Tranvia Brescia-Mantova-Ostiglia

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Tranvia Brescia-Mantova-Ostiglia
MedoleTramMN BS WP.jpg
Un tram merci in arrivo a Medole nel 1919
InizioBrescia
FineOstiglia
Inaugurazione1882/1886
Chiusura1933/1952
GestoreTBMO
Vecchi gestoriEGT (1882-1907)
Lunghezza109,830 km
Tipotranvia
Scartamento1445 mm
Notecon diramazione Castiglione delle Stiviere-Desenzano del Garda
Tranvia Brescia-Mantova-Ostiglia.JPG
Trasporto pubblico

La tranvia Brescia-Mantova-Ostiglia era una linea tranviaria extraurbana che collegava la città di Brescia con quella di Mantova e il comune di Ostiglia, sede di una stazione ferroviaria lungo la ferrovia Verona-Bologna.

Realizzata a cura dalla Société Anonyme d'Entreprise Generale de Travaux (EGT), che ne curò inizialmente la gestione, la concessione della tranvia fu poi ceduta alla controllata Società Anonima Tramways de Lombardie et Romagnes (SATLR) nel 1912.

La tranvia fu soppressa nel 1952, dopo aver caratterizzato per decenni l'ambiente geografico ed economico di parte della pianura padana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attribuzione delle concessioni[modifica | modifica wikitesto]

Montichiari, via Umberto I - cartolina colorata

Il 18 maggio 1878 il Ministro dei Lavori Pubblici Alfredo Baccarini, nell'ottica di riprendere gli investimenti in costruzioni ferroviarie[1], propose un disegno di legge sul finanziamento di nuove linee[2]. La prevista relazione Brescia-Mantova rientrava nella Quinta categoria, e poteva qunque essere finanziata quale "ferrovia economica" (a scartamento ridotto), oppure sotto forma di linea tranviaria[3]. La Deputazione provinciale di Brescia optò per la seconda opzione, visto il notevole interesse che le tranvie stavano suscitando nella provincia tra gli ultimi anni Settanta e vista l'economicità di gestione di queste rispetto alle linee ferroviarie[4]. Nell'agosto del 1879, la deputazione concesse al milanese Enrico Horvath la costruzione e la gestione di una tranvia Brescia-Montichiari, con possibili diramazioni verso Castiglione e Asola. L'amministrazione provinciale si impegnava a risistemare le strade mentre il resto dei lavori era interamente a carico del concessionario. Si sarebbero utilizzate rotaie Vignoles da 16 kg/m[5].

Nell'ottobre del 1880 erano stati completati i lavori di sistemazione della provinciale per Montichiari, ma Horvath decise di non avviare i lavori, considerando insufficiente l'opera di contenimento del torrente Garza nei pressi della frazione di San Polo. Dopo diverse trattative con imprese nel settore, Horvath presentò ai membri della deputazione Camillo Prunieau, console belga a Roma e rappresentante della società Société Anonyme d'Entreprise Generale de Travaux. La "società belga", com'essa era chiamata, il 24 agosto 1881 ottenne dalla Deputazione la possibilità di subentrare nella concessione dell'industriale milanese[6].

A Mantova, agli inizi degli anni Ottanta, ci fu un dibattito sull'opportunità di costruire linee tranviarie nella provincia. La seduta del consiglio provinciale del 19 aprile 1880 aveva indicato la possibilità di costruire le "guidovie" Mantova-Asola, Mantova-Castiglione, Mantova-Ostiglia e Mantova-Viadana[4]. L'Ingegner Avenati parve sul punto di poter rilevare le concessioni sulle quattro linee, ma le trattative si ruppero quando fu chiaro che egli non era in grado di far fronte agli impegni. Di conseguenza si preferì accettare la proposta della società belga per le concessioni della Castiglione-Mantova e della Mantova-Ostiglia, proprio perché essa si stava dimostrando affidabile nella progettazione della Brescia-Montichiari. La concessione venne rilasciata formalmente il 28 novembre 1881[7].

La costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La stazione tramviaria di Mantova

Nel febbraio 1882 giunse l'autorizzazione del Ministero dei Lavori Pubblici alla costruzione della Brescia-Montichiari-Castiglione che fu inaugurata il 25 giugno 1882[8].

