Tranvia Bologna-Casalecchio-Vignola

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Tranvia Bologna-Casalecchio-Vignola
Bologna Tranvia Bologna - Vignola.jpg
CittàBologna
InizioBologna
FineVignola
Inaugurazione1883
Chiusura1938
GestoreSocietà Anonima di Ferrovie e Tramvie nell'Emilia (1883-1905)
Les Tramways de Bologne (1905-1927)
Provincia di Bologna (1927-1938)
Lunghezza32 km
Tipotranvia
Mezzi utilizzatilocomotive a vapore
Scartamento1445 mm
Alimentazioneelettrica, 600 V cc fino a Casalecchio (dal 1907)
Bologna-Vignola.JPG
Trasporto pubblico

La tranvia Bologna-Vignola era una linea tranviaria extraurbana a vapore che collegava Bologna a Casalecchio di Reno e Vignola, sostituita dal 1938 da una linea ferroviaria attivata sullo stesso itinerario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il capolina di piazza Malpighi, in un'immagine anteriore al 1907

La costruzione della tranvia, progettata dall'ing. Gioacchino Rotondi, fu affidata alla ditta Rotondi e Almagià nel 1882 dall'amministrazione provinciale di Bologna con inizio dalla Piazza Malpighi di Bologna e percorso in buona parte sulle strade Porrettana e Bazzanese[1].

La tranvia venne costruita a più riprese tra il 1883 e il 1886. La prima tratta ad essere attivata, il 5 aprile del 1883, fu quella tra il centro di Bologna e il Meloncello.

Due mesi dopo la tranvia giunse a Casalecchio, il 9 dicembre 1883 la linea fu prolungata a Bazzano; il 28 maggio 1886 la linea fu completata fino al capolinea di Vignola[1].

L'esercizio come tranvia a vapore[modifica | modifica wikitesto]

La gestione era affidata alla Società Anonima di Ferrovie e Tramvie nell'Emilia[2], con sede a Bologna nella ex Villa Ferlini, ov'era ospitata anche la direzione di esercizio. Tale azienda era controllata dalla "Compagnie generale des chemins de fer secondaires" di Bruxelles e dalla Banca Generale[3].

Fin dall'origine la linea serviva un bacino di traffico importante, sia per movimento merci, che passeggeri; in particolare si registrava un significativo traffico turistico in direzione Bologna per il Santuario della Madonna di San Luca, collegato dal 1931 con un'apposita funivia (fermata Meloncello), e da Bologna per l'allora località balneare del Lido di Casalecchio di Reno.

Nel 1905 la Società belga Les tramways de Bologne, gestore della rete tranviaria urbana, ne rilevò la gestione[1].

Una celebre foto d'epoca presa presso la stazione di Villa Ferlini

Nel 1907 venne elettrificata la tratta urbana fino a Casalecchio consentendo l'immissione di 10 elettromotrici a due assi e la modifica di tracciato dalla Croce fino a Casalecchio in sede propria[4]; il capolinea urbano del servizio a vapore per Casalecchio venne contestualmente arretrato a villa Ferlini[5], presso viale Aldini[6] in corrispondenza dell'attuale sede dei vigili del fuoco. Il rinnovamento attuato in tale periodo si estese in seguito dai rotabili al personale della tranvia, che vide approvato lo statuto della propria "Cassa di soccorso" con regio decreto n. 192 del 22 gennaio 1925[7].

La trasformazione in ferrovia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927 la concessione venne rilevata dalla provincia di Bologna che mise in atto gli strumenti progettuali per la sua trasformazione in ferrovia vera e propria, dato che pur in presenza di un notevole movimento di merci e viaggiatori si facevano sempre più evidenti i limiti della vecchia progettazione.

Nel 1938, terminati i lavori che avevano trasformato radicalmente il percorso eliminandone le pesanti interferenze con la strada, venne chiusa definitivamente, lasciandone solo il tratto fino a Casalecchio, attivando il 28 ottobre 1938 la ferrovia Casalecchio-Vignola.

La tratta Bologna-Casalecchio, dal 13 novembre 1938, passò in gestione all'Azienda Tramviaria Municipale di Bologna, che apportò alcune modifiche nel percorso (da piazza Malpighi si passava per via Sant'Isaia e via Andrea Costa, anziché per via Saragozza). Il servizio era svolto da due linee, una ordinaria (numero 18) e una diretta (numero 19)[5]; affiancata dal 1956 da un'autolinea (a causa della presenza di un lungo tratto a binario unico che rendeva impossibile potenziare la linea), il 1º agosto 1958 la Bologna-Casalecchio fu soppressa e sostituita da autobus, a sua volta sostituita il successivo 1º novembre da una linea filoviaria[8].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La tranvia era costituita da una linea a singolo binario a scartamento ordinario da 1445 mm esercita con trazione a vapore e materiale rotabile di tipo tramviario. Dal 1907 la tratta Bologna-Casalecchio venne elettrificata in corrente continua, a 600 V ed integrata, di fatto, rispetto alla rete tranviaria urbana.

