Fiorano Modenese

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Fiorano Modenese
comune
Fiorano Modenese – Stemma Fiorano Modenese – Bandiera
Fiorano Modenese – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Modena-Stemma.png Modena
Amministrazione
Sindaco Francesco Tosi (PD) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 44°32′12″N 10°49′22″E / 44.536667°N 10.822778°E44.536667; 10.822778 (Fiorano Modenese)Coordinate: 44°32′12″N 10°49′22″E / 44.536667°N 10.822778°E44.536667; 10.822778 (Fiorano Modenese)
Altitudine 115 m s.l.m.
Superficie 26,23 km²
Abitanti 17 142[1] (31-7-2015)
Densità 653,53 ab./km²
Frazioni Nirano, Spezzano, Ubersetto
Comuni confinanti Formigine, Maranello, Sassuolo, Serramazzoni
Altre informazioni
Cod. postale 41042
Prefisso 0536
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 036013
Cod. catastale D607
Targa MO
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Fioranesi
Patrono San Giovanni Battista
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Fiorano Modenese
Fiorano Modenese
Posizione del comune di Fiorano Modenese all'interno della provincia di Modena
Posizione del comune di Fiorano Modenese all'interno della provincia di Modena
Sito istituzionale

Fiorano Modenese (Fiurân in dialetto modenese) è un comune italiano di 17 142 abitanti della provincia di Modena, in Emilia-Romagna, situato a sud del capoluogo.

Il comune fa parte dell'Unione dei Comuni del Distretto Ceramico insieme ai comuni di Formigine, Frassinoro, Maranello, Montefiorino, Palagano, Prignano sulla Secchia e Sassuolo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro è racchiuso tra i comuni limitrofi del Comprensorio Ceramico di cui fa parte. Si trova a poco più di 17 chilometri da Modena ed è il comune del distretto con la maggior concentrazione di stabilimenti industriali dedicati alla ceramica.

Il territorio comunale ospita la riserva naturale regionale delle Salse di Nirano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del nome

Il toponimo Fiorano: dal prediale latino Florianus derivato dal nome personale Florius + anus (podere di)[2].

Preistoria e storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni quaranta Fernando Malavolti condusse gli scavi in località Fornaci Carani che permisero la scoperta di un importante insediamento neolitico che ha dato il nome alla fase più antica del neolitico in Italia per quanto riguarda l'Emilia centrale: la Cultura di Fiorano[3]. I resti dell'insediamento neolitico si trovarono ad oltre 4 metri di profondità ed erano composti da fondi di capanne, pozzetti, focolari, strumenti in selce, manufatti in pietra verde levigata oltre a reperti ceramici[3] che vennero esposti presso il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena. Gli scavi stratigrafici portarono alla luce vari strati sovrapposti, in parte depositi alluvionali ed in parte di attività umane dell'età del bronzo, del ferro e di età romana[3]. La "Cultura di Fiorano" è caratterizzata da alcuni tipici contenitori ceramici: grandi orci quadriansati, fiaschi, scodelle e tazze decorate da linee verticali di punti impressi e linee incise. Per quanto riguarda la datazione dei rinvenimenti essi fanno riferimento al VI millennio a.C. e collocandoli quindi come i primi segni di presenza umana nella Provincia di Modena[3] quando l'attività si spostava da caccia e raccolta a coltivatrice ed allevatrice. Presso Cave Cuoghi tra il 1967 ed il 1970 furono rinvenuti resti di una ceramica risalente al IV millennio a.C. riferibile alla "cultura dei vasi a bocca quadra"[3].

A Fiorano Modenese la presenza di una civiltà terramaricola nei pressi del torrente Corlo è testimoniata dai rinvenimenti di Fernando Malavolti nel 1946 nella proprietà Ravazzini di un consistente giacimento archeologico, spesso circa due metri[3].

Per un lungo periodo abbandonato, il territorio modenese viene ripopolato da numerose fattorie e piccoli villaggi di capanne. I colonizzatori erano persone provenienti dall'Etruria, si trasferirono gradualmente tra il IX secolo a.C. e il V secolo a.C.[3] per coltivare il fertile territorio emiliano. In questo periodo le principali attività umane riguardavano l'allevamento di bovini, maiali e capriovini oltre che ad una massiccia produzione di ceramiche[3].

