Aleksandar Vučić

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Aleksandar Vučić
(Aleksandar Vučić) Secretary Pompeo Hosts a Working Lunch With Serbian President Vucic (48586279546) (cropped).jpg

Presidente della Repubblica di Serbia
In carica
Inizio mandato 31 maggio 2017
Capo del governo Ivica Dačić (ad interim)
Ana Brnabić
Predecessore Tomislav Nikolić

Primo ministro della Serbia
Durata mandato 27 aprile 2014 –
31 maggio 2017
Presidente Tomislav Nikolić
Predecessore Ivica Dačić
Successore Ivica Dačić (ad interim)

Vice Primo ministro della Serbia
con delega a difesa, sicurezza e lotta contro la corruzione e la criminalità
Durata mandato 27 luglio 2012 –
27 aprile 2014
Presidente Tomislav Nikolić
Capo del governo Ivica Dačić
Predecessore Ivica Dačić
Successore Ivica Dačić

Ministro della Difesa della Serbia
Durata mandato 27 luglio 2012 –
2 settembre 2013
Presidente Tomislav Nikolić
Capo del governo Ivica Dačić
Predecessore Dragan Šutanovac
Successore Nebojša Rodić

Ministro dell'Informazione della Serbia
Durata mandato 24 marzo 1998 –
23 ottobre 2000
Presidente Milan Milutinović
Capo del governo Mirko Marjanović
Predecessore Ratomir Vico
Successore Ivica Dačić, Bogoljub Pejčić e Biserka Matić Spasojević

Dati generali
Partito politico Partito Progressista Serbo
Università Università di Belgrado
Professione Giurista
Firma Firma di Aleksandar Vučić

Aleksandar Vučić (in serbo Александар Вучић?; Belgrado, 5 marzo 1970) è un politico serbo, Presidente della Repubblica di Serbia dal maggio 2017, e presidente del Partito Progressista Serbo; è stato primo ministro della Serbia dall'aprile 2014 al maggio 2017.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Vučić nasce a Belgrado nel 1970 e nella sua città ha finito gli studi di diritto diplomandosi. Tra il 1992 ed il 1993 lavora come reporter nella guerra civile bosniaca per un'emittente a Pale nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Nel Partito Radicale Serbo (SRS)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 dopo l'esperienza giornalistica inizia la sua carriera politica diventando membro del Partito Radicale Serbo (SRS), formazione nazionalista di destra guidata da Vojislav Šešelj. Nello stesso anno viene eletto deputato sulla lista di SRS e dal 1995 diventa segretario del partito.

Ministro dell'Informazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 dopo che il suo partito entra nella coalizione di governo con il Partito Socialista di Serbia del presidente Slobodan Milošević, Vučić diviene membro del nuovo governo guidato dal socialista Mirko Marjanović venendo nominato Ministro dell'Informazione. Gli studiosi hanno descritto Vučić come la figura cruciale nella definizione delle politiche mediatiche di inizio secolo in Serbia.[1]

Durante il suo mandato, per via dell'entrata della Serbia nella guerra del Kosovo, viene approvata una controversa legge sull'informazione che de facto legava le mani e sanzionava pesantamente tutti i media opposti al regime di Milošević. A causa di ciò Vučić si trovò sulla black list di accesso nell'Unione europea.

In seguito al crescente risentimento contro Milošević, Vučić ha introdotto multe per i giornalisti che hanno criticato il governo e bandito le reti televisive straniere.[2] I media serbi erano fortemente repressi dallo stato mentre i media stranieri erano stati visti come "spie".[1]

Durante questo periodo, i media serbi furono accusati di aver trasmesso propaganda nazionalista serba, che demonizzava le minoranze etniche e legittimava le atrocità serbe contro di loro.[3] Nel 1998, il governo adottò la legge sui media più restrittiva in Europa che creò un tribunale per reati speciali per le violazioni con la capacità di imporre pesanti multe e confiscare beni se esse non fossero state immediatamente pagate.[1] Human Rights Watch ha riferito che cinque editori indipendenti di giornali sono stati accusati di diffondere disinformazione perché si riferivano agli albanesi che erano morti in Kosovo come "persone" piuttosto che "terroristi".[4] La repressione del governo sui media indipendenti si intensificò quando le forze NATO minacciarono l'intervento in Kosovo tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 1998. Inoltre, il governo mantenne il controllo diretto della radio e della televisione di stato, che forniva notizie alla maggioranza della popolazione.

