Tranvia Brescia-Cellatica-Gussago

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Tranvia Brescia-Cellatica-Gussago
Inizio Brescia
Fine Gussago
Inaugurazione 1907
Chiusura 1953
Gestore TEB (1922-1953)
Vecchi gestori SEB (1907-1922)
Lunghezza 8,718 km
Tipo tranvia
Scartamento 1445 mm
Elettrificazione 1.200 V c.c.
Tracciato della Tranvia Brescia-Cellatica-Gussago
Trasporto pubblico

La tranvia Brescia-Cellatica-Gussago era una breve linea tranviaria interurbana della rete provinciale bresciana che collegava la città di Brescia al comune di Gussago, passando per il centro abitato di Cellatica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1904, i consigli comunali di Gussago, Cellatica e Brescia manifestarono l'interesse per una linea tranviaria che collegasse Brescia ai due comuni limitrofi; costituendo allo scopo un comitato promotore[1].

Fu raggiunto un accordo in tal senso con la Società Elettrica Porta & C., interessata ad allargare il proprio giro d'affari nel ramo delle tranvie elettriche, la quale si offrì per la costruzione e per l'esercizio della linea in cambio di contributi da parte dei tre comuni e della provincia di Brescia[2].

Stando agli impegni, la linea avrebbe avuto una lunghezza di 8,718 km e sarebbe andata da Porta Trento a Gussago, passando per Sant'Eustacchio, Torricella, Cellatica. Era prevista una diramazione verso Porta Milano, dove si sarebbe attestato un secondo capolinea. Le rotaie Vignoles sarebbero state di 21 kg/m a scartamento normale, mentre la carreggiata dell'intera strada sarebbe stata di 6,80 metri nei tratti urbani e 6 nei tratti extraurbani. L'alimentazione sarebbe stata a corrente elettrica continua tra 500 e 700 volt[2].

Nel 1905 la Porta & C. si tramutò in Società Elettrica Bresciana. In quell'anno si procedette all'allargamento della carreggiata. L'anno successivo cominciarono i lavori di armamento. La linea fu inaugurata il 20 gennaio 1907[3]. La celerità dei lavori fu dovuta principalmente alla campagna propagandistica della Società Elettrica contro la municipalizzazione della rete tranviaria di Brescia. Quindici giorni dopo l'inaugurazione della Brescia-Gussago, infatti, si sarebbe tenuto il referendum relativo a quell'argomento[4].

A seguito del passaggio della rete provinciale tranviaria dalla Tramways à Vapeur alla SEB, la linea fu prolungata da Porta Milano alla stazione della società belga che sorgeva nei pressi della stazione ferroviaria[5].

A cavallo della prima guerra mondiale ci furono diverse proposte da parte di comuni franciacortini per un prolungamento da Gussago fino ad Adro e Palazzolo o Sarnico, ma rimasero lettera morta[6]. Dopo il conflitto bellico e come avvenne per le altre linee provinciali, la SEB cedette la gestione della tranvia alla sua controllata Tramvie Elettriche Bresciane.

Le corse tranviarie furono sospese nell'estate del 1953 e il binario fu rimosso nello stesso periodo[7].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La tranvia era a binario unico, allo scartamento ordinario di 1445 mm.

La trazione dei veicoli era elettrica a corrente continua, prima a 600 Volt[8], poi a 1200, adeguandola resto della rete provinciale.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Stazioni e fermate
Continuation to left Station on transverse track Continuation to right
stazione di Brescia (ferrovia Milano-Venezia)
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0+000 Brescia
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per Mantova, Salò, Idro
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per Ostiano e Soncino
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tranvia Porta Venezia-Borgo San Giovanni
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Porta Milano (capolinea originario)
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per Gardone Val Trompia
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Porta Trento Bivio Sant'Eustacchio
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Sant'Eustacchio
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Fiume Mella
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Ponte Crotte
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Torricella di sopra
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Fantasina (?)
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San Rocco (?)
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Cellatica
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Croce di Gussago (?)
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Gussago

Nei primi anni d'esercizio la linea risultava separata dai binari della rete della Tramways à Vapeur, per cui i capilinea si trovavano presso Porta Trento, dove era possibile l'interscambio con la tranvia valtriumplina, e presso Porta Milano, attraversata dalle linee tranviarie urbane. A seguito del rilevamento delle concessioni provinciali da parte della SEB, si decise di spostare un capolinea da Porta Milano alla stazione tranviaria nei pressi di quella ferroviaria.

Dalla stazione la linea si immetteva lungo in via Stazione in direzione di Porta San Nazzaro lasciandosi a destra i binari della tranvia Brescia-Mantova-Ostiglia, della linea urbana per Corso Zanardelli e delle tranvie per Idro e Salò. Nei pressi degli edifici daziari la linea abbandonava alla sua sinistra le tranvie per Ostiano e Soncino. Il binario si immetteva sul lato destro della circonvallazione esterna (attuali via Fratelli Ugoni e via Niccolò Tartaglia per congiungersi con la diramazione proveniente da Porta Trento nei pressi dell'incrocio fra via Sant'Eustaccio e via Veneto.

La tranvia percorreva quindi in via Sant'Eustacchio e quindi si immetteva nell'attuale via Franchi in direzione il sobborgo di Ponte Crotte nei pressi del quale si scavalcava il fiume Mella. Da ponte Crotte si proseguiva lungo la strada per Cellatica, scollinando all'altezza dei Campiani e scendendo lungo le attuali via Torricella di sopra e via XV aprile.

La linea attraversava il centro abitato di Cellatica passando per il tragitto via Bertulli – via Attico – piazza Martiri della Libertà – via Risorgimento, quindi percorreva la strada per Gussago corrispondente alle attuali via Caporalino e via Alcide De Gasperi. Il percorso gussaghese si snodava lungo le attuali via IV novembre e via Peracchia, mentre la stazione terminale era posizionata nel piazzale di fronte alla Chiesa parrocchiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mafrici, p. 108
  2. ^ a b Mafrici, pp. 108-110
  3. ^ Mafrici, p. 109
  4. ^ Belotti & Baldoli, p. 93
  5. ^ Belotti & Baldoli
  6. ^ Mafrici, p. 110
  7. ^ Mafrici, p. 266
  8. ^ Belotti & Baldoli, pp. 92-93

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianpiero Belotti, Mario Baldoli, Una corsa lunga cent'anni - Storia dei trasporti pubblici di Brescia dal tram a cavalli al progetto Metrobus, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 1999, ISBN 88-86670-13-3.
  • Claudio Mafrici, I binari promiscui - Nascita e sviluppo del sistema tramviario extraurbano in provincia di Brescia (1875-1930) in Quaderni di sintesi, vol. 51, novembre 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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