Andrzej Duda

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Andrzej Duda
Andrzej Duda Zgromadzenie Narodowe 6 sierpnia 2015 04 (cropped).JPG

Presidente della Polonia
In carica
Inizio mandato 6 agosto 2015
Capo del governo Ewa Kopacz
Beata Szydło
Predecessore Bronisław Komorowski

Vice Ministro della Giustizia
Durata mandato 1º agosto 2006 –
15 novembre 2007
Capo del governo Jarosław Kaczyński

Eurodeputato
Legislature VIII
Gruppo
parlamentare
Gruppo ECR
Coalizione Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei

Dati generali
Partito politico Unione della Libertà (2000-2001)
Diritto e Giustizia (2005 - 2015)
Indipendente (dal 2015)
Titolo di studio dottorato in giurisprudenza
Università Università Jagellonica
Professione docente universitario
Firma Firma di Andrzej Duda

Andrzej Duda (Cracovia, 16 maggio 1972) è un politico e avvocato polacco, Presidente della Repubblica dal 2015 ed esponente del partito Diritto e Giustizia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

In gioventù è stato coinvolto in movimento scout. Nel 1996 si è laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza e Amministrazione presso l'Università Jagellonica di Cracovia. Ha ricoperto la carica di Segretario di Stato sotto il presidente Lech Kaczyński[1]. Dopo l'incidente dell'aereo presidenziale polacco dal 2010 è stato consigliere della città di Cracovia. Nel 2011 è stato eletto membro del Parlamento polacco[2]. Nel 2014 è stato eletto deputato al Parlamento europeo[3].

Nel novembre 2014 Jarosław Kaczyński propone Duda come candidato presidente del PiS;[4] e il 6 gennaio 2015 la direzione del partito nomina Duda come candidato ufficiale del partito alle elezioni presidenziali polacche nel 2015.[5] Al ballottaggio del 24 maggio 2015 Andrzej Duda ha sconfitto il rivale Bronisław Komorowski, col 51,55% dei voti contro il 48,45%, risultando eletto alla carica di Presidente della Polonia.[6]

il 6 agosto 2015 Andrzej Duda giura come Presidente della Repubblica Polacca

Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Ha assunto ufficialmente la carica il 6 agosto 2015, giurando nelle mani del Maresciallo della Camera dei Deputati davanti al Parlamento polacco in seduta comune.[7]

Nel settembre 2015 si è opposto al piano europeo di ricollocamento dei rifugiati, indicandolo come un'imposizione da parte dei paesi europei più ricchi.[8]

Dopo le elezioni parlamentari, che hanno visto un successo del partito del presidente, Diritto e Giustizia, il 16 novembre 2015 ha concesso la grazia a Mariusz Kamiński, ex capo del Centralne Biuro Antykorupcyjne (l'Ufficio Centrale Anticorruzione), nominato il giorno prima coordinatore dei servizi segreti dal governo Szydło, e a tre suoi ex funzionari. Kamiński era stato condannato in primo grado a tre anni di carcere per aver oltrepassato le proprie competenze.[9] La concessione della grazia prima di un giudizio definitivo è stata ritenuta illegale da alcuni giuristi[10].

Il 28 dicembre 2015 il presidente ha firmato una legge di riforma del tribunale costituzionale, che, secondo i suoi critici, renderebbe impossibile per il tribunale costituzionale continuare a svolgere il ruolo di autorità di controllo del governo[11], mentre, secondo il Consiglio d'Europa, indebolirebbe lo stato di diritto e la stessa democrazia polacca[12]. Il 7 gennaio successivo il presidente ha firmato un'altra legge approvata dal nuovo parlamento, che prevede che i dirigenti della radio e della televisione pubblica siano nominati e licenziati dal ministero del tesoro. Anche riguardo a questa legge il Consiglio d'Europa aveva espresso le sue preoccupazioni, chiedendo al presidente Duda di non firmarla.[13]

