Motta d'Affermo

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Motta d'Affermo
comune
Motta d'Affermo – Stemma Motta d'Affermo – Bandiera
La costa tirrenica nei pressi di Motta d'Affermo
La costa tirrenica nei pressi di Motta d'Affermo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Nunzio Giuseppe Marinaro (lista civica Motta nel cuore) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 37°58′55″N 14°18′15″E / 37.981944°N 14.304167°E37.981944; 14.304167 (Motta d'Affermo)Coordinate: 37°58′55″N 14°18′15″E / 37.981944°N 14.304167°E37.981944; 14.304167 (Motta d'Affermo)
Altitudine 660 m s.l.m.
Superficie 14,58[1] km²
Abitanti 828[2] (30-11-2011)
Densità 56,79 ab./km²
Frazioni Torremuzza
Comuni confinanti Pettineo, Reitano, Tusa
Altre informazioni
Cod. postale 98070
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083059
Cod. catastale F773
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 755 GG[3]
Nome abitanti mottesi
Patrono San Luca, san Rocco (protettore)
Giorno festivo 18 ottobre 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Motta d'Affermo
Posizione del comune di Motta d'Affermo all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Motta d'Affermo all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale

Motta d'Affermo (Motta d'Affermu o 'a Motta in siciliano) è un comune italiano di 828 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.

Fa parte del Consorzio intercomunale Valle dell'Halaesa, insieme ai comuni di Pettineo, Tusa e Castel di Lucio e Mistretta e con il Comune di Tusa dell'Unione dei Comuni "Costa Alesina". A livello religioso il territorio appartiene alla diocesi di Patti con le sue due parrocchie dedicate a Maria SS. degli Angeli nel centro e a Maria SS. Assunta nella frazione Torremuzza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Motta D'Affermo ha origine come piccolo insediamento sorto dalla diaspora degli abitanti di Halaesa in età tardo-imperiale romana e con la successiva colonizzazione bizantina (VII-IX secolo). Infatti Sparto, antico nome del centro, è un toponimo di chiara derivazione ellenica, dato che sia nel greco antico che in quello moderno significa ginestra (Σπάρτο), ancora oggi l'arbusto caratterizza fortemente le colline del territorio di Motta, soprattutto durante la primavera.

Dopo la dominazione araba (827-1091), Ruggero gran Conte, tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo ripopolò numerosi insediamenti con coloni lombardi, e con coloni pugliesi e calabresi provenienti dai territori già sotto il dominio e l'influenza normanna. In questa ricolonizzazione fu coinvolto anche il vecchio casale di Sparto, intanto entrato sotto il dominio di uno dei 136 cavalieri che accompagnavano il normanno.

Il primo esponente feudale di cui si abbia notizia fu Roberto de Sparto che nel 1266, per sostenere la causa legittima di Manfredi, venne sconfitto con altri cavalieri a Benevento da Carlo d'Angiò e venne espropriato del dominio del casale. Sparto, nel 1270, veniva affidato a Hugues de Brusa, un soldato mercenario francese.

Nel 1272 il maestro delle regie difese Dreuv de Lazabard (Zavaterius) viene nominato signore di Sparto. Nel 1278 il monaco basiliano Pafnuzio del cenobio di Santa Maria di Sparto è nominato da papa Niccolò III, egumeno di Santa Maria della Grotta di Palermo. Nel 1282, nella colletta di Pietro d'Aragona, Sparto figura come località in grado di fornire 5 arcieri.

Nel 1296 Giovanna Chiaramonte è titolata come signora del casale nel catalogo dei baroni di re Giacomo. Nel 1344 Costanza Chiaramonte vende il casale a Blasco D'Alagona. L'atto di vendita costituisce il primo documento descrittivo del territorio. Nel 1375 il casale è ceduto da Artale D'Alagona a Raimondo Ripa, che ne ratifica il possesso solo sulla carta.