Dopo che i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia, nel marzo 1999, Vučić ha indetto una riunione di tutti i redattori di Belgrado. Agli organi di stampa fu ordinato di sottoporre tutte le notizie al Ministero per l'approvazione e furono autorizzati a pubblicare solo dichiarazioni ufficiali e informazioni prese dai media controllati dallo stato.[1] Inoltre, Vučić ordinò a tutti i giornalisti dei paesi facenti parte della NATO di lasciare il paese.[1]

Nel 2014, ricordando il periodo, Vučić ha riconosciuto i suoi errori affermando di essere cambiato.[5]

All'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 dopo la fine della guerra e la caduta del governo Marjanović, Vučić lascia il ministero e col suo partito passa all'opposizione. Tra il 1998 e il 2001 ha svolto anche la funzione di deputato federale al Parlamento jugoslavo.

Alle elezioni nazionali e federali del 2000, vince l'Opposizione Democratica di Serbia e si assiste alla fine del regime di Milošević. L'SRS si trova così all'opposizione e nel 2003 Vučić si fa rieleggere deputato. Alle elezioni locali del 2004 si candida a sindaco di Belgrado, ma viene sconfitto dal candidato del Partito Democratico Nenad Bogdanović.

Nel 2007 Vučić definì l'Alleanza Democratica dei Croati in Voivodina un ramo dell'Unione Democratica Croata.[6] Nel 2008, con l'istituzione del Partito Progressista Serbo, Vučić ha affermato che l'obiettivo di una Grande Serbia che porta il territorio croato alla proposta linea Virovitica-Karlovac-Karlobag "è irrealistico e sciocco".[7] Il quotidiano croato Jutarnji list ha affermato in un reportage che nessuno dei suoi familiari era stato ucciso durante la seconda guerra mondiale, sul quale ha risposto che si trattava di "brutali bugie e attacchi alla mia famiglia".[8]

Anche nel 2008, dopo iniziali trattative non riesce a ottenere la maggioranza e Dragan Đilas (sempre Partito Democratico) diviene sindaco.

La fondazione del Partito Progressisita Serbo (SNS) e la vittoria alle elezioni[modifica | modifica wikitesto]

Tomislav Nikolić, vice leader del Partito Radicale e leader provvisorio de facto a causa dell'assenza di Vojislav Šešelj, si dimise il 6 settembre 2008 a causa del disaccordo con Šešelj sul sostegno del partito all'adesione della Serbia all'UE. Con qualche altro membro noto Partito Radicale, i suoi membri formarono un nuovo gruppo parlamentare chiamato "Napred Srbijo!" (Avanti Serbia!). Il 12 settembre 2008, Nikolić e il suo gruppo furono espulsi ufficialmente dal Partito Radicale durante una sessione del congresso SRS. Vučić, in qualità di segretario generale, fu chiamato a partecipare a questa sessione, ma non comparve.

Tomislav Nikolić annunciò che avrebbe formato il suo partito. Vučić, una delle figure più popolari dell'SRS, si dimise dal Partito Radicale il 14 settembre 2008.[9] Il giorno successivo, Vučić annunciò il suo temporaneo ritiro dalla politica.[10]

Il 6 ottobre 2008 Vučić confermò in un'intervista televisiva che si sarebbe unito al Partito Progressista Serbo (SNS) di Nikolić e che sarebbe stato il vice presidente del partito.

Nel 2010 ha rilasciato dichiarazioni in cui condannava il massacro di Srebrenica affermando di vergognarsi dei serbi responsabili della strage ed affermando in un'intervista del 2012: "Non nascondo che sono cambiato... ne sono orgoglioso" e "Ho sbagliato, pensavo di fare il meglio per il mio paese, ma ho visto i risultati ed abbiamo fallito, dobbiamo ammetterlo".[11]

Il 6 ottobre 2008 Vučić ha confermato in un'intervista televisiva che si sarebbe unito al neo-partito serbo Progressive (SNS) di Nikolić e che sarebbe stato il vice presidente del partito. Sembra quindi che abbia cambiato posizione. Nel 2010 ha fatto dichiarazioni come "un crimine orribile è stato commesso a Srebrenica", dicendo che si vergognava "dei serbi che lo hanno fatto. "Non nascondo che sono cambiato ... ne sono orgoglioso", ha detto ad AFP in un'intervista del 2012. "Ho sbagliato, pensavo di fare il meglio per il mio paese, ma ho visto i risultati e abbiamo fallito, dobbiamo ammetterlo. "[23]

Nikolić si è dimesso da capogruppo parlamentare del partito il 24 maggio 2012 dopo la sua elezione a Presidente della Serbia. Vučić ha assunto la direzione fino al successivo congresso del partito per eleggere un nuovo leader. Il 29 settembre 2012 Vučić è stato eletto leader del partito, con Jorgovanka Tabaković come suo sostituto.

