Hip hop italiano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Hip hop.

L'hip hop italiano è un sottogenere della musica hip hop sviluppatosi in Italia all'inizio degli anni ottanta, passando da testi in inglese (es. Let get dizzy oppure Ontha Run degli storici Radical Stuff, 1992) a quelli in lingua italiana. Uno dei primi esperimenti è stato fatto nel 1986 dalla band bolognese "Raptus", fondata da Ohm Guru e Gaudi, con la Attack Punk Records, ma è negli anni novanta che i gruppi appartenenti alla scena hip hop incidono i loro primi lavori significativi. Dopo un periodo di crisi attorno ai primi anni duemila, negli anni seguenti l'hip hop italiano ha riscontrato una notevole crescita commerciale con il lancio mediatico di numerosi rapper, la nascita di diverse competizioni di freestyle e la diffusione tramite internet.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la cultura hip hop è introdotta negli anni ottanta grazie al primo tour mondiale di Afrika Bambaataa, attraverso la trasmissione su canali privati locali e regionali di alcune pellicole statunitensi dedicate al movimento, quali per esempio Beat Street (1983), Style Wars (1983) e soprattutto il cortometraggio del 1981 Wild Style.[1] Ice One è tra i pionieri del genere assieme a DJ Gruff e Sean.[1]

Jovanotti, che a Roma conobbe questo genere, nel 1988 pubblicò l’album di debutto Jovanotti for President, caratterizzato da strofe rap cantate in lingua inglese. Con le pubblicazioni di La mia moto e di Giovani Jovanotti, l'artista abbandonò in buona parte il corso iniziato l'anno precedente e quando rientrò in scena con un disco rap nel 1991, fu già parte di un fenomeno più vasto.

Si può dire che Jovanotti fu uno dei primi a fare rap in Italia ed a farlo conoscere al grande pubblico, ma senza mai avvicinarsi alla cultura hip hop. Successivamente gli venne riconosciuto un ruolo di "apripista" per l'hip hop in Italia, in realtà si può dire che Jovanotti fece sì che una forma di espressione già presente sul suolo italiano, spesso in ben altra veste fosse conosciuta per la prima volta dal grande pubblico. In città come Roma e Milano si crearono dei gruppi di breaker e writers che si riunivano di pomeriggio e organizzavano dei contest che in poco tempo raggiunsero una risonanza tale che vi partecipavano ragazzi provenienti da tutta Italia e addirittura dall’estero. All’epoca non era ancora chiaro che le diverse discipline facevano parte di un unico movimento: inizialmente si reputava che fosse impossibile fare rap in italiano per via della metrica, degli accenti, di cadenze e di sillabe. DJ Gruff, Ice One, Pinzu, MC Shark e Josta sono tra i primi a provarci ma per tutto il decennio nessuno della scena osa incidere dischi rap in italiano.

I rapper di allora, tra cui Sangue Misto (composto da Neffa, Deda e DJ Gruff) , Powers MC (Ice One, Duke Montana e July B) e i Radical Stuff (composti da Sean, Soul Boy, TopCat e dagli italiani Kaos One, Deda e DJ Gruff), rappavano prevalentemente in inglese testi propri sui modelli statunitensi, specializzandosi non solo nel rap ma in tutte le discipline dell'hip hop.

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni novanta si muovono i rapper delle "Posse", termine inglese che significa "gruppo", attivisti nel campo politico-sociale e di rivendicazione di diritti, che si servono della musica per esprimere le proprie opinioni e diffonderle. Il movimento si sviluppa essenzialmente nell'ambito dei centri sociali.

Nel 1990 il collettivo romano “Onda Rossa Posse” (dalle cui ceneri nasceranno gli Assalti Frontali) incide il primo disco in vinile di rap italiano che contiene il singolo “batti il tuo tempo””. Anche La scena bolognese è in fermento in quegli anni e Speaker Dee Mo rilascia nel 1992 l’album “Sfida al Buio”. A Roma invece si fanno notare gli Assalti frontali che incidono l’album “Terra di nessuno”.

