Zola Predosa

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Zola Predosa
comune
Zola Predosa – Stemma Zola Predosa – Bandiera
Zola Predosa – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Città metropolitanaCittà metropolitana di Bologna - Stemma.svg Bologna
Amministrazione
SindacoDavide Dall'Omo (PD) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate44°29′18″N 11°13′05″E / 44.488333°N 11.218056°E44.488333; 11.218056 (Zola Predosa)Coordinate: 44°29′18″N 11°13′05″E / 44.488333°N 11.218056°E44.488333; 11.218056 (Zola Predosa)
Altitudine74 m s.l.m.
Superficie37,75 km²
Abitanti19 014[1] (30-11-2018)
Densità503,68 ab./km²
FrazioniGessi, Gesso, Lavino, Madonna dei Prati di Tomba, Ponte Ronca, Riale, Rivabella, Tombe
Comuni confinantiAnzola dell'Emilia, Bologna, Casalecchio di Reno, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Valsamoggia
Altre informazioni
Cod. postale40069
Prefisso051
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT037060
Cod. catastaleM185
TargaBO
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantizolesi
Patronosan Nicolò
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Zola Predosa
Zola Predosa
Zola Predosa – Mappa
Posizione del comune di Zola Predosa nella città metropolitana di Bologna
Sito istituzionale

Zola Predosa (Zôla Predåusa in dialetto bolognese[2][3]) è un comune italiano di 19 014 abitanti della città metropolitana di Bologna, in Emilia-Romagna.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

In passato si chiamava Cellula Petrosa (Ceula Petrosa in latino), dal nome di due insediamenti limitrofi. Nel Medioevo, quando il latino fu abbandonato per il volgare, Cellula divenne Çeula, poi Zola; Petrosa, l'antico nome della via Bazzanese, divenne Predosa[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Zola Predosa, sono frammenti di strumenti lapidei e di vasi con manico ad anello risalenti all'età del Bronzo. Alcuni reperti dell'epoca villanoviana ed Etrusca, sono conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna (soprattutto corredi funebri e vasi).

Del periodo romano sono alcune spade e lance in ferro ritrovate durante scavi nella cava Andina, come pure effigi in bronzo che raffigurano Cerere e Mercurio, e monete di età augustea.

Notizie risalenti al Medioevo citano le comunità di Gesso, Zola e Predosa prima tra i possedimenti di Matilde di Canossa, poi del Comune di Bologna. Nel 1144 Zola giura fedeltà a Bologna, e nel 1164 anche Gesso viene sottomesso.

Il XII secolo vede una fiorente attività di produzione vitivinicola, oggi ripresa e valorizzata. Nella metà del Duecento infatti ha origine la "Strada dei brentani", realizzata per agevolare il trasporto di vino dalle valli del Lavino e del Samoggia verso Bologna. Oggi tale strada (solo simbolicamente corrente sul tracciato originario) è denominata "Strada dei vini e dei sapori".

Nel XVI secolo il territorio di Bologna, e quindi anche Zola Predosa, entra a far parte dello Stato Pontificio e vi resta per circa 3 secoli. La stabilità politica del periodo favorisce lo sviluppo di attività manifatturiere, una delle più importanti fu la produzione di laterizi e gesso, che comportò la realizzazione di varie fornaci oggi scomparse.

Nel 1805, nel Piano di aggregazione dei piccoli comuni e di distrettuazione del Dipartimento del Reno, elaborato dalle classi dirigenti del napoleonico Regno d'Italia, il Comune di Zola Predosa fu inserito nel Cantone di Bazzano all'interno del Distretto di Bologna.

Nel 1810, Zola fu compresa nel Cantone e nel Distretto di Bologna ed unì a sé, in qualità di aggregato, la località di Gesso. Con la restaurazione del primato pontificio su Bologna, il Comune di Zola, con la località di Gesso, fece capo alla Podesteria di Anzola dell'Emilia nel Governo di Bologna.

Durante la Prima Guerra Mondiale, partirono per il fronte oltre 1200 zolesi, di cui 95 non fecero ritorno e 46 restarono invalidi.[5] Due le opere volte a ricordare i caduti della guerra: la prima una lapide posta nel 1923, che reca i nomi dei caduti e una scultura integrata; la seconda è un monumento posto nel secondo dopoguerra in memoria dei caduti dei due conflitti mondiali.[6]

Dopo un anno dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale, circa 1930 zolesi erano partiti per il fronte, dei quali 63 non fecero ritorno. Altre 41 vittime vennero registrate il 26 e il 27 Dicembre 1944 durante i bombardamenti tra Zola e San Pancrazio. Fra i partigiani si contarono 34 caduti, di cui 5 il 19 Aprile 1945 durante la battaglia di monte Capra, preludio alla liberazione di Zola avvenuta il 20 Aprile. Il 30 Ottobre del 1944 vide la morte di Corrado Masetti, comandante della 63ª Brigata Garibaldi "Bolero", durante la battaglia di Casteldebole. Il fratello Libero Masetti divenne sindaco di Zola nel Settembre del 1945 e restò alla guida dell'amministrazione comunale fino al 1964. La guerra lasciò duri segni a Zola: alcuni materiali, come la ferrovia interrotta, le case distrutte e le strade punteggiate da voragini provocate dalle bombe, mentre altri più emotivi come la paura dei bombardamenti e dei rastrellamenti ancora vivi nella memoria dei zolesi. Nonostante questo, i lavori di ricostruzione iniziarono presto e in pochi anni vennero riparati edifici pubblici e privati, ricostruite le officine Maccaferri e ripristinati pozzi ed acquedotti[5].