Il binario era armato con rotaie di 18 kg/m, con un tracciato che sovente risultava a ridosso delle case delle località servite[9].

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Stazioni e fermate
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Bologna Piazza Malpighi
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Bologna viale Aldini
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Bologna Porta Saragozza
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Bologna Meloncello
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fiume Reno
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Casalecchio
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ferrovia Porrettana
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Ceretolo
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Reale
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torrente Lavino
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Lavino
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San Pancrazio
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Ponte Ronca
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Chiesanuova
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Osteria di Pragatto
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Muffa
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torrente Samoggia
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Bazzano (Ferrovia Spilamberto-Bazzano)
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confine provinciale
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Casale Molino
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Doccia
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fiume Panaro
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Vignola (Ferrovia Modena-Vignola)
Porta Saragozza. In primo piano lo scambio che immetteva in viale Aldini

Dall'orario capolinea di piazza Malpighi, altrimenti detta "selciato di San Francesco"[10], il tram percorreva entro le mura urbane le vie Sant'Isaia e Frassinago, per giungere alla Porta Saragozza, superata la quale era presente una fermata.

Lo scalo merci, il deposito e la direzione di esercizio erano ospitate a Bologna, nell'area lungo le mura urbane compresa fra le porte Saragozza e D'Azeglio, nella già citata ex villa Ferlini[1]; nel 1899 trovavano lavoro presso tale impianto 26 operai[2].

La successiva sosta veniva effettuata al termine della via Saragozza in località Meloncello, dalla quale era possibile raggiungere il santuario della Madonna di San Luca mediante la citata funivia. Veniva dunque impegnata la via Porrettana, lasciata in località Croce (all'inizio dell'attuale via Don Luigi Sturzo), da cui iniziava il tratto in sede propria che costeggiava il canale Naviglio e riconduceva alla via Porrettana poco prima del ponte a cinque arcate sul fiume Reno, giungendo a Casalecchio[10].

A Casalecchio di Reno la stazione tranviaria era situata sulla Via Porrettana, di fronte all'Albergo Pedretti, che sorgeva nell'area oggi occupata dalla Casa della Conoscenza[11]. La stazione era raccordata con quella della SFAI[12].

Ripartiti dalla stazione di Casalecchio, i convogli tranviari attraversavano la ferrovia Porrettana (al tempo unico collegamento transappenninico Bologna-Firenze), per poi effettuare sosta presso la frazione Ceretolo e a Reale (oggi Riale), frazione dell'adiacente Comune di Zola Predosa[10].

Veniva dunque superato il torrente Lavino con un breve ponte, in prossimità del quale era presente l'omonima fermata, effettuata ulteriore fermata in località San Pancrazio, di fronte alla Villa Roberti, e raggiunta la borgata di Ponte Ronca[10].

La fermata successiva, Chiesa Nuova, era la prima in comune di Crespellano, località servita anche dalla fermata denominata Osteria di Pragatto[10] e dalla successiva fermata di Muffa, posta presso l'abitato che sorge in corrispondenza dell'omonimo torrente; superato un ulteriore torrente, il Samoggia, era raggiunta la stazione di Bazzano, alla progressiva chilometrica 22+710 da Bologna[10]. Da questa località a partire dal 1914 aveva origine la ferrovia Spilamberto-Bazzano, diramazione della linea a scartamento ridotto Modena-Vignola inaugurata nel 1888.

Superato il confine provinciale, l'ex confine di stato fra il Ducato di Modena e lo Stato Pontificio, iniziava un tratto in sede propria fino al Casale Molino, località ove aveva sede il Comune di Savignano sul Panaro; si raggiungeva dunque la località Doccia, ormai in prossimità del fiume, ove sorgeva un'ulteriore fermata.

A Vignola veniva attraversato il ponte inaugurato nel 1876 e intitolato a Ludovico Antonio Muratori[13], arrivando alla stazione capolinea.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

La dotazione di materiale motore comprendeva in origine 12 locomotive di tipo tranviario, che furono tutte accantonate in occasione dell'elettrificazione della linea con l'eccezione dell'unità più moderna, la n.12 Casalecchio, di costruzione Breda, a 2 assi[12].