I Sangue Misto, Fuckin' Camelz Effect anche noti come Camelz Finezza Click o F.C.E, i sardi La Fossa e Sa Razza e Frankie hi-nrg mc con Fight da faida sono la colonna sonora del rap italiano nei primi anni novanta.

Le sonorità di quegli anni, molto semplici, vennero completamente abbandonate con l'arrivo di artisti quali Articolo 31, Bassi Maestro, Otierre, Sangue Misto, The NextOne, Kaos One, Porzione Massiccia Crew, ATPC al nord, Colle der Fomento, Piotta e Cor Veleno a Roma, il precusore Lou X con suo cugino C.U.B.A. Cabbal a Pescara, DJ Lugi in Calabria, La Famiglia, 13 Bastardi e Francesco Paura a Napoli ognuno con un proprio stile e un proprio modo di fare rap. Senza dubbio fra i citati i maggiori esponenti sono gli Articolo 31 e i Sangue Misto (Neffa, Deda e DJ Gruff).

Nel 1993 l'album Strade di città degli Articolo 31 entrò nella classifica italiana degli album, vendendo oltre 90.000 copie, un record per un album hip hop dell'epoca. Anche Neffa nel 1996 ebbe un buon successo commerciale raggiungendo il disco d'oro con il suo lavoro corale Neffa & i messaggeri della dopa.

Comincia così quella che viene definita la "golden age" del rap italiano. Uno dei rapper rappresentativi di questa fase fu Joe Cassano, cresciuto musicalmente tra New York e vari collettivi italiani, tra cui la Porzione Massiccia Crew di Bologna. Con l'album Dio lodato, pubblicato postumo nel 1999 a causa della sua morte avvenuta per arresto cardiaco, Cassano venne definito come il "più grande cultore della golden age", segnando l'epoca con brani come Dio lodato per sta chance..., Gli occhi della strada e Nocche dure.

Nel 1994 gli Articolo 31 pubblicarono Messa di vespiri, contenente il singolo Ohi Maria (vincitore del premio "Un disco per l'estate"), mentre due anni più tardi pubblicarono Così com'è, promosso dai singoli Tranqi Funky e 2030 e che vendette 600.000 copie.

Altri album di importanza rilevante nel corso di questo periodo sono Novecinquanta di Fritz da Cat,Fastidio di Kaos One, Sotto effetto stono dei Sottotono, Sindrome di fine millennio degli Uomini di Mare di Fabri Fibra, 107 elementi di Neffa, Contro gli estimatori di Bassi Maestro, Deluxe dei Lyricalz, La realtà, la lealtà e lo scontro di Lou X, La Fossa dei La Fossa, Dalla sede degli Otierre, 41º Parallelo di La Famiglia e La morte dei miracoli di Frankie hi-nrg mc.

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del 1999 il gruppo milanese Sacre Scuole, composto da Jake La Furia, Gué Pequeno e Dargen D'Amico, pubblica l'album 3 MC's al cubo.

All'inizio del nuovo millennio il rapper pugliese Caparezza raggiunge il successo con l'album Verità supposte. Nel 2001 i Sottotono partecipano al Festival di Sanremo per poi sciogliersi poco tempo dopo.

Dopo lo scioglimento degli Articolo 31 e l'abbandono di Neffa dalla scena rap, si ha un periodo di stanchezza per la scena italiana che si risveglia con alcune produzioni: in primis vanno ricordati Mi fist dei Club Dogo, 60 Hz di DJ Shocca, Fabiano detto Inoki dei Inoki ,Background di Bassi Maestro, Mondo Marcio di Mondo Marcio, e soprattutto Mr. Simpatia e di Fabri Fibra.

Nonostante l'Italia rimanga salda nell'underground, il mercato dei dischi, capeggiato da etichette indipendenti come la Portafoglio Lainz o la Vibra Records, dà comunque dei risultati. E nel 2006 diversi MC riescono ad ottenere un contratto discografico con delle major: Mondo Marcio, rapper milanese, firma per la EMI,[2] Inoki con la Warner,[3] Fabri Fibra e i Club Dogo con la Universal,[4][5] mentre i Cor Veleno firmano per la H2O Music, essendo i primi artisti italiani a sfruttare la musica formato digitale. Alcuni videoclip, come quello di Applausi per Fibra di Fabri Fibra, riescono ad arrivare su emittenti come All Music o MTV e guadagnare discrete posizioni nelle classifiche.