Intorno al 1380 un cavaliere, Muchius Albamonte alias de Fermo, ripopola il casale, ristruttura il castello e si proclama signore e barone della Motta di Sparto. Nel 1392 Muchius viene ucciso durante alcuni scontri e la moglie Margherita Ventimiglia rivendica il possesso del feudo. Nel 1397 durante il riparto delle tasse re Martino fa cambiare il nome in Motta di Fermo. Il nome Motta accomuna molti altri paesi italiani anche se i motivi di queste omonimie sono certamente molto diversi. A livello etimologico il vocabolo può derivare dall'antico provenzale mota, opera di difesa di un castello o anche dal francese mote, altura munita di castello, collina, diga. Nomi simili sono presenti anche in altre lingue romanze come lo spagnolo o il portoghese o in quelle germaniche sia antiche che moderne. È probabile che nel nostro caso si faccia riferimento alla parte superiore dell'abitato (in dialetto chiamato fascieuddu) che si caratterizza per una disposizione fusiforme delle abitazioni e che era circondato da spesse mura in difesa della fortezza che si trova in una posizione strategica ed era utilizzata per il controllo di un vasto territorio.

Nel 1452 Giovanni Albamonte viene nominato barone di Motta de Firmo. Uno dei suoi figli, Guglielmo Albamonte, figura fra i tredici campioni italiani che parteciparono alla eroica Disfida di Barletta.

Nel 1380 tra le prime iniziative si deve ricordare la costruzione della chiesa di Maria SS. degli Angeli. Questa, essendo la Matrice, era costruita a spese della universitas ed era luogo di culto e di riunione per il popolo soprattutto quando si dovevano prendere delle decisioni importanti. Uno di questi eventi fondamentali fu la stipula dei Capitoli tra il consiglio civico ed il barone Giovanni Elia Minaguerra de Albamonte celebrata nel 1544 all'interno della stessa chiesa.

A quel tempo Motta era già una realtà importante con la sua fortezza, le sue chiese, i suoi edifici pubblici, le case dei borghesi e dei popolani. Ma fu negli edifici di culto e nei loro arredi che la comunità espresse il meglio delle sue possibilità, anche perché tali edifici erano luoghi sacralizzati dalla sepoltura dei cittadini che, intanto, distinguendosi nelle varie attività dell'artigianato e dell'agricoltura, si erano organizzati in piccole società di mutuo soccorso e confraternite. Tra le chiese che furono frutto dell'iniziativa di queste associazioni ricordiamo la grande chiesa di San Rocco (1575) e le chiese di San Sebastiano e San Luca (XVI secolo), queste ultime due non più esistenti.

Nel 1557 il feudo passa a Vincenzo Bonaiuto. Nel 1607 il re Filippo III addirittura elegge marchesato, in favore di Modesto Gambacurta, la baronia di Motta di Fermo. Nel 1632 il feudo risulta proprietà del Monte dei Pegni di Palermo. Nel 1633 Gregorio Castelli acquista il Marchesato di Motta, che diventa prerogativa del suo Casato per più di tre secoli con il titolo di Principe di Torremuzza, Signore e Marchese di Motta. Tra i suoi successori da ricordare Mons. Gioacchino Castelli, Vescovo di Cefalù, e Gabriele Lancillotto Castelli (1727-1792), grande archeologo, mecenate e direttore e ispiratore della Real Accademia degli Studi di Palermo (Università).

Nel frattempo nel 1812 la feudalità veniva abolita e il paese si organizzava in comune autonomo. Nel 1844 avvenne il passaggio del centro dalla diocesi di Cefalù alla diocesi di Patti. La popolazione si accrebbe particolarmente tra la metà del Settecento ed il successivo XIX secolo.

Nel corso del XX secolo il paese ha conosciuto il triste fenomeno dell'emigrazione. Dapprima i massicci flussi migratori si sono diretti verso gli Stati Uniti e l'Argentina, poi, a partire dagli anni cinquanta e sessanta, verso le regioni industrializzate del nord e del centro Italia. A causa di questo fenomeno il paese si è ridotto alle attuali dimensioni.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune esiste una sola frazione, Torremuzza, che si trova sulla costa a 4 chilometri dal centro di Motta d'Affermo. La frazione si trova a 10 metri sul livello del mare e vi risiedono 148 abitanti (Istat 2010). Tra i monumenti della piccola borgata marinara si segnala la chiesa dedicata a San Giuseppe e la Torre poco distante.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Gli edifici pubblici più importanti del comune sono:

Gli edifici ed i monumenti religiosi più importanti sono:

  • Chiesa Madre (Maria SS. degli Angeli, 1380)
  • Chiesa di San Rocco (1657)
  • Chiesa di San Pietro (XIII-XIV secolo)
  • Chiesa di San Antonio Abate (1549)
  • Chiesa della Madonna delle Grazie (1649)
  • Chiesa di Maria SS. Annunziata (1850)
  • Chiesa di S. Croce
  • Oratorio di San Filippo Neri (1575)
  • Convento di S. Maria di Sparto (di epoca bizantina)
  • Il Calvario