Dal 16 giugno 2014 entra a far parte dell'Unione dei comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Zola Predosa è tra le città decorate al valor militare per la guerra di Liberazione, insignito il 9 maggio 1994 della Croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, ed è membro dell'Istituto Nazionale del Nastro Azzurro che raggruppa tutti i combattenti decorati al valore militare[8]:

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Zola Predosa, fedele alle sue tradizioni di libertà, costituì subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 i primi gruppi partigiani del circondario, concorrendo alla nascita della valorosa 63ª Brigata Garibaldi "Bolero". Con tali unità, unitamente alle squadre SAP formatesi nell'ambito del comune, condusse una lotta armata che, con ardimentose azioni in campo aperto e ripetuti atti di sabotaggio, non dette tregua all'occupatore nazi-fascista, impegnandone costantemente una parte considerevole delle sue forze stanziali. I numerosi concittadini caduti e feriti in combattimento, i civili trucidati per rappresaglia, le tante distruzioni provocate dalla rabbia vendicativa del nemico, testimoniano l'apporto di sangue e di sacrificio di Zola Predosa alla causa della liberazione. Zola Predosa, 8 settembre 1943 - aprile 1945»
— 9 maggio 1994
Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica»
— 2 aprile 2002

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Albergati[modifica | modifica wikitesto]

Maestosa residenza di campagna di età barocca della famiglia Albergati, per la quale si rimanda alla relativa voce.

Cà La Ghironda[modifica | modifica wikitesto]

Museo nei pressi di Ponte Ronca, collezione d'arte moderna e contemporanea di pittura e scultura che si estende in una vasta area precedentemente agricola. Gli itinerari artistici sono all'aperto o all'interno di un moderno edificio.

Palazzo Bentivoglio Pepoli[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Bentivoglio Pepoli Voluto all'inizio del Cinquecento da Alessandro Bentivoglio, passò in seguito ai Marescotti e quindi ai Pepoli. Pochi anni fa, dopo un lungo abbandono, la villa è stata restaurata completamente nella sua complessità di architettura rinascimentale, leggibile nel doppio loggiato della facciata nord, e di architettura neoclassica secondo l'assetto conferitole da Angelo Venturoli fra il XVIII e il XIX secolo del lato rivolto a sud. Il timpano è decorato con due angeli che sostengono lo scudo di famiglia sormontato dall'aquila. All'interno conserva preziosi soffitti lignei dipinti, decorazioni e fregi. All'esterno il giardino conserva le vasche per i giochi d'acque che lo caratterizzavano in antichità. Spazio condiviso con la scuderia che si erge su due piani, divisa in tre grandi navate con volte a crociera.

Villa Edvige Garagnani[modifica | modifica wikitesto]

La villa, edificata nella seconda metà del Settecento, attualmente ospita la sede dell’ufficio per l’informazione e l’accoglienza turistica (IAT) e il Centro Studi Ville Bolognesi. Di particolare importanza artistica è il salotto affrescato dal pittore bolognese Antonio Basoli[9].

Villa Socini[modifica | modifica wikitesto]

La villa sorge fra la via Rigosa e la via Roma con accesso contrassegnato da un lungo viale introdotto da due imponenti archi in mattoni, conosciuti come "Portoni rossi", che delimitavano il confine sulla Strada maestra di Sant’Isaia, principale collegamento con Bologna.[10]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Ricordo dei partigiani della 63ª Brigata Garibaldi "Bolero"[modifica | modifica wikitesto]

Situato in via Valle nella frazione di Gesso, il monumento ricorda i partigiani della 63ª Brigata Garibaldi "Bolero" che il 20 aprile caddero a Monte Capra per mano di un contingente tedesco in ritirata.

Ricordo delle vittime dei bombardamenti di via San Pancrazio[modifica | modifica wikitesto]

Situato in via San Pancrazio, il monumento ricorda le 41 vittime civili dei bombardamenti anglo-americani durante il 26 e il 27 Dicembre 1944.

Ricordo di tutti i caduti zolesi durante le due Guerre Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

I monumenti sono due[11]:

  • uno cippo situato di fronte al palazzo del Comune in Piazza della Repubblica, che recita le parole "Zola Predosa memore ai suoi caduti"
  • una colonna inaugurata il 4 Novembre 1947, che cita i nomi dei 249 soldati ufficialmente deceduti nella Prima e Seconda Guerra Mondiale, ubicata di fronte alla biblioteca comunale nel giardino antistante.

