Guerra civile dello Yemen (2015)

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Guerra civile in Yemen
Yemeni Civil War.svg

     Controllato dagli Huthi

     Controllato dal governo di Hadi

     Controllato da al-Qāʿida nella Penisola Arabica (AQAP)

Data19 marzo 2015 - presente
LuogoYemen
Schieramenti
Yemen Yemen
  • Houthis Logo.png Huthi
  • Forze fedeli a Saleh
  • Comitati popolari (comitati sostenitori degli Huthi)

Shiism arabic blue.PNG Movimento Ahrar al-Najran[1]
Supporto:

InfoboxHez.PNG Hezbollah[2]
Yemen Yemen

Yemen del Sud Movimento Meridionale
Coalizione a guida saudita:[3] Arabia Saudita Arabia Saudita Kuwait Kuwait Qatar Qatar (fino al 2017)
Bahrein Bahrein Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Giordania Giordania Egitto Egitto (fino al 2016)
Marocco Marocco Senegal Senegal
Sudan Sudan(fino al 2018)


Stati Uniti Stati Uniti Turchia Turchia Francia Francia Regno Unito Regno Unito

Canada Canada
AQMI Flag.svg Al-Qāʿida nella Penisola Arabica (AQAP)
Ansar al-Shari'a

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Stato Islamico (ISIS)
Perdite
7.400–16.200 morti in Yemen[6][7][8]
(4.125–10.000 civili)[8][9]
500 morti in Arabia Saudita[10]
40.000 feriti[6]
3.154.572 sfollati[11]
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La guerra civile dello Yemen del 2015 è un conflitto in corso cominciato nel 2015 per le fazioni che dichiarano di costituire il legittimo governo dello Yemen, insieme ai loro alleati[12].

Le forze degli Huthi, che controllano la capitale Sana'a e sono alleate con le forze fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, si sono scontrate con le forze leali al governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi, con sede ad Aden.

Anche al-Qāʿida nella Penisola Arabica (AQAP) e gli affiliati yemeniti dello Stato Islamico (ISIS) hanno eseguito attacchi, ed AQAP controlla porzioni di territorio nella parte centrale del Paese e lungo la costa[13].

Il 19 marzo 2015, dopo aver preso il controllo della capitale Sana'a nel settembre 2014 e aver costretto Hadi alle dimissioni e alla fuga ad Aden tra gennaio e febbraio 2015, gli Huthi hanno lanciato un'offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. Il 25 di marzo l'offensiva degli Huthi, alleati con forze militari fedeli a Saleh, è arrivata alle porte di Aden, la sede del governo di Hadi; Hadi è fuggito in Arabia Saudita lo stesso giorno.[14] Il giorno seguente, una coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita è intervenuta militarmente con attacchi aerei contro gli Huthi per restaurare il deposto governo di Hadi.

Secondo l'ONU, tra marzo 2015 e aprile 2016 fra 7.400 e 16.200 persone sono morte in Yemen,[6][7][8] di cui civili fra 4.125 e 10.000,[8][9] e 500 morti in Arabia Saudita.[10] Secondo il presidente dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, la coalizione a guida saudita ha causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei.[15]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Ansar Allah (a volte italianizzato come Ansarullah), conosciuto popolarmente come Huthi, un gruppo zaidista con origini nel montagnoso Governatorato di Sa'da, sul confine settentrionale con l'Arabia Saudita, dà il via a un'insurrezione contro il governo yemenita nel 2004.[16] L'intensità del conflitto registra molti alti e bassi nel corso degli anni 2000, con molteplici accordi di pace negoziati e successivamente ignorati.

