Castello di Chambord

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Castello di Chambord
parte dei Castelli della Loira
France Loir-et-Cher Chambord Chateau 03.jpg
La facciata nord del castello
Ubicazione
StatoRegno di Francia
Stato attualeFrancia Francia
RegioneCentro-Valle della Loira
CittàChambord
Coordinate47°36′58″N 1°31′02″E / 47.616111°N 1.517222°E47.616111; 1.517222Coordinate: 47°36′58″N 1°31′02″E / 47.616111°N 1.517222°E47.616111; 1.517222
Mappa di localizzazione: Francia
Castello di Chambord
Informazioni generali
TipoCastello
StileRinascimentale
Costruzione1519-XVII secolo
CostruttoreDomenico da Cortona (edificio originale)
Primo proprietarioRe Francesco I di Francia
Proprietario attualeStato francese
Visitabile
Sito webwww.chambord.org
Informazioni militari
Funzione strategicaResidenziale, di rappresentanza
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Il castello di Chambord è il più grande dei castelli della Valle della Loira e uno tra i più conosciuti.[1] È stato costruito per volontà del re Francesco I a partire dal 1519[2] nei pressi di una curva del fiume Cosson, corso d'acqua affluente del Beuvron che si getta poi a sua volta nella Loira. Sorge nel dipartimento del Loir-et-Cher, 14 km a nord-est di Blois ed a circa 6 km dalla riva sinistra della Loira. Il castello fu una delle residenze dei re francesi e costituisce uno degli esempi più significativi di architettura rinascimentale in Francia. Nel 1981 fu iscritto nella lista dei siti Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO, in cui rientra tuttora, assieme, a partire dal 2000, a tutta la Valle della Loira.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il sito ospitò sin dal X secolo una residenza fortificata costituita da una motta castrale di proprietà dei conti di Blois.[3][4][5] Alcuni documenti firmati da Tebaldo VI di Blois e dalla sua vedova Clemenza di Roches, datati tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, furono sottoscritti proprio a Chambord.[6]

Insieme a tutti i possedimenti dei conti di Blois, il castello passò dalla famiglia Châtillon ai duchi di Orléans nel 1397, per poi essere annesso alla corona di Francia quando Luigi d'Orléans divenne Luigi XII nel 1498; già in quell'epoca il castello non aveva funzioni difensive ed era diventato un semplice casino di caccia.[7][8]

Il regno di Francesco I[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Francesco I realizzato da Jean Clouet (1525 circa).

Nel 1516 Francesco I, di ritorno dall'Italia dopo il successo nella battaglia di Marignano, decise di costruire un castello per celebrare la sua gloria ai margini della zona boscosa di Chambord.[1] L'idea del re era di fondare una nuova città, Romorantin, ed edificare una grande residenza basandosi sui canoni della nuova architettura rinascimentale come descritto da Leon Battista Alberti nel trattato De re aedificatoria, fondendo elementi di derivazione italiana a elementi provenienti dalla tradizione francese.[9][10][8]

Il 6 settembre 1519 il re Francesco I diede ordine al suo ciambellano, François de Pontbriand, di stilare una lista delle spese necessarie alla costruzione del castello:[11] da allora ebbe inizio l'edificazione del grande palazzo che avrebbe avuto la funzione non di residenza permanente, ma di palazzina di caccia sotto le dipendenze del castello di Blois;[12] il re infatti vi avrebbe soggiornato solo per 42 giorni in 32 anni di regno[13][14] insieme alla seconda moglie, Eleonora d'Asburgo, e alla favorita, Anne d'Heilly.[15] Il progetto originale prevedeva solo un mastio dotato di quattro torri circolari agli angoli, che in ogni piano presentava quattro stanze disposte attorno allo scalone centrale.[16] Questa architettura doveva celebrare il suo costruttore, Francesco I, soprannominato il "principe architetto".[17] Anche se quasi tutti i documenti originali sulla progettazione del castello sono andati perduti,[18] è possibile che anche Leonardo da Vinci, stabilitosi ad Amboise alla fine del 1516, vi abbia partecipato, così come l'architetto Domenico da Cortona.[19][8]