Nel 183 a.C. fu fondata Muthina e il suo territorio fu assegnato a 2000 coloni ciascuno con un terreno di circa 1500 m². I coloni costruirono fattorie, impianti produttivi, e ville rustiche mentre altri territori come probabilmente Fiorano furono destinati ad ager publicus cioè ad uso pubblico come il pascolo, lo sfruttamento di aree boschive o per la fabbricazione di laterizi e ceramica[3]. Presso il quartiere Torre delle Oche sono infatti stati ritrovati i resti di una fornace datata seconda metà del II secolo a.C. creata per la produzione di anfore forse destinate al commercio del vino[3].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Una necropoli longobarda del VI secolo fu rinvenuta nel 1966 presso la cava di argilla nell'ex-fornace Ape[3]. La necropoli conteneva diverse tombe ma alcune furono scavate clandestinamente o distrutte e si riuscì a recuperare integralmente solo la tomba di una donna ora esposta al Museo della Ceramica di Fiorano nel Castello di Spezzano. La tomba era stata costruita con mattoni e tegole; all'interno si trovava il corredo costituito da una fibula d'argento dorato con castoni in granato ed una collana formata da vaghi in pasta vitrea, in corallo ed in corniola[3].

In epoca Carolingia, è documentata storicamente la corte regia di Camiazzo o Campomiliazzo (Campus Miliatus), con la Pieve di S.Pietro, appartenuta al pronipote di Carlo Magno e figlio di Lotario I: l'imperatore Ludovico II il Giovane che la diede in dote alla moglie Engelberga d'Alsazia il 5 ottobre 851[3][4]. La corte si trovava presso l'attuale quartiere Cameazzo[3].

Engelberga nel marzo 877 fece testamento e dispose che tutte le sue sostanze sia presenti che future andassero al monastero di San Sisto di Piacenza, con tutte le case, le cose, le famiglie dei servi della gleba e quindi anche Fiorano[4].

Berta, figlia del re d'Italia Berengario I, divenne badessa di San Sisto verso il 914, ed il 27 agosto 917 ottenne dal padre un diploma confermante alla stessa badessa Berta il monastero di San Sisto con tutte le sue corti, compresa quella di Camiazzo per tutta la sua vita[4].

Tra l'862 ed il 955 l'Italia fu oggetto di razzie ed invasioni ungariche. Camiazzo non possedeva fortificazioni militari ed i suoi abitanti, per proteggersi dagli Ungari, erano costretti a rifugiarsi fino a Castellarano o a Rocca Santa Maria. Siccome questi due castelli erano molto distanti ed inadeguati per accogliere tutta la popolazione, la badessa Berta di San Sisto ed il vescovo di Modena Gottofredo, decisero di costruire sulla spianata superiore del colle di Fiorano un castello con torre centrale ed alcuni edifici raccolti dentro una cerchia di mura[4].

Per merito del vescovo di Modena Ingone, verso il 1030, nacque la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista dentro la cinta muraria del castello con relativa torre campanaria ed annesso edificio ad uso di canonica[4].

Da Matilde di Canossa ai comuni[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte della madre Beatrice di Lorena, avvenuta nel 1076, Matilde di Canossa entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva anche Fiorano. Il 2 marzo 1108 la contessa Matilde di Canossa in persona si trovava presso il castello di Fiorano nonostante questo fosse di proprietà del vescovo di Modena[5]. Il vescovo aveva l'onore di accoglierla insieme a parecchi personalità illustri dell'epoca come Alberico figlio di Bulgaro (da Nonantola), Rodolfo da Garfagnano, Azzo da Sala, Alberto di Ioculo, Lanfranco da Savignano ed Alberto di Giampaolo[5]. Sappiamo della sua presenza grazie alla redazione di un atto, proprio in quel giorno, alla presenza di Matilde e del notaio che scrisse Actum in casto Floranelli[5] cioè atto rogato nel castello di Fioranello che in una delle prime volte viene così chiamato.

Dopo la morte della contessa Matilde, la compagine dei suoi stai si sfasciò; sia perché Enrico V di Franconia ne occupò la maggior parte in sfregio alla Santa Sede che reclamava l'eredità della Gran Contessa, sia perché i popoli non volevano saperne di feudalesimo ed aspiravano a raggrupparsi in liberi comuni il più delle volte identificandosi con i confini della diocesi[5]. Dopo la morte di Matilde, i nobili Della Rosa ottennero l'investitura imperiale del fortilizio di Sassuolo, edificato dalla stessa contessa e poi da loro ampliato. Nel 1178 e nel 1187, sull'esempio di tanti altri comuni rurali del modenese, anche i consoli del comune di Sassuolo giurarono fedeltà al comune di Modena nonostante Sassuolo fosse di diocesi reggiana[5].

Prima signoria dei Pio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1264 fu eletto vescovo di Modena Matteo Pio appartenente alla famiglia dei Pio di Savoia. Nello stesso anno Manfredo Pio ottenne dal vescovo Matteo (suo cugino) l'investitura a titolo di custodia (che presto si convertì in signoria feudale) del castello di Fiorano[6]. Manfredo Pio morì presto trasmettendo al figlio Egidio tutti i suoi diritti di signoria.

