Massacro di Srebrenica

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Massacro di Srebrenica
Map 61 - Bosnia - Srebrenica & Zepa, July 1995.jpg
Mappa dell'operazione
Stato Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Luogo Srebrenica e Žepa
Obiettivo Musulmani bosgnacchi
Data 6 luglio - 25 luglio 1995
Tipo Strage
Morti 8.372 morti[1]

35 632[2] e 12.000 sfollati (da Srebrenica e Žepa in Bosnia)
700-800 rifugiati (da Srebrenica in Serbia)[3][4]

1.000 e 1.500 prigionieri (di Srebrenica e Žepa)
Responsabili Repubblica Serba Truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladić
Paesi Bassi/Nazioni Unite I Paesi Bassi per omissione di intervento in difesa dei civili da parte delle proprie truppe in missione di pace in loco per l'ONU

Il massacro di Srebrenica (IPA: [srêbrenit͡sa]) è stato un genocidio di oltre 8 000 musulmani bosgnacchi, avvenuto nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e nei suoi dintorni, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina.

La strage fu perpetrata da unità delle truppe serbo-bosniache (Vojska Republike Srpske) guidate dal generale Ratko Mladić, con l'appoggio del gruppo paramilitare degli "Scorpioni"[5], in quella che al momento era stata dichiarata dall'ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell'UNPROFOR.

I fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni diedero una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto.

Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007,[6] nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY), hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, costituisce un "genocidio". Tra i vari condannati, in particolare Ratko Mladić e Radovan Karadžić (all'epoca presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) sono stati condannati in due momenti diversi dall'ICTY, il primo all'ergastolo e il secondo a 40 anni di reclusione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tre enclavi nella Bosnia orientale Srebrenica, Žepa e Goražde nel settembre 1994

Nel quarto punto della risoluzione 819 del 16 aprile 1993 l'ONU decise di incrementare la propria presenza nella città di Srebrenica e nelle zone limitrofe; successivamente, il 6 maggio con la risoluzione 824, istituì come zone protette le città di Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goražde, Bihać e Srebrenica; inoltre, con la risoluzione 836, dichiarò che gli aiuti umanitari e la difesa delle zone protette sarebbero stati da garantire anche all'occorrenza con uso della forza, utilizzando soldati della forza di protezione delle Nazioni Unite.

La cosiddetta zona protetta di Srebrenica fu delimitata dopo un'offensiva serba del 1993 che obbligò le forze bosniache ad una demilitarizzazione sotto controllo dell'ONU. Le delimitazioni delle zone protette furono stabilite a tutela e difesa della popolazione civile bosniaca, quasi completamente musulmana, costretta a fuggire dal circostante territorio, ormai occupato dall'esercito serbo-bosniaco, ed ove decine di migliaia di profughi si recarono in cerca di rifugio.[7] Verso il 9 luglio 1995, la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante furono attaccati dalle truppe della Vojska Republike Srpske, e dopo un'offensiva durata alcuni giorni, l'11 luglio l'esercito serbo-bosniaco riuscì ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica. I maschi dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per essere interrogati, in realtà vennero uccisi e sepolti in fosse comuni. cronologia avvenimenti, bbc.com. URL consultato il 23 Ottobre 2017.

I responsabili politici e militari[modifica | modifica wikitesto]

Foto satellitare che mostra probabili fosse comuni nella zona di Srebrenica

I ministri olandesi responsabili erano al tempo il ministro della difesa Relus ter Beek, il suo successore Joris Voorhoeve ed il ministro degli esteri Hans van Mierlo sotto il primo ministro Wim Kok. I responsabili all'ONU erano il generale francese Janvier e i militari olandesi generale Couzy (comandante in capo), generale van Baal ed il comandante di Dutchbat generale Nicolaï. Il tenente colonnello Thom Karremans era responsabile per l'enclave di Srebrenica, il maggiore Franken per Tuzla.