L'incarico di ministro della difesa nel Governo Dačić[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 luglio 2012 è nominato Vice-Primo Ministro e Ministro della Difesa nel governo di Ivica Dačić. Dal 2 settembre 2013 lascia la carica di Ministro della Difesa, pur rimanendo primo Vice-Primo Ministro nel governo.

Sebbene il Primo Ministro, Ivica Dačić, abbia formalmente detenuto il potere come capo del governo, molti analisti ritengono che Vučić abbia avuto la maggiore influenza sul governo in quanto capo del più grande partito della coalizione di governo.[2]

Vučić da Vice-Primo Ministro si è impegnato a combattere la corruzione ed il crimine organizzato in Serbia[12] promettendo di indagare su controverse privatizzazioni e legami tra magnati ed ex membri del governo.[2][13]

D'altro canto, i dati di Transparency International hanno mostrato che un aumento significativo della corruzione percepita è stato visto esattamente dal 2012, quando Vučić è salito al potere.[14] Secondo una ricerca condotta dal Center for Investigative Journalism, la battaglia contro la corruzione in pratica si riduce agli annunci dei media e agli arresti di fronte alle telecamere.[14]

Primo ministro serbo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le elezioni anticipate del 16 marzo 2014 e la vittoria del SNS di Vučić con 158 seggi in Parlamento e ha formato una coalizione di governo con il Partito Socialista Serbo. Vučić è diventato primo ministro il 27 aprile 2014.

l'11 luglio 2015 il premier serbo è stato duramente contestato ed anche fatto bersaglio di sassate mentre partecipava alla commemorazione del massacro di migliaia di musulmani a Srebrenica 20 anni fa. È stato quindi costretto ad abbandonare la cerimonia.

Durante una conferenza di partito del SNS, Vučić ha annunciato le elezioni generali anticipate[15] che si sono svolte il 24 aprile 2016 dopo che il 4 marzo, il presidente Nikolić, ha sciolto il parlamento.[16] La coalizione di governo attorno al SNS di Vučić ha ottenuto il 48,25% dei voti. Il SNS al potere di Vučić ha mantenuto la maggioranza relativa in parlamento, nonostante abbia vinto meno seggi rispetto alle elezioni parlamentari del 2014. La coalizione attorno a SNS vinse 131 seggi, di cui 98 appartenenti a SNS.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Politiche migratorie[modifica | modifica wikitesto]

Durante la crisi migratoria europea, Vučić si è fortemente allineato con le politiche del cancelliere tedesco Angela Merkel e ha elogiato pubblicamente la politica migratoria tedesca. Vučić ha anche affermato che la Serbia collaborerà con l'UE per risolvere il flusso migratorio passante dal Medio Oriente ai paesi membri dell'UE attraverso la rotta dei Balcani e che la Serbia era pronta ad accogliere una parte dei migranti.[17]

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua elezione a Primo Ministro nel 2014, Vučić ha promosso politiche economiche basate sull'austerità, il cui obiettivo era ridurre il deficit di bilancio della Serbia. La politica di consolidamento fiscale di Vučić era principalmente finalizzata a tagli nel settore pubblico. Una delle misure era la riduzione delle pensioni e degli stipendi nel settore pubblico nonché il divieto di ulteriore occupazione nel settore pubblico.[18]

Vučić ha annunciato che le sue politiche basate sulle riforme hanno ridotto il deficit del Paese e contribuito alla stabilità finanziaria. Tuttavia, le critiche alla politica economica di Vučić hanno affermato che le sue misure non hanno complessivamente contribuito alla ripresa economica, ma hanno invece causato un ulteriore declino del tenore di vita.

