Orizzonte perduto (film 1937)

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Orizzonte perduto
Orizzonte perduto (1937).jpg
L'arrivo a Shangri-La
Titolo originale Lost Horizon
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1937
Durata 132 min (versione originale)
Colore b/n
Audio sonoro
Genere avventura, fantastico
Regia Frank Capra

Andrew Marton (aiuto regista, non accreditato)

Soggetto James Hilton (romanzo)
Sceneggiatura Robert Riskin
Produttore Frank Capra per Columbia
Distribuzione (Italia) Columbia (1938)
Fotografia Joseph Walker
Montaggio Gene Havlick, Gene Milford
Musiche Dimitri Tiomkin
Scenografia Stephen Goosson
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Orizzonte perduto (Lost Horizon) è un film del 1937 diretto da Frank Capra, tratto dall'omonimo romanzo di James Hilton.

È stato premiato con due Premi Oscar (miglior scenografia e miglior montaggio) ed ha ottenuto cinque nomination: miglior film, aiuto regia (Charles C. Coleman), attore non protagonista (H.B. Warner), musica, sonoro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina promozionale del film

Cina, fine degli anni trenta. A causa dei crescenti disordini, i cittadini occidentali vengono rimpatriati. Sull'ultimo aereo salgono l'uomo che ha organizzato l'evacuazione, il diplomatico, militare e letterato britannico Robert Conway, con il fratello George, lo studioso di paleontologia Alexander Lovett, l'affarista in bancarotta Henry Barnard e una donna gravemente malata, Gloria Stone. Il loro aereo viene inspiegabilmente dirottato da un pilota e finisce per schiantarsi in una zona sperduta delle montagne dell'Himalaya.

Vengono soccorsi dal misterioso Chang e portati in un'isolata vallata nella quale sorge l'idillica comunità chiamata Shangri-La, un'oasi di pace fondata oltre due secoli prima da un missionario belga per preservare i migliori risultati dell'umanità dai continui conflitti del mondo esterno. Dopo l'iniziale, comprensibile desiderio di ritornare al più presto alla civiltà, i nuovi arrivati cominciano ad apprezzare quel luogo, che offre loro un ambiente di grande bellezza, uno stile di vita di incomparabile tranquillità e promesse di incredibile longevità. In particolare, Robert scopre di essere stato deliberatamente portato a Shangri-La dal capo della comunità, il Grande Saggio (High Lama in originale), che si rivela essere il fondatore stesso, vissuto fino a duecento anni ma ormai prossimo alla morte ed in cerca di qualcuno in grado di portare avanti la sua Utopia realizzata, che ha scelto proprio lui come suo successore, perché la sua vita e i suoi scritti sembrano rispecchiare i valori custoditi a Shangri-La.

L'unico a non accettare la situazione e ad essere convinto che Shangri-La sia solo una pericolosa illusione è George, influenzato in questo senso da Maria, una giovane e splendida donna che non desidera altro che fuggire da quella che considera una prigione. I due decidono di lasciare Shangri-La e Robert, pur conquistato dagli ideali del Grande Saggio e trovato anche l'amore con Sondra, una giovane donna cresciuta lì e che non sa immaginare una vita diversa da quella, per senso di responsabilità verso il fratello decide di andare con loro.

Dopo giorni di viaggio in condizioni proibitive, la lontananza da Shangri-La rivela tragicamente l'età avanzata di Maria, che muore per la fatica. George, scioccato dalla vista del volto decrepito dell'amata, si getta nel vuoto. Robert riesce a sopravvivere e a tornare alla civiltà, dopo un intero anno dalla sua scomparsa agli occhi del resto del mondo. La terribile esperienza gli ha fatto perdere ogni ricordo dei giorni trascorsi a Shangri-La ma, durante il viaggio di ritorno in patria, ritrova improvvisamente la memoria e non può far altro che tornare in Himalaya.