I nobili Della Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 ottobre 1309 Egidio Pio vendette il castello di Fiorano e tutti i possedimenti ai nobili di Sassuolo: Francesco detto Sassolo Della Rosa, Azzo Della Rosa e Obizzo Della Rosa[6]. A quest'epoca il castello di Fiorano aveva un'unica cinta di mura, circondante la spianata del colle e racchiudente l'antica torre quadrilatera merlata[7]. La cinta muraria racchiudeva anche la chiesa di San Giovanni Battista con annesso campanile, sagrato e canonica. Vi erano inoltre varie torri-case in cui risiedevano i signori del castello, tutte sulle mura. I nobili Della Rosa completarono entro l'autunno del 1312 le fortificazioni del castello aggiungendo un forte baluardo con torre circolare, munito di balestriere e coronato di piattaforma merlata nell'angolo nord-est delle mura[7].

Nella notte del 16 giugno 1325 Francesco dei Bonacolsi, figlio di Rinaldo dei Bonacolsi detto "Passerino" e capitano di Modena, mosse il suo esercito verso Fiorano. All'alba del 17 giugno 1325 comparvero a Fiorano le prime cavallerie e poi arrivò il grosso dell'esercito con l'intento di conquistare il castello che, essendo ben difeso, non cadde e la guerra si trasformò in assedio[7]. Francesco dei Bonacolsi non si limitò alla guerra d'assedio ma mise in campo ogni genere di brutalità potesse indurre gli abitanti alla resa e così furono distrutti i campi di frumento prossimi alla maturazione, tagliate le viti, saccheggiate le abitazioni e poi distrutte, rovinati e riempiti di terra i pozzi d'acqua ed aggiunte carogne di animali morti e di putridume per renderli infruibili[7]. Uccise tutti gli abitanti che trovò specialmente vecchi, donne e bambini[7]. Durante l'assedio vi era Il Rosso dalle Cipolle, uomo fidato e devotissimo a Sassolo Della Rosa incaricato di fare da messaggero con i rinforzi militari che dovevano arrivare da Bologna, l'uomo fu catturato da Francesco che lo fece caricare su di un trabucco e lo lanciò all'interno del castello facendolo sfracellare nel piazzale con terribile orrore degli assediati[7]. Dopo otto giorni di assedio i Della Rosa decisero per una resa condizionata ad aver salva la vita di tutti i difensori e che questi potessero portare via con sé le loro cose. Francesco dei Bonacolsi accettò il patto e conquistò Fiorano[7]. Non appena conquistato il castello Francesco dei Bonacolsi fece radere al suolo e demolire tutte le fortificazioni ed incendiare gli edifici. Venne risparmiata solo la chiesa parrocchiale[7].

Rinaldo dei Bonacolsi tenne per poco il dominio di Sassuolo, Fiorano e Montegibbio perché Versuzio Lando, condottiero delle truppe pontificie, iniziò un assediare il castello di Sassuolo l'8 marzo 1326. Dopo otto giorni gli abitanti di Sassuolo costrinsero i difensori Bonaccolsi alla resa[7]. Montegibbio e Fiorano e le altre ville del circondario si assoggettarono a Lando che restituì i castelli diroccati ai nobili Della Rosa[7]. Obizzo Della Rosa, divenuto capofamiglia dopo la morte del fratello Sassolo, diede inizio alle opere di restauro e ricostruzione del castello di Fiorano che vennero ultimate nell'autunno del 1328[7].

Il 3 luglio 1354 ebbe inizio l'assedio del castello di Fiorano da parte delle milizie dell'arcivescovo Giovanni Visconti che era presidiato dai nobili Della Rosa coi loro mercenari e dai fioranesi[8]. Mentre durava l'assedio un nugolo di guastatori saccheggiava, incendiava, distruggeva quanto v'era nei borghi e nelle campagne ripetendo le atrocità commesse 29 anni prima da Passerino dei Bonacolsi[8]. I difensori del castello sperarono di poter vincere la battaglia quando parte dell'esercito attaccante si ritirò per conquistare i castelli di Spezzano e Nirano ma la speranza non durò a lungo poiché quei castelli si arresero subito e l'esercitò si ricompattò rapidamente[8]. I difensori esausti ed avviliti, si arrendevano per aver salva la vita dopo dieci giorni di assedio. Il 13 luglio 1354 le truppe nemiche saccheggiarono il castello senza distruggerlo, anzi, una forte guarnigione del Visconti issò il suo vessillo e restò in presidio per affermare il dominio del signore di Milano sulla terra di Fiorano[8].

Sia ai nobili Della Rosa che al marchese Aldobrandino III d'Este, signore di Modena, non faceva affatto piacere che l'arcivescovo Visconti fosse in possesso del castello di Fiorano[8]. Per questo si allearono per inviare una potente armata con l'obiettivo di riconquistarlo nel 14 settembre 1354; ma i fioranesi non appena videro l'arrivo da Modena del potente esercito si sollevarono ed attaccarono le milizie nel castello aiutando i Della Rosa[8]. Tuttavia le truppe del Visconti si asserragliarono nella torre del castello e resistettero per due giorni; tempo sufficiente per l'arrivo delle truppe di Galasso I Pio che intervennero in aiuto dei Visconti scatenando una tremenda e sanguinosa battaglia il 16 settembre 1354 dalla quale uscì vincitore Galasso I Pio[8].