I lavori iniziarono con la distruzione di diversi edifici, tra cui il castello dei conti di Blois e la cappella ad esso collegata,[4] e la costruzione delle fondamenta del mastio. Dopo essersi interrotti tra il 1525 e il 1526 a causa di eventi avversi come la sconfitta di Pavia e la prigionia del re a Madrid,[20][1] e dopo aver subito un rallentamento per la mancanza di fondi e la difficoltà a posare le fondamenta[21] (nel 1524 le mura erano a malapena al livello del terreno),[11] i lavori ripresero con delle modifiche che prevedevano l'aggiunta di due ali laterali, di cui una doveva ospitare la residenza del re. Il progetto fu semplificato: lo scalone centrale passò dall'avere quattro rampe ad averne solo due, mentre le gallerie centrali, pensate per rimanere aperte, furono chiuse. In quel periodo lavorarono al cantiere circa 1800 operai e si susseguirono diversi architetti, come Jacques e Denis Sourdeau e Pierre Nepveu.[22][8]

Il mastio venne completato in occasione della visita dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, che soggiornò al castello tra il 18 e il 19 dicembre 1539 mentre si dirigeva verso la città di Gand con l'intento di punirla per non aver partecipato alle spese di guerra. Il corteo dell'imperatore venne accolto da balletti e lancio di fiori mentre le sale vennero tappezzate di arazzi.[23][20] Carlo V apprezzò il castello e lo definì "una sintesi di ciò che può effettuare l'industria umana".[24]

L'ala settentrionale fu completata nel 1544. L'anno successivo vennero aggiunte una galleria esterna sostenuta da arcate e una scala a chiocciola, mentre proseguirono i lavori all'ala meridionale e venne aggiunta una bassa cinta muraria a chiudere il cortile, alla maniera dei castelli medioevali come il castello di Vincennes.[20]

Dopo la morte di Francesco I nel 1547, la costruzione dell'ala sud proseguì durante il regno di Enrico II, come si evince dall'emblema "H" scolpito in alcune parti del castello,[24][1] per interrompersi con la morte di quest'ultimo nel 1559. Nel 1552 nel castello venne firmato il trattato di Chambord tra il re francese e i principi tedeschi che si opponevano a Carlo V.[25][24] Negli anni successivi il castello non fu occupato spesso; nel 1566, sotto il regno di Carlo IX, re amante della caccia,[24] vennero svolti lavori di restauro, ma Chambord era troppo lontano dai luoghi abituali di residenza della corte;[20] inoltre il castello, dotato di grandi finestre, sale enormi e soffitti molto alti, era molto difficile da riscaldare e i lunghi soggiorni erano impraticabili anche per la mancanza di un villaggio nelle vicinanze che potesse rifornire di cibo la corte. Anche Enrico III e Enrico IV non frequentarono il castello e non vi intrapresero alcun lavoro.

Il Seicento e il completamento della costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Arrivo di Luigi XIV a Chambord, anni '70 del XVII secolo, dipinto di Adam Frans van der Meulen.

Luigi XIII si recò a Chambord solo due volte: nel 1614, all'età di tredici anni, e nel 1616, insieme alla regina Anna d'Asburgo, di ritorno da Bordeaux.[26] Dal 1639 il castello fu occupato da Gastone d'Orléans, fratello del re, che aveva ricevuto in appannaggio la contea di Blois nel 1626.[27] Egli vi intraprese dei lavori di restauro che si conclusero nel 1642, in particolare l'allestimento di un appartamento, la sistemazione del parco e la bonifica delle paludi circostanti, che permisero di realizzare un piccolo giardino a nord dell'edificio;[28] la cappella rimase tuttavia ancora senza copertura.[20]

Fu solo con il regno di Luigi XIV che la struttura fu completata: il Re Sole aveva intuito l'importanza del messaggio di ricchezza e potenza costituito da Chambord. Egli affidò i lavori all'architetto Jules Hardouin-Mansart, che, tra il 1680 e il 1686, completò l'ala sud, la copertura della cappella e la cinta del cortile, che fu destinata agli alloggi della servitù e fu dotata di un tetto mansardato.[20] Luigi XIV soggiornò nove volte al castello, la prima nel 1650 e l'ultima nel 1685.[29][30] Talvolta il re era accompagnato da Molière, che metteva in scena per lui le sue commedie accompagnato dalla musica di Jean-Baptiste Lully e dalle coreografie di Pierre Beauchamp: il 6 ottobre 1669 venne rappresentata Il signor di Pourceaugnac[31] mentre il 14 ottobre 1670, in occasione della visita di un'ambasceria turca, fu rappresentata Il borghese gentiluomo.[32][33]