Gli edifici religiosi principali non più esistenti:

  • Chiesa di San Carlo Borromeo
  • Chiesa di San Sebastiano
  • Chiesa di San Luca
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di S. Chiara
  • Chiesa della Madonna della Catena
  • Chiesa della Madonna della Divina Provvidenza
  • Monastero di S. Maria degli Angeli (1549)

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Esistente sin dal 1260. Ampliato nel 1380. Modificato dal 1652 al 1668. Rinnovato nella distribuzione e rivestito di stucchi dal 1738 al 1815. Parzialmente demolito e ricostruito dal 1954 ad oggi.

Palazzo Minneci[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel XVII secolo e ampliato nel settecento. Negli ultimi anni si sono verificati dei crolli che hanno in parte diroccato il complesso, ma ancora si può cogliere la maestosità del palazzo. Popolarmente questo edificio viene chiamato " i casi ranni". Attualmente si sta predisponendo un progetto per il restauro e la fruizione di questo importante luogo che rappresenta una parte importante del patrimonio artistico del paese.

Opere di arte contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • Energia mediterranea (A. Di Palma-1989)
  • La piramide-38º parallelo (M. Staccioli-2010)

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre[modifica | modifica wikitesto]

Questo edificio di notevolissima importanza storica, architettonica, artistica e culturale è dedicato a Maria SS. degli Angeli. La chiesa fu edificata nel 1380 e rifondata ed abbellita nel 1453 (come si può leggere in una iscrizione sul retro della chiesa). Ampliata nella struttura nel 1647; nel 1706 viene costruita la cappella del Crocifisso su progetto di G. D'Avijeni e nel 1712 il presbiterio. Nel 1765 venne realizzata la volta e nel '73 su progetto di Giovan Francesco D'Alessandro viene interamente stuccata. Il nuovo prospetto principale fu realizzato dal 1812 al 1814 su progetto del famoso architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia (1809). L'ingresso laterale è incorniciato invece da un portale di epoca molto precedente. Nel 1831 si realizza il nuovo campanile. È stata restaurata dal 1995 al 1998.

Nel grande interno basilicale a tre navate divise da 12 colonne in pietra locale con profondo presbiterio ed ampie cappelle si segnalano il fonte battesimale in marmo di Carrara (sec. XVI), le tela della "Pietà" (1610) e quella realizzata da un autore fiammingo che rappresenta "L'Immacolata". Inoltre sono degne di nota le numerose tele e statue lignee che vanno dal secolo XVI al XIX, il pulpito, il coro ligneo realizzato da mastro Benedetto Bevilacqua da Palermo, la cantoria al di sopra dell'ingresso. Da segnalare il Ciborio in legno rivestito di oro zecchino (1681), la statua di S. Giuseppe con il Bambino di Michelangelo da Catania (1652) e la grande pala d'altare di Antonio Mercurio "L'assunzione di Maria SS e gli apostoli" (6,5 X 3,5 m). In quest'ultima opera sembra sia presente anche la mano di Gaetano Mercurio, padre dell'autore e anch'egli valente ed apprezzato pittore. Singolare è anche la bella Vara barocca di San Sebastiano, realizzata nel 1619 e recentemente restaurata, che viene utilizzata per portare il Santo per le vie del paese in occasione delle processioni. Sotto il pavimento sono visitabili inoltre i grandi ambienti della cripta, in cui si conserva anche il corpo mummificato di una neonata ritrovato durante i restauri. Dal retro della chiesa, da un'ampia balconata in pietra si può dare un'occhiata allo stupendo panorama della parte bassa del paese, delle colline e del mare.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel 1657, è dedicata al Santo protettore di Motta. Il portale monumentale è del 1697 (opera di G. D'Avijeni), il transetto e la cupola furono realizzati dal 1712 al 1716, insieme ai primi lavori di stuccatura. Nel 1764 iniziarono i lavori per la nuova stupenda facciata e il campanile, ultimato nel 1776. Sulle due porte più piccole, corrispondenti alle due navate laterali, si può leggere la frase che rappresenta l'orgoglio e la fede dei mottesi verso il "loro" Santo: "O FOELIX PATRIA DIGNA, TALI TANTOQUE PATRONO", in italiano "Felice la patria degna di un tale e tanto grande Patrono". Il grande architetto trapanese Andrea Gigante elaborò un progetto per gli stucchi realizzato nel 1783. Clemente Lo Cascio nel 1818 finì di stuccare la chiesa con l'ordine corinzio delle colonne. Negli stessi anni si porta a compimento anche il coro in legno. Nel 1843 su progetto dell'architetto Ragonese fu realizzato il nuovo altare maggiore in marmo e pietre dure. L'interno è a croce latina, a tre navate divise da 12 colonne corinzie.