Su un fronte separato, nel 2007 gli yemeniti meridionali cominciano ad invocare la secessione del Sud attraverso la protesta pacifica, che viene però brutalmente tacitata da parte delle forze governative.[17][18] Nel frattempo, l'insurrezione Huthi s'infiamma nuovamente nel 2009, sconfinando per breve tempo nella vicina Arabia Saudita, ma si acquieta ancora l'anno successivo, dopo che viene firmato un nuovo cessate il fuoco col governo yemenita.[19][20] Durante le prime fasi della rivolta yemenita nel 2011, il leader Huthi ʿAbd al-Malik al-Ḥūthī dichiara che il suo gruppo sostiene e appoggia le dimostrazioni che chiedono le dimissioni del presidente 'Ali 'Abd Allah Saleh.[21] Più tardi nel corso dell'anno, non appena Saleh si prepara a lasciare l'incarico, gli Huthi assediano il villaggio a maggioranza sunnita di Dammaj nel nord dello Yemen, mossa necessaria per il raggiungimento dell'autonomia virtuale di Sa'da.[22]

Il boicottaggio Huthi delle elezioni a candidato unico all'inizio del 2012 ha lo scopo di conferire ad 'Abd Rabbih Mansur Hadi un mandato di due anni di ufficio.[23] Partecipano ad una Conferenza di Dialogo Nazionale, ma negano il sostegno ad un accordo finale nei primi mesi del 2014, che estenderebbe il mandato di Hadi per un altro anno.[24][25] Nel frattempo, il conflitto tra gli Huthi e le tribù sunnite dello Yemen settentrionale si diffonde in altri governatorati, tra cui il governatorato di Sana'a entro la metà del 2014.[26] Dopo diverse settimane di proteste di piazza contro l'amministrazione Hadi, che aveva stabilito tagli ai sussidi per il gruppo, gli Huthi scendono in armi contro le forze dell'esercito yemenita sotto il comando del generale Ali Mohsen al-Ahmar. Dopo una breve battaglia, i combattenti Huthi riescono a prendere il controllo di Sana'a, la capitale yemenita, nel mese di settembre 2014.[27] Gli Huthi costringono così Hadi ad accettare un duro accordo per porre fine alle violenze, in cui si sanciscono le dimissioni del governo attuale e, per gli Huthi, un livello d'influenza senza precedenti sulle istituzioni e sulla politica yemenita.[28][29]

Nel mese di gennaio 2015, insoddisfatti dalla proposta di dividere il paese in sei regioni federali,[30] i combattenti Huthi catturano il complesso presidenziale a Sana'a. Si impongono le dimissioni immediate del presidente 'Abd Rabbih Mansur Hadi e dei suoi ministri.[25][31] La leadership politica Huthi annuncia poi lo scioglimento del parlamento e la formazione di un Comitato Rivoluzionario per governare il paese, il 6 febbraio 2015.[32]

Il 21 febbraio, un mese dopo essere stato confinato dai militanti Huthi nella sua residenza di Sana'a, Hadi scappa dalla capitale e ripara ad Aden, l'ex capitale dello Yemen del Sud. In un discorso televisivo dalla sua città natale, dichiara che il golpe Huthi è illegittimo e avverte che rimane lui il presidente costituzionale dello Yemen.[33][34][35] Il suo predecessore, Ali Abdullah Saleh - che era stato ampiamente sospettato di aver aiutato gli Huthi durante il loro insediamento di Sana'a l'anno precedente - denuncia pubblicamente Hadi e gli chiede di andare in esilio.[36]

Accuse di appoggio esterno[modifica | modifica wikitesto]

Gli Huthi sono stati a lungo accusati di essere dei burattini nelle mani dell'Iran, dal momento che entrambi seguono lo sciismo(anche se gli iraniani hanno dodici Imam sciiti e gli Huthi hanno cinque Imam sciiti.) Stati Uniti e Arabia Saudita hanno affermato che gli Huthi ricevono armi e addestramento dall'Iran.[37] Gli Huthi e il governo iraniano hanno negato ogni affiliazione.[38] Anche la nazione africana dell'Eritrea è stata accusata di rifornire gli Huthi di materiale iraniano,[39] oltre ad offrire assistenza medica per i combattenti Huthi feriti.[40] Il governo eritreo ha definito le accuse "infondate" e ha detto, dopo lo scoppio delle ostilità, che considera la crisi yemenita "una questione interna".[39] Documenti da wikileaks suggeriscono che funzionari degli Stati Uniti ritengono privatamente che le accuse di sostegno iraniano agli Huthi sono state gonfiate dal governo yemenita per motivi politici.[41]