Luigi XIV fece allestire un appartamento al primo piano del mastio, sulla porzione di nord-ovest che si affaccia sul parco,[24] comprendente un'anticamera, un salone nobiliare e una sala delle parate; a tal fine, furono unite due delle quattro stanze previste dal progetto originale. Il re soggiornò a Chambord insieme a Madame de Maintenon nel 1685; da quando la corte si stabilì a Versailles, tuttavia, i soggiorni del re si fecero sempre più rari. Durante il regno di Luigi XIV ci fu anche la creazione di un giardino alla francese di fronte alla facciata nord, progettato da Mansart,[28] e fu scavato un canale per farvi scorrere il fiume Cosson:[34] i lavori iniziarono nel 1684 e videro il rialzamento della zona per mezzo della costruzione di muri di contenimento al fine di evitare il facile allagamento del giardino.[35][36]

XVIII secolo e Rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 dicembre 1700 il re di Spagna Filippo II soggiornò al castello in compagnia dei duchi di Berry e Borgogna.[34]

Re Luigi XV fece sistemare nel castello suo suocero Stanislao Leszczyński, re detronizzato di Polonia, tra il 1725 e il 1733. Negli anni 1729 e 1730 il compositore Louis Homet fu al suo servizio come musicista di corte.[37] Su richiesta di Leszczyński, che lamentava l'insalubrità della zona dovuta alla presenza di paludi, dal 1730 furono ripresi i lavori ai giardini iniziati cinquant'anni prima: furono costruiti dei ponti, tra cui quello che consentiva di raggiungere il giardino, e delle dighe; le pareti della terrazza artificiale furono rialzate; fu pulito e allargato il letto del Cosson.[35] Il 25 agosto 1733 Stanislao Leszczyński e sua moglie lasciarono il castello di Chambord per raggiungere i ducati di Lorena e di Bar, che gli erano stati assegnati.[38] Subito dopo la loro partenza furono piantumati castagni, bossi e aranci a formare un giardino alla francese.[28]

Il castello rimase disabitato per 12 anni; nel 1745 Luigi XV lo donò a Maurizio di Sassonia,[39] che ne divenne governatore a vita, con un reddito di 40.000 lire. Egli fece costruire delle baracche per il suo reggimento in cui si trasferirono soldati Polacchi, Ungheresi, Turchi, Tartari e persino coloniali della Martinica[39] e risiedette nel castello dal 1748 al 1750, anno in cui morì.[40] Il generale fece piantare nel giardino degli alberi di agrumi e fece contornare i vialetti da siepi.[35] Dopo la sua morte i cannoni del castello spararono per sei giorni una salva ogni quarto d'ora in segno di lutto.[39]

Dopo la morte di Maurizio di Sassonia, il castello fu abitato solo dai suoi governatori. August Heinrich von Friesen, nipote del maresciallo di Sassonia, morì nel castello nel 1755;[41] gli successe il marchese di Saumery fino al 1779, quindi il marchese di Polignac, che fu cacciato durante la Rivoluzione nel 1790.

Durante la Rivoluzione, gli abitanti dei villaggi vicini saccheggiarono il il parco e il castello. Gli animali di grossa taglia furono abbattuti e gli alberi vennero tagliati o distrutti dalle mandrie al pascolo nel parco mentre il giardino non fu più curato;[36] una parte del fossato, prosciugato, fu trasformata in un orto.[35] La situazione era talmente grave che nel maggio 1790 fu inviato un distaccamento di un reggimento di cavalleria per fermare i saccheggi, e successivamente, nel 1791, fu mandato un distaccamento del 32º reggimento di fanteria per ristabilire l'ordine. Tra ottobre e novembre 1792 il governo rivoluzionario mise in vendita i mobili che non erano stati rubati, compresi la carta da parati e i pavimenti; per riscaldare le stanze durante le vendite furono bruciate le porte intarsiate.[42] Parallelamente alle aste proseguivano i saccheggi notturni; un inventario redatto il 29 Pratile dell'anno IV (17 giugno 1796) conferma la situazione di degrado, ma nonostante tutto il monumento sfuggì alla distruzione.[43]

Età napoleonica e restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Incisione raffigurante la facciata nord del castello nel 1860.

