L'Internazionale

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L'Internazionale
Artista vari
Autore/i Eugène Pottier (testo), Pierre Degeyter (musica);
E. Bergeret (versione italiana classica);
Franco Fortini (seconda versione italiana)
Genere Folk
Data 1888
Aiuto
L'Internazionale (russo) (info file)
esecuzione del 1977 della versione in russo; orchestra e coro del Teatro Bolshoi, diretti da G. Rozhdestvensky

L'Internazionale (francese L'Internationale) è la più famosa canzone socialista e comunista, riconosciuta come l'inno dei lavoratori in tutto il mondo[senza fonte]. Dalla fine del XIX secolo è stato adottato come inno dalla Seconda Internazionale, l'attuale Internazionale socialista.

Le parole originali furono scritte in francese da Eugène Pottier (18161887) nel 1871 per celebrare la Comune di Parigi. Pierre Degeyter (18481932) scrisse la musica nel 1888. Fino a quella data il testo veniva generalmente cantato sull'aria della Marsigliese. Ne esistono anche versioni anarchiche, cantate sia sulla musica tradizionale, sia sulla Marsigliese, in omaggio alla Comune.[1]

L'Internazionale divenne l'inno del socialismo rivoluzionario internazionale, come specifica il suo ritornello: C'est la lutte finale / Groupons-nous et demain / L'Internationale / Sera le genre humain. ("È la lotta finale / Raggruppiamoci e domani / l'Internazionale / Sarà il genere umano").

La canzone è stata tradotta in innumerevoli lingue, e tradizionalmente è cantata col pugno sinistro alzato in segno di saluto.

In molte nazioni europee L'Internazionale fu illegale all'inizio del XX secolo a causa della sua immagine rivoluzionaria e delle sue liriche d'ispirazione insurrezionalista, sebbene, in passato come al giorno d'oggi, sia stata e sia invece usata soprattutto da partiti socialdemocratici.

Testo[modifica | modifica sorgente]

Di seguito l'originale, con una traduzione letterale in italiano (non in uso):

Riproduzione di una pagina dello spartito originale di P. Degeyter
Francese

Debout, les damnés de la terre
Debout, les forçats de la faim!
La raison tonne en son cratère
C'est l'éruption de la fin.
Du passé faisons table rase
Foules, esclaves, debout, debout
Le monde va changer de base
Nous ne sommes rien, soyons tout!

C'est la lutte finale groupons-nous, et demain (bis)
Internationale sera le genre humain

Il n'est pas de sauveurs suprêmes
Ni Dieu, ni César, ni tribun,
Producteurs, sauvons-nous nous-mêmes
Décrétons le salut commun
Pour que le voleur rende gorge
Pour tirer l'esprit du cachot
Soufflons nous-mêmes notre forge
Battons le fer quand il est chaud.

C'est la lutte finale Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale Sera le genre humain

L'état comprime et la loi triche
L'impôt saigne le malheureux
Nul devoir ne s'impose au riche
Le droit du pauvre est un mot creux
C'est assez, languir en tutelle
L'égalité veut d'autres lois
Pas de droits sans devoirs dit-elle
Egaux, pas de devoirs sans droits.

C'est la lutte finale Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale Sera le genre humain

Hideux dans leur apothéose
Les rois de la mine et du rail
Ont-ils jamais fait autre chose
Que dévaliser le travail
Dans les coffres-forts de la bande
Ce qu'il a crée s'est fondu
En décrétant qu'on le lui rende
Le peuple ne veut que son dû.

C'est la lutte finale Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale Sera le genre humain

Les rois nous saoulaient de fumées
Paix entre nous, guerre aux tyrans
Appliquons la grève aux armées
Crosse en l'air, et rompons les rangs
S'ils s'obstinent, ces cannibales
A faire de nous des héros
Ils sauront bientôt que nos balles
Sont pour nos propres généraux.

C'est la lutte finale Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale Sera le genre humain.

Ouvriers, paysans, nous sommes
Le grand parti des travailleurs
La terre n'appartient qu'aux hommes
L'oisif ira loger ailleurs
Combien, de nos chairs se repaissent
Mais si les corbeaux, les vautours
Un de ces matins disparaissent
Le soleil brillera toujours.

C'est la lutte finale, Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale, Sera le genre humain.

Italiano

In piedi, dannati della terra,
In piedi, forzati della fame!
La ragione tuona nel suo cratere,
È l’eruzione finale.
Del passato facciamo tabula rasa,
Folle, schiavi, in piedi! In piedi!
Il mondo sta cambiando radicalmente,
Non siamo niente, saremo tutto!

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano.

Non ci son supremi salvatori,
Né Dio, né Cesare, né tribuno,
Produttori, salviamoci noi stessi,
Decretiamo la salute comune.
Affinché il ladro renda il maltolto
E respiri l’aria della galera
Soffiamo nella forgia, noi stessi
Battiamo il ferro quando è caldo!

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano.

Lo stato opprime e la legge imbroglia,
Le tasse dissanguano lo sventurato;
Nessun dovere è imposto al ricco,
Il diritto per i poveri è una parola vuota.
Basta languir nella tutela!
L’uguaglianza chiede altre leggi,
Niente diritti senza doveri, dice,
Uguali, nessun dovere senza diritti!

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano.

Orrendi nella loro apoteosi
I re della miniera e della ferrovia
Mai hanno fatto altra cosa
Che derubare il lavoro.
Nelle casseforti della banda
È stato fuso quel che s’è creato
Decretando che gli si renda
Il popolo non vuole che il dovuto.

