Tranvia San Severo-Torremaggiore

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Tranvia San Severo-Torremaggiore
Tranvia San Severo-Torremaggiore.JPG
CittàSan Severo
InizioSan Severo
FineTorremaggiore
Inaugurazione1925
Chiusura1962
GestoreSTIEC
Lunghezza10 km
Tipotranvia
Scartamento1445 mm
Alimentazioneelettrica, 800 V cc
Trasporto pubblico

La tranvia San Severo-Torremaggiore rappresentò, per la Capitanata, un importante strumento di rilancio economico e sociale. Attivo fra il 1925 e il 1962, tale impianto di trasporto consentì di far uscire Torremaggiore dal proprio isolamento, favorendo gli scambi commerciali e divenendo parte integrante del panorama cittadino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il piazzale della stazione di San Severo con un tram per Torremaggiore in una cartolina degli anni Quaranta
Tram sviato durante l'inaugurazione della linea
Convoglio inaugurale a Torremaggiore

Il progetto di una tranvia che collegasse Torremaggiore (e da lì San Paolo di Civitate e Serracapriola) con la ferrovia Adriatica, che rispondeva a un'istanza mossa a livello locale fin dall'inaugurazione di quest'ultima, risale al 1911. L'autore di tale progetto, Luigi Grassi, domandò ai comuni interessati la concessione del suolo stradale; tale istanza, anche a seguito delle vicende belliche nel frattempo intervenute, fu accolta molto più tardi[1].

La fornitura dell'impianto, comprensivo di materiale rotabile, avvenne a opera della Compagnia Generale di Elettricità, che completò i lavori consentendo l'inaugurazione del servizio il 25 agosto 1925; in tale occasione lo svio di un carrello impose alle autorità di percorrere un tratto a piedi[1].

Per l'esercizio della linea, Grassi fondò la Società Tranvie ed Industrie Elettriche della Capitanata (STIEC), di cui divenne amministratore unico.

Una seconda inaugurazione avvenne il 19 giugno 1927, alla presenza di Augusto Turati, allorché l'impianto fu dotato di un breve raccordo con lo scalo ferroviario.

La morte di Luigi Grassi, avvenuta nel 1956, coincise con l'inizio del declino della tranvia, che fino ad allora aveva goduto di buoni risultati di esercizio al punto che la STIEC non doveva richiedere sussidi chilometrici[1]. L'azienda non intese effettuare investimenti per il rinnovo del materiale rotabile, che si sarebbero resi necessari per fronteggiare la crescente concorrenza stradale, conseguendo però utili via via sempre più esigui.

Il 31 marzo 1962 la tranvia fu sostituita da un autoservizio.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Percorso
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Torremaggiore
Unused straight waterway
Unknown route-map component "uexBHF"
San Severo città
Unused straight waterway Unknown route-map component "STR+l" Unknown route-map component "CONTfq"
per Pescara
Unknown route-map component "uexBHF" Station on track
San Severo stazione
Unknown route-map component "uexSTRl" Unknown route-map component "emABZg+r"
raccordo merci
Unknown route-map component "CONTgq" One way rightward
per Bari

La linea fu costruita a scartamento normale ed alimentata alla tensione continua di 800 V; la sottostazione elettrica di alimentazione era situata a Torremaggiore, nelle adiacenze del capolinea e del deposito-officina sociale.

Originata dal piazzale antistante la stazione di San Severo e raccordata allo scalo di quest'ultima, la tranvia impegnava dapprima il viale di circonvallazione nord (viale II Giugno) tenendosi su lato interno, come si evince da una cartina del 1948[2].

Il percorso, che per la maggiore altitudine di Torremaggiore si presentava in leggera ascesa, si manteneva poi sul lato dell'attuale strada provinciale 30; in occasione dell'allargamento di quest'ultima fu realizzato un cordolo di separazione rispetto al binario tranviario, che assumeva così caratteristiche di sede propria.

Il capolinea era situato poco oltre la fermata posta di fronte all'edificio scolastico "San Giovanni Bosco" di via Italia (attuale via Sacco e Vanzetti), mentre numerose erano le fermate facoltative presenti lungo il percorso.

Le corse impiegavano una ventina di minuti, soste intermedie comprese, per portare i viaggiatori da Torremaggiore alla stazione ferroviaria di San Severo, con un orario studiato per favorire le coincidenze con i treni arrivando, nel secondo dopoguerra, a una trentina di corse[3].

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale rotabile fornito da OM e CGE consisteva in una coppia di elettromotrici a due assi ed altrettante rimorchiate destinate al servizio viaggiatori, e da una locomotiva tranviaria con vano bagagli per quello merci[1].

Le elettromotrici, numerate 1÷2 erano bidirezionali, miste di prima e seconda classe, mentre le rimorchiate, numerate 21÷22, disponevano solo di quest'ultimo allestimento[1].

Quale materiale rimorchiato per il servizio merci, oltre ad alcuni carri pianali sociali, erano utilizzati normali carri ferroviari in servizio cumulativo, motivo per cui la locomotiva della tranvia era dotato di doppi organi di trazione e repulsione[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Franco Castiglioni, Il tram della Capitanata, op. cit.
  2. ^ Pianta di San Severo del 1948. URL consultato nell'agosto 2013.
  3. ^ Marcello Ariano, Note storiche sulla tranvia di Torremaggiore, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Castiglioni, Il tram della Capitanata, in "I Treni", n. 197, ETR, Salò (BS), ottobre 1998, pp. 24-27.
  • Francesco Ogliari, Giovanni Cornolò, Si viaggia... anche così, Arcipelago Edizioni, Milano, 2002, pp. 410–422, ISBN 88-7695-228-4.
  • Marcello Ariano, Note storiche sulla tranvia di Torremaggiore, Edizioni del Rosone, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]