Alla morte di Giovanni Visconti, avvenuta il 5 ottobre 1354, la signoria di Milano fu suddivisa tra i suoi tre nipoti. A Matteo II Visconti spettò anche Bologna e quindi i castelli conquistati nelle colline modenesi tra cui Fiorano[8]. Bologna e le sue dipendenze erano governate da Giovanni Visconti da Oleggio che però nel 1355 tradì il suo signore e si rese padrone indipendente di tutto il bolognese stringendo alleanza con Aldobrandino III d'Este[8].

Il 16 maggio 1355 un esercito estense conquistò in due giorni il castello di Nirano[8]. Passò quindi alla conquista del castello di Spezzano il 19 maggio 1355 che però resistette per quindici giorni nonostante i rinforzi inviati da Giovanni Visconti da Oleggio. Il 4 giugno 1355 Matteo II Visconti inviò un forte esercito composto da truppe milanesi e modenesi che riuscirono a mettere in fuga l'esercito estense, e cacciandoli anche da Nirano, mantenendo così il dominio di Matteo II sul territorio di Fiorano[8].

Il 26 settembre 1355 morì Matteo II Visconti ed i fratelli Bernabò e Galeazzo II Visconti si divisero l'eredità. A Bernabò Visconti toccò Lodi, Parma e Bologna e quindi anche Fiorano[8].

I Della Rosa corruppero il custode del castello in modo che lasciasse aperta e sguarnita la porta del castello di Fiorano e aperta e sguarnita anche la torre alle tre di notte del 13 settembre 1355[8]. Fu così che i Della Rosa riuscirono a penetrare con il loro esercito il castello ed a disarmare i pochi soldati del Visconti che fecero resistenza[8]. Ritornava così a sventolare sul castello di Fiorano il vessillo dei Della Rosa dopo 17 mesi esatti[8].

Bernabò Visconti voleva vendicarsi dei nobili di Sassuolo e quindi inviarono Galasso I Pio nell'anno 1357 con duemila barbute e molti fanti per danneggiare tutta l'area di dominio sia dei Della Rosa che degli estensi, suoi nemici[8]. Dopo oltre due settimane di devastazione, Galasso ed il suo esercito furono costretti al ritiro delle truppe a Carpi nella notte tra il 15 ed il 16 luglio da un contingente composto dalle forze unite di Ricciardo de' Cancellieri da Pistoia, Feltrino Gonzaga, Ugolino da Savignano, Lanfranco e Gherardo Rangoni e Manfredino da Sassuolo che in quell'occasione dimenticarono gli antichi rancori[8]. L'8 giugno 1358 il marchese Aldobrandino III d'Este firmò un trattato di pace per cessare le ostilità.

Nel 1373 ripresero le ostilità tra gli Este ed i Visconti, durante le quali, Francesco da Sassuolo fu imprigionato da Niccolò II d'Este (successore di Aldobrandino III)[8]. Per essere liberato Francesco da Sassuolo dovette rinunciare a tutti i suoi castelli - compreso quello di Fiorano - ed abbandonare il modenese. Durante il dominio estense, Fiorano ebbe come podestà nominati dal marchese: Francesco da Gragnano nel 1377, Alberto di Delfino da Rovigo nel 1378 e Giovanni de' Taviani nel 1393[8].

Primo dominio estense[modifica | modifica wikitesto]

Il marchese Niccolò III d'Este decise di rendere Sassuolo una podesteria a cui furono assogettati tutti i comuni di Francesco della Rosa e quindi anche Fiorano; come podestà scelse Nascimbene Grassaleoni[9]. A partire dal 14 novembre 1432 il governatore di Fiorano divenne Iacopo Giglioli, segretario di Niccolò III, che tuttavia fu rimosso il 17 gennaio 1434 ed imprigionato a Ferrara dallo stesso marchese[9].

Dopo la morte di Niccolò III, Fiorano passò al figlio naturale Leonello d'Este fino alla morte il 1º ottobre 1450. A Leonello successe il fratello Borso d'Este che fu l'ultimo marchese di Ferrara e primo duca di Ferrara, Modena e Reggio. Borso fece edificare un palazzo nel 1458 nel castello di Sassuolo e fece anche dipingere stanze e logge da celebri pittori modenesi. Tra questi vi era anche Bartolomeo degli Erri che lo storico Guido Bucciardi ritiene[9] dipinse anche l'arcata sovrastante la porta di accesso al castello di Fiorano con l'effigie della beata vergine con in braccio il bambino Gesù, seppur senza documenti a sostegno, sotto l'incarico del duca Borso e su preghiera dei fioranesi, nello stesso anno 1460 in cui dipinse a Sassuolo. Altri storici come Carlo Malmusi ipotizzano che il dipinto fosse stato fatto da Angelo Calori oppure da Agnolo degli Erri fratello di Bartolomeo.