Tra le tante opere d'arte conservate al suo interno si ricorda la statua del protettore San Rocco (1613-20) di Antonio Pellegrino, modificata da Francesco Li Volsi, l'Addolorata (Filippo Quattrocchi 1783), il SS. Crocifisso e altre statue e dipinti dei secoli XVII e XVIII, oltre alla statua della Madonna del Rosario di Francesco Campita del 1642, tutta rivestita in oro zecchino, conservata nella cappella di fondo alla sinistra del presbiterio. Nella cappella a destra si può ammirare la cappella del SS. Sacramento con il ciborio in legno rivestito di oro zecchino, simile a quello della chiesa madre. Da segnalare inoltre la pala d'altare "La Madonna in gloria tra i santi" di A. Mercurio (secolo XVIII) che si ricorda per le sue grandi dimensioni (6m X 3m). Antonio Mercurio è autore anche delle altre tele ed affreschi presenti nella chiesa. Tra le opere più particolari sono degne di nota anche la grande Vara di San Rocco e l'Urna di Gesù morto del venerdì Santo. L'edificio negli anni 2008-2009 è stato oggetto di un ciclo di restauri che ha riportato alla luce i colori originali della facciata e gli stucchi dell'interno. In questa occasione sono stati realizzati in pietra locale il nuovo altare ottagonale e l'ambone.

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel XIII secolo e dedicata al principe degli Apostoli si trova nella stessa piazza del castello. Fu modificata in parte a partire dal 1778 con l'aggiunta del portale, della rampa monumentale (opera di M. Zappalà) e della volta a botte. All'interno nel presbiterio in una nicchia al di sopra dell'altare maggiore si può ammirare la statua di San Pietro, ed altre opere pittoriche e lignee. Recentemente è stata realizzata la nuova pavimentazione della piazza antistante e delle strade limitrofe.

Chiesa della Madonna delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita nel 1649, modificata nel 1823 e restaurata nel 1987. All'Interno si ricordano la tela della Madonna delle Grazie di J. Brusca rappresentante la titolare e anche uno scorcio del paese dei secoli passati e la statua della Vergine SS, di recente realizzazione. Si trova nel centro storico, nelle vicinanze del castello. La chiesa ha subito un nuovo restauro nell'anno 2011.

Chiesa di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel 1549. Ampliata nel 1811 con la costruzione dell'abside. Stuccata con delicate decorazioni neoclassiche nel 1852. Al suo interno a navata unica e tetto in legno con travi si conserva la statua del Santo titolare. La semplice facciata è ornata da un portale ad anelli che ricorda lo stile romanico e da una piccolo campanile.

Oratorio di San Filippo Neri[modifica | modifica wikitesto]

Già chiesa di S. Rocco. Edificato intorno al 1575, in seguito ad una violenta epidemia di peste. Trasformato in sede della confraternita delle Anime del Purgatorio dopo la costruzione di una chiesa nell'attiguo sito (1657). La zona presbiteriale è stata stuccata nel 1718 dal grande stuccatore Pietro Antonio Aversa, collaboratore dei Serpotta, e l'aula nel 1742. Vito D'Anna vi dipinse la pala d'altare che rappresenta "L'estasi di S. Filippo Neri".

Chiesa di Santa Maria Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

È conosciuta popolarmente con il nome di chiesa del convento. Costruita intorno al 1850 in sostituzione dell'abbazia rurale di S. Maria di Sparto, è stata stravolta completamente nel 1965. All'interno si segnala l'opera gaginiana che rappresenta la Madonna con il bambino del XVI secolo posta nella cappella del presbiterio e interessanti quadri ad olio su tela nelle cappelle laterali. Nella navata si trova la statua di S. Luca evangelista, patrono del paese, qui trasportata dopo la distruzione della chiesa a lui dedicata. Deve essere segnalato anche un prezioso reliquiario del XV secolo contenente una reliquia del Santo Patrono. Si trova nella piazza più importante del paese, piazza San Luca, proprio di fronte al palazzo municipale. La facciata è ornata da un portale in pietra locale preceduto da una scalinata e da due campanili gemelli.