Il 2 marzo 2007 la Corte internazionale di giustizia definì il massacro un genocidio[8], e pur riconoscendo che le atrocità furono commesse con sostanziali risorse ed assistenza politica, finanziaria e militare[9] della Serbia, la assolse dall'accusa di genocidio e complicità in genocidio. Dispose l'arresto dell'ex leader politico serbo bosniaco Radovan Karadzic e del suo capo militare Ratko Mladić. Inteso il genocidio secondo i principi di Norimberga, l'assoluzione sollevò la Serbia dall'obbligo di pagare un indennizzo di guerra alla Bosnia.[non chiaro]

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

La sepoltura di 465 civili bosniaci identificati (2007)

La Lista preliminare delle persone scomparse o uccise a Srebrenica compilata dalla Commissione Bosniaca delle Persone Scomparse contiene 8.372 nomi[10], sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000[senza fonte].

A giugno 2015, 6.930 salme riesumate dalle fosse comuni sono state identificate mediante oggetti personali rinvenuti oppure in base al loro DNA che è stato confrontato con quello dei consanguinei superstiti [11].

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY), istituito presso le Nazioni Unite, ha incriminato in totale 21 persone per i delitti commessi a Srebrenica, riconoscendo per molti di essi la fattispecie di "genocidio":[12]

Il Tribunale ha respinto la richiesta di indennizzo a favore dei sopravvissuti a Srebrenica. La Corte ha stabilito che quello che avvenne fu un genocidio ad opera di singole persone, ma che lo Stato Serbo non può essere ritenuto direttamente responsabile per genocidio e complicità per i fatti accaduti nella guerra civile in Bosnia-Erzegovina dal 1992 al 1995, fra i quali rientra la strage di Srebrenica.

La Serbia non fu responsabile di genocidio perché "non vi sono prove di un ordine inviato esplicitamente da Belgrado" né di complicità perché non vi sono prove che "l'intenzione di commettere atto di genocidio fosse stata portata all'attenzione delle autorità di Belgrado", anche se viene riconosciuto che Radovan Karadzic e Ratko Mladić dipendessero da Belgrado, che forniva assistenza finanziaria e militare ed esercitava una influenza sul leader politico serbo-bosniaco e sul capo militare. La Corte rileva che "vi era un serio rischio di massacro, ma la Serbia non ha fatto nulla per rispettare i suoi obblighi di prevenire e punire il genocidio di Srebrenica" e che "ha fallito nel cooperare pienamente con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, che ha incriminato i responsabili". In particolare, la Serbia è accusata di non aver aiutato il Tribunale per l'ex Jugoslavia ad arrestare quanti sono ritenuti colpevoli del fatto, e di ospitarne alcuni in stato di latitanza. Il Tribunale per l'ex Jugoslavia ha il compito di accertare responsabilità di singoli individui, mentre la Corte Internazionale dirime controversie fra Stati membri dell'ONU che ne hanno riconosciuto la giurisdizione.

Un video che mostra l'"evidenza dei fatti" fu trovato in possesso di Nataša Kandić, fondatrice e direttrice del Fondo serbo per il Diritto Umanitario, e ritrasmesso dai media e utilizzato come prova nel processo contro Slobodan Milošević alla corte Internazionale dell'Aja. Il 26 febbraio 2007 la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja si è pronunciata sul ricorso della Bosnia contro la ex-Jugoslavia, ovvero l'attuale Stato della Serbia. La sentenza afferma che il Montenegro non è parte in causa in quanto si è reso indipendente dalla Serbia solo dal 2006, ben oltre il periodo in cui si sono verificati i fatti oggetti del processo.

