Immanuel Wallerstein

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Immanuel Maurice Wallerstein

Immanuel Maurice Wallerstein (New York, 28 settembre 1930) è un sociologo ed economista statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Già presidente dell'International Sociological Association, ex direttore del Fernand Braudel Center per lo studio delle economie, dei sistemi storici e delle civiltà e professore emerito di sociologia alla Binghamton University (New York, ora alla Yale University). Deve la sua notorietà soprattutto ai pionieristici studi sul sistema-mondo, in particolare a Il sistema mondiale dell'economia moderna in tre volumi (ed. Il Mulino, 1978, 1982, 1995).

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

« Ma è ugualmente vero che i sistemi non riescono mai ad eliminare i loro conflitti interni o ad evitare perfino che assumano forme violente. Questa comprensione è il maggior debito che abbiamo nei confronti del lavoro di Karl Marx. »
(Immanuel Wallerstein[1])

Un'esperienza per lui molto formativa è stata la sua analisi e conoscenza diretta della Africa post-coloniale. Da ricordare tra l'altro il contributo da lui riconosciuto a vari docenti della Columbia University tra cui Charles Wright Mills. Gran parte del pensiero di Wallerstein riprende concetti già espressi dallo storico francese Fernand Braudel e dall'economista/antropologo Karl Polanyi. Da Fernand Braudel, verranno ripresi concetti relativi al capitalismo nonché l'approccio metodologico della longue durée. A partire, invece, dalla divisione compiuta da Karl Polanyi in relazione ai modi in cui l'economia si integra alla società, svilupperà parallelamente la teoria del sistema-mondo. Esistono 2 tipi di sistema-mondo: gli imperi-mondo (centralizzati e basati sulla ridistribuzione delle risorse che dalla periferia giungono al centro sotto forma, ad esempio, di contributi fiscali e da qui vengono poi ridistribuite) e le economie-mondo. Mentre sono, storicamente, esistiti più imperi-mondo, l'economia-mondo è in realtà unica, e corrisponde al nostro attuale sistema-mondo. Prima del 1500, il sistema impero-mondo prevalse sull'economia-mondo, ma è dal XVI secolo che il sistema subisce un'inversione, evolvendosi poi in quel che sarà l'economia-mondo capitalistica (come detto, l'unica esistita). La crisi del sistema è legata, anche, alla crisi di ciò che viene definito egemone (ad esempio possiamo definire egemone l'Inghilterra imperiale) che pone fine ad una fase detta A (di crescita) e dà inizio alla fase B (di decrescita). I cicli, secondo Wallerstein, in quanto tali, si ripetono. Egli elaborò la teoria del moderno sistema-mondo divisa in:

  • l'idea di una scala di piani di ricerca che va dal sistema mondo all'economia domestica
  • l'idea di un'incorporazione dei territori esterni all'economia-mondo capitalistica
  • il concetto di semi-periferia, che indica una relazione tra le economie-mondo e le periferie

L'ultimo concetto, la semi-periferia, è meglio comprensibile in questi termini: Wallerstein rifiuta il concetto di Terzo Mondo, affermando che il sistema-mondo, in quanto tale, coinvolga tutti gli stati, i quali rivestono, all'interno del sistema, un ruolo distinto. Distinguiamo stati Centrali, Periferici e Semi-periferici. La Periferia del sistema è rappresentato dai paesi definiti del Terzo Mondo, che forniscono al Centro materie prime e, in caso di delocalizzazione, forza lavoro a basso costo e prodotti finiti. Tali manifatture vengono poi trasferite verso il Centro e da qui immesse nel mercato. In questo passaggio, si realizza ciò che A.G. Frank ha definito scambio ineguale per cui il Centro acquista dalla Periferia, a prezzi bassissimi, i materiali per la produzione di manufatti che verranno poi rivenduti agli stessi paesi periferici a prezzi, chiaramente, superiori a quelli delle materie prime vendute e necessarie alla produzione. Questo determina il sottosviluppo e la dipendenza della Periferia dal Centro. Sono, invece, Semi-periferici paesi instabili, che tendono ad allontanarsi dalla periferia avvicinandosi al centro (India, Cina, Brasile). La sua affermazione È semplicemente falso che il capitalismo come sistema storico sia stato un progresso sui vari sistemi storici che lo hanno preceduto e che esso ha distrutto o trasformato[2] è una presa di posizione unica nel suo genere, e piuttosto solitaria, ma è il punto di partenza per una visione critica del presente. La realtà storica infatti è sempre stata costituita da un'antinomia tra l'immaginazione degli sfruttatori e la capacità degli oppressi di farsi valere contro di essi[3]. La sua concezione dei cambiamenti storici prevede per i prossimi 50 anni una lotta molto forte tra i due elementi di questa antinomia. La posta in gioco è la scelta tra un sistema sociale molto più autoritario dell'attuale o uno più democratico e partecipativo.