Il governo yemenita, nel frattempo, ha goduto di notevole sostegno internazionale, in particolare dagli Stati Uniti e dalle monarchie del Golfo Persico. Attacchi di droni statunitensi sono stati condotti regolarmente in Yemen durante la presidenza di Hadi a Sana'a, di solito con obbiettivo i leader locali di Al Qa'ida nella Penisola Arabica.[42] Gli Stati Uniti sono stati anche un importante fornitore di armi al governo yemenita, anche se secondo il Pentagono, materiale del valore di centinaia di milioni di dollari è scomparso dal momento in cui è stato consegnato. L'Arabia Saudita ha fornito aiuti finanziari allo Yemen fino alla fine del 2014, sospesi durante la conquista di Sana'a e la crescente influenza Huthi sul governo yemenita.[43]

Cronologia dei fatti[modifica | modifica wikitesto]

Inizio del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia dell'aeroporto di Aden e Bombardamenti della moschea di Sana'a del 2015.

Le truppe fedeli ad Hadi si scontrano con coloro che si rifiutavano di riconoscere la sua autorità in una battaglia per l'Aden International Airport il 19 marzo. Le forze del generale ribelle Abd al-Hafiz al-Saqqaf sono sconfitte, e al-Saqqaf stesso si ritira verso Sana'a.[44] Per rappresaglia, aerei da guerra (secondo delle testimonianze guidati da piloti Huthi) bombardano successivamente il complesso di Hadi ad Aden.[45]

Aden

Dopo i bombardamenti della moschea di Sana'a del 2015 il 20 marzo 2015, in un discorso televisivo, ʿAbd al-Malik al-Ḥūthī, il leader degli Huthi, dice che la decisione del suo gruppo di mobilitarsi per la guerra è "imperativo" nelle circostanze attuali e che al-Qaeda nella Penisola Arabica ed i suoi affiliati - tra i quali annovera Hadi - sarebbero gli unici obiettivi del gruppo, al contrario dello Yemen meridionale e dei suoi cittadini.[46] Il presidente Hadi dichiara Aden la capitale provvisoria dello Yemen, mentre Sana'a rimane sotto controllo Huthi.[47][48]

Inoltre, lo stesso giorno dei bombardamenti alle moschee, i militanti di al-Qaeda conquistano la capitale della provincia di Lahij, Al-Houta, dopo aver ucciso circa 20 soldati, rimanendoci per poche ore prima di esserne nuovamente espulsi.[49]

Sviluppi politici[modifica | modifica wikitesto]

Hadi ribadisce in un discorso il 21 marzo che è lui il legittimo presidente dello Yemen e dichiara: "Noi ripristineremo la sicurezza nel paese e isseremo la bandiera dello Yemen a Sana'a, al posto della bandiera iraniana."[50] Dichiara inoltre ufficialmente che Aden è "capitale economica e temporanea" dello Yemen a causa dell'occupazione Huthi di Sana'a, e promette che questa sarebbe stata riconquistata.[51]

A Sana'a, il Comitato Rivoluzionario nomina il maggiore generale Hussein Khairan come nuovo ministro della Difesa dello Yemen e lo pone al comando generale dell'offensiva militare.[52][53]

Controllo di Taiz[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Taiz (2015-presente).