Nel 1883, il Prefetto di Mantova propose alla deputazione bresciana la trasformazione della tranvia in ferrovia di Quarta categoria allo scopo di far carico allo Stato dei 6/10 della spesa complessiva, sulla base di quanto previsto della legge del 29 luglio 1879[9]: in questo modo, Mantova non avrebbe dovuto sostenere spese per la sistemazione delle strade[10]. La provincia di Brescia rifiutò, perché riteneva l'ipotesi tranviaria più vantaggiosa per la sua economia.

In fase di progettazione, il posizionamento dei binari sulla sede stradale impose la costruzione di nuovi ponti che si affiancassero a quelli stradali e ferroviari già esistenti. Furono ordinati dei ponti a traliccio metallico all'Impresa Industriale Italiana di Napoli, che furono consegnati in ritardo a causa di un'epidemia colerica che aveva colpito la provincia partenopea[11].

Nel 1883, nonostante la richiesta della provincia di Mantova di tramutare il progetto in ferrovia, si cominciò la posa dei binari tra Castiglione e Goito e tra Ostiglia e Governolo, presso il quale la linea avrebbe attraversato il fiume Mincio[11]. Il 12 aprile di quell'anno fu aperto il tratto Castiglione-Gambarara[12].

Il 21 febbraio 1884 fu completata la tratta Governolo-Ostiglia. Il 29 settembre fu aperto il tratto Cerese-Governolo, mentre in ottobre il tratto da Gambarara fu esteso fino al quartiere di Cittadella[13]. Per completare la linea rimaneva il tratto fra Cittadella e Cerese che attraversava la città mantovana[14].

Solo il 19 aprile 1886 fu inaugurato il tratto che collegava Cittadella alla stazione di Borgo Te, mentre quello da quest'ultima località fino alla linea per Ostiglia, posta presso Cerese, fu completato il 18 luglio[13]. Non era però ancora possibile viaggiare senza interruzioni lungo la tranvia, non potendo questa attraversare la ferrovia Mantova-Legnago in maniera perpendicolare. I viaggiatori erano, quindi, costretti al trasbordo in quel punto per passare da una parte all'altra della linea ferroviaria. Il problema fu risolto con un incrocio obliquo inaugurato l'8 agosto[12].

Alla fine degli anni Ottanta, il problema delle piene del Garza fu al centro delle controversie fra Provincia di Brescia e Societè Anonyme: il 9 ottobre 1890 il Tribunale di Brescia condannò l'amministrazione a rimborsare i danni delle piene subiti dalla società belga e a rispettare gli impegni di risoluzione del problema, promessi già fin dal 1879, ma mai mantenuti, con sentenza ribadita il 27 febbraio 1893. Di conseguenza tra il 1894 e il 1896 si predispose la progettazione di una variante, mai realizzata, che dal Canton Mombello avrebbe collegato San Polo, passando di fronte al nuovo manicomio cittadino. Nel 1899, si preferì alzare la strada dall'imbocco per Mantova fino a San Polo, lungo un percorso di circa 3 chilometri, rinforzando l'argine del torrente[15].

Nel maggio 1896 fu finanziata la costruzione del nuovo ponte sul fiume Chiese a Montichiari[16].

Agli inizi del secolo il mutato clima politico non risultava più favorevole agli investimenti internazionali e per tale motivo nel 1907 la gestione del servizio fu ceduta ad un'impresa di diritto italiano, la Tranvia Brescia Mantova Ostiglia (TBMO)[17], la quale mantenne tuttavia legami con la casa madre. Sotto tale amministrazione il 3 settembre 1911 fu inaugurata la variante Montichiari-Carpenedolo-Castiglione. Il nuovo percorso collegava la città della bassa bresciana al capoluogo, ma allungava, con rammarico per Montichiari, il legame fra Brescia e Castiglione delle Stiviere. Il vecchio tratto diretto passante per Novagli fu disarmato nei mesi successivi[18]. La "belga" ottenne in cambio l'allungamento della concessione di tutta la Brescia-Ostiglia fino al 1952[19].

La nuova gestione e il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Montichiari, tram

Il 15 novembre 1912 la gestione della Brescia-Mantova-Ostiglia passò alla SATLR, controllata della "belga".

Durante la prima guerra mondiale le corse furono sospese per la mancanza di combustibile[20]; stante la scarsa qualità dei servizi, nel 1917 i sindaci di Brescia, Castenedolo, Carpenedolo e Montichiari formularono un atto d'accusa contro la società belga e, al termine del conflitto, avanzarono diverse proposte per un'elettrificazione della linea.