Il 13 Messidoro dell'anno X (2 luglio 1802), il Napoleone Bonaparte assegnò il castello alla quindicesima coorte della Legion d'Onore; il generale Pierre Augereau tuttavia si recò a Chambord solamente due anni dopo e lo trovò devastato dai saccheggi e in uno stato di abbandono. Egli fece chiudere il parco al pubblico, riparando le recinzioni, nonostante le proteste della popolazione.

Sotto il primo Impero, nel 1805, Napoleone decise di istituire presso il castello un istituto di educazione per le figlie dei titolari della Legion d'Onore, ma il progetto non ebbe seguito. Nel 1809 il castello fu assegnato al generale Louis Alexandre Berthier, principe di Neuchâtel e Wagram, come ricompensa per i suoi servizi, con una rendita di 500.000 franchi.[39] Berthier si recò a Chambord solo una volta nel 1810 per una battuta di caccia. Alla sua morte, nel 1815, il castello fu sequestrato in quanto la vedova del generale non era in grado di far fronte alle spese per il suo mantenimento; nel 1820 fu venduto.

Nel 1821 il castello fu acquistato con una sottoscrizione nazionale e donato al pronipote di Luigi XVIII, Enrico di Borbone, duca di Bordeaux, che aveva solamente un anno.[1] Con la rivoluzione del 1830 Carlo X i membri della famiglia reale furono esiliati: Enrico, suo nipote, ricevette il titolo di conte di Chambord. Egli fu tenuto lontano dalla Francia da tutti i successivi regimi, ma continuò ad interessarsi alla manutenzione del castello e del parco. Fece amministrare il possedimento da un suo delegato e finanziò importanti campagne di restauro degli edifici e del parco; fece anche aprire il castello al pubblico.[44] Nonostante il giardino fosse molto più semplice che nel Settecento, avendo solo aiuole, vialetti con ghiaia e filari di alberi, fu affidato un progetto completo di riqualificazione al paesaggista Achille Duchêne, che però venne abbandonato.[35]

Durante la guerra franco-prussiana il castello fu utilizzato come ospedale militare e nel 1871 fu abitato per breve tempo dal conte di Chambord, che da quella residenza inviò un messaggio ai francesi chiedendo il ripristino della monarchia. Quando egli morì, nel 1883, il castello fu ereditato dagli ex-duchi di Parma e Piacenza, suoi nipoti: Roberto I e suo fratello Enrico, conte di Bardi. Alla morte di Roberto I nel 1907, la proprietà fu ereditata da suo figlio Elia.[45]

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

I giardini alla francese nel 2017.
Vista del castello dall'alto.

Dopo essere stata confiscata durante la prima guerra mondiale, la tenuta di Chambord fu acquistata il 13 aprile 1930 dallo Stato francese per undici milioni di franchi.[45] Lo Stato fece rimuovere il tetto a mansarda che copriva la cinta del cortile con l'intento di riportare l'edificio il più possibile vicino allo stato in cui si presentava nel Rinascimento. La gestione del castello fu condivisa tra l'Amministrazione delle proprietà, l'Ufficio nazionale delle acque e delle foreste e l'Ispettorato dei monumenti storici. Questa decisione fu confermata dopo la seconda guerra mondiale il 19 luglio 1947.[46]

All'inizio della seconda guerra mondiale, il castello divenne il centro di smistamento delle opere d'arte provenienti dai musei di Parigi e del nord della Francia, che dovevano essere spostati per proteggerli dai bombardamenti tedeschi. Alcune opere, come la Gioconda, rimasero nel castello solo pochi mesi, mentre altri rimasero a Chambord per tutta la durata della guerra.[47] Il primo convoglio di opere d'arte, comprendente il famoso dipinto di Leonardo da Vinci, partì dal Louvre il 28 agosto 1939,[47] seguito da altri 37 convogli per un totale di oltre 3 690 dipinti; in seguito le opere furono spostate più a sud, come nel castello di Saint-Blancard, dove tra le altre furono conservate le antichità di epoca egizia.[48][49][50][51]

