^ Frank Lisciandro, Jim Morrison. Diario fotografico, Giunti, 2007
  21. ^ Greg Shaw, Jim Morrison & i Doors. On the road, Giunti, 1998
  22. ^ The Doors: l’incidente di Miami | Newtopia
  23. ^ pardoninterview
  24. ^ http://www.famousfix.com/topic/jim-morrison-and-ingrid-thompson
  25. ^ http://www.whosdatedwho.com/dating/jim-morrison
  26. ^ https://spakr.wordpress.com/2015/02/27/54/
  27. ^ http://ultimateclassicrock.com/jim-morrison-boston-1970/
  28. ^ Virginia Balfour, Rock Wives: The Hard Lives and Good Times of the Wives, Girlfriends, and Groupies of Rock and Roll, Beech Tree Books, 1986
  29. ^ http://ultimateclassicrock.com/jim-morrison-plays-final-show-with-the-doors/
  30. ^ Morrison aveva sofferto d'asma in minore età, come dice nella poesia "If I look back" "L’eroina, principalmente attraverso un meccanismo di istamino-liberazione, induce ostruzione bronchiale che appare più grave negli asmatici cronici e negli atopici manifestandosi pochi minuti dopo l’inalazione della sostanza." (PDF), su arpi.unipi.it.
  31. ^ Copia archiviata, su parismojo.fr. URL consultato il 22 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2020).
  32. ^ https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2011/07/03/ray-manzarek-e-robby-krieger-sulla-tomba-di-jim-morrison/
  33. ^ https://www.euronews.com/2021/07/03/jim-morrison-in-paris-on-the-50th-anniversary-of-his-death
  34. ^ Jacques Rochard, Jim Morrison Vivo!, Kaos edizioni, 1986
  35. ^ (EN) Veronica Blake, Riding through the storm: Doors' keyboard player Ray Manzarek muses on life after Jim Morrison, in Daily Mail, 4 luglio 2008. URL consultato il 9 luglio 2008.
  36. ^ "Almost True", MTV (puntata del 5 aprile 2010), format televisivo che propone ricostruzioni dichiaratamente fantasiose ispirate a leggende metropolitane
  37. ^ Copia archiviata, su under-overground.com. URL consultato il 22 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2020).
  38. ^ Marianne Faithfull: «Jim Morrison? L'ha “ucciso” il mio fidanzato», su corriere.it, 7 agosto 2014. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  39. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/07/09/barrett-jim-morrison-non-mori-casa-fu.html
  40. ^ Sam Bernett, The End: Jim Morrison, Editions Privé, 2007
  41. ^ Gli ultimi giorni di Jim Morrison, documentario francese prodotto da Arnaud Hamelin (Sunset Presse), 2005
  42. ^ a b Jerry Hopkins
  43. ^ Wallace Fowlie
  44. ^ The Doors Biography, su rockhall.com. URL consultato il 7 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2016).
  45. ^ Andrew Doe, John Tobler, The Doors, Gammalibri, Milano, 1990.
  46. ^ Morto Ray Manzarek, tastierista dei Doors, ANSA, 21 marzo 2013
  47. ^ Francesco Guadalupi.
  48. ^ Fernanda Pivano, I miei amici cantautori, Mondadori, 2006
  49. ^ Bill Cosgrave: Love Her Madly: Jim Morrison, Mary and me; 2020; Dundurn Press Ltd; Toronto; ISBN 1459746600
  50. ^ Jerry Hopkins, Daniel Sugerman, Nessuno uscirà vivo di qui: la sconvolgente biografia di Jim Morrison, Milano, Kaos, 2005, p. 370, ISBN 88-7953-141-7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere pubblicate all'estero
  • James Douglas Morrison, The Lords: Notes on Vision, Los Angeles, Western Lithographers (stampato privatamente con tiratura limitata di 100 copie), 1969.
  • James Douglas Morrison, The New Creatures, Los Angeles, Western Lithographers (stampato privatamente con tiratura limitata di 100 copie), 1969.