Il 23 febbraio 2015 il governo di Vučić ha concluso un accordo triennale di stand-by con il Fondo Monetario Internazionale del valore di 1,2 miliardi di euro come misura precauzionale per garantire la stabilità fiscale a lungo termine del paese.[19] Il FMI ha elogiato le riforme così come l'UE[20][21] che lo ha definito uno dei programmi di maggior successo che il FMI abbia mai avuto. Il PIL della Serbia ha superato i livelli pre-crisi del 2008 così come i salari.[22] Le prospettive economiche sono buone con una crescita del PIL superiore al 3% e un rapporto debito/PIL inferiore al 68%.[23][21]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Vučić ha svolto un ruolo centrale nei negoziati sull'offerta della Serbia per l'adesione all'UE, viaggiando a Bruxelles per colloqui con l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'UE, la baronessa Ashton, ed a Kosovska Mitrovica per discutere i dettagli di un accordo politico tra Belgrado e Pristina.[24][25] Durante la sua visita nel Kosovo settentrionale, per ottenere il sostegno all'accordo mediato da Bruxelles, ha invitato i serbi del Kosovo a "lasciar perdere il passato e pensare al futuro".[26]

Il 10 novembre 2014, dopo sessantotto anni dall'ultima visita di un capo di governo albanese in Serbia, ha incontrato a Belgrado il primo ministro albanese Edi Rama. L'incontro, fortemente caldeggiato dall'Unione europea, ha rappresentato un tentativo di normalizzare i rapporti tra i due stati balcanici, da tempo in lite riguardo allo status giuridico del Kosovo.[27]

Il 27 maggio 2015 ha incontrato il primo ministro Edi Rama a Tirana per discutere della costruzione di un'autostrada che collega i due paesi, passando per il Kosovo. È stato il primo leader serbo a visitare l'Albania.[28]

Relazioni con la Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il 2015 ed il 2016, le relazioni tra Croazia e Serbia sono state ulteriormente colpite dalla crisi migratoria in corso, quando la Croazia ha deciso di chiudere il confine con la Serbia. Nel settembre 2015 la Croazia ha vietato tutto il traffico merci dalla Serbia[29], a causa del flusso migratorio proveniente dalla Serbia in una mossa che ha ulteriormente eroso le fragili relazioni tra i due paesi. In risposta a queste azioni, Vučić ha annunciato che saranno adottate misure di contrasto se non verrà raggiunto un accordo con la Croazia.[30] La controversia è stata infine risolta attraverso la mediazione della Commissione europea, ma le relazioni tra i due paesi vicini rimangono fragili.

Il 31 marzo 2016, Vojislav Seselj, leader del Partito Radicale Serbo, è stato assolto dalle accuse di crimini di guerra nel Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia. Il verdetto ha causato polemiche in Croazia. Vučić prese le distanze da Šešelj e dalla sua politica, ma dichiarò che il verdetto non doveva essere usato come strumento di pressione politica sulla Serbia.

Il 7 aprile 2016 la Croazia ha rifiutato di approvare la scelta della Commissione europea di aprire il capitolo 23, una parte dei negoziati di adesione della Serbia all'UE, bloccando così in modo efficace il processo di integrazione dell'UE della Serbia. La Serbia ha accusato la Croazia di ostacolare l'adesione serba all'UE e Vučić ha affermato che il suo governo era: "Stordito dalla decisione della Croazia di non sostenere il percorso europeo della Serbia."[31] La Croazia non ha accettato che la Serbia avvii i negoziati per il capitolo 23. Il 14 aprile 2016 la Commissione europea ha respinto gli argomenti croati nella sua controversia con la Serbia.[32] Tuttavia, il 7 luglio 2016, il Ministro degli Esteri croato Miro Kovač ha annunciato che alcune condizioni stabilite dalla Croazia sono state integrate nella posizione comune degli Stati membri dell'UE per i negoziati con la Serbia, che costituiranno la base su cui si baseranno i progressi della Serbia nel processo di adesione. Le condizioni poste dalla Croazia sono[33][34]:

  • la Serbia deve evitare i conflitti di giurisdizione relativi ai crimini di guerra;
  • la Serbia deve cooperare con i paesi limitrofi nella ricerca e identificazione delle persone scomparse o dei loro resti;
  • la Serbia deve rafforzare le proprie autorità investigative e giudiziarie;
  • la Serbia deve rafforzare la protezione della minoranza croata;
  • la Serbia deve cooperare pienamente con il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia.