Sfidando ogni avversità e utilizzando ogni mezzo possibile, esplora per mesi i luoghi più impervi, finché non riesce a ritrovare la via per Shangri-La, dove Sondra attende il suo ritorno. Il film si ispirò all' omonimo romanzo anche se non ne seguì pedissequamente né la trama né le vicende temporali. Non è noto a molti che il romanzo si rifaceva ad un lontanissimo mito sviluppatosi nella zona Himalayana. Nei racconti locali si favoleggiava di una meravigliosa città il cui nome era Shamballa in cui governavano con equità e saggezza numerosi anziani che erano depositari di un modo di vivere sano ed impostato sulla fratellanza tra gli uomini ed il creato. Notevole la somiglianza con lo stile di vita buddista, anche se il mito era di molti secoli antecedente. Quando l' umanità, dopo innumerevoli disastri causati dalla sua cecità egoista si fosse interrogata sulla propria stupidità allora e solo allora i saggi di Shamballa avrebbero fatto in modo di divulgare quale fosse il modo giusto di vivere. E' fin troppo evidente che l'autore del romanzo abbia tratto ispirazione da ciò. In Italia Orizzonte Perduto è stato edito da Sellerio anche se purtroppo la traduzione, ineccepibile formalmente, pecca di una eccessiva aderenza alla traduzione letterale così come segue troppo la costruzione del discorso originale; in definitiva manca una fluidità vera e propria e la lettura risulta faticosa . Per quanto riguarda la realizzazione Frank Capra aveva le idee molto chiare: voleva realizzare un film importante che sarebbe risultato sicuramente molto costoso. La Columbia, che puntava moltissimo sul regista che era il fiore all' occhiello della Casa cinematografica, acconsentì cercando comunque di tenere sotto controllo la situazione.

La parte più drammatica del film si svolgeva sia all'inizio che alla fine tra le nevi perenni dell'Himalaya e Capra compì un operazione rivoluzionaria: invece di usare i soliti set irrorati di bicarbonato o gesso in polvere completati da piume che simulavano i fiocchi di neve volle girare veramente con neve vera sia sul terreno che nei fiocchi che cadevano. All' aperto la grande macchina produttiva sarebbe stata alla mercè dei cambiamenti atmosferici oltre che ad un inclemenza della temperatura costantemente sotto lo zero, pensò quindi di ricreare in studio una situazione reale. Affittò un enorme magazzino per la conservazione delle derrate alimentari lasciando senza parole i produttori che comunque ammirarono l'intraprendenza del regista dando la loro approvazione. Per le tormente di neve ,copiose nel film, si affittò un altro macchinario che era usato per altri scopi ma che era in grado, se caricato con blocchi di ghiaccio, di sparare in aria un prodotto finissimo assolutamente identico alla neve vera. Le riprese furono estenuanti e lunghissime, tutte molto complesse e difficili da filmare. Le valanghe erano di neve vera prodotta come già detto dal macchinario affittato con cui venivano caricati enormi cassoni al disopra degli attori e fuori dall' inquadratura delle cineprese; ogni cassone aveva una botola nella parte inferiore che veniva aperta al momento opportuno lasciando cadere letteralmente una valanga di neve. Ancora oggi queste scene sono di impareggiabile qualità.

Anche la piccola valle di Shangri-La venne ricostruita, così come il monastero. Inoltre vennero realizzati numerosi modelli in dimensioni diverse in cui era rappresentata l' entrata della vallata ed il monastero. Ancora una volta Capra rifiutò di costruire un monastero buddista tradizionale e fece progettare una costruzione affascinante e per quanto possibile atemporale. L' operazione non riuscì appieno ed all'uscita del film vennero mosse parecchie critiche allo stile architettonico del monastero ritenuto troppo simile a costruzioni esistenti e molto in voga in quegli anni; ai giorni nostri ha invece guadagnato un aspetto misterioso, esotico e romantico che si integra molto bene con lo spirito dell'opera. La Columbia, che all'epoca era una casa di dimensioni medie, aspirava con questo film a divenire una casa di produzione primaria ed esagerò nelle spese, correndo il serio rischio di finire in bancarotta. Il film, nelle sale, ebbe un buon successo e la Columbia si salvò ma il rientro dei capitali spesi avvenne in tempi molto molto lunghi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La versione originale, proiettata nel marzo 1937, era lunga 132 minuti, ma in seguito il film fu riedito in varie versioni più brevi, con tagli per oltre venti minuti. Negli anni sessanta la pellicola originale era irreparabilmente deteriorata ed ormai non esisteva più alcuna copia della versione integrale.

L'opera di restauro ha avuto inizio nel 1973 per iniziativa dell'American Film Institute che, grazie ad approfondite ricerche negli archivi, è riuscito a recuperare la colonna sonora integrale del film, mentre non è stato possibile recuperare interamente il film, di cui rimangono mancanti sette minuti. Nel 1998 la Columbia Pictures e l'UCLA Film and Television Archive hanno distribuito una versione restaurata con le migliori tecniche digitali disponibili, nella quale le scene perdute sono sostituite da immagini fisse.

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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