Nel 1919 la SATLR fece la sua proposta di elettrificazione all'amministrazione provinciale di Brescia: sarebbe stata coinvolta solo la Brescia-Mantova in cambio di un sussidio di 20.000 Lire al chilometro, la concessione gratuita del suolo occupato dai sostegni, l'allacciamento a Desenzano della ventilata tranvia della Valtenesi e la proroga della concessione per 50 anni. La Provincia di Mantova avrebbe dovuto accettare le medesime condizioni, qualora Brescia avesse accettato l'offerta della SATLR, cosa che non avvenne[21].

Durante la settimana motoristica bresciana, tenutasi nel settembre 1921 presso il circuito della Fascia d'Oro di Montichiari, il servizio tranviario della linea, in particolare tra la stazione di Montichiari e la fermata Crocevia di Calvisano, fu notevolmente limitato. La Strada statale 236 Goitese che accoglieva la sede tranviaria tra i due impianti, infatti, fu parte del circuito automobilistico che durante quell'anno ospitò la prima edizione del Gran Premio automobilistico d'Italia[22].

Appurato che la linea Brescia-Carpenedolo svolgeva comunque un ruolo di collegamento importante fra i centri coinvolti e il capoluogo, nel 1932 fu avviato un progetto di elettrificazione a carico di amministrazione provinciale e ASM Brescia. Il 9 ottobre 1932 fu inaugurato il tratto Brescia-Castenedolo, mentre il 31 maggio 1934 fu aperto anche il Castenedolo-Carpenedolo.

La progressiva chiusura della linea[modifica | modifica wikitesto]

Proprio la mancata elettrificazione fu la causa principale della progressiva chiusura della tranvia. La SATLR sperimentò servizi automobilistici tra il 1932 e il 1934 rilevando un discreto successo, sfruttando la possibilità data dal decreto ministeriale del 12 novembre 1937 che consentiva alle concessionarie il passaggio alle autocorse[23].

Il 3 marzo 1934 fu chiusa la Mantova-Ostiglia. Il 24 aprile 1935 si chiuse anche il traffico sulla Mantova-Desenzano e sulla Mantova-Brescia. Il traffico merci proseguì fino agli inizi dell'anno successivo, quando si disarmarono le linee[24].

I servizi tranviari proseguirono solamente sulla Brescia-Carpenedolo, a cura della Provincia di Brescia. Nel 15 settembre 1944 avvenne nel comune di Montichiari (Brescia) l'eccidio di Trivellini. Nell'ambito dell'operazione degli Alleati denominata "Night Intruder", erano programmati degli attacchi aerei compiuti da piccoli gruppi o da singoli aerei, cosiddetti Pippo, che colpivano obiettivi normalmente elusi dai grandi bombardamenti aerei. In quella data, il tram della linea Brescia-Carpenedolo fu oggetto di un attacco aereo mentre si trovava nella frazione Trivellini. Data l'ora (poco dopo le 12) il tram trasportava un gran numero di persone e l'attacco costò la vita a 17 persone.

Nel luglio 1952, quasi al termine della concessione alla TBMO, furono sospese le corse anche sulla Brescia-Carpenedolo e i binari furono rimossi tra il luglio e l'ottobre dell'anno successivo[25].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Stazioni e fermate
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Stazione di Brescia
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Brescia (Stazione TEB)
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Tranvie per Ostiano, Soncino e Gussago
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Brescia Porta Torrelunga (Stazione TBMO)
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Tranvie per Idro e Gargnano
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Ferrovia Milano-Venezia
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Case Sant'Antonio (Brescia)
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San Polo (Brescia)
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Bettole-Buffalora
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Castenedolo
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Crocevia di Calvisano
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Campagna (Montichiari)
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Vighizzolo (Montichiari)
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Montichiari
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Unused straight waterway Unknown route-map component "uexHST"
Novagli (fino al 1911)
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Carpenedolo (dal 1911)
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per Desenzano del Garda
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Castiglione delle Stiviere
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Gozzolina
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San Vigilio
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Medole
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Tranvia TPM per Casaloldo
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Crocevia Solferino
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Guidizzolo
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San Giacomo
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Foresto
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Volta Mantovana
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Trivio Cereta
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Cerlongo
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Valle Burato
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Goito
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Bertone
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Marmirolo
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Bosco Fontana
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Gambarara (Mantova)
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Cittadella (Mantova)
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Mantova Santa Maddalena
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Tranvie TPM per Asola e Viadana
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Mantova Te
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(ferrovia Mantova-Monselice)
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Porta Cerese (Mantova)
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Pietole
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San Biagio
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Ponte Travetti (Bagnolo San Vito)
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Levatella
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Governolo
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Canfore
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Sacchetta
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Sustinente
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Libiola
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Grola
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Serravalle
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Torriana
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Ostiglia
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Ostiglia

