Rete tranviaria di Messina

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Rete tranviaria di Messina
Servizio di trasporto pubblico
Messina - Tram in viale San martino.JPG
Tiporete tranviaria urbana
StatiItalia Italia
CittàMessina
Apertura1917
Chiusura1951
Linee impiegatevedi
 
GestoreSATS
 
Tranvie urbane di Messina.JPG
Mappa della rete
Trasporto pubblico

La rete tranviaria di Messina era costituita da un insieme di linee in esercizio nella città siciliana dal 1917 al 1951. Nel 2003 il tram tornò a percorrere le strade messinesi grazie alla costruzione di una nuova tranvia che ricalca, in piccola parte, il percorso di alcune linee della rete storica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tram di fronte al tribunale

In seguito al devastante terremoto di Messina del 1908 la città si era spopolata e il preesistente servizio tranviario a vapore per il collegamento con Barcellona Pozzo di Gotto e Giampilieri non risultò più di interesse per l'esercente, la società di diritto belga Société Anonyme des Tramways Siciliens. Venne dunque costituita una nuova società, la Borioli e & La Porta[1], che rilevò concessione e impianti, conservando altresì il marchio SATS. La domanda di concessione era stata avanzata dall'ingegner Carlo Roland, mentre il presidente della società era il celebre ingegnere ungherese Kálmán Kandó.

Nel 1911 riaprirono al traffico sia la Messina-Giampilieri che la Messina Barcellona, ivi compreso il servizio locale che aveva termine nella breve diramazione di Faro, e l'anno successivo, il 3 febbraio 1912, venne stipulata la convenzione in base alla quale si concedeva alla SATS un'area di 25.000 m² per realizzare un deposito raccordato alla ferrovia e un'altra superficie in prossimità della stazione marittima, destinata a scalo per le merci. Era previsto un servizio tranviario cittadino a trazione elettrica, da ottenersi previa ricostruzione delle tratte urbane delle precedenti linee.

Seguì un periodo di lavori, discussioni, ritardi di costruzione, avvicendamenti ai vertici della società, che si concluse il 1º luglio 1917 con l'inaugurazione ufficiale del primo servizio di tram elettrici[2]. Il servizio regolare fu avviato il giorno successivo.

L'esercizio sulla precedente rete extra-urbana fu contestualmente ristrutturato: le corse a trazione elettrica, svolte con vetture dotate di doppi fanali, avvenivano sul percorso Giampilieri-Via Provinciale-Torre Faro; quelle a vapore da Barcellona avevano capolinea in via Maddalena, sebbene formalmente il percorso terminasse a Granatari. In quest'ultima località venne altresì limitato il servizio merci, a seguito dell'impossibilità nel frattempo emersa di realizzare il previsto scalo in prossimità della stazione marittima di Messina e compromettendo con ciò le entrate per la società di gestione[3].

Dopo la riclassificazione della linea per Barcellona come ferrovia secondaria, il servizio tranviario messinese negli anni venti era strutturato su 4 direttrici[4], servite da linee che facevano prevalmentemente riferimento al capolinea "Gazzi", situato sulla via Provinciale in corrispondenza del deposito di via Vittorio Veneto, lo stesso in seguito utilizzato dalla moderna tranvia di Messina:

  • Litoranea Giampilieri-Faro. I tram impegnati in tale servizio utilizzarono, per un paio d'anni, una diramazione provvisoria che consentiva di bypassare via Garibaldi, ancora in costruzione nel suo tratto terminale.
  • Litoranea Giampilieri-Stazione. Lo scambio per viale San Martino, che consentiva di raggiungere la stazione FS, si trovava all'uscita da via Cairoli.
  • Gazzi- Ferry Boat (servizio per le stazioni ferroviaria e marittima). Si trattava di una sorta di intensificazione della linea precedente.
  • Linea del Ritiro (Gazzi-Piazza Cairoli-Ritiro). Rispetto all'epoca della sua costruzione, la linea fu interessata da una lieve modifica attuata nel 1934, allorché la Fontana del Nettuno fu posta in piazza del Governo (Museo). In corrispondenza della barriera daziaria era presente un capolinea intermedio per l'effettuazione di corse limitate.
  • Linea dell'Arcipeschieri (Gazzi-piazza Cairoli-via Cannizzaro-piazza XX Settembre). Il capolinea, situato al termine della parte alta di via Cannizzaro, poté essere realizzato come fascio di binari tronchi in virtù dell'utilizzo generalizzato di vetture bidirezionali. Il progetto originario della linea prevedeva un'estensione ben maggiore, con posa dei binari sul viale di circonvallazione, mai realizzata[5].
  • Gazzi-stabilimenti balneari (servizio estivo).