Le forze Huthi, sostenute da truppe fedeli a Saleh, entrano a Taizz, la terza città più grande dello Yemen, il 22 marzo e assumono rapidamente il controllo dei punti chiave della città. Incontrano poca resistenza, anche se un manifestante viene ucciso e altri cinque rimangono feriti.[54][55][56] Alla sua conquista, i media occidentali cominciano a ipotizzare che lo Yemen stia scivolando sempre più verso la guerra civile, dato che è ormai chiaro che le forze Huthi, dal nord, si apprestano ad affrontare le roccaforti lealiste del sud.[57][58][59]

Avanzata nello Yemen occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 marzo 2015, le forze Huthi avanzano verso lo strategico stretto di Bab el-Mandeb, un corridoio vitale attraverso il quale passa gran parte del commercio marittimo mondiale.[60] Il giorno seguente, combattenti del gruppo, secondo testimonianze, entrano nel porto di Mokha.[61][62] Il 31 marzo, i combattenti Huthi entrano in una base militare costiera sullo stretto, dopo che la 17ª Divisione Corazzata dello Yemen Army ha aperto le porte ai ribelli e consegnato tutte le armi.[63]

Il 2 aprile, Mahamoud Ali Youssouf, il ministro degli Esteri di Gibuti, dice che gli Huthi hanno collocato armi pesanti e barche d'attacco veloci su Perim e una piccola isola nello stretto di Bab-el-Mandeb. Egli avverte che le armi rappresentano "un grande pericolo" per il suo paese, per il traffico marittimo commerciale, e per le navi militari.[64]

Offensiva meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Dhale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Dhale.

Le forze Huthi conquistano edifici amministrativi a Dhale (o Dali') in mezzo a pesanti combattimenti, il 24 marzo, portandosi più vicini ad Aden.[65] Tuttavia, i combattenti Huthi sono rapidamente scacciati da Ad Dali' e Kirsh dalle forze lealiste di Hadi.[66]

La lotta per Dhale prosegue anche mentre gli Houthi avanzavano più a sud e ad est. Il 31 marzo, i combattenti secessionisti si scontrano con gli Huthi e le unità dell'esercito fedeli a Saleh.[67] Il giorno seguente, una brigata dell'esercito pro-Huthi è "annientata" dopo essere stata colpita da aerei da guerra della coalizione ad Ad Dali'. Il comandante della 33ª Brigata, secondo testimonianze, fugge e gruppi di truppe pro-Huthi si ritirano verso nord.[68]

La città, come riferito, cade nelle mani filo-governative e secessioniste entro la fine di maggio.[69]

Combattimenti a Lahij[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivolta di Lahij.

Nel Governatorato di Lahij scoppiano pesanti combattimenti tra combattenti Huthi e pro-Hadi il 24 marzo.[65] Il giorno seguente, la base aerea di Al Anad, a 60 km da Aden, viene conquistata dagli Huthi e dai loro alleati. La base era stata recentemente abbandonata dalle truppe USSOCOM statunitensi.[70][71] Il ministro della Difesa Mahmoud al-Subaihi, uno dei principali luogotenenti di Hadi, viene catturato dagli Huthi a Lahij e trasferito a Sana'a.[72][73] I combattenti Huthi avanzano anche a Dar Saad, una piccola città 20 km a nord di Aden.[74]

Il 26 marzo, dopo gli scontri scoppiati ad Aden, i lealisti di Hadi contrattaccano mentre prende il via l'intervento militare guidato dai sauditi. L'artiglieria bombarda la base aerea di Al Anad, costringendo alcuni dei suoi occupanti Huthi a fuggire.[75] Gli attacchi aerei sauditi colpiscono anche Al Anad.[76] Nonostante gli attacchi aerei, però, l'offensiva meridionale dei ribelli continua.[77][78]

I combattimenti raggiungono Aden[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Aden.

Ad Aden, ufficiali militari sostengono che le milizie e le unità militari fedeli ad Hadi saranno "disgregate" entro il 25 marzo, accelerando l'avanzata ribelle. Sostengono anche che i ribelli stanno combattendo le truppe di Hadi su cinque diversi fronti.[79] L'Aden International Airport sospende tutti i voli.[80]

I combattimenti raggiungono la periferia di Aden il 25 marzo, con i soldati pro-Saleh che prendono in consegna l'Aden International Airport e gli scontri che divampano in una base militare.[81][82] Secondo testimonianze Hadi abbandona la sua "capitale temporanea" in barca, dato che i disordini peggiorano.[73] Il giorno dopo, riappare nella capitale saudita, Riyadh, dove arriva in aereo e viene accolto dal principe saudita Mohammad bin Salman Al Sa'ud.[14]