La linea era una tranvia interurbana a binario singolo. Lo scartamento adottato fu quello ordinario tranviario italiano da 1445 mm. Nei primi anni d'esercizio le rotaie erano di tipo Serres & Battig; verso la fine del XIX secolo si decise di sostituirle con il sistema Vignoles poggiante su traversine di legno appositamente trattato, soluzione più collaudata e meno onerosa dal punto di vista della manutenzione[26]. Curiosamente, la parte di carreggiata occupata dai binari era separata dal resto della sede stradale mediante paracarri, seguendo il dettame del Capitolato Generale disposto dalla Provincia nel 1878.

La trazione dei treni passeggeri e merci lungo la linea fu effettuata mediante locomotive tranviarie a vapore con l'eccezione della tratta Brescia-Carpenedolo che tra il 1932 e il 1934 fu elettrificata con linea aerea a catenaria, sulla quale prestarono servizio elettromotrici tranviarie.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Brescia-Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Il capolinea di Brescia sorgeva in largo Torrelunga, vicino a piazzale Arnaldo, ed era raccordata alla rete urbana e alle linee per Soncino e Vobarno[17].

Il binario impegnava poi la ex strada statale 236 Goitese che, attraversata Castenedolo, veniva seguita fino a Montichiari. Da qui la tratta diretta abbandonata nel 1911 a favore della variante per Carpenedolo proseguiva attraversando tale località e seguendo la via Mantova fino a Castiglione delle Stiviere.

Stazione tranviaria di Castiglione delle Stiviere nel 1930
Ex fabbricato viaggiatori di Castiglione delle Stiviere

La stazione tranviaria di Castiglione delle Stiviere, il cui fabbricato viaggiatori è ancora esistente, assumeva importanza in virtù della presenza dei treni di due diverse amministrazioni: la diramazione per Desenzano del Garda era infatti interessata dalla circolazione dei treni TPM provenienti da Mantova che percorsa la linea sociale per Asola e la diramazione Casaloldo-Medole utilizzavano poi i binari della "belga".

Dopo Castiglione, seguita per un tratto la viabilità provinciale, il binario si reimmetteva sul tracciato della statale, che con lunghi tratti in rettilineo dall'andamento pressoché pianeggiante raggiungeva infine Mantova Te dopo un percorso lungo 74,130 km di cui 16,894 in sede propria[13].

Castiglione-Desenzano[modifica | modifica wikitesto]

La diramazione per il Lago di Garda seguiva anch'essa la viabilità provinciale per proseguire lungo la strada statale 567 del Benaco, fino al capolinea lacuale.

In cambio del passaggio per Carpenedolo, la deputazione Mantovana aveva chiesto la costruzione di una linea che collegasse Castiglione delle Stiviere a Desenzano del Garda stanziando nel 1884 un contributo di 20.000 Lire allo scopo di progettare tale collegamento[13] Il progetto fu steso dall'Ing. Ernesto Filzi nel 1903 e prevedeva la conclusione della tranvia proprio nella piazza del Porto della cittadina gardesana perseguendo lo scopo non nascosto di attirare il traffico merci verso i nuovi binari. A Lonato del Garda la stazione fu realizzata lungo via Monte Grappa, poco a nord del cavalcaferrovia[27].

Stazioni e fermate
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Dogana di Desenzano
Unused straight waterway Pier
Lago di Garda
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Porto di Desenzano / Desenzano Porto (FS)
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(ferrovia Desenzano-Desenzano Porto)
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Desenzano Capolaterra
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Lonato
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ferrovia Milano-Venezia
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Esenta di Lonato
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Castiglione delle Stiviere per Brescia/Mantova

Le lungaggini della progettazione sia del passaggio tra Esenta di Lonato e Lonato, sia della variante Montichiari-Carpenedolo, impedirono la realizzazione della parte finale del tracciato secondo quanto voluto dall'ingegnere mantovano.

Tra il 1906 e il 1909 fu costruita la Maratona che collegava il Porto con la stazione delle Ferrovie dello Stato di Desenzano. La tranvia non poté dunque arrestarsi sul piazzale, ma dovette proseguire fino alla Dogana[28]. Di conseguenza il traffico merci sulla linea per Castiglione non raggiunse mai i livelli desiderati dalla provincia di Mantova per il rilancio della sua economia[29].

