Jean Arthur

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Jean Arthur in È arrivata la felicità (1936)

Jean Arthur, pseudonimo di Gladys Georgianna Greene (Plattsburgh, 17 ottobre 1900Carmel-by-the-Sea, 19 giugno 1991), è stata un'attrice cinematografica, teatrale e televisiva statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di un fotografo, Jean Arthur fece per un certo periodo la modella durante gli anni venti[1], prima di attirare su di sé l'attenzione dei produttori di Hollywood[2]. Dopo una prima apparizione nel film Cameo Kirby (1923), girò una ventina di pellicole mute[1] per case di produzioni minori, in particolare commedie e western, ma fu il passaggio al cinema sonoro a renderla famosa[2], grazie alla sua particolare voce bassa, velata e nasale, ma capace di raggiungere piacevoli toni squillanti[3]. L'affermazione definitiva giunse con il film Tutta la città ne parla (1935) di John Ford, prodotto dalla Columbia Pictures.

L'incontro con il regista Frank Capra (del quale divenne l'attrice prediletta[3]) consentì alla Arthur di confermarsi eccellente interprete in una serie di commedie brillanti e anticonvenzionali, specializzandosi in ruoli di ragazza americana onesta, coraggiosa e piena di risorse[2], compagna ideale degli "eroi qualunque" tipici protagonisti delle pellicole di Capra[1]. Nella seconda metà degli anni trenta l'attrice ottenne infatti grande successo con i film È arrivata la felicità (1936), L'eterna illusione (1938), e Mr. Smith va a Washington (1939), tutti e tre diretti da Capra. Fu inoltre protagonista accanto a Cary Grant di Avventurieri dell'aria (1939) per la regia di Howard Hawks, vivace partner di John Wayne ne La signorina e il cowboy (1943), mentre l'anno successivo ottenne una nomination all'Oscar come miglior attrice per la commedia Molta brigata vita beata (1943) di George Stevens, al fianco di Joel McCrea.

Nel 1944, alla scadenza del contratto con la Columbia, la Arthur decise di lasciare il grande schermo[2]. Negli anni successivi rifiutò quasi tutte le offerte che ricevette, ad eccezione di Scandalo internazionale (1948) di Billy Wilder e del classico western Il cavaliere della valle solitaria (1953), nel quale interpretò con delicatezza e sensibilità il ruolo di Marian Starrett, la mite sposa e madre di famiglia, timidamente attratta dal misterioso e malinconico pistolero Shane (Alan Ladd)[1]. Si lasciò ancora tentare dalla recitazione nel 1965 per la serie Gunsmoke, e nel 1966, quale protagonista di una breve serie televisiva, The Jean Arthur Show, prodotta dalla CBS.

Dopo il ritiro dalle scene insegnò per diversi anni arte drammatica, prima al Vassar College e successivamente alla North Carolina School of the Arts.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Di indole estremamente timida, la Arthur mantenne grande riservatezza circa la propria vita privata. Non amava concedere interviste e nel corso degli anni sviluppò una vera e propria paura da palcoscenico[3], patologia cronica che più di una volta non le permise di ritornare a calcare le scene e che - alla metà degli anni quaranta - la costrinse ad abbandonare l'allestimento a Broadway della commedia Nata ieri di Garson Kanin, prima ancora del debutto, spianando così la strada alla giovane Judy Holliday[3].

L'attrice è stata sposata due volte:

  • con il fotografo Julian Ancker nel 1928 (il matrimonio fu annullato dopo un solo giorno)
  • con il produttore e regista Frank Ross dal 1932 al 1949

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

La doppiatrice ufficiale di Jean Arthur era Rosetta Calavetta, che era la voce delle bionde per eccellenza. Le altre doppiatrici d'epoca sono state Lia Orlandini per La conquista del West (1936), Lydia Simoneschi in È arrivata la felicità (1936) e Rina Morelli ne Il cavaliere della valle solitaria (1953), il suo ultimo film. Ridoppiati sono invece Mr Smith va a Washington (1939), Il diavolo si converte (1941) e in questi film la nuova voce della Arthur appartiene rispettivamente a Isabella Pasanisi e Fabrizia Castagnoli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Le Garzantine, Garzanti, 2002, pag. 49
  2. ^ a b c d Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 18
  3. ^ a b c d Frank Capra, il nome sopra il titolo, Ed. Lucarini, 1989, pag. 223-224

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