Ricordo dei 35 partigiani zolesi caduti durante la Seconda Guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento si trova nel cimitero di Zola Predosa, e ricorda i 35 partigiani zolesi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale.[11]

Lapide intitolata a Mario Turra[modifica | modifica wikitesto]

Situata a Lavino, la lapide è intitolata ad un giovanissimo partigiano trucidato da una banda delle brigate nere l'8 Agosto 1944. Il palazzo dove è affissa la lapide era la dimora dei Turra, una famiglia antifascista e partigiana, e per qualche tempo fu la sede operativa della 63ª Brigata Garibaldi "Bolero".[11]

Pilastrino intitolato a Giuseppe Rossi[modifica | modifica wikitesto]

Esponente di Azione Cattolica, Giuseppe Rossi fu rastrellato e ucciso dai nazisti il 7 Ottobre 1944 sulla strada provinciale. Il pilastrino fu costruito da amici e parenti[11].

Lapide intitolata a Don Mario Fornasari[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Longara, antifascista, fu rastrellato da un gruppo fascista locale il 4 Ottobre 1944. In un primo momento riuscì a scappare, ma per timore di ritorsioni contro la propria famiglia si consegnò la mattina seguente ai fascisti che lo trucidarono a Gesso, dove ora si trova la sua lapide[12].

Lapide intitolata a Alfonso e Vincenzo Vignoli[modifica | modifica wikitesto]

Situata sulla parete della Trattoria Rivabella, la lapide ricorda l'uccisione di Alfonso e Vincenzo Vignoli nel 1922 da parte di una squadra fascista. I due stavano chiacchierando con amici nel portico della Trattoria, dopo aver partecipato alla festa internazionale del lavoro[11].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2018 gli stranieri residenti nel comune sono 1.421, ovvero il 7,5% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[14]:

  1. Romania, 357
  2. Marocco, 157
  3. Albania, 137
  4. Cina, 98
  5. Ucraina, 76
  6. Moldavia, 68
  7. Filippine, 61
  8. Tunisia, 44
  9. Polonia, 42
  10. Turchia, 33

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto bolognese.

Oltre alla lingua italiana, a Zola Predosa è utilizzato il dialetto bolognese.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

A Zola Predosa la religione principale è quella cristiano-cattolica; esistono tuttavia anche religioni minori quali: l'islam, i cristiani evangelici, i testimoni di Geova.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Zola Predosa è attraversata dalla strada provinciale 569 via Bazzanese, già Strada statale 569 di Vignola, che dal 1883 al 1938 ospitava il binario della tranvia Bologna-Casalecchio-Vignola; la località era servita dalle fermate Riale, Lavino, San Pancrazio, e Ponte Ronca.

Il servizio di trasporto pubblico è assicurato dalle autocorse suburbane e interurbane svolte dalla società TPER. Il comune è inoltre servito dalle stazioni suburbane di Riale, Pilastrino, Zola Centro, Zola Chiesa e Ponte Ronca, tutte parte della rete del Servizio Ferroviario Metropolitano di Bologna.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1995 Sergio Aleotti PCI Sindaco
1995 2004 Giacomo Venturi PDS-DS Sindaco
2004 2009 Giancarlo Borsari DS-PD(solo fino al 2008) Sindaco
2009 2009 Maria Teresa Pirrone - Comm. Pref.
2009 2019 Stefano Fiorini PD Sindaco
2019 in carica Davide Dall'Omo PD Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio è la Vadese Zola, che milita nel girone B della Eccellenza. Dal 2017-19 era attiva nel paese la Axys Zola, militante in Serie D, ma ora fusasi con il Sasso Marconi.A Zola Predosa esistono altre squadra di calcio: lo Zola Predosa, che ha militato anche in Serie C2 ma ora attivo solo a livello giovanile, e il Ponte Ronca, che milita nel girone A della Terza Categoria emiliano-romagnola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Luigi Lepri, Daniele Vitali (a cura di), Dizionario Bolognese Italiano / Italiano-Bolognese, Bologna, Pendragon, 2007, pp. 348-354, ISBN 978-88-8342-594-3.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p. 719.
  4. ^ Zola Predosa, su cittadelvino.it. URL consultato il 19 agosto 2015.
  5. ^ a b Gabriele Mignardi, Zola Predosa. Un comune, una Terra, la sua Gente..
  6. ^ Storie e memorie di Bologna: Zola Predosa, su storiaememoriadibologna.it.
  7. ^ Copia archiviata, su cmsamoggia.provincia.bologna.it. URL consultato il 7 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2014).
  8. ^ MINISTERO DELLA DIFESA - COMUNICATO Ricompense al valor militare per attività partigiana, su gazzettaufficiale.it.
  9. ^ Villa Edvige Garagnani, storia, su villagaragnani.it. URL consultato il 3 agosto 2018.
  10. ^ Villa Socini, storia, su prolocozola.it.
  11. ^ a b c d e Zola Liberata 2020: l'omaggio dell'Amministrazione comunale per il 20 aprile, su youtube.com.
  12. ^ Storie e memorie di Bologna - Fornasari Mauro, su storiaememoriadibologna.it.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2017 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 3 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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