Cavalieri dell'Apocalisse

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

I Cavalieri dell'Apocalisse sono quattro figure simboliche introdotte nell'Apocalisse di Giovanni 6,1-8, successivamente presenti nella cultura medievale e in quella contemporanea.

Essi si presentano all'apertura da parte dell'Agnello dei primi quattro di sette sigilli che tengono chiuso un rotolo di papiro o di pergamena che Dio tiene nella mano destra. A parte l'ultimo, chiamato Morte/Peste (il termine greco θάνατος, thánatos, ha entrambi i significati), i nomi dei cavalieri non sono menzionati e perciò il loro significato simbolico deve essere dedotto dai loro attributi.

I cavalieri dell'Apocalisse, xilografia di Albrecht Dürer (ca. 1497–98), cavalcano in gruppo, guidati da un angelo, per portare morte, fame, guerra e conquista militare.

Le interpretazioni degli esegeti, tuttavia, sono discordanti, soprattutto per quanto riguarda il primo cavaliere, quello che monta un cavallo bianco. Numerosi tratti, infatti, "collocano il primo cavaliere in un ruolo e in un'atmosfera diversa da quelli chiaramente negativi in cui si muovono gli altri tre. Così sentivano i commentatori antichi che nel primo cavaliere vedevano il Cristo o la corsa vittoriosa della predicazione cristiana. Dopo che poi, soprattutto per influsso della xilografia di A. Dürer (1498), per qualche secolo è stata dominante l'interpretazione negativa di quel cavaliere, ora si torna a sentire come gli antichi con sempre maggiore insistenza".[1]

Secondo una diffusa interpretazione moderna, invece, essi sarebbero tutti e quattro portatori di una punizione divina che precorre il giudizio universale.[2] Essi, infatti, simboleggerebbero nell'ordine la conquista militare (cavallo bianco, cavaliere con arco), violenza e stragi (cavallo rosso, cavaliere con spada), carestia (cavallo nero, cavaliere con bilancia), morte e pestilenza (cavallo verdastro).[2][3] Citazioni moderne nella cultura pop e nei media contemporanei hanno associato ai primi tre gli appellativi di Pestilenza, Guerra e Carestia.[4]

Radici bibliche del tema simbolico[modifica | modifica wikitesto]

I quattro cavalli dell'Apocalisse sono collegati a due temi veterotestamentari, di cui, però, Giovanni fornisce una rielaborazione autonoma.[2][5]. Il tema dei cavalli di quattro diversi colori compare in due visioni di Zaccaria (1,8-11; 6,1-6). Nella prima i cavalli sembrano essere "angeli ispettori", che riferiscono all'angelo del Signore la situazione di calma su tutta la terra. Nella seconda, invece, due o più cavalli di uno stesso colore sono aggiogati a un cocchio e lo tirano verso una delle quattro direzioni cardinali. I quattro carri (o meglio i loro conduttori, non menzionati) vengono identificati con i quattro angeli/spiriti/venti (secondo la traduzione) corrispondenti alle quattro direzioni cardinali e incaricati di agitare la terra in modo conforme alla volontà di Dio (cfr. 6,8b). Benché i cavalli di Zaccaria non abbiano cavaliere, il loro significato non dovrebbe essere troppo diverso da quello dei cavalieri dell'Apocalisse: anche questi ultimi dovrebbero rappresentare forze che muovono la storia.[6]

Il secondo tema simbolico sottostante è quello del trittico delle cause di morte prematura: guerra, carestia e peste. Questa triade di flagelli compare ripetutamente in tutta la letteratura profetica, ad esempio in Ezechiele (6,11-12), ed è normalmente presentata come conseguenza/punizione dei peccati e dell'idolatria del popolo ebraico[7]. Il trittico dei mali corrisponde in modo abbastanza chiaro agli ultimi tre cavalieri, che compaiono nell'Apocalisse con attributi significativi e nell'ordine con cui sono perlopiù citati nella letteratura profetica.

Ciò lascia aperta la questione della natura del primo cavaliere, che molti autori dopo la Riforma vorrebbero associare a qualche altra realtà negativa per omogeneità del quartetto. Questa interpretazione contrasta con le interpretazioni più antiche che associano al primo cavaliere una valenza positiva[8] ed è rigettata da molti esegeti moderni[9], che, fra le altre cose, osservano che nella Bibbia il colore bianco non è mai associato al male e che nel capitolo 19 dell'Apocalisse è addirittura associato a Cristo e ai suoi seguaci (Ap 19,11-14)[10]. Di questo cavaliere, inoltre, si dice che passa di vittoria in vittoria, caratteristica che la Bibbia non attribuirebbe mai al male.

Il cavallo bianco: fonte di controversie fra i biblisti[modifica | modifica wikitesto]

I Cavalieri dell'Apocalisse (1887) rappresentati da Victor Vasnetsov.
Nella parte in alto si può vedere l'Agnello.
« Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. »   (Apocalisse 6, 1-2)

Non c'è accordo fra i biblisti se il primo cavaliere rappresenti una forza malefica o benefica e ancor meno di quale forza si tratti.