Corte internazionale di giustizia[modifica | modifica wikitesto]

La Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha stabilito nel 2007, in un processo intentato dalla Bosnia ed Erzegovina contro la Serbia e Montenegro, che il massacro di Srebrenica, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, costituisce un "genocidio".[6]

Altri tribunali[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 2017, la Corte d'Appello dell'Aja ha stabilito che il governo olandese è parzialmente responsabile della morte di 300 musulmani, perché i soldati olandesi costrinsero i rifugiati che cercavano riparo nel loro compound a lasciare la base, consegnandoli di fatto ai carnefici, «privandoli della possibilità di sopravvivere».[18]

Il 31 marzo 2010 il parlamento della Serbia ha approvato dopo quasi 13 ore di discussione una risoluzione in cui condanna il massacro (senza definirlo genocidio) e chiede scusa per le vittime.[19] Il presidente serbo Tomislav Nikolić aveva affermato nel 2012 l'inesistenza e l'inconsapevolezza da parte del popolo serbo di tale massacro. Il 25 aprile del 2013 il presidente serbo in carica, durante un'intervista alla TV bosniaca Bhrt, si è inginocchiato chiedendo perdono per il massacro di Srebrenica.

Il dibattito[modifica | modifica wikitesto]

Altre possibili cause[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni commentatori, tra i quali il generale Philippe Morillon addebitano il genocidio ad una sorta di reazione o vendetta da parte dei serbi rispetto ai massacri di Naser Orić e delle sue forze avvenuti nel 1992 e nel 1993.

In particolare, alle forze Bosniache sotto il comando di Naser Orić era stato permesso di tenere le armi in posizioni all'interno della zona protetta, contrariamente alle condizioni stabilite nel patto col quale si conveniva il "cessate il fuoco".

Orić avrebbe approfittato della situazione per condurre attacchi notturni contro villaggi serbi nei dintorni. Il caso più clamoroso fu quello di Kravica, attaccato nella notte del 7 gennaio, il Natale Ortodosso. Queste azioni militari prendevano la forma di pulizia etnica e rappresaglie contro i serbi. Centinaia furono torturati, feriti e brutalmente uccisi durante questi attacchi. Nel 1994 il governo serbo fece istanza all'ONU, fornendo una lista di 371 serbi uccisi nell'area. I media serbi, da allora, hanno riportato numeri molto più alti, fino a 3287. Non è chiaro quanti di questi fossero civili.

Il non-intervento dell'ONU[modifica | modifica wikitesto]

Potočari, 11 luglio 2007

Durante i fatti di Srebrenica i 600 caschi blu dell'ONU e le tre compagnie olandesi Dutchbat I, II, III non intervennero: motivi e circostanze non sono ancora stati del tutto chiariti.

La posizione ufficiale è che le truppe ONU fossero scarsamente armate e non potessero far fronte da sole alle forze di Mladić. Si sostiene, inoltre, che le vie di comunicazione tra Srebrenica, Sarajevo e Zagabria non fossero ottimali, causando ritardi e intoppi nelle decisioni.

Quando i serbi si avvicinarono all'enclave di Srebrenica, il colonnello olandese Karremans diede l'allarme e chiese un intervento aereo di supporto il 6 e l'8 luglio 1995, oltre ad altre due volte nel fatidico 11 luglio. Le prime due volte il generale olandese Nicolaï, che si trovava a Sarajevo, rifiutò di inoltrare la richiesta al generale francese Janvier nel quartier generale dell'ONU a Zagabria perché le richieste non erano conformi agli accordi sulle richieste di intervento aereo. Non si trattava ancora, infatti, di atti di guerra con battaglie a fuoco. L'11 luglio, quando i carri armati serbi erano penetrati nella città, Nicolaï inoltrò la domanda di rinforzi a Janvier, che inizialmente rifiutò. La seconda richiesta dell'11 luglio fu onorata ma gli aerei (F-16) che stavano già circolando da ore in attesa dell'ordine di attaccare avevano nel frattempo ricevuto ordine di tornare alle loro basi in Italia per potersi rifornire di carburante.

Alla fine, solo due F-16 olandesi procedettero ad un attacco aereo, praticamente senza alcun effetto. Un gruppo di aerei americani apparentemente non fu in grado di trovare la strada. Nel frattempo l'enclave era già caduta e l'attacco aereo fu annullato per ordine dell'ONU, su richiesta del ministro Voorhoeve, perché i militari serbi minacciavano di massacrare i caschi blu dell'ONU di Dutchbat.