Chiesa di S. Croce[modifica | modifica wikitesto]

È un'antica chiesetta rurale posta a pochi chilometri dal centro abitato, raggiungibile tramite una buona strada asfaltata. La chiesa è caratterizzata dalla semplicità sia all'esterno che all'interno, in cui si conserva un venerato Crocifisso in legno. La seconda domenica di settembre si svolge la festa con la processione di S. Croce.

Convento di S. Maria di Sparto[modifica | modifica wikitesto]

È conosciuto anche con il nome di San Cataldo dalla contrada omonima. Il convento si trova in stato di abbandono a fronte dell'abitato; viene identificato con il cenobio bizantino di S. Maria di Sparto, poi passato all'ordine benedettino e abbandonato nel secolo XVIII. L'edificio presenta le forme assunte intorno alla metà del ' 700 quando passò ai signori di Motta; l'antica chiesetta absidata è oggi invasa da un selvatico e pittoresco groviglio di piante.

Il Calvario[modifica | modifica wikitesto]

È una struttura formata da tre altari con tre croci che rappresentano appunto le tre croci presenti sul Golgota. Si trova in uno dei punti più alti del paese e questo monumento fa parte, insieme ad altri tre, delle quattro croci che si trovano all'estremità del paese, da cui durante la processione del SS. Crocifisso del 3 maggio si svolge la benedizione del paese e delle campagne con la reliquia della S. Croce.

Chiesa di San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa si ha notizia già nel 1538. Nel 1601 venne realizzata la navata laterale. Restaurata nel 1719 e alla fine dell'Ottocento. Con una sciagurata decisione fu demolita nel 1964 per far posto al palazzo municipale.

Chiesa di San Carlo[modifica | modifica wikitesto]

Esistente fin dai primi del Cinquecento. Ampliata nel 1654 e stuccata nel 1720. Ristrutturata dal 1806 al '15. Intorno al 1950 crollò il tetto e invece di essere ristrutturata, nel 1962 fu demolita per far posto al salone parrocchiale.

Monastero di Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Istituito nel 1549, riedificato dal 1749 al 1760. Nel 1949 crollò una parte della chiesa che venne demolita del tutto. Una parte dei marmi e lo splendido altare maggiore vennero trasportati nella chiesa di S. Rocco. Nel 1980 vi si edificò la casa canonica.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale
  • Biblioteca e archivio parrocchiale "S. Luca evangelista"

Manifestazioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Le principali manifestazioni che si svolgono nel corso dell'anno sono:

  • Domenica delle Palme: benedizione e processione delle palme. SS.Messe
  • Venerdì Santo: Riti tradizionali nel corso della giornata. La sera via Crucis in chiesa e solenne processione per le vie del paese.
  • Pasqua: Veglia Pasquale e la mattina processione dell'incontro tra Gesù risorto e la Madonna.
  • 3 maggio: processione del Crocifisso e benedizione delle 4 croci.
  • Corpus Domini: la mattina si svolge la cerimonia del sacramento della Prima comunione ai bambini e la sera la processione solenne. Processioni nei quartieri durante la settimana e Ottava la domenica successiva.
  • 15 agosto: Madonna delle Grazie. Dal 31 luglio al 15 agosto presso la chiesa della Madonna delle grazie si celebra la Quindicina in onore della Madonna. La sera del giorno 14 si celebrano i primi vespri solenni. Nel giorno dell'Assunzione si inizia con le allegre note della banda musicale che compie il giro per le strade di prima mattina. Alle ore 9 e alle ore 11 si celebrano le SS. Messe. Nel pomeriggio in piazza San Luca, per la gioia di grandi e piccoli, si svolgono i giochi tradizionali tra cui "u iocu di pignati" (la cosiddetta pentolaccia), sempre apprezzati da tutti. Alle ore 19.30 nella chiesa Madre si celebra la Santa Messa, al termine della quale per le vie del paese si snoda la processione solenne in onore della Vergine SS. con la partecipazione anche delle confraternite e delle associazioni. La giornata si conclude con uno spettacolo in piazza San Rocco.
  • 16 agosto: San Rocco, protettore di Motta D'Affermo. La festa prende il via con la Novena composta da preghiere tradizionali e dalla celebrazione della S. Messa dal 7 al 15 agosto nella chiesa di San Rocco. La sera del 15 agosto dopo la processione in onore della Vergine SS. si svolgono solennemente i primi Vespri. Il 16 agosto, solennità liturgica, si inizia molto presto alle ore 6.30 quando si svolge la "Santa Messa del pellegrino", dedicata anche ai fedeli dei paesi vicini, al termine della quale vengono distribuiti i panini benedetti simili a quelli che porta in bocca il cane che accompagna la statua del Santo. Dopo lo sparo delle bombe inizia il giro della banda musicale per le vie principali del paese. In mattinata ha luogo la "processione dei miracoli" con la reliquia del Santo e i fedeli che recano in dono grandi torce votive (i cosiddetti "miraculi") oppure altre offerte in oro o denaro. Alle 11 nella chiesa di San Rocco si concelebra la S. Messa solenne. Nel pomeriggio per le vie della cittadina si snoda la "cavalcata storica", una sfilata di cavalli preceduta da uno stendardo con le offerte dei cavalieri che si conclude in piazza con la recita di un poema dialettale e con dei piccoli ricordi per i partecipanti. In serata dopo la S. Messa vespertina delle 19.30 è il momento della processione serale con l'imponente fercolo (vara) del santo addobbata con oro, ex voto ed offerte in denaro, molto partecipata dai cittadini, dagli emigranti e dagli abitanti dei paesi vicini. La manifestazione vede anche la partecipazione delle autorità civili e militari del paese e dei centri vicini. Spettacolare è durante questa manifestazione la corsa della vara nella ripida via San Carlo resa possibile da una vera e propria catena umana (su YouTube sono disponibili molti video). La giornata si conclude con concerti o spettacoli e gli immancabili fuochi d'artificio, attesi da tutti fino a tarda notte. È una festa da vedere ma soprattutto da vivere.
  • 19 agosto: San Sebastiano. La festa liturgica del Santo ricorre il 20 gennaio, ma per dare anche agli emigrati la possibilità di potervi partecipare e anche per avere un clima migliore si preferisce festeggiarlo in estate. La giornata è aperta dalle note della banda musicale che effettua il giro per le vie principali del paese. Nel corso della mattina si celebrano le SS. Messe, tra cui quella solenne delle ore 11. Nel primo pomeriggio alle ore 15 si svolge una caratteristica processione detta "processione della questua" in cui la Vara è sorretta da portatori vestiti di bianco con una fascia rossa alla vita (detti comunemente "i nuri"). La processione effettua un giro più lungo rispetto a quello normale ed è caratterizzata da numerose soste in cui si effettua la benedizione con la reliquia di San Sebastiano e si offre un rinfresco ai portanti ma anche ai fedeli. Inoltre la vara viene addobbata con moltissimi nastri di tanti colori diversi. La sera dopo la S. Messa vespertina si svolge una nuove processione più breve che tocca solo le vie principali. La giornata di festeggiamenti si conclude con uno spettacolo in piazza San Luca. Il 20 gennaio 2010 dopo ben 115 anni si è ripresa la consuetudine di effettuare la processione in onore di San Sebastiano anche nel giorno della festa liturgica.
  • 18 ottobre: San Luca, patrono di Motta D'Affermo. Nel giorno della festa nella chiesa del Convento si celebrano le SS. Messe. La sera si svolge la processione con l'imponente statua del Santo per le vie del paese e la benedizione con la reliquia.

Altre manifestazioni:

  • 19 marzo: San Giuseppe. Tradizione dei "Virginieddi" e processione
  • Giovedì Santo: S. Messa in coena Domini e lavanda dei piedi. Riposizione del SS. Sacramento nella sua cappella riccamente addobbata.
  • 22 maggio: S. Rita e benedizione delle rose con processione
  • settembre: Madonna del Tindari, processione
  • settembre: S. Croce di "Cucciuni", processione fino alla chiesa rurale
  • I domenica di agosto: Festa di San Giuseppe a Torremuzza

Il paesaggio, la flora e la fauna[modifica | modifica wikitesto]

La Sicilia è un luogo a cui si associano, per identificarla, aggettivi come brulla e arida. Non è il caso del territorio mottese che si presenta come un territorio ricco di vegetazione di vario tipo e con ampia scelta di panorami cha vanno dal livello del mare fino ai 950 m di monte S. Cuono. Il centro abitato si trova ad un'altitudine di poco più di 600 metri.