Mantova-Ostiglia[modifica | modifica wikitesto]

Il tracciato mantovano risultava più tortuoso del corrispondente bresciano, in quanto fu interesse prevalente dell'amministrazione utilizzare la tranvia per rendere più celeri i collegamenti fra i paesi della provincia piuttosto che fra questi e il capoluogo. La Mantova-Ostiglia, lunga 35,700 km di cui 14,455 in sede propria[13], percorreva prevalentemente la strada statale 482 Alto Polesana, in provincia di Mantova più conosciuta come "Strada Ostigliese".

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Sulla linea furono impiegati tre gruppi di locomotive a vapore di tipo tranviario[30]:

  • 1÷8: costruite dalla belga Tubize tra il 1882 e il 1883, rodiggio C, 30 km/h;
  • 11÷18: costruite dalla tedesca Krauss tra il 1883 e il 1889, rodiggio B, 25 km/h;
  • 9÷16: costruite dalla belga Tubize tra il 1906 e il 1909, rodiggio C, 45 km/h.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fenoaltea, 2006, pp. 192-195.
  2. ^ Ganzerla, 2004, p. 299.
  3. ^ Mafrici, 1997, p. 125.
  4. ^ a b Ganzerla, 2004, p. 276.
  5. ^ Mafrici, 1997, p. 126.
  6. ^ Mafrici, 1997, p. 128.
  7. ^ Ganzerla, 2004, p. 277.
  8. ^ Mafrici, 1997, p. 130.
  9. ^ Ganzerla, 2004, p. 301.
  10. ^ Mafrici, 1997, p. 131.
  11. ^ a b Ganzerla, 2004, p. 302.
  12. ^ a b Damiani, 1983, Tabella riepilogativa della Brescia-Mantova-Ostiglia.
  13. ^ a b c d e Ganzerla, 2004, p. 303.
  14. ^ Alessandro Muratori, Città e binari, Mantova, in Italmodel Ferrovie, n. 231, ottobre 1979, pp. 4-19.
  15. ^ Mafrici, 1997, pp. 133-134.
  16. ^ Mafrici, 1997, p. 133.
  17. ^ a b Mario Bicchierai, Le tranvie interurbane bresciane, in Mondo Ferroviario, n. 22, febbraio 1988, pp. 4-9.
  18. ^ Mafrici, 1997, pp. 135-141.
  19. ^ Mafrici, 1997, p. 140.
  20. ^ Mafrici, 1997, p. 142.
  21. ^ Mafrici, 1997, p. 143.
  22. ^ Decreto del Prefetto di Brescia Luigi Marcialis in data 9 luglio 1921. Cfr Albino Miceli, Storia del circuito automobilistico di Brescia - Montichiari, Brescia, Zanetti, 1982. ISBN non esistente
  23. ^ Mafrici, 1997, p. 263.
  24. ^ Ganzerla, 2004, p. 327.
  25. ^ Mafrici, 1997, p. 266.
  26. ^ Mafrici, 1997, p. 134.
  27. ^ Giancarlo Ganzerla, Binari sul Garda. Dalla Ferdinandea al tram: tra cronaca e storia, Brescia, Grafo, 2004, pp. 270-271, ISBN 88-7385-633-0.
  28. ^ Ganzerla, 2004, pp. 315-317.
  29. ^ Ganzerla, 2004, p. 161.
  30. ^ Walter Hefti, Dampf-Strassenbahnen, Birkhäuser Verlag, Basilea, 1984, ISBN 978-3-7643-1536-8, p. 215

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Davide Damiani, Il treno e la stazione, tranvie e ferrovie secondarie a Mantova, Modena, Bomporto, 1983. ISBN non esistente
  • Stefano Fenoaltea, L'economia italiana dall'Unità alla Grande Guerra, Bari, Laterza, 2006, ISBN 88-420-7925-1.
  • Giancarlo Ganzerla, Binari sul Garda. Dalla Ferdinandea al tram: tra cronaca e storia, Brescia, Grafo, 2004, ISBN 88-7385-633-0.
  • Claudio Mafrici, I binari promiscui. Nascita e sviluppo del sistema tramviario extraurbano in provincia di Brescia (1875-1930), in Quaderni di sintesi, vol. 51, novembre 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]