Lavori[modifica | modifica wikitesto]

Opere in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sistema mondiale dell'economia moderna, 3 voll., Bologna, Il Mulino, 1978; 1982; 1995.
  • Il capitalismo storico, Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-58677-7
  • La scienza sociale: come sbarazzarsene. I limiti dei paradigmi ottocenteschi, Milano, Il saggiatore, 1995. ISBN 88-428-0244-1
  • Dopo il liberalismo, Milano, Jaca book, 1999. ISBN 88-16-40451-5
  • Geopolitica e geocultura. Saggi sull'evoluzione del sistema-mondo, Trieste, Asterios, 1999. ISBN 88-86969-22-8
  • Capitalismo storico e Civiltà capitalistica, Trieste, Asterios, 2000. ISBN 88-86969-23-6
  • Navigando nella transizione, Roma, Prospettiva, 2002. ISBN 88-8022-091-8
  • Liberalismo e democrazia: Freres Ennemis?-Il ventesimo secolo: buio a mezzogiorno?-Gli intellettuali in un'epoca di transizione, Trieste, Asterios, 2002. ISBN 88-86969-92-9
  • Alla scoperta del sistema mondo, Roma, Manifestolibri, 2003. ISBN 88-7285-272-2
  • Utopistica. Le scelte storiche del XXI secolo, Trieste, Asterios, 2003. ISBN 88-86969-24-4
  • Il declino dell'America, Milano, Feltrinelli, 2004. ISBN 88-07-10361-3
  • Comprendere il mondo. Introduzione all'analisi dei sistemi-mondo, Trieste, Asterios, 2006. ISBN 978-88-95146-03-4
  • La retorica del potere. Critica dell'universalismo europeo, Roma, Fazi, 2007. ISBN 978-88-8112-841-9

Opere complessive[modifica | modifica wikitesto]