Dopo essere scampato ai bombardamenti, allo schianto di un bombardiere americano nel 1944[52] e all'incendio del 7 luglio 1945 che distrusse il tetto dell'ala meridionale, e dopo il ritorno a Parigi delle opere del Louvre, iniziò per Chambord un importante restauro iniziato nel 1950 e durato quasi trent'anni sotto la direzione dell'architetto Michel Ranjard e, dal 1974, di Pierre Lebouteux. Sulla sommità della cinta del cortile nel 1950 fu realizzata una balaustra in pietra; tra il 1950 e il 1952 fu ricostruito il tetto distrutto dall'incendio; tra il 1957 e il 1960 fu restaurata la torre della cappella; nel 1960 fu risistemato l'appartamento di Francesco I; nel 1962 furono ristrutturate le officine, che contengono le preziose carrozze del conte di Chambord, costruite nel 1871 da Hermès, con le quali il nobiluomo avrebbe voluto fare il suo ingresso a Parigi da re.[39] Il canale nel parco fu riaperto nel 1972 e furono sgomberati e riempiti i fossati; nel 1970 furono rimossi dal giardino gli alberi ad alto fusto per lasciare spazio a delle distese erbose.[35]

Nel 1981 l'area è stata inserita nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.[53]

Nel 1998, sotto la direzione di Patrick Ponsot, ripresero i lavori per la riparazione delle terrazze, delle balaustre dei torrioni e dell'ala anteriore delle officine.[54] Dal 30 maggio 1952 si svolgono a Chambord degli spettacoli di musica e luci chiamati Son et lumière.[55]

Dopo una piena del Cosson che aveva interessato l'area,[56] da agosto 2016 a marzo 2017 sono stati restaurati i giardini alla francese che occupano una superficie di sei ettari e mezzo a nord-est del castello. Questi giardini, commissionati da Luigi XIV e completati durante il regno di Luigi XV, erano gradualmente scomparsi nel tempo e sono stati realizzati grazie al patrocinio dell'americano Stephen A. Schwarzman, fondatore del fondo di investimento Blackstone Group,[35] dopo una lunga ricerca archivistica e archeologica svolta dalla Scuola di paesaggistica di Versailles per ricostruire la loro disposizione originale.[28]

Nel 2019 il castello di Chambord, con un totale di più di 1 300 000 ingressi, ha fatto registrare un record di visite turistiche, con un incremento dell'11,1% sull'anno precedente.[57]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto originale[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del castello presente in Die Schlösser der Loire, di Axel M. Moser e Thorsten Droste (1576).

Il palazzo, con il suo cortile cinto da mura, le torri angolari del mastio e il fossato che lo circonda, fu progettato sul modello delle fortificazioni medievali; lo stile gotico, riconoscibile sugli ornamenti dei tetti, dei camini e della guglia sovrastante la scala centrale, influenzò certamente il progetto. Il castello possiede una silhouette molto particolare che lo rende uno dei capolavori architettonici del Rinascimento: la facciata è lunga 156 metri e alta 56, ha 426 stanze, 77 scale, 282 camini e 800 capitelli scolpiti.[58]

Sicuramente diversi architetti si alternarono durante la costruzione del castello; per quanto riguarda il primo progettista, non c'è nessun documento che attesti con precisione la sua identità. È probabile che gli studi di Leonardo da Vinci, che all'epoca della costruzione del castello si trovava presso la corte di Francesco I, abbiano influenzato alcuni elementi architettonici: infatti alcuni disegni del genio italiano rappresentano dei progetti di scale a doppia elica e di edifici con pianta a croce greca, caratteristiche del si riscontrano nel castello, così come l'architettura delle torri, che secondo alcuni studiosi è più simile alle torri e ai campanili quattrocenteschi di Milano che alle tipiche costruzioni francesi del periodo, caratterizzate da una sovrabbondanza di torrette e guglie.[59] Inoltre ci sono ipotesi che la struttura del castello di Chambord riflettesse un progetto per un altro castello progettato da Leonardo che doveva essere costruito a Romorantin per la madre di Francesco I.[19][8] Probabilmente l'allievo di Leonardo, Domenico da Cortona, seguì personalmente la realizzazione del castello: egli infatti realizzò nel 1517 un modello in legno del palazzo che fu ritrovato a Blois all'epoca di Luigi XIV da André Félibien e che fu da questi riprodotto in un disegno.[60][61] Il modellino presentava una scala dritta, a due rampe, collocata in uno dei bracci della croce;[62] probabilmente questo progetto di gusto italiano fu modificato per alloggiare la scala a chiocciola centrale, più scenografica e più apprezzata in Francia, su modello della scalinata del castello di Blois, che potrebbe essere stata progettata da Leonardo stesso.[63][64][65] In ogni caso la simmetria centrale della pianta rimane di stile tipicamente italiano.[66]

La facciata sud del castello.