La lapide di un ragazzo di tredici anni

Gran parte della popolazione ed i soldati olandesi erano già fuggiti e si erano rifugiati nella base militare dell'ONU di Potocari. Davanti alla minaccia ed allo spiegamento di forze di Mladić, i caschi blu decisero di collaborare alla separazione di uomini e donne per poter tenere la situazione sotto controllo, per quanto fosse possibile nelle circostanze.

La città di Srebrenica era comunque inserita nella futura Entità Serba e le prime bozze degli accordi di Dayton non potevano prevedere enclaves. Di fatto la conquista della città da parte dei serbi avrebbe consentito di arrivare a definire la situazione territoriale attuale e, di conseguenza, di portare avanti gli accordi di pace.

I soldati olandesi subirono pesanti accuse da parte dei media al ritorno in patria.[20] Numerosi soldati soffrirono di stress post-traumatico in seguito alla vicenda, e sostengono di essere stati ingiustamente criticati dalla stampa. Il 4 dicembre 2006 il Ministro della Difesa olandese ha decorato con cinquecento medaglie il battaglione di pace che aveva il compito di proteggere Srebrenica. La motivazione fornita dal portavoce olandese precisa che questa non costituisce una medaglia al valore, bensì una forma di ricompensa per le accuse - ritenute ingiuste - a cui i soldati olandesi vennero sottoposti.

Conseguenze politiche nei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Visto il coinvolgimento dei militari olandesi, il governo olandese già nel 1996 ordinò un'inchiesta per stabilire il grado di responsabilità delle truppe di Dutchbat.

I risultati finali furono presentati il 10 aprile 2002. Immediatamente il ministro della difesa olandese Frank de Grave fece sapere di essere pronto a dimettersi. Il 16 aprile, il governo di Wim Kok presentò collettivamente le dimissioni, assumendosi la responsabilità, ma non la colpa del massacro. Il 17 aprile, il capo delle forze armate olandesi, il generale Van Baal, rassegnò anch'egli le sue dimissioni.

Il 6 settembre 2013, il massimo organo giurisdizionale olandese, ha accertato la responsabilità dello Stato nella morte di tre cittadini bosniaci. Tali soggetti, infatti, avevano chiesto di poter essere ospitati nella base dei soldati ONU, ricevendone un diniego. A seguito di tale omissione, i tre bosniaci furono tra le vittime del massacro. Secondo la Suprema Corte olandese la colpa dei militari sarebbe ascritta al fatto della prevedibilità dell'uccisione dei tre cittadini bosniaci alla luce di altri casi avvenuti nella regione.[21][22][23]

Tale responsabilità viene confermata anche in sede civile, il 16 luglio 2014, dal Tribunale dell'Aia che condanna lo Stato a risarcire, a favore dei congiunti delle vittime, i danni derivanti da tale massacro.[24][25]

