Operazione Deliberate Force

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Operazione Deliberate Force
parte delle guerre jugoslave
Data 30 agosto - 20 settembre 1995
Luogo Bosnia
Causa Assedio di Sarajevo
Esito Armistizio e inizio dei negoziati
Schieramenti
Comandanti
Perdite
40 soldati morti. 1 aereo abbattuto
2 piloti uccisi
153 civili serbi morti
273 serbi dispersi
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L'Operazione Forza Deliberata (in inglese Operation Deliberate Force) era il nome di una campagna militare aerea condotta nel 1995 dalla NATO contro le forze della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. Attuata formalmente con il richiamo alla Risoluzione n. 836 delle Nazioni Unite, l'operazione che si svolse dal 30 agosto al 20 settembre, vide impiegati 400 aerei e 5000 militari di 15 nazioni. Ufficialmente, l'azione fu iniziata in risposta al bombardamento del mercato di Sarajevo del 28 agosto 1995, dove cinque proiettili di mortaio, lanciati da postazioni serbe su piazza Markale, uccisero 39 civili e ne ferirono almeno 90. Il piano era però stato preparato già dal precedente luglio. Abilmente aggirate le posizioni dei vertici ONU, contrari ad ogni tipo di intervento per non screditare i caratteri di imparzialità della loro missione, il generale Rupert Smith, comandante dei caschi blu in Bosnia ed Erzegovina, si accollò la responsabilità di ogni decisione al riguardo e diede il via libera all'intervento occidentale.

La campagna comprese 3.515 attacchi contro 338 obiettivi. Gli aerei partivano dalle basi italiane (principalmente Aviano ed Istrana) o dalla portaerei statunitense USS Theodore Roosevelt.

Durante l'operazione, i cittadini di Sarajevo si raccolsero sui tetti e sui balconi per godersi lo spettacolo, accompagnando con grida di incitamento l'azione bellica in corso e persino papa Giovanni Paolo II diede un suo implicito assenso all'intervento,[senza fonte] rispolverando il concetto di "guerra giusta". L'operazione continuò nelle ore e nei giorni seguenti, data l'intransigenza ad ogni ipotesi di ritiro da parte dei serbi di Karadžić. Il 10 settembre la Marina degli Stati Uniti ottenne da Bill Clinton l'autorizzazione di lanciare tredici missili Tomahawk: l'attacco segnò il culmine dell'intervento NATO e colpì i principali centri di comunicazione dell'esercito serbo-bosniaco provocandone il completo black-out.

Le difese serbe risultarono inadeguate, tuttavia gli operatori ai radar serbi dimostrarono una buona esperienza, rendendo difficile la distruzione dei radar serbi da parte degli aerei NATO; fu abbattuto un singolo aereo (un Mirage 2000 francese, colpito il 30 agosto). Circa 400 operatori di pace delle nazioni della NATO furono rapiti dai serbi e usati come scudi umani.

Le forze serbe accettarono l'ultimatum congiunto ONU-NATO, ritirandosi dai dintorni di Sarajevo. I colloqui iniziati il 1º novembre a Dayton (Ohio), misero ufficialmente la parola fine al conflitto jugoslavo.

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