Il cantiere per la costruzione del castello di Chambord fu imponente: vennero impiegate circa 220 000 tonnellate di pietre.[58] Nonostante il progetto di Francesco I prevedesse di deviare il corso della Loira, ciò non fu possibile, e venne deviato il più modesto Cosson, che in questo modo poté alimentare il fossato che circonda il castello.[1]

Le condizioni dei lavoratori erano dure a causa delle paludi che circondavano il castello: molti operai morirono di malaria. Furono piantati pali di legno a 6-8 metri di profondità per stabilizzare le fondamenta del castello anche se, come è emerso dagli scavi effettuati nel 2007, la torre sud-ovest poggia su un basamento calcareo. Gli stessi scavi portarono alla luce i resti di una struttura circolare in pietra che costituiva la base della torre del castello medievale di proprietà dei conti di Blois.[67]

Il tufo bianco, materiale impiegato per la costruzione del castello, veniva trasportato con carri dal porto di Saint-Dyé-sur-Loire; tutti gli operai, tra cui gli scalpellini, erano pagati a cottimo e quindi effettuavano delle incisioni nei blocchi che avevano realizzato per essere pagati dal capocantiere; alcune di queste incisioni sono ancora visibili. Il tufo bianco, una pietra calcarea morbida e molto porosa, è soggetto a numerose alterazioni, tra cui la desquamazione della superficie dovuta alla formazione di gesso causata dall'ambiente ricco di prodotti della combustione di petrolio e carbone, avvenuta specialmente nell'Ottocento. Per questo vengono regolarmente avviati lavori di restauro delle murature; le pietre sostitutive provengono da cave vicino a Valençay, che producono un tufo le cui caratteristiche (grana fine, colore) sono considerate le più vicine alla pietra originaria.[68]

Il mastio[modifica | modifica wikitesto]

La scala a doppia elica.
Il soffitto a cassettoni.

La pianta del castello si basa su un corpo centrale perfettamente quadrato a croce greca, analogo a quello di diverse chiese italiane dell'epoca tra cui la Basilica di San Pietro; tuttavia all'epoca questo tipo di pianta era utilizzato quasi esclusivamente per edifici religiosi. È possibile che proprio il soffitto a cassettoni di San Pietro abbia influenzato i soffitti dei saloni del castello.[62] Il corpo centrale, che inizialmente doveva essere l'unico edificio del castello, fu in seguito chiamato "mastio", pur non avendo mai avuto una funzione difensiva, quando Francesco I fece costruire le ali e la cinta del cortile secondo il modello dei castelli fortificati del Medioevo.[69] Una particolarità del palazzo è il rigoroso orientamento delle diagonali del mastio lungo gli assi nord-sud ed est-ovest; le torri laterali puntano esattamente ai quattro punti cardinali. All'interno in ogni piano lo spazio è occupato da un vestibolo a croce che separa i quattro cantoni, in ciascuno dei quali è presente un appartamento.[70]

La pianta attuale, tuttavia, presenta alcune imprecisioni rispetto ad una perfetta asimmetria assiale che furono a lungo attribuite ad errori di costruzione.[71] Le ricerche archeologiche svolte all'inizio degli anni Duemila,[72] tuttavia, hanno confermato l'ipotesi formulata nel 1973 da Michel Ranjard[73] che sosteneva che il progetto del castello era inizialmente organizzato secondo una simmetria centrale a forma di svastica disposta intorno a uno scalone a quattro rampe, che non fu mai realizzato ma che fu descritto da Andrea Palladio[74] e John Evelyn.[75] Questa disposizione, particolarmente dinamica, avrebbe avuto legami con gli studi di Leonardo da Vinci sulle turbine idrauliche e sui precursori degli elicotteri, ma, come emerso dai lavori di consolidamento dei seminterrati e dagli scavi archeologici del 2003, il progetto iniziale venne abbandonato subito dopo la realizzazione dei pozzi neri del mastio; con l'aggiunta delle ali e della cinta più bassa questa simmetria venne tralasciata del tutto.[76][77]