  • Jim Morrison, An American Prayer, Los Angeles, Western Lithographers (stampato privatamente con tiratura limitata di 500 copie), 1970.
  • Jim Morrison, The Lords & The New Creatures, New York, Simon & Schuster, 1970.
  • Linda Ashcroft, Wild Child: Life with Jim Morrison, New York, Thunder's Mounth Press, 1997.
  • Merced Valdez Cruz, The Doors: Los dìas extraňos, Città del Messico, Lopez, 1999.
  • Hervé Muller, Au Delá Des Doors, Parigi, Albin Michel, 1973.
  • David Dalton, Mr. Mojo Risin' / Jim Morrison / The last holy fool, New York, St. Martin's Press, 1991.
  • William Rhulmann, The Doors, New York, Smithmark Publishers, 1991.
  • Mike Jahn, Jim Morrison and The Doors, New York, Grosset & Dunlap, 1969.
  • Patricia Kennealy, Strange Days: My Life With and Without Jim Morrison, New York, Plume, 1993.
  • Rainer Moddemann, Doors, Königswinter, Heel Verlag, 1990.
  • Rainer Moddemann, Gilles Yéprémian, The Doors on stage, Genève, Moving Sounds Books, 1996.
  • Jim Morrison, The American Night, New York, Vintage, 1991.
  • Jim Morrison, Wilderness: The lost writings of Jim Morrison, New York, Vintage, 1989.
  • Jerry Prochnucky, Joe Russo, Jim Morrison: my eyes have seen you, San Marcos (California), AM Graphics, 1996.
  • Jean-Yves Reuzeau, Jim Morrison et les Doors, Parigi, Librio Musique, 2001.
  • Jerry Hopkins, The Lizard King: The Essential Jim Morrison, Collier Books, 1993.
  • Wallace Fowlie, Rimbaud and Jim Morrison: The Rebel as Poet, Durham, Duke University Press, 1993.
Opere pubblicate in Italia
  • Jerry Hopkins, Daniel Sugerman, Nessuno uscira vivo di qui: la sconvolgente biografia di Jim Morrison, Milano, Kaos, 2005, p. 370, ISBN 88-7953-141-7.
  • James Riordan, Jerry Prochnicky, Jim Morrison. L'autostrada alla fine della notte, Bologna, Odoya s.r.l., 2012, p. 350, ISBN 978-88-6288-136-4.
  • Michela Taddei Saltini, Jim Morrison Canzoni & Poesie, Verona, Il gallo e la volpe, 1982, p. 83.
  • Jim Morrison (trad. Tito Schipa jr), Deserto. Poesie inedite, Milano, Arcana Editore, 1989, p. 222, ISBN 88-85859-45-3.
  • Jim Morrison (trad. Tito Schipa jr), Notte americana. Ultime poesie inedite, Milano, Arcana Editore, 1991, p. 199, ISBN 88-85859-68-2.
  • Danny Sugerman, Wonderland Avenue. Il mondo dei Doors: una vera saga rock, Sperling & Kupfer, 1991, p. 397, ISBN 88-200-1151-4.
  • Danny Sugerman, Jim Morrison & Doors. La storia illustrata, Milano, Kaos, 1991, p. 244, ISBN 88-86675-16-X.
  • Kevin McCraney, The Doors. La poesia, la morte lo spirito della tragedia di Jim Morrison, Milano, Leti, 1991, p. 96.
  • Danny Sugerman, Jim Morrison & Doors. Le canzoni di Re Lucertola, Milano, Kaos, 1992, p. 232, ISBN 978-88-7953-000-2.
  • Dylan Jones, Jim Morrison. Dark Star, Milano, Kaos, 1992, p. 200, ISBN 978-88-7953-009-5.
  • Jim Morrison (trad. L. Ruggiero), I signori. Le nuove creature. Le poesie di «Re Lucertola», Milano, Kaos, 1993, p. 148, ISBN 88-7953-016-X.
