Robert K. Merton

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Robert King Merton (pseudonimo di Meyer R. Scholnick) (Filadelfia, 5 luglio 191023 febbraio 2003) è stato un sociologo statunitense, ma figlio di immigrati dell'Europa dell'Est, della corrente funzionalista.

È probabilmente meglio conosciuto per aver coniato espressioni come "profezia che si autoavvera" e altre entrate nel linguaggio comune come "effetto San Matteo" o per l'uso scientifico del termine "serendipity".

Insegnò alla Columbia University per la maggior parte della sua carriera accademica.

È opinione diffusa, ma errata, che sia stato uno studente di Talcott Parsons. Il grande sociologo era invece solo un membro della sua commissione di dottorato, in cui era presente anche Pitirim Sorokin: l'argomento della dissertazione era la storia e l'economia nell'Inghilterra del XVII secolo. Per quanto sia considerato uno dei principali sociologi del funzionalismo, di cui Parsons è il maggiore rappresentante, Merton venne influenzato da altri maestri, come il già citato Sorokin e Paul Lazarsfeld, che lo indussero ad occuparsi delle "teorie di medio raggio".

I suoi contributi principali alla corrente funzionalista furono il lavoro sulle teorie di medio raggio, la chiarificazione e la rimessa a punto dell'analisi funzionalista, la teoria della devianza e il suo lavoro sui set dei ruoli.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Teoria e struttura sociale, 1949 (ampliata nel 1957 e 1968)

Libertà e controllo nella società moderna (1955)

Ricerca sociologica (1963)

Sociologia teoretica (1967)

La sociologia della scienza (1973)

Teorie di medio raggio[modifica | modifica sorgente]

In opposizione all'idea dei funzionalisti come Talcott Parsons di costruire una teoria onnicomprensiva e all'empirismo puro, Merton propone "teorie di medio raggio", così chiamate perché circoscritte a problemi e fenomeni specifici. Esempi di teorie di questo tipo sono per Merton, la ricerca sul suicidio di Emile Durkheim e quella sull' etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber.

L'analisi funzionale[modifica | modifica sorgente]

Merton sostiene che l'idea centrale del funzionalismo sia quella di interpretare i dati attraverso le loro conseguenze sulle strutture più grandi in cui sono implicati. Come Durkheim e Parsons egli analizza la società per vedere se le strutture culturali e sociali sono ben integrate oppure no. Merton inoltre è interessato a capire per quale motivo le società persistono e cerca le funzioni che facilitano l'adattamento di un dato sistema sociale. Infine Merton ritiene che i valori condivisi siano decisivi per spiegare come le società e le istituzioni funzionano.

L'analisi funzionalista classica viene considerata conservatrice in quanto rivolta alla ricerca dei fattori di turbamento delle strutture sociali disfunzionali che possono provocare una modifica nello status quo. Merton si discosta da quest'analisi tradizionale, e dunque anche da Talcott Parsons, perché si pone una domanda: "funzionale a chi?". Ammettendo l'esistenza di diversi gruppi di interesse all'interno della società, senza considerarla più come un organismo unitario, introduce un elemento della sociologia del conflitto all'interno della sociologia funzionalista.

Teoria della devianza di Merton[modifica | modifica sorgente]

Merton's structural-functional idea of deviance and anomie.

Il termine anomia, derivato da Emile Durkheim, assume in Merton un significato nuovo: la discontinuità tra scopi culturali e mezzi legittimi per raggiungerli. Pensando agli Stati Uniti, egli vede il "sogno americano" come un'enfasi del successo economico, come scopo culturale, a cui però non corrisponde un'adeguata enfasi sui mezzi legittimi per raggiungerlo. Questa contraddizione porta a un aumento considerevole di devianza (nel senso in cui Parsons usa questo termine). Questa teoria è comunemente usata negli studi di criminologia.

Scopi culturali Norme istituzionalizzate Modalità di adattamento
+ + Conformità
+ - Innovazione
- + Ritualismo
- - Rinuncia
± ± Ribellione

Con conformismo Merton intende il raggiungimento degli obiettivi sociali attraverso mezzi legittimi (quello che potremmo definire "l'americano di successo"). Innovazione invece significa raggiungere gli stessi obiettivi (segno + nello schema), rifiutando però i mezzi legittimi (segno - nello schema). Un esempio di questo tipo di innovazione è la ricerca di profitto economico (scopo sociale) attraverso pratiche illegali (corruzione o altro). Il ritualismo consiste nel seguire le norme legittime, senza condividere gli scopi sociali (come esempio possiamo pensare al burocrate che "fa il suo dovere", in maniera ottusa, rispettando formalmente le regole senza però guardare ai risultati). La rinuncia è l'atteggiamento di chi rifiuta sia gli scopi che i mezzi legittimi per raggiungerli: si ritira dunque dalla vita sociale (per es. tossicodipendenti, senza fissa dimora...). La ribellione è l'atteggiamento di chi rifiuta entrambi e li sostituisce con altri. Innovazione e ritualismo sono casi esemplari di anomia come la definisce Merton, perché in entrambi i casi c'è discontinuità tra scopi e mezzi per raggiungerli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piotr Sztompka, Robert K. Merton: an intellectuel profile, Macmillan Education, London, 1986.
  • Realino Marra, Merton e la teoria dell’anomia, in «Dei Delitti e delle Pene», V-2, 1987, pp. 207–21
  • Charles Crothers, Robert K. Merton, Ellis Horwood, Chichester, 1987.
  • Jon Clark, ed, Robert K. Merton: consensus and controversy, The Falmer Press, London, 1990.
  • Renate Breithecker-Amend, Wissenschaftsentwicklung und Erkenntnisfortschritt: zum Erklärungspotential der Wissenschaftssoziologie von Robert K. Merton, Michael Polanyi und Derek de Solla Price, Waxmann, Münster, 1992.
  • Markus Schnepper, Robert K. Mertons Theorie der self-fulfilling prophecy: Adaption eines soziologischen Klassikers, Lang, Frankfurt, 2004.
  • Gönke Christin Jacobsen, Sozialstruktur und Gender: Analyse geschlechts-spezifischer Kriminalität mit der Anomietheorie Mertons, VS Verlag, Wiesbaden, 2007.
  • Craig J. Calhoun, ed, Robert K. Merton: sociology of science and sociology as science, Columbia University Press, New York, 2010

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