Seconda signoria dei Pio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1499 il duca Ercole I d'Este stipulò una convenzione con Giberto II Pio per la quale Giberto cedeva al duca di Ferrara le terre di Carpi e Soliera ricevendone in cambio Sassuolo e molti altri territori tra cui Fiorano[9]. Alla morte di Giberto II Pio, il 26 settembre 1500, Fiorano e gli altri feudi venivano ereditati dal figlio Alessandro[10]. Il 5 giugno 1501 vi fu un potente terremoto che fece crollare la torre del castello di Spezzano[10].

Mentre era signore di Fiorano Alessandro Pio, nell'agosto del 1510 nacque una guerra tra il papa Giulio II e il duca di Ferrara Alfonso I d'Este[10]. Giulio II inviò quindi nel modenese suo nipote Francesco Maria I Della Rovere al comando di un esercito alla conquista del modenese. I primi di ottobre 1510, nell'ambito di queste operazioni militari, viene completamente incendiato e distrutto il castello di Fiorano[10]. Nel castello diroccato si salvò solo l'immagine della Beata Vergine dipinta circa cinquant'anni prima sull'arcata sovrastante la porta del castello[10].

Sotto la signoria di Ercole Pio, nella notte tra il 7 e l'8 febbraio 1558 Fiorano viene incendiato dalle truppe spagnole e dalla distruzione si salvò ancora miracolosamente l'immagine della Beata Vergine[10].

Ad Ercole Pio succedette il figlio Marco III Pio di Savoia quando aveva appena tre anni di vita e perciò il padre dispose che fino ai vent'anni fosse sotto la tutela dello zio Enea Pio. Appena ventenne, Marco, sposò Clelia Farnese ed in pompa magna fece il suo ingresso a Sassuolo il 28 novembre 1587.

Il 30 giugno 1609 il duca di Modena Cesare d'Este pagò 215.000 scudi romani ad Enea Pio ponendo fine di fatto e di diritto al dominio dei Pio su Fiorano che ritornava quindi sotto il governo estense[10]. Fiorano rimase aggregata a Sassuolo come podesteria fino al 1651.

Secondo dominio estense[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1630 la peste che colpì la lombardia ed il nord Italia arrivò anche a Sassuolo ma Fiorano non fu colpita. Dai registri parrocchiali risulta che su una popolazione di 1000 abitanti tra il 1630 ed il 1631 morirono 34 persone di cui nessuna per peste[11]. Siccome i fioranesi avevano tanto pregato l'immagine della Beata Vergine del Castello credettero che fosse un miracolo del dipinto ed iniziarono una raccolta fondi per erigere un oratorio[11]. Iniziarono quindi i lavori di costruzione del Santuario della Beata Vergine del Castello ad essa dedicato e realizzato su commissione del duca Francesco I d'Este secondo il progetto dell'architetto Bartolomeo Avanzini tra il 1631 e il 1634.

Il duca Francesco I infeudò il territorio di Fiorano al marchese Alfonso Coccapani il 27 maggio 1651, il quale, già deteneva il feudo di Spezzano[11]. Il 27 luglio 1629 infatti, la rocca e la terra di Spezzano erano diventati feudo del marchese Guido Coccapani, padre di Alfonso[11]. Veniva così riunito il territorio fioranese e distaccato da Sassuolo che restava sotto il diretto dominio ducale.

Il feudo Coccapani[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto su tela del marchese Filippo Antonio Coccapani feudatario di Spezzano e Fiorano dal 1653 al 1723

Alfonso Coccapani prese formalmente possesso di Fiorano all'inizio di giugno 1651. Spezzano rimase il capoluogo del marchesato, nonché residenza del governatore o podestà o commissario agli ordini del marchese e che lo rappresentava tanto nell'amministrazione civile che in quella giudiziale. Alfonso ampliò le milizie fioranesi e le divise in quattro squadre[12]. Vietò inoltre molti giochi pericolosi, tenendo per se la caccia in tutta la giurisdizione[12]. Alla morte di Alfonso il 4 agosto 1653 ereditò il feudo suo figlio primogenito Filippo Antonio Coccapani.

Sabato 15 marzo 1670 alle ore quattordici, mentre il santuario era già gremito di fedeli, durante l'accensione delle candele venne per errore appiccato il fuoco all'altare che si diffuse presto a tutto il santuario[12]. Quando le fiamme si spensero, l'immagine della Beata Vergine si era nuovamente salvata da un altro incendio.