In questo periodo nascono anche i primi contesti di freestyle, tra cui 2theBeat, Tecniche Perfette ed MTV Spit. Tra il 2006 e il 2008 il genere si espande a un pubblico più ampio, inizialmente grazie all'album Solo un uomo di Mondo Marcio, che portò il genere al grande pubblico in italia,[6] successivamente seguirono gli album Tradimento di Fabri Fibra e Marracash di Marracash che riuscirono a conquistare le prime posizioni in classifica.

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2010 dopo il successo del singolo Tranne te di Fabri Fibra si crea un vero e proprio fenomeno di rapper mainstream. Fanno il loro debutto nella musica rap italiana artisti come Emis Killa, Clementino, Fedez, Gemitaiz, MadMan, Rocco Hunt, Gué Pequeno, Baby K, Salmo, Vacca e Club Dogo. Allo stesso tempo nascono artisti che riescono a portare la loro musica ad alti livelli di vendita, esempi di questi artisti sono Noyz Narcos e Nitro.

Intorno al 2015 in Italia arriva l'influenza Trap a partire da album come Santeria di Guè Pequeno e Marracash, XDVR e Sfera Ebbasta di Sfera Ebbasta e The Dark Album della Dark Polo Gang. Seguono questa scia nuovi artisti come Achille Lauro, Capo Plaza, Izi, Ghali, Ketama126, Massimo Pericolo, Ernia e molti altri; sebbene l'underground resti ben saldo con artisti come Lord Madness, Murubutu, Claver Gold, Jamil, DJ Fastcut, Suarez, Leslie, Hard Squat Crew, Vashish, Ape, Inoki, Rancore, Mezzosangue, Turi, Mattak e molti altri.

Escono in questi anni album già diventati classici del genere come Il ragazzo d'oro di Guè Pequeno, Mea culpa di Clementino, The Island Chainsaw Massacre di Salmo, Dead Poets di DJ FastCut e Musica commerciale di Jake La Furia.

L'uso del dialetto o della lingua[modifica | modifica wikitesto]

I padri dell'uso del dialetto nel rap sono i Sud Sound System, gruppo orientato più al Raggamuffin, La Famiglia, Francesco Paura, Lou X e i Menhir invece sulla sponda hip hop. L'impatto del parlato e delle relative rime spesso si coniuga con la cultura popolare e viene filtrato dai diversi dialetti della penisola, favorendo la divulgazione di realtà regionali e l'evoluzione complessiva dello stile italiano, evidente in produzioni prettamente underground come quelle dei Co'Sang, Clementino, Rocco Hunt, Luchè, La Fossa e il TruceKlan.

Le altre discipline dell'hip hop[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Graffitismo, Beatboxing e Breakdance.

Il fenomeno hip hop in Italia non ha comunque avuto un grande sviluppo. Il rap, pur avendo origini afroamericane, è riuscito a raggiungere le culture di tutti i paesi, sapendosi adattare nel tempo alle culture e ai costumi locali. Per quanto riguarda invece le altre discipline, sono rimaste fondamentalmente fenomeni "di nicchia", seguiti e praticati da un numero esiguo di persone. In ogni caso, dalla situazione d'oltreoceano, sono stati "importati" il writing, la beatbox e la break dance, oltre che al DJing. Tra i DJ, risaltano DJ Jad, DJ Gruff, Don Joe, Shablo, DJ Tayone, DJ Double S, Deleterio, DJ Nais, DJ Shocca, Mr. Phil, Bassi Maestro, Big Joe e DJ Harsh.

Freestyle[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Freestyle (hip hop).

Sul versante italiano, i primi ad aver praticato freestyle sono stati Neffa, Danno dei Colle der Fomento, El Presidente e Moddi MC dei Pooglia Tribe.

La prima vera competizione ufficiale, il 2TheBeat nasce al Link di Bologna nel 2004, organizzata da Inoki e Moddi MC.