  • Betty Shapiro, Doors story, Milano, Kaos, 1993, p. 166, ISBN 978-88-7953-013-2.
  • Frank Lisciandro, Jim Morrison. Lo spirito & il corpo, Milano, Kaos, 1991.
  • Mary Chadwell, Cavalca il serpente, Milano, Kaos, 1993, p. 159, ISBN 88-7953-019-4.
  • William Mandel, Lo sciamano & il peyote, Milano, Kaos, 1994, p. 192, ISBN 978-88-7953-031-6.
  • AA. VV., Jim Morrison & Doors. Aspettando il sole, Milano, Kaos, 1994, ISBN 978-88-7953-039-2.
  • William Mandel, La danza dello sciamano, Milano, Blues Brothers, 1995, p. 144, ISBN 88-8074-009-1.
  • Frank Lisciandro, Jim Morrison. Festa di Amici, Milano, Kaos, 1995, p. 135, ISBN 88-7953-045-3.
  • Jacques Rochard, Jim Morrison. Poesie Apocrife, Milano, Blues Brothers, 1995, p. 123, ISBN 88-8074-004-0.
  • Ida Tiberio, Jim Morrison. Un cavaliere nella tempesta, Firenze, Giunti, 1995, p. 128, ISBN 978-88-09-20775-2.
  • Chuck Crisafulli (trad. di Stefano Focacci), La storia dietro ogni canzone dei Doors, Firenze, Tarab, 1997, p. 227, ISBN 88-86675-16-X.
  • Greg Shaw, Jim Morrison & i Doors. On the road, Milano, Giunti, 1998, p. 192, ISBN 978-88-09-21496-5.
  • AA.VV., Jim Morrison. Cronache 1966-1971, Milano, Blues Brothers, 1999, p. 323, ISBN 88-86675-16-X.
  • Fowlie Wallace, Rimbaud e Jim Morrison. Il poeta come ribelle, Il saggiatore, 2000, ISBN 978-88-428-0841-1.
  • Lorenzo Ruggiero, I signori. Le nuove creature. Le poesie di «Re lucertola», Milano, Blues Brothers, 2000, p. 135, ISBN 88-8074-043-1.
  • Jim Morrison (trad. di Tito Schipa jr, a cura di R. Bertoncelli), Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti, Milano, Mondadori, 2001, p. 559, ISBN 88-04-49224-4.
  • Jim Morrison (trad. di Tito Schipa jr, a cura di R. Bertoncelli), Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti, Milano, Oscar Mondadori, 2002, p. 559, ISBN 88-04-50557-5.
  • Ray Manzarek, Light My Fire. La mia vita con Jim Morrison, Roma, Editori Riuniti, 2002, p. 287, ISBN 88-359-5182-8.
  • Giulio Nannini, Le canzoni dei Doors, Roma, Editori Riuniti, 2003, p. 208, ISBN 978-88-359-5433-0.
  • Marco Denti, Jim Morrison. An american rebel, Milano, Bevivino, 2004, p. 92, ISBN 978-88-88764-27-6.
  • John Delmonico (trad. di S. Hourria), I giorni del caos. Il dossier dell'FBI su Jim Morrison, Milano, Selene, 2004, p. 133, ISBN 978-88-86267-85-4.
  • Jerry Hopkins, Daniel Sugerman, Nessuno uscirà vivo di qui. No one here gets out alive, Milano, Kaos, 2005, p. 369, ISBN 88-7953-141-7.
  • Jacques Rochard, Jim Morrison vivo!, Milano, Blues Brothers, 2005, p. 196, ISBN 978-88-8074-066-7.
  • Stephen Davis, Jim Morrison. Vita, morte, leggenda, Milano, Mondadori, 2005, p. 478, ISBN 88-04-53629-2.
  • Stephen Davis, Jim Morrison. Vita, morte, leggenda, Milano, Oscar Mondadori, 2006, p. 565, ISBN 978-88-04-55359-5.
  • Patricia Butler (trad. E. Domenichini), Angeli danzano, angeli muoiono, Milano, Piemme, 2006, p. 382, ISBN 978-88-8074-066-7.