I duchi di Modena bevevano il vino delle colline modenesi, specialmente quello di Fiorano[12]. Il 28 agosto 1677 un proclama ducale ordinava a tutti i sudditi di Fiorano e Spezzano, che avessero intenzione di vendere dell'uva, di recarsi alla Cantina Ducale per notificare la quantità e la qualità del loro prodotto così da consentire agli ufficiali della Cantina di garantirsi l'uva migliore per la produzione del vino ducale[12].

Quando Filippo Antonio Coccapani morì il 5 marzo 1723 Fiorano passò quindi al figlio Luigi che lo mantenne fino alla sua morte nel 1755[12]. A Luigi succedette il figlio Lodovico Coccapani, ultimo feudatario di Fiorano. Il 4 ottobre 1796 Napoleone Bonaparte, dal suo quartier generale di Milano, notificava che i modenesi ed i reggiani erano sotto il dominio francese. La nobiltà venne ufficialmente abolita, e la reggenza estense definitivamente soppressa[13].

La chiesa parrocchiale di Fiorano fu riedificata tra il 1744 ed il 1747[2]. Sempre nel 1747 fu costruito l'attuale municipio[2].

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Tra l'Ottocento ed il Novecento la zona di Nirano si spopola progressivamente probabilmente a causa di una posizione scomoda da raggiungere e la mancanza di strade adeguate unitamente alla mancanza di attività commerciali, artigianali od industriali[2].

Dal 1810, e per quasi cinquant'anni, tutta l'area di Fiorano viene accorpata al comune di Sassuolo[2].

Quando crollò l'impero napoleonico, con il trattato di Parigi del 30 maggio 1814, il ducato di Modena fu ripristinato; ma, essendosi estinta in linea maschile l'antica dinastia estense con Ercole III, salì al trono Francesco IV che divenne duca di Modena.

Con il decreto dittatoriale di Luigi Carlo Farini del 27 dicembre 1859 Fiorano riacquista la propria autonomia comunale[14]. Il primo consiglio comunale si tenne il 23 marzo 1860[2] e la prima giunta il 28 marzo 1860[15].

Prospetto del santuario dopo il completamento della facciata nel 1889

L'8 aprile 1866 il capomastro Antonio Gozzi di Casinalbo inizia i lavori di restauro interni ed esterni Santuario della Beata Vergine del Castello.[16].

Il 15 giugno 1866 il pittore modenese prof. Adeodato Malatesta, allora direttore dell'Accademia di belle arti, intraprende il restauro gratuito delle pitture interne alla cupola del santuario che fu completato il 25 novembre dello stesso anno[16]. Il 1º ottobre 1880 don Giuseppe Messori si impegnò - a proprie spese - a costruire la seconda torre, quella settentrionale, del Santuario [16]. Il 26 dicembre 1880 la fabbriceria incarica l'ingegner architetto Vincenzo Maestri di Modena di redigere il progetto per il compimento della facciata del santuario e dirigere i lavori. Maestri dirigerà gratuitamente i lavori per quasi sei anni[16].

L'8 settembre 1889 si tenne l'inaugurazione della nuova facciata marmorea del santuario[16].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«estratto: "Salse di Nirano" ... sono divenute nel 1982 la prima Riserva Regionale dell'Emilia Romagna ... sono state dichiarate "Sito di interesse comunitario" ... Scavi archeologici documentano la lavorazione dei prodotti litici, che si diffonde intorno al 4.000 a.C. ... Successivamente la necessità di presidiare il territorio e di fortificare i borghi porta alla costruzione dei castelli di Fiorano, di Spezzano e di Nirano ... Fiorano svolge un ruolo importante anche nel periodo della Rivoluzione Francese e del Risorgimenti Italiano durante il quale si distingue la figura eroica di Ciro Menotti, che qui è vissuto con la sua famiglia ed è qui sepolto. ... Tra i monumenti di rilievo artistico e architettonico il più importante è il citato Santuario Diocesano della "Beata Vergine del Castello" ...»
— 1º febbraio 2013[17]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Tomba del patriota italiano Ciro Menotti, presso la Chiesa Parrocchiale di Spezzano.
  • Villa Coccapani
  • Villa Guastalla
  • Villa Cuoghi
  • Villa Messori
  • Villa Pace
  • Villa Campori

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Spezzano, anche detto "Rocca Coccapani", al cui interno trova sede il Museo della ceramica di Fiorano e l'Acetaia comunale.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del circuito

Sul territorio del comune di Fiorano Modenese si trova il circuito di Fiorano, una pista automobilistica di prova privata della Ferrari.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[18]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo della ceramica di Fiorano e l'Acetaia Comunale.