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano.

I re ci hanno ubriacato di fumo!
Pace tra noi, guerra ai tiranni!
Applichiamo lo sciopero alle armate,
Cannone puntato in aria e rompiamo i ranghi!
Se si ostinano, questi cannibali
A far di noi degli eroi
Sapranno presto che le nostre pallottole
Son per i nostri generali!

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano.

Operai contadini, noi siamo
Il gran partito dei lavoratori,
La terra non appartiene che agli uomini,
Il fannullone sloggerà!
Quanto si nutrono della nostra carne,
Ma se i corvi e gli avvoltoi
Un mattino scompariranno
Il sole brillerà per sempre!

È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale sarà il genere umano

La terza strofa rieccheggia i "tre ideali traditi" della Rivoluzione Francese, un tema caro ai canti socialisti ottocenteschi e di inizio Novecento, in quanto il movimento operaio era visto come il prosecutore e il coronatore della lotta dei sanculotti. La sua versione russa fu invece l'Inno Nazionale dell'U.R.S.S. dal 1917 al 1944, quando, sostituita dal nuovo Inno dell'Unione Sovietica (la musica che vinse il concorso è del generale Aleksandr Aleksandrov), L'Internazionale divenne l'inno di partito del Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Fu inizialmente tradotta da Aron Koc (vero nome: Arkadij Jakovlevič Koc) nel 1902 e fu pubblicata a Londra da Жизнь (Žizn', Vita), rivista per immigrati russi. La prima versione russa era formata da tre strofe e il ritornello, poi fu estesa e rimaneggiata.

L'internazionale viene cantata non solo dai socialisti e dai socialdemocratici, ma, in seguito alle successive scissioni dai partiti socialisti delle frazioni di ispirazione comunista, anche dai comunisti. Fu anche il motivo cantato dagli studenti e dagli operai durante le proteste di Piazza Tiananmen nel 1989.

Nella fattoria degli animali di George Orwell l'inno viene parodiato nel motivo Beasts of England.

Attualmente la musica dell'Internazionale è di pubblico dominio in Italia e in tutti i paesi in cui il diritto d'autore dura meno di 80 anni dalla morte dell'autore (in Italia dura 70 anni dalla morte dell'autore).

Tra le varie versioni dell'inno vi è quella prodotta nel 1974 dal gruppo di rock progressivo italiano Area, e quella di Robert Wyatt pubblicata nel 1982 nella raccolta di autori vari Recommended Records Sampler.

Testo classico in italiano[modifica | modifica sorgente]

La traduzione in italiano non è fedele all'originale e, all'inizio, fu criticata per questo. Nasce grazie a un concorso indetto nel 1901 dal giornale socialista satirico L'Asino, in cui vinse una versione firmata dallo sconosciuto E. Bergeret (probabilmente pseudonimo di Ettore Marroni (1875-1943), giornalista che usava appunto firmarsi "Bergeret" o "Ettore Bergeret" nei suoi articoli su Il Mattino di Napoli o La Stampa di Torino[2] oppure di Umberto Zanni[3], avvocato e collaboratore di "Rassegna popolare del socialismo"). Questa è la versione cantata ancor oggi, seppur con piccole variazioni a seconda delle fonti. Benché non sia molto fedele all'originale francese è diventato col tempo la versione più conosciuta e cantata in Italia. A volte la terza e quarta strofa non vengono cantate per accorciare il canto, eseguito spesso prima di incontri, celebrazioni o congressi politici. Negli anni '70, il poeta Franco Fortini ne scrisse una versione leggermente più simile all'originale, ma poco conosciuta, cosicché è rimasto il testo di Bergeret il più famoso e diffuso in italiano.[4] La prima strofa è quella che si avvicina di più al testo francese, in particolare all'ultima strofa dell'originale. L'ultimo verso dell'ultima strofa fa riferimento ancora una volta alla Rivoluzione Francese e in particolare al mese di Germinale, corrispondente nel calendario rivoluzionario francese al periodo dal 21 marzo al 19 aprile, l'inizio della primavera, simbolicamente la nascita della società proletaria, celebrata anche da Émile Zola nell'omonimo romanzo.

Compagni avanti, il gran Partito
noi siamo dei lavoratori.
Rosso un fiore in petto c'è fiorito
una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,
entro terra, dai campi, al mar
la plebe sempre all'opra china
Senza ideale in cui sperar.

Su, lottiam! l'ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!
Su, lottiam! l'ideale
nostro al fine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Un gran stendardo al sol fiammante
dinanzi a noi glorioso va,
noi vogliam per esso giù infrante
le catene alla libertà!
Che giustizia venga noi chiediamo:
non più servi, non più signor;
fratelli tutti esser vogliamo
nella famiglia del lavor.

Su, lottiam! l'ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!
Su, lottiamo! l'ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Lottiam, lottiam, la terra sia
di tutti eguale proprietà,
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta.
E la macchina sia alleata
non nemica ai lavorator;
così la vita rinnovata
all'uom darà pace ed amor!

Su, lottiam! l'ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!
Su, lottiamo! l'ideale
nostro fine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir;
più civile e giusta, la storia
un'altra era sta per aprir.
Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal:
via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal!

Su, lottiam! l'ideale
nostro alfine sarà
l'Internazionale
futura umanità!
Su, lottiamo! l'ideale
nostro fine sarà
l'Internazionale
futura umanità!

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Internazionale anarchica su youtube
  2. ^ Ettore Marroni, treccani.it
  3. ^ Nota 31
  4. ^ Rassegna libertaria, A - Rivista Anarchica

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