Nel corso dei giorni successivi, gli Huthi e le forze militari alleate circondano Aden[83][84] e le roccaforti di Hadi, anche se incontrano una forte resistenza da parte dei lealisti del presidente e dei residenti armati della città. Iniziano premendo verso il centro della città il 29 marzo, nonostante gli attacchi aerei della coalizione e il bombardamento da parte delle navi da guerra della marina militare egiziana in mare aperto.[85] Il 2 aprile, il complesso che veniva usato come palazzo presidenziale temporaneo viene conquistato dagli Huthi,[86] e il combattimento si sposta nel centro dei distretti di Crater e Mualla.[87]

Viene segnalato di un piccolo contingente di truppe straniere dislocato ad Aden all'inizio di maggio, e combattente al fianco dei miliziani anti-Huthi nella città. L'Arabia Saudita nega però la presenza di truppe terrestri,[88] mentre il governo di Hadi sostiene che le truppe sono forze speciali yemenite che hanno ricevuto la formazione nel Golfo Persico e sono stati dispiegati per combattere ad Aden.[89]

Viene riferito che le forze fedeli ad Hadi hanno riconquistato Aden con il sostegno del governo dell'Arabia Saudita; questo permette agli aiuti umanitari di raggiungere finalmente la città portuale fornendo ai civili gli aiuto necessari.

I combattenti filogovernativi riconquistano completamente Aden il 21 luglio, nell'Operazione Golden Arrow, dopo mesi di combattimenti. A questo punto, i combattenti filogovernativi hanno ripreso più del 90% della Provincia di Aden.

Il 22 luglio un aereo militare saudita atterra all'Aden International Airport pieno di aiuti di emergenza. Il 21 luglio, una nave delle Nazioni Unite ormeggia ad Aden portando altri aiuti umanitari: è la prima nave delle Nazioni Unite a raggiungere la città in quattro mesi. Anche un'altra nave inviata dagli EAU consegna materiale medico.

Il 21 luglio un team tecnico degli Emirati Arabi Uniti arriva per riparare la torre e il terminal passeggeri all'aeroporto internazionale di Aden, pesantemente danneggiati negli scontri. Il 24 luglio atterra un aereo militare dagli Emirati Arabi Uniti carico di aiuti di emergenza.[90]

Il 4 agosto, i ribelli Huthi sono respinti dalla base aerea di Al-Anad da parte delle forze pro-Hadi.[91]

Il 17 ottobre, l'Arabia Saudita conferma l'arrivo di truppe sudanesi ad Aden, allo scopo di rafforzare la coalizione guidata dai sauditi.[92][93]

Nel mese di gennaio 2016 inizia un nuovo conflitto ad Aden, con l'ISIS e AQAP che controllano i quartieri in città.[94]

Altre campagne[modifica | modifica wikitesto]

Governatorato di Abyan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Abyan (marzo–agosto 2015).

Gli Huthi colgono una serie di vittorie nel Governatorato di Abyan ad est di Aden, nei giorni dopo il loro ingresso nella capitale provvisoria di Hadi, prendendo il controllo di Shuqra e Zinjibar sulla costa e avendo ragione di una brigata dell'esercito locale, ma incontrano anche la resistenza sia delle fazioni pro-Hadi che dei militanti di al-Qāʿida nella Penisola Arabica.[95] Il Zinjibar e Jaar sono riconquistate da AQAP il 2 dicembre.[96] Nel 20 febbraio del 2016 AQAP conquista anche l'Abyan meridionale, collegandosi con il suo quartier generale ad Al Mukalla.[97]

Governatorato di Sana'a[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna del governatorato di Sana'a (2015-presente).

A partire dal febbraio 2016, le forze lealiste riescono a penetrare nel governatorato di Sana'a conquistando il Distretto di Nihm ed uccidendo decine di combattenti Huthi. Seguitano ad avanzare impadronendosi di alcune città e villaggi.[98]

Governatorato di Hadhramawt[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima battaglia di Al Mukalla e Seconda battaglia di Al Mukalla.