Interpretazioni come forza malefica[modifica | modifica wikitesto]

L'arco, di cui è armato il primo dei quattro cavalieri, e il riferimento alle vittorie conseguite e da conseguire evoca un contesto bellico; contesto, però, in cui si colloca anche il secondo cavaliere armato di spada. Secondo alcuni esegeti, quindi, il primo cavaliere rappresenta la guerra di conquista, il militarismo[2], mentre il secondo alluderebbe alla guerra civile, alle stragi e in generale ad ogni altra forma di violenza sanguinosa non bellica. Non è chiaro, tuttavia, perché solo il secondo abbia il potere di "togliere la pace". Altri esegeti, quindi, hanno ipotizzato che il cavaliere bianco sia l'anticristo, che deve venire prima degli sconvolgimenti escatologici, che sarebbero rappresentati dai cavalieri successivi. [11] Le somiglianze fra questo cavaliere bianco e quello del capitolo 19, chiaramente identificato come "Verbo di Dio", verrebbero spiegate osservando che il male scimmiotterebbe il Cristo, ruolo nel quale viene descritto diverse volte nel libro.[12][2] Altri esegeti, poi, preferiscono parlare non di anticristo, ma di falsi messia (cfr. Mt 24,4-5; Mc 13,5-6, Lc 21,8) e di falsa profezia [13] o di falsa chiesa [14] Gli esegeti, infine, della scuola preterista, quelli cioè che cercano di riconoscere nell'Apocalisse eventi già avvenuti poco prima della sua redazione, interpretano il primo cavaliere vincitore come simbolo dei Parti, famosi arcieri e cavalieri, i quali sconfissero i romani nel 62 d.C. e continuarono a minacciarli nei secoli successivi.[15][16]

Interpretazioni come forza benefica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altri esegeti l'appartenenza del primo cavaliere al quartetto non è in contraddizione con una sua interpretazione come energia positiva presente nella storia. Anche nel cap. 12 il simbolo positivo della Donna vestita di sole compare in una stessa serie di segni con quello negativo del grande Drago Rosso.[17] Il primo cavaliere è collegato a Cristo, a Dio e al bene da molte evidenze lessicali, cromatiche e iconografiche (la corona, l'arco, ecc.). La "voce di tuono" che saluta la sua comparsa (ma non quella degli altri tre cavalieri) esprime il compiacimento divino.[18] L'arco, che colpisce a distanza, è superiorità bellica fra gli uomini (Ger 51,56; Osea 1,5). Può essere, però, simbolo della superiorità divina. In Ez 5,16 Dio lo usa proprio per "fare giustizia" scoccando "le terribili frecce della fame" e degli altri due mali esemplari. In Gen 9,13-15 LXX lo stesso vocabolo (toxon) indica l'arco dell'alleanza noachica. Nel Salmo 44/45 versetti da 4 a 7 (Sal 44, 4-7/Sal 45, 4-7) anche il Messia scaglia "frecce acute", che "abbattono i popoli".

Resta, però, incerto il significato preciso del simbolo. Per diversi esegeti medievali il cavallo bianco è verbum predicationis cum Spiritu sancto in orbem missum, cioè la Parola di Dio che si diffonde sulla terra, qualcosa di più della semplice predicazione del Vangelo e qualcosa di meno della presenza di Cristo nella storia. Per Ireneo, e per molti altri anche oggi, è il Cristo stesso. Per altri ancora rappresenta l'umanità buona, "l'uomo che Dio ha voluto vincitore sul male e signore del mondo e che, nonostante il peccato e la caduta, è destinato a vincere ancora". [19]


Gli altri tre cavalieri[modifica | modifica wikitesto]

Il cavallo rosso[modifica | modifica wikitesto]

« Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada. »   (Apocalisse 6, 3-4)

Il colore del cavallo, rosso fuoco, nell'Apocalisse è associato ai nemici di Dio, come il drago[20]. Un cavaliere dotato di spada e del potere di togliere la pace dovrebbe essere associato alla guerra (o per differenziarlo da alcune interpretazioni del primo cavaliere almeno alla guerra civile), e più in generale a violenze e stragi.[21]

Il cavallo nero[modifica | modifica wikitesto]

« Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati». »   (Apocalisse 6, 5-6)

Il terzo cavaliere simboleggia la carestia, spesso associata alla guerra, e i suoi effetti: la morte (il colore nero). Lo conferma la menzione di un prezzo elevatissimo per grano e orzo[22]. Il prezzo di olio e vino, però, non viene toccato. Trattandosi di prodotti autunnali, ciò potrebbe indicare precisi limiti temporali posti da Dio allo strumento di distruzione.[23] Alternativamente, trattandosi di prodotti non indispensabili per la sopravvivenza, segnalerebbe che la carestia causata dalla guerra riguarda la popolazione comune e non tocca i ricchi. Il particolare, quindi, mette in evidenza l'ingiustizia sociale. [24]

Il cavallo verdastro[modifica | modifica wikitesto]

« Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. »   (Apocalisse 6, 7-8)

L'ultimo cavallo, di colore cadaverico, porta sul proprio dorso un cavaliere chiamato Morte. Qui in particolare sembra si faccia riferimento alla pestilenza, significato aggiuntivo del greco thanatos utilizzato espressamente nella chiusura del verso. Anche in questo caso sono evidenziati dei limiti precisi alla distruzione.[23]

Miniatura tratta dal beatus di Valladolid (970 circa), una copia del Commentarius in Apocalypsin di Beato di Liébana

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Biguzzi, p.166.
  2. ^ a b c d e Flegg, 1999, p.90
  3. ^ David Leeming, The Oxford Companion to World Mythology, Oxford University Press, 2005, p. 22, ISBN 0-19-515669-2.
  4. ^ Why "The Four Horsemen of the Apocalypse"?, 2008. URL consultato il 22 febbraio 2015.
  5. ^ Schick, 1984, p.83
  6. ^ "I primi quattro sigilli sono dunque sigilli di investitura e i quattro cavalieri sono altrettante forze che si incrociano nella storia umana, per mandato o permissione divina" (Biguzzi, p.166). Analogamente: "Espresse simbolicamente da cavalli dai colori caratteristici e da dei cavalieri, esse [le componenti della storia] acquistano il rilievo di forze impetuose (i cavalli), che invadono il campo della storia, travolgendo tutto." (Vanni, p.39)
  7. ^ Il tema del trittico delle punizioni degli israeliti idolatri è molto frequente in Geremia 14,12; 21,7; 27,8; 29,17; 32,24.36; 38,2; 44,13 e in Ezechiele 5,12.16-17; 6,11-12; 7,15; 12,16; 14,21. Raramente il trittico è completato con una quarta causa di morte prematura: le belve feroci. (Ez 5.17;14,21)
  8. ^ Già Ireneo di Lione associa questo cavaliere al Cristo (Contro le eresie, 4,21,3), mentre Vittorino di Petovio interpreta le sue molte battaglie vittoriose con la diffusione del vangelo fra i popoli (SC 423,6,1,17-18). Altri autori su questa linea sono Andrea di Cesarea, Primasio di Hadrumetum, Beda il Venerabile, Beato di Liebana e l'anonimo autore delle Omelie pseudoagostiniane (PL 35,2421-2460) edite da G. Morin.
  9. ^ Molto influenti in Italia sono stati gli studi di Ugo Vanni. Al significato positivo di questo simbolo aderiscono, per esempio, G. Biguzzi, E. Bianchi e, sia pure con meno sicurezza, C. Doglio. In Francia cfr. A. Feuillet, Le premier chevalier de l'Apocalypse in ZNW 57 (1966), pp. 244-247 e P. Prigent, cit., p. 205. In Germania: J. Herzer, Der erste apokalyptische reiter und der König der Könige. Ein Beitrag zur Christologie der Johannesapokalypse, in NTS 45 (1999), pp. 230-249.
  10. ^ "I colori nell'Apocalisse esprimono delle qualifiche di carattere spirituale e morale. Cosí il bianco, nelle sue quattordici ricorrenze, contiene un riferimento alla resurrezione di Cristo; il rosso indica la radice demoniaca di certi fenomeni storici, ecc. Nell'Apocalisse il bianco compare 14 volte ed è sempre associato a Cristo." in Ugo Vanni, Apocalisse di Giovanni, documento in formato PDF (2003), Collegium internazionale sancti Bernardi in Urbe, pp.18-19.
  11. ^ M. Rissi, The Rider on the White Horse. A Study of Revelation 6,1-8 in Interpretation 18 (1964), pp. 414-418.
  12. ^ Schick, 1984, p.84
  13. ^ A. Kerkeslager, Apollo, Greco-Roman prophecy and the Rider on the White Horse in Rev 6:2, JBL 112 (1993), pp. 116-121
  14. ^ "Counterfeit Christian forces of the future" in: R.L. Thomas, Revelation 1-7. An Exegetical Commentary, Chicago 1992, p.422-4.
  15. ^ Per esempio Perkins, p.45.
  16. ^ Mounce, 1998, pp.139-145
  17. ^ Biguzzi, p.167.
  18. ^ L'associazione fra tuono e teofanie è comune nell'Apocalisse (per esempio Ap 4,5; 11,19; 14,2; 16,18) e in altri testi biblici (Sal 28,3; 76,18-19; 103,7; Es 19,16; 20,18; Gv 12,28-29)
  19. ^ Bianchi, p. 96.
  20. ^ Vedi altri simboli negativi dell'Apocalisse come il "gran dragone color rosso", la "bestia selvaggia colore scarlatto", la "grande meretrice vestita di porpora", ecc...
  21. ^ Schick, 1984, p.85
  22. ^ Pari a dodici volte quello usuale citato da Cicerone nell'orazione contro Verre
  23. ^ a b Schick, 1984, p.86
  24. ^ Bianchi, pp.96-97; Biguzzi, p.165.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4644116-5