La nascita delle competizioni Tecniche Perfette e MTV Spit hanno reso sempre più importante questa disciplina in Italia, che ha avvicinato molti rapper, sia affermati che emergenti, all'improvvisazione dei testi. Dal 2011 l'emittente televisiva MTV trasmette MTV Spit, il primo programma di freestyle nella televisione italiana; fino ad ora hanno avuto luogo tre edizioni, con vincitori Ensi, Shade e Nerone.

Nel 2016 nasce il Mic Tyson, contest presentato da Nitro che riscuote un notevole successo sulla piattaforma you tube avendo come partecipanti i migliori freestyler da tutta Italia tra cui Shekkero, Morbo, Blnkay, Hydra, Gabs e molti altri. Nel 2019 nasce il contest Freestlylemania presentato da Moddi Mc, Comagatte e Nerone.

L'hip hop nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nella produzione cinematografica italiana, l'hip hop ha ricoperto un ruolo affidato a produzioni low cost rintracciabili a fatica e fatte distribuzioni indipendenti ed alternative.

Il lungometraggio parla dell'hip hop come di un movimento in crescita parallelamente alle vicende di vita dei suoi protagonisti, sullo sfondo dell'Isola del Kantiere di Bologna; nel lungometraggio compaiono diversi esponenti della scena delle Posse tra cui i Sud Sound System. In Calabria sono riportate nel documentario in videocassetta Ampollino Rap, dove si ravvisa una moltiplicazione degli stili di rima. Nel documentario appaiono i Sangue Misto, 99 Posse, Bassi Maestro e Ensi.

Nel 2000 sempre sotto la direzione di Manetti Bros. esce, Zora la vampira, selezione curata da Neffa ove sono presenti oltre allo stesso Neffa, anche Tormento aka Yoshi, Dj Gruff e Kaos One per le colonne sonore e tra gli interpreti del film Chef Ragoo e G Max dei Flaminio Maphia.

Nel 2001 Mimmo Raimondi ha diretto Senza filtro, un film che racconta la storia degli Articolo 31. Nel 2007 alcuni rapper del TruceKlan e i Club Dogo hanno recitato nel film porno Mucchio selvaggio, la regia è affidata a Matteo Swaitz spesso regista dei videoclip dei rapper del TruceKlan.

Nel 2014 Enrico Biasi ha diretto Numero zero - Alle origini del rap italiano, documentario che ripercorre ciò che è stata la golden age hip hop degli anni novanta.[7]

Nel 2016 esce Zeta - Una storia hip-hop, pellicola che narra l'ascesa nel mondo della musica di un giovane rapper interpretato da Izi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ivic.
  2. ^ Alberto Belgesto, Mondo Marcio, il rap adesso parla italiano, su Corriere della Sera Brescia. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  3. ^ Inoki firma per la Warner Music, su hotmc.rockit.it. URL consultato il 9 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  4. ^ Fabri Fibra rinnova il contratto con Uni... - Universal Music Pop, su www.universalmusic.it. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  5. ^ News: Club Dogo con Universal - Newsic, su www.newsic.it. URL consultato il 9 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  6. ^ Copia archiviata, su sorrisi.com. URL consultato il 24 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2016).
  7. ^ Numero zero, il film, Numero zero. URL consultato il 9 gennaio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierfrancesco Pacoda, La CNN dei poveri, Einaudi, 2000, ISBN 978-88-06-15473-8
  • Pierfrancesco Pacoda, Hip hop italiano: suoni, parole e scenari del Posse power, Einaudi, 2000, ISBN 88-06-15473-7
  • Vincenzo Patané Garsia, Hip-Hop Sangue e Oro, 20 anni di cultura rap a Roma, Arcana, 2002, ISBN 88-7966-266-X
  • Damir Ivic, Storia ragionata dell'Hip Hop Italiano, Roma, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-142-7.
  • Fabio Bernabei, Hip Hop Italia - Il rap italiano dalla breakdance alle rapstar, a cura di Primo dei Cor Veleno, Imprimatur Editore, 2014, ISBN 978-88-6830-136-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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