Al-Qaeda nella Penisola Arabica prende il controllo di Al Mukalla, nella parte orientale del Governatorato di Hadramawt, il 2 aprile, scacciando con colpi di mortaio i soldati che difendevano la città e liberando circa 300 detenuti dal carcere, tra cui un leader locale di al Qaeda.[99][100] Combattenti tribali locali allineati con Hadi circondano ed entrano ad Al Mukalla due giorni dopo, riprendendo le parti della città e scontrandosi sia con i miliziani di al-Qaeda, sia con le truppe dell'esercito.[101] Al termine degli scontri, ai miliziani rimane il controllo di circa metà della città. Inoltre, i combattenti di al-Qaeda conquistano un posto di frontiera con l'Arabia Saudita in un attacco in cui muoiono due soldati.[102] Al Mukalla è riconquistata da AQAP a fine aprile del 2016, dopo che le truppe degli Emirati Arabi Uniti e dei lealisti di Hadi erano entrati in città, uccidendo circa 800 combattenti AQAP.[103]

Il 9 aprile, al-Qaeda conquista la città di al-Siddha, che era stata tenuta dagli Huthi nei due mesi precedenti.[104]

Il 13 aprile, la milizia meridionale sostiene di aver preso il controllo della base militare fedele agli Huthi vicino Balhaf.[105]

Governatorato di Lahij[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivolta di Lahij.

Malgrado gli Huthi abbiano preso il controllo di Lahij, sulla strada per Aden, la resistenza continua nel governatorato di Lahij. Imboscate e attentati colpiscono le linee di rifornimento Huthi sul fronte di Aden, con una mina che uccide 25 combattenti Huthi sulla strada per Aden il 28 marzo.[106]

Governatorato di Shabwah[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Shabwah (marzo-agosto 2015) e Offensiva del governatorato di Shabwah (2014-2016).

I combattimenti s'infiammano nella provincia di Shabwa, nella regione di Usaylan ricca di petrolio, dove dominano Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) e Ansar al-Shari'a. Il 29 marzo, 38 uomini sono uccisi durante combattimenti tra gli Huthi e le tribù sunnite. Fonti tribali confermano il numero delle vittime e sostengono che solo otto di loro erano dalla loro parte, mentre i restanti 30 sono Huthi o loro alleati delle forze armate yemenite.[107]

Il 9 aprile, gli Huthi e i loro alleati si impadroniscono della capitale della provincia di Ataq. La conquista è facilitata dai capi tribù locali e dai funzionari della sicurezza.[104] AQAP conquista Azzan e Habban nei primi giorni del febbraio 2016.[108][109]

Altrove[modifica | modifica wikitesto]

Nella provincia di Ma'rib, sei membri delle tribù sunnite sono uccisi durante i combattimenti contro gli Huthi il 22 marzo.[55] Il giorno seguente, 15 Huthi e 5 membri delle tribù restano uccisi in scontri nel governatorato di al-Bayda'.[110] Durante gli scontri tra i lealisti e i miliziani Huthi di Hadi a Sana'a, l'ambasciata etiope è colpita da un bombardamento il 3 aprile. Il governo etiope sostiene però che l'attacco è involontario. Non sono segnalati feriti presso l'ambasciata.[111]

Uomini armati scacciano gli Huthi che avevano istituito un accampamento improvvisato nel sud del Governatorato di Ibb e catturano le loro armi il 7 aprile.[112]

Tra il 17 ed il 18 aprile, almeno 30 persone sono uccise quando gli Huthi e le unità dell'esercito alleate attaccano la base militare pro-Hadi di Taiz. Tra i morti si contano 8-16 combattenti pro-Hadi e 14-19 combattenti Houthi,[113][114] così come tre civili.[115] Un altro rapporto fissa il numero definitivo dei morti a 85.[116] La mattina del 19 aprile sono uccisi altri 10 combattenti Houthi e quattro combattenti pro-Hadi.[117]

