Mr. Smith va a Washington
| Mr. Smith va a Washington | |
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Jefferson Smith (James Stewart) spossato dopo oltre ventitré ore di discorso al Senato |
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| Titolo originale | Mr. Smith Goes to Washington |
| Paese di produzione | Stati Uniti |
| Anno | 1939 |
| Durata | 129 min |
| Colore | B/N |
| Audio | sonoro |
| Genere | drammatico |
| Regia | Frank Capra |
| Soggetto | Lewis R. Foster |
| Sceneggiatura | Sidney Buchman |
| Fotografia | Joseph Walker |
| Montaggio | Al Clark, Gene Havlick |
| Musiche | Dimitri Tiomkin |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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Mr. Smith va a Washington (Mr. Smith Goes to Washington) è un film del 1939 diretto da Frank Capra.
Indice |
Trama [modifica]
Per opera di un gruppo di finanzieri e politicanti è stato presentato al Senato di Washington il progetto di una diga la cui costruzione consentirebbe dei lauti guadagni agli interessati. Accade che uno dei senatori che rappresentano lo stato in cui dovrebbe costruirsi la diga muoia. A sostituirlo viene scelto dai maneggioni certo Jefferson Smith, giovane onesto, ingenuo, lontano dalla politica, che i politicanti confidano di poter muovere a loro agio. Sennonché a Smith, che ignora l'intrigo, viene in mente di presentare un disegno di legge per la costruzione di un campo nazionale di boy-scouts proprio sulle rive del fiume sul quale dovrebbe sorgere la diga. Gli affaristi ricorrono a tutti i mezzi per neutralizzare l'opposizione di Smith e, infine, per liberarsi di lui, l'accusano di disonestà e propongono la sua espulsione dal Senato.
Smith prende la parola per difendersi e smascherare gli avversari e continua a parlare per ventiquattr'ore di seguito, finché esausto, vinto dalla fatica e dal disgusto, cade svenuto. Ma la battaglia è vinta; il suo più fiero accusatore, oppresso dal rimorso, smentisce sé stesso e proclama la propria indegnità.
Il finale [modifica]
Il lieto fine del film è nel pieno stile Capra, ma a ben guardare alcuni critici vi hanno individuato una forma di messaggio amaro, presente anche in altri finali del regista. La facilità è troppo ovvia, quasi banale, tanto da sembrare ambigua e posticcia: la storia è infatti pessimista fino all'ultima sequenza, quando improvvisamente e senza una logica apparente le cose si capovolgono, in maniera poco verosimile e quasi miracolosa (la confessione). Lo spettatore può quindi scegliere: credere al finale e continuare a sognare, oppure considerare realisticamente quanto visto, arrivando a confrontare il mondo reale e quello che dovrebbe essere.
Riconoscimenti [modifica]
- 1940 - Premio Oscar
- Miglior soggetto a Lewis R. Foster
- Nomination Miglior film alla Columbia Pictures
- Nomination Migliore regia a Frank Capra
- Nomination Miglior attore protagonista a James Stewart
- Nomination Miglior attore non protagonista a Claude Rains
- Nomination Miglior attore non protagonista a Harry Carey
- Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Sidney Buchman
- Nomination Migliore scenografia a Lionel Banks
- Nomination Miglior montaggio a Gene Havlick e Al Clark
- Nomination Miglior sonoro a John P. Livadary
- Nomination Miglior colonna sonora a Dimitri Tiomkin
- 1939 - National Board of Review Award
- 1939 - New York Film Critics Circle Award
Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]
Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al ventinovesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al ventiseiesimo posto.
Curiosità [modifica]
- Nella vita reale anche James Stewart era un boy scout.
- Il film ha un inserto di animazione durante una scena di scazzottata, ma il montaggio veloce fa sì che non si noti nemmeno.
- In una puntata de I Simpson Mel Gibson è protagonista di un remake del film, prima apprezzato, ma poi fortemente criticato dopo le modifiche effettuate da Homer (in cui Gibson massacra i senatori ed il presidente, in quanto "senza una carneficina un film di Mel è pizzoso")
Manifesti e locandine [modifica]
La realizzazione dei manifesti del film, per l'Italia, fu affidata al pittore cartellonista Anselmo Ballester.
Note [modifica]
- ^ (EN) National Film Registry. National Film Preservation Board. URL consultato in data 3 gennaio 2012.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Mr. Smith va a Washington
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Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Mr. Smith va a Washington dell'Internet Movie Database
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