Eventi e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

La sagra del comune ricade l'8 settembre ed attira decine di migliaia di visitatori dai paesi limitrofi. Il 16 agosto a Spezzano viene festeggiata la fiera di San Rocco, già arrivata alla 160ª edizione.

Persone legate a Fiorano Modenese[modifica | modifica wikitesto]

  • Ciro Menotti (Migliarina di Carpi, 1798 – Modena, 1831), patriota italiano, i suoi resti riposano nella cappella funeraria della famiglia all'interno della chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista nella frazione di Spezzano
  • Paolo Monelli (Fiorano Modenese, 1891 – Roma, 1984), giornalista e scrittore
  • Matteo Richetti (Sassuolo, 1974), politico e giornalista, ha vissuto per moltissimi anni a Fiorano Modenese

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale si suddivide in diversi quartieri: Fiorano centro, Case Nuove, le aree fioranesi dei quartieri Braida e Mezzavia (che condivide con il comune di Sassuolo essendo lungo il confine del territorio comunale), Crociale (sito all'incrocio del capoluogo comunale e la frazione di Spezzano) e l'area di Spezzano centro. Non rappresenta un vero e proprio quartiere ma viene così identificata anche l'area residenziale sorta a ridosso delle antiche "cave" ora dismesse. Le frazioni minori di Ubersetto e Nirano non sono suddivise in quartieri.

Storia delle suddivisioni[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della frazione Spezzano deriva dal nome personale latino Peccianus e Nirano dal nome personale Nerianus[2].

In epoca medioevale le frazioni di questo comune erano divise tra i vari signori feudali per essere aggregate per la prima volta sotto la signoria dei Pio di Savoia nel 1499[19]. Dopo la morte di Marco Pio nel 1599, l'area fu governata dagli Estensi. Nel 1629 il territori fu nuovamente diviso e Spezzano venne data in feudo alla famiglia Coccapani[19]. Nel 1651 anche il territorio di Fiorano fu concesso ai Coccapani creando quindi una separazione con Nirano che dal 1646 era della famiglia Dragoni[19]. Nel 1802 fu soppressa la comunità di Nirano ed aggregata a quella di Spezzano[19]. Mentre nel 1810 l'intera area di Fiorano Modenese venne accorpata al comune di Sassuolo[19]. Soltanto dal 1859 il territorio di Fiorano Modenese riacquista la propria autonomia comunale con le frazioni di Spezzano e Nirano[19].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Cuore del distretto industriale della piastrella, ha 10 zone industriali dedicate quasi esclusivamente a questo tipo di produzione.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Fiorano è una fermata ferroviaria lungo la ferrovia Modena-Sassuolo, gestita dalla società Ferrovie Emilia Romagna.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

- SP 467 Pedemontana : il comune è attraversato dalla provinciale Pedemontana che si estende dal comune di Sassuolo sino alla località di Pozza di Maranello. Già dagli anni '70 del XX secolo venne realizzato un primo tratto che permette tuttora il collegamento fino a Sassuolo e Scandiano, in Provincia di Reggio nell'Emilia; è inoltre in fase di realizzazione un progetto che la colleghi alla Strada Provinciale Nuova Pedemontana che ha origine sempre a Pozza di Maranello (senza soluzione di continuità) e, passando per Spilamberto e Vignola, conduce a Bazzano, località di Valsamoggia: alla data di inizio 2016 l'unico tratto ancora non realizzato è compreso tra Solignano Nuovo e S.Eusebio, entrambe frazioni di Castelvetro di Modena.

- SS 724 Tangenziale Nord di Modena e diramazione per Sassuolo : è la tangenziale che collega il distretto ceramico modenese alla tangenziale di Modena e quindi al capoluogo provinciale. Ha origine nel comune di Fiorano e confluisce direttamente nella tangenziale modenese. Rinominata erroneamente Modena-Sassuolo per ricondurla al comune "leader" del distretto senza, tuttavia, mai attraversarne il territorio comunale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 maggio 1985 5 maggio 1990 Egidio Pagani Partito Comunista Italiano Sindaco
6 maggio 1990 22 aprile 1995 Egidio Pagani Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Sindaco
23 aprile 1995 11 giugno 1999 Egidio Pagani Partito Democratico della Sinistra Sindaco
15 giugno 1999 12 giugno 2004 Egidio Pagani Democratici di Sinistra Sindaco
13 giugno 2004 6 giugno 2014 Claudio Pistoni Partito Democratico Sindaco
7 giugno 2009 9 maggio 2014 Claudio Pistoni Partito Democratico Sindaco
10 maggio 2014 24 maggio 2014 Carmen Castaldo Comm. pref. [20]
25 maggio 2014 in carica Francesco Tosi Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi e rapporti d'amicizia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è gemellato con i seguenti comuni:

Ha, inoltre, stretto rapporti di amicizia con i seguenti comuni:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio 2007 ha ospitato l'arrivo dell'ottava tappa del 90º Giro d'Italia di ciclismo con la vittoria del norvegese Kurt-Asle Arvesen.