Un ufficiale pro-Hadi sostiene che 150 combattenti pro-Houthi e 27 combattenti tribali sono stati uccisi in combattimento nella provincia di Ma'rib, tra il 2 e il 21 aprile.[118]

Il 4 settembre un missile Huthi colpisce un deposito di munizioni in una base militare a Ma'rib uccidendo 45 soldati degli EAU, 10 sauditi e 5 bahreiniti.[119]

Il 16 ottobre, gli Huthi e le forze alleate riferiscono di aver preso il controllo di una base militare nella città di Mukerian, scacciando gli avversari dal sud di Bayda.[120] Il 6 gennaio 2016, i lealisti di Hadi conquistano il porto strategico del Distretto di Midi, ma gli insorti sostenuti dal governo di continuazione Huthi reagiscono con attacchi dentro ed intorno alla città.[121]

Intervento militare[modifica | modifica wikitesto]

Intervento saudita in Yemen[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Intervento saudita in Yemen.

In risposta alle voci che l'Arabia Saudita sarebbe potuta intervenire in Yemen, il comandante degli Huthi Ali al-Shami ventila la minaccia (il 24 marzo) che le sue forze possano invadere il regno saudita e non si fermerebbero tanto alla Mecca, quanto piuttosto a Riyadh.[122]

La sera seguente, l'Arabia Saudita inizia un intervento militare a fianco di otto altri Stati arabi e con il supporto logistico degli Stati Uniti contro gli Huthi, bombardando le loro posizioni in tutta Sana'a. In una dichiarazione congiunta, le nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (con l'eccezione dell'Oman) dicono che hanno deciso d'intervenire contro gli Huthi nello Yemen, su richiesta del governo di Hadi.[123][124][125] Il re Salman dell'Arabia Saudita dichiara che la Reale Aeronautica Saudita ha il pieno controllo dello spazio aereo yemenita poche ore dopo l'inizio dell'operazione.[126] Gli attacchi aerei hanno lo scopo di ostacolare l'avanzata degli Huthi verso la roccaforte di Hadi nello Yemen meridionale.[127]

Al Jazeera riporta che Mohammed Ali al-Huthi, un comandante Huthi, nominato in febbraio Presidente del Comitato Rivoluzionario, viene ferito in un attacco aereo a Sana'a nella prima notte di campagna militare.[128]

Secondo Reuters, anche aerei da Egitto, Marocco, Giordania, Sudan, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, e Bahrain prendono parte all'operazione.[senza fonte] L'Iran condanna gli attacchi aerei condotti dai sauditi e reclama la fine immediata degli attacchi contro lo Yemen.[129] L'Arabia Saudita chiede che anche il Pakistan impegni le sue forze, ma il parlamento del Pakistan delibera ufficialmente di rimanere neutrale.[130] Tuttavia, il Pakistan accetta di fornire supporto, in conformità con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, spedendo navi da guerra per imporre un embargo sulle armi contro gli Huthi.[131]

La campagna di bombardamenti viene dichiarata ufficialmente conclusa il 21 aprile, con l'ulteriore dichiarazione degli ufficiali sauditi che avrebbero iniziato l'Operazione Restoring Hope come una combinazione di sforzi politici, diplomatici e militari per porre fine alla guerra.[132] Anche così, gli attacchi aerei contro obiettivi Huthi continuano, e il combattimento ad Aden e ad Ad Dali' prosegue.[133]

Lega Araba[modifica | modifica wikitesto]

In Egitto, il ministro degli Esteri yemenita invoca un intervento militare della Lega araba contro gli Huthi.[123] Il presidente egiziano ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī lancia l'idea di una forza militare unificata.[134]

La Lega Araba annuncia la formazione di una forza militare unificata per rispondere al conflitto in Yemen e in Libia.[135]

Attacchi di droni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terrorismo nello Yemen § Attacchi aerei statunitensi.