La posizione dell'ONU[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del ventesimo anniversario di tale avvenimento, è stata proposta una bozza di risoluzione all'ONU per condannare il massacro come genocidio. Tale risoluzione, però, non è stata approvata a causa del veto espresso dalla Russia, che ha motivato la propria scelta affermando come la bozza fosse "aggressiva, non costruttiva e politicamente motivata". Nel consiglio di sicurezza hanno votato a favore tutti gli altri membri ad eccezione della Cina, del Venezuela, della Nigeria e dell'Angola che si sono astenuti.[26]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Srebrenica And the Politics of War Crimes
  2. ^ Srebrenica "massacre" (LINK BROKEN) Archiviato il 17 luglio 2009 in Internet Archive.
  3. ^ "So to avoid the Bosnian Serb forces to their west, about 800 of the men and boys of Zepa fled east. They crossed the Drina River to Yugoslavia, where they were split between two detention camps"211 Bosnians Free After 8 Months. Why So Long?
  4. ^ "The fact that Milosevic personally intervened and saved 800 Bosnian Muslim men from the enclave who crossed the Drina River into Yugoslavia demanding protection from Milosevic!!! These men where handed over to the Red Cross in Hungary - so that from there they could choose whether or not they wanted to return to Bosnia."Some things to keep in mind about Srebrenica:
  5. ^ Osservatorio Balcani e Caucaso, Serbia: Mladic "reclutò" i famigerati Scorpioni.
  6. ^ a b (EN) Case Concerning Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (Bosnia and Herzegovina v. Serbia and Montenegro) (PDF), Corte internazionale di giustizia, 26 febbraio 2007. URL consultato il 24 novembre 2017.
  7. ^ Per approfondire sul lungo assedio dell'enclave di Srebrenica, in cui affluirono decine di migliaia di profughi musulmani di tutta la regione, vedi Suljiagić 2010.
  8. ^ Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (Bosnia and Herzegovina v. Serbia and Montenegro), Judgment, I.C.J. Reports 2007 (PDF), International Court of Justice, pp. 43-240. URL consultato l'11 luglio 2015.
  9. ^ (EN) CASE CONCERNING APPLICATION OF THE CONVENTION ON THE PREVENTION AND PUNISHMENT OF THE CRIME OF GENOCIDE (BOSNIA AND HERZEGOVINA v. SERBIA AND MONTENEGRO) (PDF), icj-cij.org, p. 179. URL consultato il 10 Novembre 2017.
    «Undoubtedly, the quite substantial aid of a political, military and financial nature provided by the FRY to the Republika Srpska and the VRS, beginning long before the tragic events of Srebrenica, continued during those events. There is thus little doubt that the atrocities in Srebrenica were committed, at least in part, with the resources which the perpetrators of those acts possessed as a result of the general policy of aid and assistance pursued towards them by the FRY».
  10. ^ (EN) List of Victims –, su www.srebrenica.org.uk. URL consultato il 24 novembre 2017.
  11. ^ Latest Facts and Figures on Srebrenica, International Commission on Missing Persons (ICMP). URL consultato il 9 luglio 2015.
  12. ^ a b c d Il massacro di Srebrenica, in Atlante geopolitico, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2021.
  13. ^ (EN) Prosecutor v. Krstić - Judgement (PDF), Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, 19 aprile 2004. URL consultato il 23 novembre 2017.
  14. ^ a b c d e (EN) R. Jeffrey Smith, Srebrenica massacre, in Enciclopedia Britannica, 22 novembre 2017. URL consultato il 24 novembre 2017.
  15. ^ (EN) Prosecutor v. Nikolić - Judgement (PDF), Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, 8 marzo 2006. URL consultato il 23 novembre 2017.
  16. ^ a b c d (EN) Prosecutor v. Popović, Beara, Nikolić, Miletić, Pandurević - Judgement (PDF), Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, 30 gennaio 2015. URL consultato il 23 novembre 2017.
  17. ^ a b (EN) Prosecutor v. Blagojević, Jokić - Judgement (PDF), Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, 9 maggio 2007. URL consultato il 23 novembre 2017.
  18. ^ Srebrenica, Corte Aja: “Anche il governo olandese responsabile della strage”, www.lastampa.it, 27 giugno 2017. URL consultato il 27 giugno 2017.
  19. ^ La Serbia si scusa per il massacro di Srebrenica, it.reuters.com, 31 marzo 2010. URL consultato il 7 settembre 2014.
  20. ^ Ma anche successivamente, fu notata la loro impreparazione e la tendenza a non amalgamarsi con l'ambiente balcanico in cui operavano: cfr. Sion, Liora, "Dutch Peacekeepers and Host Environments in the Balkans: An Ethnographic Perspective", in International Peacekeeping, 15, no. 2 (June 2008): 201-213.
  21. ^ www.amnesty.it
  22. ^ (EN) www.worldbulletin.net
  23. ^ (EN) www.theguardian.com
  24. ^ www.corriere.it
  25. ^ (EN) www.bbc.com
  26. ^ www.repubblica.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emir Suljiagić, Cartoline dalla fossa, traduzione di Aldo Parmeggiani, Trieste, Beit Editore, 2010, pp. 256, ISBN 978-88-95324-14-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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