In tale periodo il traffico risultava in graduale aumento e furono attuati i lavori per il raddoppio dei binari in ambito urbano. Il servizio iniziava alle 5.30 per terminare alle 23.30 e prevedeva, in virtù del cadenzamento delle corse sulle diverse direttrici, un transito per piazza Cairoli ogni 3-4 minuti[6]. Nel 1927 la rete urbana aveva raggiunto la lunghezza di 8,552 km.

Nel 1931 fu aperta una diramazione che percorreva via Cannizzaro ("linea dell'Arcipeschieri") fino a via XX Settembre, raggiungendo uno sviluppo finale di 12,5 km[7].

Allorché furono avviati i lavori per la costruzione della nuova stazione di Messina Centrale, nel 1937, cessò il servizio sulla diramazione da viale San Martino e su quella di via Cannizzaro, prime chiusure della rete, seguite, nel 1938, dalla soppressione della linea del Ritiro.

Sopravvissuto, pur con ingenti distruzioni, ai bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale, ciò che restava della rete tranviaria messinese fu gradualmente ripristinato ed i tram ripresero dunque a ripercorrere le vie cittadine.

Le soggezioni dovute alla sopravvivenza di tratte a binario unico, la necessità di rinnovare materiale e impianti e soprattutto un clima all'epoca non favorevole agli investimenti nei trasporti pubblici a impianto fisso condussero in breve tempo alla chiusura della rete tranviaria "storica", avvenuta la notte del 31 dicembre 1951.

Un tram tornò a percorrere le strade del capoluogo solo nel 2003, quando fu inaugurata l'attuale tranvia di Messina.

Linee[modifica | modifica wikitesto]

Quadri orario dei servizi tranviari di Messina dall'estate del 1938

Nel 1936, periodo di massima diffusione del tram a Messina, erano in servizio 7 linee:

  • 1 Provinciale-Ritiro
  • 2 Provinciale-Dazio
  • 7 Provinciale-Museo
  • 8 Provinciale-Faro
  • 9 Provinciale-Giampilieri (linea interurbana)
  • Piazza Cairoli-Piazza XX Settembre
  • Viale San Martino-Stazione Marittima

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Tram in corso Garibaldi, con in primo piano un caratteristico palo in stile liberty

Parimenti alle preesistenti linee extra-urbane, la rete urbana di Messina era realizzata con binari a scartamento 950 mm. Dotati di rotaie di tipo Phoenix da 42–44 kg/m, questi avevano un raggio massimo di curvatura di 15 m.

La trazione elettrica, a 600 V in corrente continua, era distribuita mediante rete aerea ancorata agli edifici cittadini o su palificazione a mensola. La presa di corrente avveniva tramite asta con rotella[8].

Il deposito-officina, ubicato in zona Gazzi, venne successivamente riadattato per l'uso rimessa per autobus e, in seguito, a servizio della nuova tranvia inaugurata nel 2003.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale rotabile utilizzato dalla SATS si presentava affatto eterogeneo.

Oltre alle locomotive a vapore utilizzate per il traino di treni sulle linee extraurbane, per il servizio a trazione elettrica inaugurato nel 1917 furono acquisite 20 elettromotrici a due assi (numerate 10÷29), appositamente progettate per il servizio extra-urbano ed allestite dalle Officine Reggiane di Reggio Emilia. Di una ventunesima motrice (n. 42) non è chiara la provenienza, se trattasi di ricostruzione di una delle precedenti o di vettura proveniente da altra rete.

Nel 1937 quattro motrici a carrelli e due rimorchiate furono acquisite dalla rete tranviaria di Modena per il tramite dell'industriale Adolfo Orsi, che partecipava allora al capitale della "nuova" SATS; tali rotabili entrarono in servizio nel 1939.

Materiale motore - prospetto di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Unità Anno di costruzione Tipo Note
10÷29 1915 Elettromotrici a 2 assi
42 1915 Elettromotrice a 2 assi
6÷9 1921 Elettromotrici a carrelli Ex 17÷20 tranvie di Modena

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 72.
  2. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 82.
  3. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 86.
  4. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 94.
  5. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 127.
  6. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 105.
  7. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 116.
  8. ^ Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, op. cit., p. 142

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Romano, Vittorio Formigari, 123 anni di tram a Messina, Calosci, Cortona, 2001. ISBN 88-7785-175-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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