Dalla metà degli anni 2000, gli Stati Uniti hanno portato avanti le uccisioni mirate di militanti e ideologi jihādisti nello Yemen, anche se il governo degli Stati Uniti in genere non conferma il coinvolgimento in attacchi specifici condotti da aeromobili a pilotaggio remoto come una questione politica.[136]

Durante la guerra civile nello Yemen, gli attacchi dei droni sono continuati, con l'obbiettivo di eliminare i leader di Al-Qaeda nella Penisola Arabica. Ibrahim al-Rubeish e Nasser bin Ali al-Ansi, due importanti figure AQAP, sono uccisi da attacchi dei droni statunitensi nelle vicinanze di Al Mukalla a maggio.[137][138]

Presenza ed operazioni dello Stato Islamico[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato islamico reclama diverse province nello Yemen e invita i suoi seguaci a fare la guerra contro il movimento Huthi, così come contro gli zaiditi in generale.[139] I militanti dell'ISIS conducono attacchi bomba in varie parti del paese, particolarmente contro le moschee a Sana'a.[140][141]

Il 6 ottobre 2015, i militanti dell'IS conducono una serie di attentati suicidi ad Aden che uccidono 15 soldati leali al governo di Hadi e alla coalizione saudita.[142] Gli attacchi sono diretti contro l'Hotel al-Qasr, che è un quartier generale per gli ufficiali pro-Hadi, e anche strutture militari.[142] Prima della rivendicazione ufficiale da parte dello Stato Islamico, ufficiali degli Emirati Arabi Uniti attribuiscono le devastazioni all'attacco di razzi sparati dalle forze fedeli agli Huthi e ad Ali Abdullah Saleh.[142]

Tregua del maggio 2015[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tentativi di riconciliazione della crisi yemenita.

Un cessate il fuoco di cinque giorni proposto da Arabia Saudita viene accettato dagli Huthi e i loro alleati in campo militare il 10 maggio 2015. Il cessate il fuoco è destinato a permettere la consegna di aiuti umanitari al paese.[143] La tregua temporanea inizia la notte del 12 maggio per permettere la consegna di cibo, acqua, soccorsi medici e carburante in tutto il paese.[144]

Il quarto giorno, la fragile tregua termina, a causa di nuovi combattimenti scoppiati in diversi governatorati del sud. Almeno tre civili ad Aden e 12 a Taizz sono uccisi il 16 maggio, nonostante il cessate il fuoco.[145] Agence France-Presse riferisce che "decine" di miliziani sono stati uccisi nello Yemen meridionale per gli scontri, tra cui 26 combattenti Huthi e 12 combattenti pro-Hadi.[146]

Iniziativa omanita[modifica | modifica wikitesto]

Sempre durante questi accadimenti, vari media riportano che l'Oman, unica monarchia Medio Orientale a non partecipare alla coalizione e ad avere un confine terrestre con lo Yemen, ha presentato un piano di tregua di 7 punti ad Iran e Arabia Saudita. L'Oman già in passato aveva giocato un ruolo vitale come ponte tra Teheran e l'Occidente, durante i negoziati sul nucleare e gode quindi di buone relazioni sia con l'Iran, sia coi suoi vicini del CCG. Si ventila l'ipotesi che l'Oman sia promotore di una mediazione per un cessate il fuoco di 24 ore, anche se gli analisti paventano che l'Oman possa contribuire a portare le trattative su posizioni più rigide.[147][148]

La proposta di tregua si articola sui seguenti punti:

  • Il ritiro delle forze Huthi e delle forze fedeli al deposto presidente Ali Abdullah Saleh da tutte le città yemenite e la riconsegna di armamenti e munizioni sequestrate all'esercito yemenita.
  • Il reinsediamento del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e del governo di Khalid Bahah.
  • Indizione di elezioni parlamentari e presidenziali anticipate.
  • Un accordo firmato da tutte le parti yemenite.
  • La conversione di Ansarullah in un partito politico.
  • Una conferenza di aiuti internazionali a cui partecipino gli Stati donatori.
  • Ingresso dello Yemen nel Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]