  • Frank Lisciandro, Jim Morrison diario fotografico, Firenze, Giunti Editore, 2007, p. 174, ISBN 978-88-09-04911-6.
  • Fabio Rapizza, The Doors. 1967-2007. Le porte sono ancora aperte, Roma, Editori Riuniti, 2007, p. 188, ISBN 978-88-359-5876-5.
  • Ben Fong-Torres, The Doors by The Doors, Milano, Sperling & Kupfer, 2007, p. 230, ISBN 978-88-200-4388-9.
  • Francesco Guadalupi, Versi poetici e dichiarazioni di guerra di Jim Morrison, Reggio Emilia, Aliberti editore, 2007, p. 160, ISBN 978-88-7424-316-7.
  • Jacques Rochard, Jim Morrison vivo!, Milano, Blues Brothers, 2005, p. 196, ISBN 978-88-8074-066-7.
  • James Henke, Jim Morrison. Tesori e ricordi, Milano, White Star, 2007, p. 64, ISBN 978-88-540-0776-5.
  • Aurelio Pasini, The Doors. Until The End: testi commentati, Roma, Arcana, 2008, p. 346, ISBN 978-88-6231-012-3.
  • Jim Morrison, Jim Morrison & Doors. Canzoni, Milano, Blues Brothers, 2008, p. 363, ISBN 978-88-8074-046-9.
  • Sabino Caronia, Morte di un cittadino americano. Jim Morrison a Parigi, Roma, Edilazio, 2009, p. 100, ISBN 978-88-87485-98-1.
  • Francesco Guadalupi, Wake up! I numi tutelari di Jim Morrison, Firenze, Firenze Libri, 2010, p. 216, ISBN 978-88-7256-166-9.
  • Michelangelo Giampaoli, Il cimitero di Jim Morrison, Viterbo, Stampa alternativa, 2010, p. 357, ISBN 978-88-6222-144-3.
  • Fabrizio Radioni, Jim Morrison. Parigi, 3 luglio 1971, Torino, Ananke, 2011, p. 168, ISBN 978-88-7325-423-2.
  • Frédéric Bertocchini, Jef (trad. M. Cotugno), Jim Morrison. La biografia a fumetti, Milano, Edizioni BD, 2011, p. 120, ISBN 978-88-6123-867-1.
  • Pamela Des Barres (trad. T. Lo Porto), Sto con la band. Confessioni di una groupie, LIT - Libri in Tasca, 2011, p. 409, ISBN 978-88-6583-036-9.
  • Tom DiCillo, When you're strange. A film about The Doors. DVD. Con libro, Milano, Feltrinelli, 2011, p. 125, ISBN 978-88-07-74066-4.
  • John Densmore (trad. di S. Pezzani), Riders on the storm. La mia vita con Jim Morrison e i Doors, Roma, Arcana, 2011, p. 379, ISBN 978-88-6231-187-8.
  • Hopkins Jerry (trad. di A. Achilli), Jim Morrison. Vita e parole del Re Lucertola, Roma, Arcana, 2011, p. 272, ISBN 978-88-6231-209-7.
  • John Densmore (trad. di S. Pezzani), The Doors. Lo spirito di un'epoca e l'eredità di Jim Morrison, Roma, Arcana, 2013, p. 335, ISBN 978-88-6231-315-5.
  • Rainer Moddemann (trad. di F. Pudva), Jim Morrison. Guida completa di Parigi, Kindle edition, 2014, p. 110, ISBN 978-3-00-046190-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN56614064 · ISNI (EN0000 0000 8135 1152 · SBN CFIV110579 · Europeana agent/base/104538 · LCCN (ENn79140943 · GND (DE118584286 · BNE (ESXX1100798 (data) · BNF (FRcb11916928c (data) · J9U (ENHE987007438961305171 · NSK (HR000038315 · NDL (ENJA00450596 · CONOR.SI (SL53637475 · WorldCat Identities (ENlccn-n79140943