Il corpo centrale ha cinque piani, ciascuno dei quali con otto appartamenti: quattro agli angoli e quattro nelle torri. Gli appartamenti sono autonomi, come era in uso nelle costruzioni del primo Rinascimento in particolare in Toscana,[62] a differenza dei castelli medievali che presentavano stanze che si susseguivano lungo un corridoio.[12] Ciascun appartamento è composto da un salone principale, alto come tutto il piano, e due stanze più piccole, uno studio e un guardaroba, sopra le quali erano ricavate due stanze di servizio. Quasi tutti gli ambienti sono dotati di caminetti per il riscaldamento.[62] L'appartamento di Francesco I, collocato nell'angolo nord-est del mastio al primo piano,[78] presenta delle modifiche rispetto agli altri: contiene anche una grande sala per le udienze ufficiali e uno studiolo privato di stile italiano, che funse da oratorio privato per la regina Caterina Opalińska, moglie di Stanislao Leszczynsky.[78][79] Francesco I trasferì in seguito i suoi appartamenti nell'ala est, mentre nell'ala ovest fu costruita la cappella, che presenta anch'essa influssi italiani e classicheggianti.[79] Al centro del mastio sorge la scala a doppia elica, costituita da due rampe di scale che si intrecciano senza mai incrociarsi;[64] ad ogni piano la scala si apre in quattro saloni che formano una croce e che facevano da sfondo alla vita sociale dei membri della corte; nei saloni del secondo piano invece si tenevano i balli.[62] Alla sommità della scala è presente una terrazza che offre una vista dei tetti, dei comignoli e degli abbaini, decorati con figure geometriche in ardesia che ricordano gli intarsi in marmo nero della Certosa di Pavia, dove fu tenuto prigioniero Francesco I.[80] La terrazza, forse ideata dallo stesso Leonardo da Vinci per permettere di ammirare la sovrastruttura del castello, consentiva agli ospiti del palazzo di osservare il parco e di seguire le battute di caccia che si svolgevano in esso.[81] La scala è coperta da una lanterna di 32 metri che ricorda quelle delle chiese ed è sormontata da un giglio, simbolo della monarchia francese.[82] La lanterna, un tempo aperta e in seguito chiusa con vetrate, è sostenuta da archi aggettanti.[79] Complessivamente il tetto, ricco di guglie, comignoli, pinnacoli e abbaini, contrasta con l'aspetto massiccio del castello ed è stato paragonato allo skyline di una città.[59][83][75]

Il secondo piano è notevole per il suo soffitto a cassettoni, alcuni dei quali conservano ancora qualche traccia dell'oro della pittura originale, decorati con i simboli reali di Francesco I, la F coronata e la salamandra,[78] e dal simbolo di sua madre Luisa di Savoia, una fune annodata a formare il nodo savoia. Alcuni di tali simboli, quelli posti più in alto all'altezza della terrazza, sono realizzati al contrario, in modo che Dio, dall'alto dei cieli, potesse vedere la potenza del re.[84] Le salamandre rappresentano il motto di Francesco I, "Nutrisco et extinguo", ossia "Mi nutro [del buon fuoco] e spengo [il cattivo fuoco]".

Parco e giardino[modifica | modifica wikitesto]

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Il parco circostante il castello venne voluto da Francesco I dopo meno di cinque anni dall'inizio della costruzione del castello. Il parco, recintato, doveva servire per le battute di caccia che il re amava condurre quando si recava a Chambord. Secondo il progetto del 1523 il parco doveva estendersi per 3000 arpenti, ossia 1500 ettari, ed è circondato da un muro di cinta lungo ben 32 km che fu costruito a partire dal 1542;[82] questa caratteristica lo rende il più grande parco forestale chiuso d'Europa. Nel 1547 fu istituita una postazione di guardia del parco che rimase attiva fino al 1777.[85] Il dominio nazionale di Chambord oggi copre 5440 ettari, di cui 1000 aperti al pubblico,[86] e fa parte del circuito Natura 2000 essendo riconosciuto a livello europeo come zona di protezione speciale dal 2006 e come zona speciale di conservazione dal 2007.[87][88]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Le specie più diffuse nella foresta di Chambord sono il cervo e il cinghiale; oltre a questi sono presenti anche mufloni europei importati nella riserva dalla Corsica, dal Jardin des Plantes di Parigi, dal parco zoologico di Parigi e dall'ex Cecoslovacchia. Dalla riserva faunistica di Chambord, viceversa, sono stati prelevati cervi e mufloni per il ripopolamento di nuove aree.[89]

