Abdullah Öcalan

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Abdullah Öcalan

Abdullah Öcalan, detto Apo (Ömerli, 4 aprile 1948), è un politico curdo con cittadinanza turca, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan o PKK).

Dopo essere stato catturato a Nairobi (Kenya) il 15 febbraio 1999, è stato condannato a morte il 29 giugno 1999 per attività separatista armata, considerata come terrorismo dalla Turchia, Stati Uniti e Unione europea. La pena è stata commutata in ergastolo nel 2002 allorché la Turchia ha abolito la pena di morte. Da allora è l'unico detenuto dell'isola-prigione di İmralı.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Öcalan è nato a Ömerli, un villaggio nella regione di Halfeti, nella provincia di Şanlıurfa, nella Turchia sud-orientale.[1]

Dopo aver frequentato il liceo statale di una piccola città di provincia, si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Ankara, che negli anni della contestazione studentesca era particolarmente attiva in manifestazioni e nella partecipazione degli studenti ai movimenti di sinistra, ma caratterizzata dalla presenza anche di alcuni movimenti studenteschi di destra. Dopo il colpo di stato militare del 1971, molti studenti di sinistra preferirono o si trovarono costretti a lasciare gli studi[2]. Öcalan, tra questi, si arruolò nel servizio civile a Diyarbakır.

Influenzato dalla situazione della popolazione curda, Abdullah Öcalan divenne un membro attivo della Associazione Democratica Culturale Dell'Est, un'associazione promotrice di diritti per il popolo curdo. Nel 1978, due anni prima del colpo di stato militare, divenne fondatore e leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

Nel 1984 il PKK iniziò una campagna di conflitto armato comprendente attacchi dei militanti contro le forze governative in Iraq, Iran, e Turchia col fine di creare uno stato curdo indipendente. Circa 30.000 persone rimasero uccise nei conflitti che ne seguirono, tra il 1984 e il 2003.

In quegli stessi anni il PKK abbandonò la linea indipendentista, preferendo impegnarsi in una vasta campagna per la democratizzazione del medio oriente, all'insegna della convivenza civile e multiculturale, tanto da giustificare l'iniziativa della sua candidatura al premio Nobel per la pace.

Nonostante ciò il PKK è rimasto inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche di Turchia[3], gli Stati Uniti[4], l'Unione europea, la Siria[5], il Canada, l'Iran e l'Australia.

Attualmente è in corso una iniziativa internazionale per la liberazione di Ocalan e la cancellazione del PKK dalle liste delle organizzazioni terroristiche!

Cattura e processo[modifica | modifica sorgente]

La Grecia sosteneva in modo discreto il PKK e la Siria agli inizi aveva addirittura concesso all'organizzazione una base di addestramento sul proprio territorio. I rapporti fra Siria e Turchia si fecero tesi e nel 1998 i due paesi si trovarono sull'orlo di un conflitto armato. Le autorità siriane scelsero di non consegnare il leader del PKK ai Turchi, ma gli intimarono di lasciare subito il paese.

Per Öcalan fu l'inizio di una lunga odissea alla ricerca di un asilo politico e sempre braccato dagli agenti dei servizi segreti turchi. Egli si rifugiò dapprima in Russia, da cui però fu invitato ad allontanarsi dopo pochi giorni. L'unico sostegno rimastogli erano alcuni agenti dei Servizi segreti greci tra cui Sabbas Kalenteridis che lo scortavano continuamente per evitarne la cattura da parte dei rivali turchi, ma agendo in maniera indipendente, senza l'avallo formale del governo greco. Öcalan aveva nominato suo legale Britta Böhler, un'avvocata tedesca di grande fama ed altri principi del foro in vari paesi europei tra cui l'Italia. Questi sostenevano la legittimità della battaglia da lui condotta in favore del popolo curdo, ma nessuno di loro riuscì a strappare al proprio governo la concessione dell'asilo.

Da Mosca Öcalan giunse a Roma il 12 novembre 1998 accompagnato da Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione Comunista. Il leader del PKK si consegnò alla polizia italiana, sperando di ottenere in qualche giorno asilo politico. Ma la minaccia di boicottaggio verso le aziende italiane spinse il neo-formato governo D'Alema a ripensarci. Il governo italiano non poteva estradare Öcalan in Turchia, paese in cui era ancora in vigore la pena di morte, né poteva concedergli asilo: la concessione dell'asilo spetta infatti, in Italia, alla magistratura, che infatti lo riconobbe a Öcalan, ma troppo tardi[6]. Una soluzione sarebbe potuta arrivare dalla notifica, da parte del cancelliere tedesco Gerhard Schröder, del mandato di cattura in vigore contro di lui in Germania, ma Schröeder probabilmente non volle creare tensioni nell'ampia minoranza di immigrati curdi in Germania. Dopo 65 giorni, il 16 gennaio 1999, Öcalan fu convinto a partire per Nairobi, in Kenia. Il "caso Öcalan" fu origine di critiche al governo D'Alema, accusato tra l'altro di aver trascurato gli articoli 10 e 26 della Costituzione italiana, che regolano il diritto d'asilo e vietano l'estradizione passiva in relazione a reati politici.[7]

Il 15 febbraio 1999 Öcalan fu catturato dagli agenti dei Servizi segreti turchi del Millî İstihbarat Teşkilatı[8] durante un suo trasferimento dalla sede della rappresentanza diplomatica greca in Kenya all'aeroporto di Nairobi. Fu quindi fatto salire a bordo di un aereo messo a disposizione da un imprenditore turco e portato in Turchia, dove fu subito recluso in un carcere di massima sicurezza ad İmralı, un'isola del Mar di Marmara. Il suo arresto provocò immediatamente una serie di massicce proteste di Curdi e non, che in vari punti del globo presero d'assalto le sedi diplomatiche greche. Essi ritenevano che il loro capo fosse stato tradito dai Greci e che proprio questi lo avessero consegnato al nemico[9]. Anche in Italia a causa dell'arresto vi furono manifestazioni di protesta: a Roma sfociarono in scontri che portarono a perquisizioni ed arresti[10].