Il 24 marzo 2013 è terminata qui la quinta ed ultima tappa della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali. Ad averla vinta è stato il siciliano della Cannondale Damiano Caruso che a Fiorano Modenese ha realizzato la sua prima vittoria da professionista[21], mentre Diego Ulissi si è aggiudicato la classifica generale[22].

Ruzzola e ruzzolone[modifica | modifica wikitesto]

A Fiorano esiste un impianto sportivo per il gioco della ruzzola sito in via Della Chimica 1.

La presenza storica di questo sport risale almeno a prima del 1590, epoca in cui Clelia Farnese al fine di disincentivare la diffusa pratica della bestemmia, proibì il gioco della ruzzola sia di legno che di formaggio quando il valore della posta in gioco superasse i 48 bolognini per tutto il tempo del gioco[10].

Illustrazione di pallamaglio in una rivista inglese del 1891

Pallamaglio[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVII secolo a Fiorano era molto in voga il gioco del pallamaglio, un antico gioco all'aperto, che ha dato origine a numerosi sport moderni, come il golf, il croquet, l'hockey nelle sue varianti e il polo. A Fiorano era praticato nella via della Bugadella in prossimità dell'attuale via Claudia[11]. Nella primavera del 1632 il duca di Modena Francesco I d'Este si recò a Fiorano per assistere personalmente ad una partita di pallamaglio[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2015.
  2. ^ a b c d e f g Gianna Dotti Messori e Alberto Venturi, Il territorio fioranese tra storia e storiografia, in Fiorano Modenese oggi, da settemila anni, con le fotografie di Beppe Zagaglia, Fiorano Modenese, 2001, pp. 65-71.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n Gianna Dotti Messori e Alberto Venturi, Archeologia, in Fiorano Modenese oggi, da settemila anni, con le fotografie di Beppe Zagaglia, Fiorano Modenese, 2001, pp. 43-48.
  4. ^ a b c d e Guido Bucciardi, Fiorano nell'alto medioevo, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 1-22.
  5. ^ a b c d e Guido Bucciardi, Da Matilde di Canossa ai comuni, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 23-35.
  6. ^ a b Guido Bucciardi, Prima signoria dei Pio, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 36-50.
  7. ^ a b c d e f g h i j k Guido Bucciardi, I nobili della Rosa, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 51-77.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Guido Bucciardi, Della Rosa, Visconti ed Estensi, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 78-91.
  9. ^ a b c d Guido Bucciardi, Primo dominio estense, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 92-104.
  10. ^ a b c d e f g h Guido Bucciardi, Seconda signoria dei Pio, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 105-134.
  11. ^ a b c d e f Guido Bucciardi, Secondo dominio estense, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 135-166.
  12. ^ a b c d e f Guido Bucciardi, Il feudo Coccapani, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 167-204.
  13. ^ Guido Bucciardi, La rivoluzione francese, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 205-238.
  14. ^ S:it:Decreto del 27 dicembre 1859, n. 79 con il quale Fiorano riacquista la propria autonomia da Sassuolo
  15. ^ Guido Bucciardi, Periodo Austro - Estense, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 239-271.
  16. ^ a b c d e Guido Bucciardi, Cronistoria della B. V. del castello di Fiorano dal 1859 al 1889, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934, pp. 275-290.
  17. ^ Scansione del decreto del Presidente della Repubblica Italiana sul sito comunale
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ a b c d e f Gianna Dotti Messori e Alberto Venturi, Il territorio fioranese tra storia e storiografia, in Fiorano Modenese oggi, da settemila anni, con le fotografie di Beppe Zagaglia, Fiorano Modenese, 2001, p. 61.
  20. ^ Fiorano, arriva il commissario che sostituisce Claudio Pistoni - Cronaca - Gazzetta di Modena
  21. ^ Coppi e Bartali: Ulissi trionfa, ultima tappa a Caruso. Catalunya a Martin, gazzetta.it. URL consultato il 13 settembre 2015.
  22. ^ Ciclismo, la Coppi-Bartali va a Ulissi, sassuolo2000.it. URL consultato il 13 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Donato Labate (a cura di), Fiorano e la valle del torrente Spezzano. Archeologia di un territorio, Firenze, Edizioni All'Insegna del Giglio, 2006.
  • Guido Bucciardi, Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Tipografia Pontificia ed Arcivescovale dell'"Immacolata Concezione", 1934.
  • Gianna Dotti Messori e Alberto Venturi, Fiorano Modenese oggi, da settemila anni, con le fotografie di Beppe Zagaglia, Fiorano Modenese, 2001.
  • Gianna Dotti Messori et al., Il santuario della Beata Vergine del Castello, Fiorano Modenese, Comune di Fiorano Modenese, 1989.

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