  • 1961: Africa, The Politics of Independence. New York: Vintage Books.
  • 1964: The Road to Independence: Ghana and the Ivory Coast. Paris & The Hague: Mouton.
  • 1967: Africa: The Politics of Unity. New York: Random House.
  • 1969: University in Turmoil: The Politics of Change. New York: Atheneum.
  • 1972 (with Evelyn Jones Rich): Africa: Tradition & Change. New York: Random House.
  • 1974: The Modern World-System, vol. I: Capitalist Agriculture and the Origins of the European World-Economy in the Sixteenth Century. New York/London: Academic Press.
  • 1979: The Capitalist World-Economy. Cambridge: Cambridge University Press.
  • 1980: The Modern World-System, vol. II: Mercantilism and the Consolidation of the European World-Economy, 1600-1750. New York: Academic Press.
  • 1982 (with Terence K. Hopkins et al.): World-Systems Analysis: Theory and Methodology. Beverly Hills: Sage.
  • 1982 (with Samir Amin, Giovanni Arrighi and Andre Gunder Frank): Dynamics of Global Crisis. London: Macmillan Publishers.
  • 1983: Historical Capitalism. London: Verso.
  • 1984: The Politics of the World-Economy. The States, the Movements and the Civilizations. Cambridge: Cambridge University Press.
  • 1986: Africa and the Modern World. Trenton, NJ: Africa World Press.
  • 1989: The Modern World-System, vol. III: The Second Great Expansion of the Capitalist World-Economy, 1730-1840's. San Diego: Academic Press.
  • 1989 (with Giovanni Arrighi and Terence K. Hopkins): Antisystemic Movements. London: Verso.
  • 1990 (with Samir Amin, Giovanni Arrighi and Andre Gunder Frank): Transforming the Revolution: Social Movements and the World-System. New York: Monthly Review Press.
  • 1991 (with Étienne Balibar): Race, Nation, Class: Ambiguous Identities. London: Verso.
  • 1991: Geopolitics and Geoculture: Essays on the Changing World-System. Cambridge: Cambridge University Press
  • 1991: Unthinking Social Science: The Limits of Nineteenth Century Paradigms. Cambridge: Polity.
  • 1995: After Liberalism. New York: New Press.
  • 1995: Historical Capitalism, with Capitalist Civilization. London: Verso.
  • 1998: Utopistics: Or, Historical Choices of the Twenty-first Century. New York: New Press.
  • 1999: The End of the World As We Know It: Social Science for the Twenty-first Century. Minneapolis: University of Minnesota Press.
  • 2003: Decline of American Power: The U.S. in a Chaotic World. New York: New Press.
  • 2004: The Uncertainties of Knowledge. Philadelphia: Temple University Press.
  • 2004: World-Systems Analysis: An Introduction. Durham, North Carolina: Duke University Press.
  • 2004: Alternatives: The U.S. Confronts the World. Boulder, Colorado: Paradigm Press.
  • 2006: European Universalism: The Rhetoric of Power. New York: New Press.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da un suo saggio introduttivo a The Essential Wallerstein (New Press, 2000).Yale University Sociology
  2. ^ Da Historical Capitalism with Capitalist Civilization, p. 98:È semplicemente falso che il capitalismo come sistema storico sia stato un progresso sui vari sistemi storici che lo hanno preceduto e che esso ha distrutto o trasformato. Anche se lo scrivo, provo un grande tremore come se dicessi una cosa blasfema. Temo l'ira degli dei poiché sono stato forgiato nello stesso stampo ideologico di tutti i miei coetanei ed ho adorato gli stessi santuari.
  3. ^ Da The Modern World-System, vol. I, p. 233:Nel secolo XVI l'Europa era come un cavallo selvaggio impossibile da domare. Il tentativo di alcuni gruppi di stabilire una economia mondiale basata su una particolare divisione del lavoro, di creare stati nazionali nelle aree centrali come garanti politico-economici di questo sistema, di far pagare ai lavoratori non solo i profitti ma anche i costi di mantenimento del sistema, non è stato facile. Va a credito dell'Europa che sia stato fatto, poiché senza la spinta del sedicesimo secolo il mondo moderno non sarebbe nato e, malgrado tutte le sue crudeltà, è meglio che sia nato piuttosto che il contrario. Va pure a merito dell'Europa che ciò non sia stato facile, e particolarmente che non sia stato facile poiché il popolo che ne pagava i costi a breve termine si oppose vigorosamente all'ingiustizia di tutto questo. I contadini ed i lavoratori di Polonia e Inghilterra e Brasile e Messico furono tutti molto vivaci ognuno a modo loro nell'opporsi. Come dice R.H.Tawney a proposito dei disordini agrari in Inghilterra: 'Questi movimenti sono una prova di sangue e muscoli e di uno spirito alto e coraggioso... Felice la nazione il cui popolo non ha dimenticato come ribellarsi.' Il marchio del mondo moderno è l'immaginazione dei suoi profittatori e della capacità degli oppressi di farsi valere contro di essi. Lo sfruttamento e il rifiuto di accettare lo sfruttamento sono entrambi inevitabili oppure costituiscono la continua antinomia dell'era moderna, uniti in una dialettica che è ancora lontana dall'aver raggiunto il suo punto culminante nel ventesimo secolo.

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