Relazioni con la Russia[modifica | modifica wikitesto]

Vučić ha mantenuto i tradizionali buoni rapporti tra Serbia e Russia ed il suo governo ha rifiutato di applicare le sanzioni contro la Russia, a seguito della crisi in Ucraina e dell'annessione della Crimea. Vučić ha ripetutamente annunciato che la Serbia rimarrà impegnata nella sua integrazione europea, ma manterrà anche relazioni storiche con la Russia. "Abbiamo dimostrato il nostro atteggiamento sincero e amichevole nei confronti della Russia essendo uno dei paesi europei che ha rifiutato di imporre sanzioni alla Russia", ha dichiarato Vučić dopo l'incontro con il Primo Ministro russo Dmitry Medvedev.[35]

Durante il mandato di Vučić, la Serbia ha continuato ad espandere i suoi legami economici con la Russia, soprattutto aumentando le esportazioni serbe in Russia. All'inizio del 2016, dopo un incontro con il vice primo ministro russo Dmitry Rogozin, Vučić ha annunciato la possibilità della Serbia di rafforzare la sua cooperazione militare con la Russia acquistando sistemi missilistici russi.[36][37][38]

Presidente della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Vučić ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 14 febbraio 2017, nonostante le precedenti dichiarazioni che non avrebbe corso.

Dopo le iniziali speculazioni contrarie, Tomislav Nikolić appoggiò Vučić. Vučić ha vinto le elezioni del 2 aprile 2017 al primo turno, dopo aver ottenuto il 56,01% dei voti davanti alla candidata indipendente, Saša Janković, seconda con il 16,63%, al politico satirico Luka Maksimović e all'ex ministro degli affari esteri Vuk Jeremić.

Il risultato elettorale ha suscitato proteste in Serbia. Migliaia di manifestanti hanno accusato Vučić di aver guidato il paese verso l'autoritarismo.[39] I manifestanti hanno organizzato i raduni attraverso i social network e insistendo sul fatto che non sono collegati a nessun partito o politico e chiedendo una revisione totale di quelli che chiamano "sistemi politici, commerciali e mediatici corrotti che servono un'élite guidata da Vučić".[40] Vučić sosteneva che le proteste erano state organizzate dai suoi oppositori politici che si aspettavano che "il dittatore avrebbe portato la polizia in piazza".[41]

Tuttavia, Vučić è entrato in carica prestando giuramento come presidente della Serbia il 31 maggio di fronte al Parlamento.[42] Vučić a promesso di continuare con le riforme e ha detto che la Serbia rimarrà su un percorso europeo. Ha anche affermato che la Serbia manterrà la neutralità militare, ma continuerà a costruire partenariati sia con la NATO che con la Russia.[43]

Secondo la Costituzione, la Serbia è una repubblica parlamentare in cui la presidenza è in gran parte cerimoniale senza un significativo potere esecutivo. Secondo diversi analisti Vučić durante il suo mandato sta attuando un processo di rafforzamento del ruolo politico del Presidente della Repubblica.

Dopo essere diventato presidente, Vučić sciolse il tradizionale servizio di sicurezza della polizia responsabile della protezione del presidente, e lo sostituì con membri dei Cobra[44], unità di polizia militare che, contrariamente alla legge, lo proteggeva mentre serviva da Primo Ministro dal 2014 al 2017.[45]

Il 3 settembre 2017, un veicolo di lusso Bentley con al suo interno tre uomini, si schiantò contro il corteo presidenziale.[46] Il presidente Vučić ed il suo staff risultarono incolumi ed alcuni uomini furono arrestati con l'accusa di mettere a repentaglio la sicurezza del presidente.[46] I media vicini a Vučić lo hanno segnalato come un altro tentativo di omicidio, mentre i leader dell'opposizione affermano che si tratta di una "propaganda per ritrarre l'ex ultranazionalista come vittima e distogliere l'attenzione dai problemi economici e sociali della Serbia".[46]

Dalla fine del 2018 e all'inizio del 2019, migliaia di serbi sono scesi in strada per protestare contro la presidenza di Vučić. I manifestanti accusano Vučić e il SNS di corruzione affermando che Vučić sta cercando di cementare se stesso come un autocrate.[47][48] Nel 2019, la Freedom House riferisce che lo stato della Serbia è diminuito da libero a parzialmente libero a causa del deterioramento della conduzione delle elezioni, dei continui tentativi da parte del governo e dei media alleati di minare i giornalisti indipendenti attraverso molestie legali e campagne diffamatorie e l'accumulo di poteri esecutivi da parte di Vučić in conflitto con il suo ruolo costituzionale.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2017 Vučić ha visitato gli Stati Uniti e ha incontrato il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, dove hanno discusso del sostegno degli Stati Uniti agli sforzi della Serbia per aderire all'Unione europea, della necessità di continue riforme e di ulteriori progressi nella normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Facendo riferimento al proposto accordo di scambio di terra tra Serbia e Kosovo, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton ha affermato che gli Stati Uniti non si sarebbero opposti a uno scambio territoriale tra Kosovo e Serbia per risolvere la disputa di lunga data. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti continua a sostenere che la piena normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo è "essenziale per la stabilità regionale", come affermato in precedenza da Vučić.[49]

