Amazing Grace

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Amazing Grace
Artista
Autore/iJohn Newton (testo)
GenereMusica sacra
Musica natalizia
Canzone popolare
Gospel[1]
Esecuzioni notevoliRay Charles, Rod Stewart, KC and the Sunshine Band, Joan Baez, Il Guardiano del Faro, i Ricchi e Poveri, Aretha Franklin, Johnny Cash, Mahalia Jackson, Elvis Presley, LeAnn Rimes, Aerosmith, Dropkick Murphys, Alan Jackson...
NoteLa musica è un canto di disperazione degli schiavi trasportati dalle navi che Newton, l'autore, comandava.
Campione audio
Amazing Grace (registrazione dell'Original Sacred Harp Choir, 1922)
Testo originale di Amazing Grace con traduzione in italiano

Amazing Grace è uno dei più famosi inni cristiani in lingua inglese del Settecento, cantato anche durante il periodo natalizio. La sua origine storica è raccontata nell'omonimo film diretto nel 2006 da Michael Apted.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Significato del testo e melodia[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo, che significa "grazia incredibile", fa riferimento a diversi passi biblici:

«Per questa grazia, infatti, siete stati salvati mediante la fede; questo non viene da voi ma è grazia di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.»

(San Paolo, Lettera agli Efesini 2,8-9)

«Chi sono io, Signore Dio, perché Tu mi abbia condotto fin qui? E quasi fosse poco ai tuoi occhi, o Dio, ora parli della casa del tuo servo nel lontano avvenire; mi hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa, Signore Dio!»

Anonimo (info file)
Amazing Grace — (versione strumentale)

La melodia è forse di derivazione irlandese e comparve per la prima volta tra i canti popolari d'America in una raccolta intitolata Virginia Harmony di Carrell e Clayton (1831).

L'autore è John Newton, ex capitano di navi negriere, e può considerarsi un inno di ringraziamento a Dio per la grazia della sua conversione, tanto più "sorprendente", quanto più infima era la sua professione. Il percorso che portò l'autore alla riscoperta del cristianesimo fu lungo e tormentato: orfano di madre a sei anni, all'età di undici anni decise di seguire le orme del padre marinaio abbandonando gli studi classici intrapresi. Trascorse l'adolescenza nella Marina Britannica, non senza problemi perché venne messo ai ferri per motivi disciplinari e successivamente fu venduto a un colono della Sierra Leone. In seguito a questi eventi perse la fede giungendo a fare professione di ateismo e ad assumere volutamente comportamenti empi e irriverenti. Riuscì ad evitare un destino di schiavitù arruolandosi come marinaio semplice su un'imbarcazione, e riuscì in seguito a fare carriera diventando capitano di imbarcazioni negriere intorno alla metà del Settecento. Nelle sue memorie lascia un ricordo di quel periodo, che doveva segnare profondamente la sua coscienza, e del disagio che lo condurrà infine all'abbandono di quella professione e alla conversione religiosa:

«Durante il tempo in cui ero occupato nel commercio degli schiavi, io non ebbi mai il minimo scrupolo in quanto alla legittimità di tale traffico. In generale io ne ero soddisfatto, come di una cosa che la Provvidenza stessa mi aveva destinato, sebbene per molti riguardi era lungi dall'essere di mia scelta... Io considerai me stesso come una specie di carceriere o di guardiano e alle volte ero disgustato di un impiego dove non si trattava d'altro che di ceppi, catene e ferri. Considerando questo, io avevo spesso pregato il Signore che egli, a suo proprio tempo, si compiacesse di situarmi in situazione più umana...»