La questione della giustizia è tornata alla ribalta nel luglio 2017. Il 20 luglio il Sejm (la camera bassa del parlamento), con una maggioranza formata dai deputati di Diritto e Giustizia, il partito di governo che è anche il partito di provenienza del presidente Duda, ha approvato tre leggi di riforma del sistema giudiziario. In protesta contro questo voto sono scese in piazza decine di migliaia di persone.[14][15] Le tre leggi davano al ministro della giustizia e al Parlamento poteri sulla nomina dei membri rispettivamente del Tribunale costituzionale e del Consiglio Nazionale della Magistratura, oltre alla selezione dei presidenti dei tribunali ordinari.[16] Quattro giorni più tardi, il 24 luglio, il presidente ha annunciato che avrebbe messo il veto su due di queste tre leggi (quelle riguardanti Tribunale costituzionale e Consiglio Nazionale della Magistratura), e che le avrebbe quindi rimandate alle camere (rendendo così molto difficile la loro approvazione), affermando che le norme previste dalle due leggi erano fuori dalla "tradizione costituzionale polacca" e di voler impedire che si potessero approfondire le divisioni nella società polacca.[17][18] Precedentemente il presidente aveva proposto al suo stesso partito un compromesso, chiedendo di innalzare la maggioranza necessaria da parte del parlamento per poter nominare i giudici nei vari organi, rendendo così obbligatorio il coinvolgimento di almeno una parte dell'opposizione.[19] A causa dell'approvazione della terza legge sulla nomina dei presidenti dei tribunali ordinari (firmata dal presidente), la Commissione Europea ha comunque aperto una procedura d'infrazione contro la Polonia il 29 luglio.[20]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze polacche[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca
«ex officio»
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta
«ex officio»

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine al Merito (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito (Portogallo)
— 1º settembre 2008[21]
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 2015
Cavaliere di Classe dell'Ordine della Stara Planina (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Classe dell'Ordine della Stara Planina (Bulgaria)
«Per il suo eccezionale contributo allo sviluppo delle relazioni bulgaro-polacche.»
— 14 aprile 2016[22]
Collare dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca)
— 15 marzo 2016
Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 23 maggio 2016
Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— luglio 2016[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrzej Duda: spóźniony pociąg do polityki, gazetakrakowska.pl. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  2. ^ Andrzej Duda, sejm.gov.pl. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  3. ^ Parlamento Europeo / Deputati, europarl.europa.eu. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  4. ^ (EN) MEP Duda revealed as conservative presidential candidate, in thenews.pl, 12 novembre 2014. URL consultato il 17 settembre 2017.
  5. ^ (PL) Duda oficjalnym kandydatem na prezydenta. Kaczyński: Polska potrzebuje zmian, tvn24.pl. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  6. ^ Polonia, l’euroscettico Duda nuovo presidente, in La Stampa, 24 maggio 2015. URL consultato il 17 settembre 2017.
  7. ^ (DE) Andrzej Duda als neuer polnischer Präsident vereidigt, in Der Standard, 6 agosto 2015..
  8. ^ (EN) Poland's Duda Blasts EU `Dictate of the Strong' on Migrants, in Bloomberg, 8 settembre 2015. URL consultato il 15 settembre 2017.
  9. ^ (PL) Prezydent Duda ułaskawił Mariusza Kamińskiego, in tvn24.pl, 17 novembre 2015.
  10. ^ (PL) Ewa Siedlecka, Czy prezydent złamał konstytucję? Prawnicy podzieleni, in Gazeta Wyborcza, 18 novembre 2015.
  11. ^ (DE) Duda setzt umstrittene Verfassungsreform in Kraft, in Der Spiegel, 28 dicembre 2015.
  12. ^ In Polonia la riforma della corte costituzionale mette a rischio la democrazia., in Internazionale, 11 marzo 2016.
  13. ^ (EN) Bernard Osser, Polish president seals government control of state media, in AFP, 7 gennaio 2016.
  14. ^ Polonia, Parlamento approva riforma Corte suprema: proteste in piazza in tutto il Paese, in La Repubblica, 20 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  15. ^ (EN) Poland court bill: Parliament votes for judicial reforms, in BBC, 20 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  16. ^ (EN) Poland's President Duda vetoes judicial reforms after protests, in BBC, 24 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  17. ^ (EN) President to veto two judicial bills, says will sign bill on common courts, su President.pl, 24 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  18. ^ Andrea Tarquini, Polonia, a sorpresa il presidente blocca la contestata riforma della Corte suprema, in La Repubblica, 24 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  19. ^ (EN) Poland court bill: President proposes compromise move, in BBC, 18 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  20. ^ Polonia, Bruxelles avvia procedura di infrazione per la riforma della giustizia, in La Repubblica, 29 luglio 2017. URL consultato il 17 settembre 2017.
  21. ^ Gazzetta ufficiale della Repubblica
  22. ^ Decreto ufficiale
  23. ^ Tabella degli insigniti

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Polonia Successore Flag of Poland.svg
Bronisław Komorowski dal 6 agosto 2015 in carica
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