Nel dicembre 2017, Vučić ha fatto una visita ufficiale alla Federazione Russa per la prima volta come Presidente della Serbia.[50] Ha espresso la sua gratitudine alla Russia per la protezione degli interessi nazionali serbi e ha dichiarato che: "La Serbia non imporrà mai sanzioni alla Federazione russa".[50] Durante la sua visita, si è concentrato sul rafforzamento della cooperazione nel settore dell'industria militare e dell'energia.[50] Il partenariato con la Russia è particolarmente rilevante dal punto di vista degli armamenti militari: la Serbia ha acquistato a prezzi politici blindati, elicotteri, caccia MiG-29[37][38] ed il sistema missilistico antiaereo Pantsir S1[51][52].[53] Nel giugno 2018 la Serbia ha partecipato ad esercitazioni congiunte assieme a Russia e Bielorussia.[54] Vučić nel gennaio 2019 ha ricevuto Vladimir Putin che ha espresso anche l'interesse di far partecipare la Serbia al progetto del TurkStream[55] un gasdotto attraverso il Mar Nero passante da Russia e Turchia.[56] Lo stesso anno la Serbia ha ospitato delle nuove esercitazioni militari russe denominate “Scudo slavo 2019[57][58] in cui sono stati impiegati anche gli avanzati sistemi missilistici russi S400.[59][60][53][61]

Nel 2019 ha promosso un incontro trilaterale tra Serbia, Albania e Macedonia del Nord con lo scopo di porre le basi per la creazione un'area commerciale di libero scambio fra i tre Paesi, eliminando le barriere doganali e rendere possibile gli interscambi economici e la circolazione di beni, persone e servizi.[62]

Nell'ottobre dello stesso anno il presidente serbo ha firmato un accordo commerciale con l'Unione economica eurasiatica.[63][64]

Relazioni con la Cina[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni si è verificato un rafforzamento delle relazioni fra Serbia e Cina. Al forum inaugurale della cosiddetta Nuova Via della Seta, il governo cinese ha, infatti, intrapreso una serie d’iniziative di accordi con l’esecutivo serbo soprattutto in campo infrastrutturale[65] con l'accordo tra i due Paesi che prevede il prestito da parte della Exim Bank of China destinato a finanziare la ristrutturazione e l’ampliamento della ferrovia che collega Serbia e Ungheria, in particolare il tratto tra Budapest, Stara Pazova e Belgrado.[66][67] Nel Paese balcanico, la Cina ha forti interessi nella costruzione di una nuova autostrada di 165 chilometri che collegherà l’Adriatico alla Serbia tramite il Montenegro.[68]

Rafforzamenti delle relazioni fra i due paesi sono avvenute anche nel campo dell'industria della difesa.[69][70][71]

Questione del Kosovo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017, Vučić ha accusato l'UE di ipocrisia e di avere due pesi e due misure per il suo atteggiamento molto diverso nei confronti delle crisi separatiste in Kosovo e Catalogna.[72] Nel settembre 2018 in un discorso ai serbi del Kosovo dichiarò: "Slobodan Milošević era un grande leader serbo, aveva le migliori intenzioni, ma i nostri risultati furono molto peggiori."[73] I giornalisti riportano che Vučić sostiene la divisione del Kosovo, in quello che egli chiama "demarcazione etnica con gli albanesi".[74][75][76]