La natura arenaceo-argillosa delle montagne ha consentito agli agenti erosivi il modellamento in forme morbide ed arrotondate, anche se interrotte da qualche affioramento calcareo. La costa del territorio comunale, formata prevalentemente da ciottoli di varia dimensione, è lunga circa 8 km e va dalla foce del fiume Tusa alla frazione Torremuzza.

Fino ad un'altitudine di 500 m domina la coltura dell'ulivo, spesso con maestosi alberi millenari, tra cui svettano anche castagni, pini e cipressi. Più in alto, all'altezza del centro abitato compaiono boschetti di nocciolo, querce e latifoglie fra ampi tappeti di felci, ginestre e fiori di campo. Ai bordi delle antiche Trazzere, compaiono file di auguzzi cipressi. Caratterizzano il paesaggio anche alberi da frutto e soprattutto fichi d'India. Vicino al paese è anche il bosco, di proprietà comunale, che è nato alcuni decenni fa grazie agli interventi di ripopolamento di alberi effettuati dal corpo Forestale, e che è caratterizzato soprattutto da conifere e latifoglie. Oltre gli 800 m sono zone utilizzate storicamente a pascolo.

Molti arbusti accompagnano con i loro colori e profumi i boschi e i pascoli; fra le specie arbustive spontanee sono presenti soprattutto il biancospino, la rosa canina, il pungitopo, la fillirea, la ginestra odorosa. La macchia mediterranea è presente sul versante nord, in prossimità del mare; è costituita da un insieme di piante cespugliose sempreverdi a foglie strette e da elementi arborei a portamento arbustivo. Fra questi ultimi con maggiore frequenza si riscontra il lentisco, la fillirea, il mirto, il corbezzolo, l'erica, l'oleastro, il citiso, i cisti. Altre piante mediterranee presenti sono lo smilace, il caprifoglio, la vitalba ed elementi arborei come la sughera, il leccio, l'alaterno e soprattutto il pino marittimo. tra le specie più importanti, non proprio tipiche della macchia mediterranea sono l'olmo, l'orniello, il sorbo, il perastro, la roverella, il rovo, la ginestra spinosa. Sulle rocce calcaree è presente l'Euforbia arborea accompagnata dall'olivastro, il bagolaro, il leccio, il lentisco e l'alaterno, mentre sulle rocce arenarie, dove l'aridità ed il surriscaldamento sono minori troviamo solitamente il buplero, la coronilla ed il sommaco. È da segnalare inoltre l'abbondanza nelle campagne dell'origano, molto ricercato per il suo profumo, delle verdure selvatiche, dei funghi (prevalentemente nella stagione autunnale).

In questi habitat vivono numerosi piccoli mammiferi, roditori e volatili. Sono ancora abbondanti la volpe, la donnola e il furetto e poi la lepre, il coniglio selvatico, l'istrice e il porcospino. In zona sono presenti anche il ghiro, il topo guercino, il moscardino, fra cui il topo campagnolo, endemico della regione. I chirotteri (pipistrelli), pur in forte diminuzione, sono presenti con svariate specie. Tra i volatili, nelle radure e nei boschetti è possibile incontrare con maggiore frequenza il nibbio reale, lo sparviere, la poiana, il falco pellegrino, il lanario, il gufo, il greppio, il barbagianni, la civetta, l'assiolo, il cuculo, il rondone, i corallini. Sulla costa si possono osservare frequentemente gruppi di uccelli pescatori, specie nel tratto che va da Villapiana alla foce del fiume. Intorno ai luoghi umidi e agli stagni si possono scorgere bisce d'acqua, rane, rospi e raganelle, mentre le tartarughe terrestri sono frequenti nelle zone più fresche ed ombrose. Infine tra le specie animali per l'allevamento e la pastorizia ricordiamo le pecore, le capre, i bovini e i cavalli, tra cui anche il "Cavallo Sanfratellano".