Sposatosi con Mary Catlett, della quale era realmente innamorato, si riavvicinò gradualmente alla fede, iniziando a dedicare alla preghiera un'ora ogni sera e obbligando anche i suoi marinai, la domenica, a pregare insieme. Probabilmente fu la lettura dell'Imitazione di Cristo, testo spirituale medievale forse opera del monaco Tommaso da Kempis, a risvegliare in lui il desiderio di riavvicinarsi alla fede, ma sicuramente ebbe influenza anche il fatto di essere scampato a morte quasi certa durante una terribile tempesta. Da quel momento iniziò a crescere in lui il disagio per l'attività che conduceva, e per quanto inizialmente tentasse di conciliarla con la ritrovata fede cristiana, adoperandosi per rendere più umane le condizioni degli schiavi trasportati, si rese infine pienamente conto dell'impossibilità di farlo, e decise di abbandonare il lavoro sulle navi che operavano la tratta. Il cambio di occupazione lo portò a diventare ispettore delle navi al porto di Liverpool. Tuttavia la maturazione della conversione avvenuta a bordo delle navi negriere lo portò ad una ricerca spirituale sempre più profonda che culminò nella vocazione religiosa. Incontrò diverse difficoltà nel realizzare questo desiderio, a causa della mancanza di un titolo di studio adeguato, tuttavia grazie all'intercessione di un amico influente riuscì infine a diventare pastore della parrocchia di Olney, dove si guadagnò presto l'affetto e la stima dei parrocchiani per i suoi modi franchi e decisi. S'impegnò nella stesura di testi abolizionisti (come i Pensieri sulla tratta degli schiavi africani, 1788) dove contrastava le teorie degli schiavisti, e scrisse inoltre degli inni notevoli contenuti in Olney Hymns. Dopo aver servito per 17 anni la parrocchia di Olney, gli venne affidata la chiesa di St. Mary Woolnoth a Londra, dove rimase altri 26 anni e dove poi morirà. Fino all'ultimo, malgrado problemi di salute che lo ridussero quasi cieco e la memoria che cominciava ad abbandonarlo, volle continuare a testimoniare la propria conversione, considerata una strabiliante manifestazione della grazia di Dio, per indicare che, se aveva toccato lui, nessun peccatore ne era escluso, qualunque fossero i suoi peccati. Diceva infatti: «Come potrebbe un vecchio persecutore dell'Africa smettere di parlare fino a che può farlo?». E ancora, durante un sermone: «La mia memoria è quasi del tutto svanita, ma ricordo due cose: che io sono un grande peccatore e che Cristo è un grande salvatore».

Morì nel 1807, esattamente l'anno che vide l'abolizione della tratta degli schiavi in tutti i domini inglesi. Sulla sua lapide sono incise, per sua volontà, le parole pronunciate poco prima di morire:

«John Newton, ecclesiastico, un tempo un infedele e un libertino, servo degli schiavisti in Africa, fu, per grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, conservato, redento, perdonato e inviato a predicare quella Fede che aveva cercato di distruggere.»

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Canzone popolare

Una sesta strofa, talvolta messa come quinta, è presente in alcune versioni:

(EN)

«The earth shall soon dissolve like snow,
The sun forbear to shine;
But God, who call'd me here below,
Will be forever mine.»

(IT)

«La terra presto si dissolverà come neve,
il sole smetterà di splendere;
ma Dio, che mi ha chiamato quaggiù,
sarà per sempre mio.»

Vi è una strofa finale alternativa, non presente nell'originale di John Newton e tramandatasi oralmente per un cinquantennio; fu riportata da Harriet Beecher Stowe nel romanzo La capanna dello zio Tom. È spesso inserita come strofa di chiusura già dopo la quarta.

(EN)

«When we've been there ten thousand years,
Bright shining as the sun,
We've no less days to sing God's praise
Than when we first begun.»

(IT)

«Quando saremo lì da diecimila anni,
splendenti come il sole,
non avremo meno giorni per cantare la lode di Dio
di quando avevamo iniziato.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ freedomsingersgospel.it, Freedom Singers, https://www.freedomsingersgospel.it/repertorio/. URL consultato il 25 marzo 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kenneth W. Osbeck, 101 Hymn Stories, The Inspiring True Stories Behind 101 Favorite Hymns, Grand Rapids (MI), Kregel Publications, 1982, pp. 28-31.
  • William J. Reynolds, Songs of Glory. Stories of 300 Great Hymns and Gospel Songs, Grand Rapids (MI), Baker Books, 1996, pp. 25-26.
  • P. Ribet - F. Gitti, Negro Spirituals. Musica e testi, Torino, Claudiana, 1998, p. 45.

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