Il 26 marzo 2018, il politico serbo Marko Đurić è stato arrestato durante l'incontro con i serbi locali nella zona settentrionale di Mitrovica dalle unità speciali della polizia del Kosovo. Il vice primo ministro del Kosovo Enver Hoxhaj ha affermato che la presenza di Đurić in Kosovo "senza autorizzazione" delle autorità kosovare stava violando gli Accordo di Bruxelles dell 2013 fra Kosovo e Serbia.[77] Durante l'arresto, molti giornalisti sono stati feriti da alcuni membri della Polizia del Kosovo che è stata condannata dall'Unione europea e dall'OSCE.[78] Le relazioni fra Kosovo e Serbia sono state attraversate da forti tensioni e l'atto di arresto e violenza è stato condannato dal presidente Vučić.[79][80] Đurić fu quindi portato a Pristina, la capitale del Kosovo, portato davanti a un giudice e poi scortato fuori dal territorio del Kosovo.[77]

Nel maggio seguente nuove tensioni sorsero a seguito di alcune operazioni di polizia della Forze di Sicurezza kosovare condotte nei territori di confine con la Serbia[81] a cui Vučić ha risposto mobilitando le forze armate serbe.[82][83]

Per tutto il mese di novembre dello stesso anno tra i governi dei due paesi vi sono state tensioni riguardanti l'ingresso del Kosovo all'interno dell’Interpol a cui Belgrado si oppone. Non si sa se a dare i suoi frutti sia stata l’opposizione della Serbia o meno, fatto sta l’assemblea generale dell’Interpol riunita a Dubai ha bocciato l’ingresso del Kosovo.[84] Il governo del Kosovo per tutta risposta ha deciso di imporre un dazio del 100% sulle merci serbe.[85] Belgrado ha quindi minacciato il blocco totale delle esportazioni verso il Kosovo, beni di prima necessità compresi.[86] Le tensioni tra Serbia e Kosovo si sono così inasprite al punto che il 22 novembre Vučić ha denunciato spostamenti di truppe kosovaro-albanesi al confine con la Serbia[87][88] minacciando un intervento militare nel caso in cui il Kosovo, trasformando la sua Forza di Sicurezza, si fosse dotato di un esercito.[89][90]

Il 27 maggio 2019, durante una sessione speciale del parlamento serbo sul Kosovo, Vučić ha dichiarato che "Dobbiamo riconoscere che siamo stati sconfitti." ed "Abbiamo perso quel territorio".[91] Ha affermato che la Serbia non controllava più il Kosovo e che era necessario un compromesso sulla questione attraverso un futuro referendum nel paese.[91] Vučić ha stretti legami con la Lista Serba ed ha invitato i serbi del Kosovo a votare per loro alle elezioni.[92][93]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Civic and Uncivic values: Serbia in the Post-Milošević Era, 2011, DOI:10.7829/9789639776982ramet. URL consultato il 4 novembre 2019.
  2. ^ a b c (EN) Guy De Launey, Serbia moving from pariah to partner, 21 gennaio 2014. URL consultato il 4 novembre 2019.
  3. ^ Judah, Tim., The Serbs : history, myth and the destruction of Yugoslavia, Yale University Press, 2009, ISBN 9780300158267, OCLC 768481475. URL consultato il 4 novembre 2019.
  4. ^ DEEPENING AUTHORITARIANISM IN SERBIA:, su www.hrw.org. URL consultato il 4 novembre 2019.
  5. ^ (EN) Vucic says he was bad information minister in late 90s, su B92.net. URL consultato il 4 novembre 2019.
  6. ^ Šešeljevac vodi Skupštinu, a Vuk Drašković Vijeće Europe - Jutarnji List, su www.jutarnji.hr. URL consultato il 4 novembre 2019.
  7. ^ Blic Online | Politika | Vučić sad nije za veliku Srbiju, su web.archive.org, 4 dicembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2008).
  8. ^ (SR) Aleksandar Vučić: Hrvati se rugaju mojim ubijenim precima!, su www.novosti.rs. URL consultato il 4 novembre 2019.
  9. ^ Nikolić: I Vučić napustio radikale :: Mondo, su web.archive.org, 15 settembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2008).
  10. ^ Vučić napušta politiku (za sada) :: Mondo, su web.archive.org, 16 settembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2008).
  11. ^ Aleksandar Vucic: from nationalist hawk to devout Europeanist | GlobalPost, su web.archive.org, 22 marzo 2014. URL consultato il 4 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2014).
  12. ^ (EN) Ruling Serb Progressive Party stays popular: opinion poll, in Reuters, 29 marzo 2013. URL consultato il 4 novembre 2019.
  13. ^ www.setimes.com, http://www.setimes.com/cocoon/setimes/xhtml/en_GB/features/setimes/features/2013/02/01/feature-01. URL consultato il 4 novembre 2019.
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