Per quanto riguarda gli uccelli, il parco è frequentato sia in periodo di riproduzione, sia da specie di passaggio durante la migrazione, sia da specie nidificanti. Durante la stagione riproduttiva in particolare sono stati osservati il falco pescatore, il biancone, l'aquila minore, l'averla piccola, il picchio cenerino, il picchio rosso mezzano, il picchio nero, il tarabusino, il martin pescatore, il succiacapre europeo, la tottavilla, la magnanina.[90]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La foresta è composta per il 57% da alberi di latifoglie e per il 20% da conifere. Sono presenti anche alcune specie protette a livello nazionale come la Drosera rotundifolia, il Damasonium, la Littorella, la Pilularia globulifera, la Pulicaria vulgaris e la Gratiola officinalis.[91]

Il giardino alla francese[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino, composto da tre parterre,[36] si sviluppa a nord e a est del castello e occupa 0,6 km2 di superficie. Contiene 600 alberi ad alto fusto, 800 arbusti, 200 piante di rose, 15 250 piante di timo usate come siepi e 18 874 m2 di prati.[35] Le piante officinali presenti sono l'erba cipollina, il finocchio e l'aneto.

Visite istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Il Comité des chasses présidentielles, istituzione che organizzava le battute di caccia nei domini nazionali francesi per il Presidente della Repubblica e i suoi ospiti, organizzò a Chambord numerosi di questi eventi fino a quando, nel 2007, il Presidente Nicolas Sarkozy abbandonò questa pratica in favore di battute di caccia con il fine di regolamentare la popolazione animale o catturare esemplari da trasportare in altri siti; da allora la popolazione di cervi è cresciuta del 30 per cento per ogni anno.[92][93]

Il 28 marzo 1987 presso il castello si incontrarono il ​​Cancelliere della Repubblica Federale di Germania Helmut Kohl e il Presidente della Repubblica Francese François Mitterrand per discutere circa una linea condivisa dell'Europa sugli armamenti.[94]

Il principe Carlo e sua moglie Diana Spencer visitarono il castello il 9 novembre 1988 nell'ambito di una visita ufficiale.[95]

Il Presidente della Repubblica François Hollande visitò Chambord il 19 dicembre 2014 in occasione di una visita ufficiale, mentre il suo successore Emmanuel Macron festeggiò il suo quarantesimo compleanno al castello il 17 dicembre 2017.[96][97]

In occasione del 500º anniversario della morte di Leonardo da Vinci, il castello ospitò una visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella il 2 maggio 2019, che si recò a Chambord insieme al suo omologo francese Emmanuel Macron dopo la visita ai castelli di Amboise e Clos-Lucé. Durante queste celebrazioni il castello ospitò 500 giovani franco-italiani e molte persone famose come l'architetto Renzo Piano, il conduttore radiofonico e televisivo franco-lussemburghese Stéphane Bern e l'astronauta francese Thomas Pesquet.[98]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Influenze architettoniche[modifica | modifica wikitesto]

Una delle torri scalari della Waddesdon Manor.

Il castello di Chambord influenzò la costruzione di numerosi edifici o elementi decorativi in tutta l'Europa. Il castello di Schwerin, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, fu progettato su modello dell'architettura del castello francese tra il 1845 e il 1857.[99][100]

Più tardi il modello di Chambord si diffuse nel Regno Unito, dove su sua ispirazione furono costruiti il Founder's Building del college londinese Royal Holloway,[101] l'edificio principale del Fettes College di Edinburgo nel 1870[102] e la Waddesdon Manor dell'architetto Hippolyte Destailleur nel Buckinghamshire tra il 1874 e il 1889.[103]

Il castello nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il castello è stato usato come luogo delle riprese per i seguenti film:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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