A tale macchina si aggiunsero le due locomotive Krauss a 3 assi del 1907 n. 13÷14 che furono successivamente cedute la prima alla Ferrovia Modena Vignola (FMV) per l'esercizio sulla tranvia Castelfranco-Bazzano, la seconda alle Tramvie Provinciali Cremonesi (TPC)[14] finendo in seguito a fare servizio sulla tranvia Monza-Trezzo[12].

Nel 1909/1910 arrivarono le 5 Henschel a 3 assi accoppiati 15÷19[12] denominate Ponte Ronca (o, secondo altra fonte, Pragatto[15]), Crespellano, Bazzano, Savignano e Vignola. Ribattezzate Castelfranco e Giacomo, le unità 18÷19 furono poi cedute anch'esse alla FMV[12].

Per il servizio a trazione elettrica da Bologna a Casalecchio furono acquistate nel 1906 dalle Officine di Savigliano dieci motrici a due assi immatricolate nella serie 281÷290. Quando la tratta fu assorbita dalla rete urbana felsinea i tram entrarono a far parte del parco ATM: inizialmente accantonati, rientrarono in servizio nel 1941, dopo che otto di essi erano stati ricostruiti dalla Stanga[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il "vaporino" per Casalecchio e Vignola, prima tranvia extraurbana, Biblioteca Sala Borsa. URL consultato il 23 ottobre 2013.
  2. ^ a b Ministero di Agricoltura industria e commercio, Direzione generale della statistica, Annali di statistica industriale, Fascicolo V-A, Provincia di Bologna Archiviato il 3 dicembre 2013 in Internet Archive., seconda edizione, 1899, p. 19.
  3. ^ Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia, 5 marzo 1904. URL visitato nel novembre 2013.
  4. ^ Dieci nuove elettromotrici a due assi prendono il posto dei vecchi vaporini. Dalla Croce a Casalecchio il tram percorre un tratto in sede propria tra la strada Porrettana e il canale di Reno., Formentin, Rossi, Storia dei trasporti urbani di Bologna, pagg. 83 e ss.
  5. ^ a b La linea Bologna-Vignola diventa ferrovia elettrica, Biblioteca Sala Borsa. URL consultato il 23 ottobre 2013.
  6. ^ Sito TPER Archiviato il 5 dicembre 2013 in Internet Archive., URL visitato nel novembre 2013.
  7. ^ Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia, 9 marzo 1925. URL visitato nel novembre 2013.
  8. ^ Fabio Formentin, Paolo Rossi, Storia dei trasporti urbani di Bologna, op. cit. p. 251.
  9. ^ Vanna Zanini,Riapre la Casalecchio-Vignola in iTreni 253/2003, a pag.18
  10. ^ a b c d e f Arsenio Crespellani, Passeggiata in tramway a vapore Bologna-Bazzano-Vignola, op. cit.
  11. ^ Comune di Casalecchio di Reno. URL consultato nel novembre 2013.
  12. ^ a b c d e Fabio Formentin, Paolo Rossi, Storia dei trasporti urbani di Bologna, op. cit. pp. 52, 84.
  13. ^ Città di Vignola - Cenni storici
  14. ^ Mario Albertini, Claudio Cerioli, Trasporti nella Provincia di Cremona - 100 anni di storia, 2ª ed., Cremona, Editrice Turris, 1994. ISBN 88-85635-89-X
  15. ^ Nico Molino, Le locomotive per tranvie a vapore, in Mondo ferroviario, n. 148, ottobre 1998, p. 11.
  16. ^ Fabio Formentin, Paolo Rossi, Storia dei trasporti urbani di Bologna, op. cit. p. 353.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Davide Damiani, Fuori porta col vaporino 1877-1977. Cento anni di trasporti pubblici in provincia di Bologna, Bologna, Centro Stampa ATC, 1977.
  • Giuliano Grandi, Il tramway a vapore Bologna-Bazzano-Vignola, in Binari tra il Reno e il Secchia. Le linee provinciali pedemontane, cura di Giampaolo Grandi, Vilmy Montanari Editore, Casalgrande Alto, 2004, p. 20.
  • Maurizo Finelli, In treno per Vignola, Treni & Tram Club, Bologna. 2004.
  • Arsenio Crespellani, Passeggiata in tramway a vapore Bologna-Bazzano-Vignola, Il Fiorino, Modena, 2006. ISBN 88-7549-109-7
  • Fabio Formentin, Paolo Rossi, Storia dei trasporti urbani di Bologna, Cortona, Calosci, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]