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

A Motta le principali occupazioni risultano essere l'artigianato, l'agricoltura e in modo minore la pastorizia. I principali prodotti tipici del mondo agricolo sono l'ulivo, da cui si ricava un ottimo olio, le nocciole, le noci, le castagne, i fichi d'India. Motta fa parte della strada dell'olio "Valdemone DOP". Alcuni campioni di olio analizzati dal Prof. G. Dugo dell'Università di Messina, provenienti dalle coltivazioni di Santagatese di Motta d'Affermo, sono risultati di ottima qualità. In questi campioni è stata riscontrata un'elevata percentuale di "polifenoli", antiossidanti per eccellenza, che hanno effetti benefici sulla salute, oltre a conferire un particolare sapore all'olio[senza fonte]. Inoltre è stata rilevata la presenza di "tocoferoli", vitamine del gruppo E, che svolgono un'efficiente azione nella prevenzione tumorale. Tra le produzioni artigianali si ricordano i manufatti in ferro battuto, le coperte ed i tappeti lavorati al telaio e i ricami. Resiste ancora la lavorazione artigianale di ceste, panieri ed altri oggetti realizzati in giunco o canna. Un'attività in passato molto fiorente ma oggi scomparsa è la scultura della locale pietra arenaria, presente nelle antiche abitazioni, nelle chiese, nei palazzi e nei portali. In molte famiglie è ancora in uso la tradizione di realizzare in proprio e in modo tradizionale il sapone, ottenuto con olio extravergine di oliva.

La gastronomia tradizionale fa uso dei prodotti genuini della terra. Preparazioni tipiche sono le frittate con i "sciuri l'ovu", un tipo di fiore spontaneo di colore ciclamino che nasce in tarda primavera ed in estate, la cosiddetta "cassata" che non è un dolce ma una sorta di calzone ripieno di verdura ("geri"), la farinata con i finocchi selvatici, la salsiccia. Altri prodotti che si preparano nelle case mottesi seguomo il ritmo delle festività religiose. A Pasqua si preparano i "varati" con le uova e i "cassateddi" con ripieno di fichi secchi. Per S. Lucia è immancabile la "cuccia" a base di grano e legumi. A Natale si preparano i "rametti" a base di nocciole e il "torrone". I prodotti alimentari trovano inoltre una grande espressione in quelli caseari: il dolce o piccante canestrato, il pecorino, la provola e la ricotta, vengono ancora oggi lavorate dai pastori. In passato era fiorente la produzione della manna, prodotta dagli alberi di frassino, attività che però oggi è del tutto scomparsa. Anche il pane casereccio viene realizzato in molti forni presenti nelle case dei mottesi.

Nel mese di agosto si svolge la sagra delle nocciole, con degustazione dei prodotti tipici e del vino locale.

Origano di Motta d'Affermo[modifica | modifica wikitesto]

L'origano è una pianta perenne, appartenente alla famiglia delle labiche, che cresce facilmente nei luoghi incolti nelle regioni temperate come Motta e i comuni circostanti. Generalmente viene raccolto all'inizio dell'estate ancora verde e fatto essiccare all'ombra e a temperatura ambiente. Dopo di che si può conservare a mazzetti o sbriciolato. Conosciuto dall'antichità, l'origano era molto usato nella cucina romana; con il passare del tempo il suo uso si è esteso al resto dell'Italia. L'aroma leggermente piccante ben si sposa con l'olio d'oliva del territorio di Motta ed in molti piatti tipici. I mottesi sono grandi consumatori di origano. La caratteristica di questo tipo di origano è l'aroma intenso che lo rende unico e proprio per questo molto ricercato dai veri intenditori. Dal punto di vista sanitario, aiuta la digestione, è un sedativo per la tosse, purifica la bocca e la gola ed ha proprietà cicatrizzanti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Motta d'Affermo fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.7 (Colline litoranee del Tusa e del S.Stefano)[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 22 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pettineo A., Gli Albamonte e la Baronia di Motta di Fermo: due secoli di storia , saggio in "Storia dei Nebrodi - 3", Brolo 1995
  • Pettineo A., Andrea Gigante e la chiesa di San Rocco a Motta d'Affermo, Messina 1996.
  • Pettineo A., La Motta di Sparto, alias di Fermo: un insediamento tra potere feudale e monachesimo greco, saggio in "Miscellanea Nebroidea, contributi alla conoscenza del territorio dei Nebrodi", S. Agata Militello 1999.
  • Pettineo A., Venanzio Marvuglia? Troppo moderno! Fatti e documenti inediti sulla facciata della Matrice di Motta d'Affermo, in "Paleokastro" rivista trimestrale di studi sul territorio del Valdemone, n. 1, aprile-maggio 2000.
  • Lo Castro N., Motta d'Affermo, S. Agata Militello 1989
  • Ass. Agricoltura e foreste, Itinerari verdi dei Nebrodi Occidentali, Palermo 1998-2000

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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