Una volta prigioniero, scampò la pena di morte, abolita dalla Turchia nell'agosto del 2002[11] su pressione dell'Unione europea, ed oggi il capo del PKK sconta l'ergastolo nelle carceri turche.

Situazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Fino al suo arresto, Öcalan ha propagandato una soluzione pacifica al conflitto curdo entro i confini della Turchia[12][13][14][15][16]. Öcalan richiese la fondazione di una "Commissione di Verità e Giustizia" alle istituzioni curde per investigare i "crimini di guerra" commessi dal PKK e dalle forze di sicurezza turche. Una struttura parallela ha iniziato ad operare nel maggio 2006[17] Nel marzo 2005 Abdullah Öcalan ha rilasciato la Dichiarazione di Confederazione Democratica in Kurdistan[18], nella quale ha richiesto una confederazione libera da confini tra le regioni curde della Turchia (chiamate Kurdistan Nordoccidentale dal PKK[19]), Siria ("Piccola parte del Kurdistan Meridionale"), Iraq ("Kurdistan Meridionale") e Iran ("Kurdistan orientale"). In questa zona verrebbero utilizzati tre diversi sistemi legislativi: quello dell'Unione europea, quello di Turchia/Siria/Iraq/Iran e quello curdo. Questa prospettiva è stata inclusa nel programma del PKK in seguito al "Congresso di Rifondazione" nell'aprile del 2005[20].

Dal suo arresto Öcalan ha significativamente mutato la sua ideologia, leggendo teorici sociali del mondo occidentale come Murray Bookchin, Immanuel Wallerstein, Fernand Braudel[21] e modellando la sua società ideale come una "Democratic-Ecological Society" (in seguito ridefinita come "Democratic-Ecological-Gender Liberationist Society" nell'attuale programma del PKK), riferendosi a Nietzsche come "profeta"[22]. Ha inoltre scritto libri[23] e articoli[24] sulla storia della Mesopotamia pre-capitalista e sulle religioni abramitiche.

Richiesta di tregua[modifica | modifica sorgente]

Il 28 settembre 2006 Öcalan ha fatto rilasciare una dichiarazione al suo legale, Ibrahim Bilmez,[25] nella quale chiede al PKK di dichiarare un armistizio e cercare di raggiungere la pace con la Turchia. Il Comunicato di Öcalan afferma che "Il PKK non dovrebbe utilizzare le armi tranne che se attaccato con l'intento di annichilimento" e che "è molto importante costruire un'unione democratica tra i Turchi e i Curdi. Con questo processo la via al dialogo democratico verrà finalmente aperta"[26].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Who is Abdullah Ocalan? CNN
  2. ^ Sergio Romano, "Come il curdo Öcalan venne usato e buttato via", Corriere della Sera, 1º luglio 2007
  3. ^ PKK & TERRORISM: A Report on the PKK and Terrorism
  4. ^ Foreign Terrorist Organizations U.S. Department of State, March 27, 2002
  5. ^ Turco-Syrian Treaty Adana, October 20, 1998
  6. ^ la Repubblica/fatti: Ocalan: il tribunale concede l'asilo politico
  7. ^ Sergio Romano, "Il caso Ocalan e il dilemma del governo D’Alema", Corriere della Sera, 23 giugno 2007
  8. ^ Weiner, Tim, U.S. Helped Turkey Find and Capture Kurd Rebel in New York Times, 20 febbraio 1999. URL consultato il 15 dicembre 2007.
  9. ^ Kurds seize embassies, wage violent protests across Europe CNN.com, February 17, 1999
  10. ^ nati sotto il segno dell'ariete - YouTube
  11. ^ BBC NEWS | Monitoring | Text of the Ocalan verdict
  12. ^ REPORT AND RECOMMENDATIONS ON THE KURDISH QUESTION IN TURKEY risolta da una delgazione internazionale di giuristi per i diritti umani international , gennaio 1997
  13. ^ Interview with Abdullah Ocalan "Our First Priority Is Diplomacy" Middle East Insight magazine, January 1999
  14. ^ Kurdistan Turkey: Abdullah Ocalan, The End of a Myth? The Middle East magazine, February 2000
  15. ^ Abdullah Öcalan proposes 7-point peace plan Kurdistan Informatie Centrum Nederland
  16. ^ Turkey, Europe and the Kurds after the capture of Abdullah Öcalan Martin van Bruinessen, 1999
  17. ^ Öldürülen imam ve 10 korucunun itibarı iade edildi ANF News Agency, May 30, 2006
  18. ^ Demokratik Konfederalizm
  19. ^ PKK Program (1995) Kurdish Library, January 24, 1995
  20. ^ PKK Yeniden İnşa Bildirgesi PKK website, April 20, 2005
  21. ^ Tarihli Görüşme Notları PWD-Kurdistan, March 16, 2005
  22. ^ Öcalan: Diyarbakır olayları boşanmanın ilanıdır ANF News Agency, May 20, 2006
  23. ^ Index of /aihm
  24. ^ denge-mezopotamya.com/besataybet/news_detail.asp?newsid=-769564977&pg=1
  25. ^ Kurdish leader calls for cease-fire NewsFlash
  26. ^ Kurdish rebel boss in truce plea BBC News

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 255752 LCCN: n91049753