Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna

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Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna
StatoItalia Italia
Altri statiBelgio Belgio
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione19 aprile 1884 a Tiller le Liége
Chiusura1973
Sede principaleLiegi
dagli anni trenta Mantova
SettoreTrasporto
Prodottitrasporti pubblici tranviari e automobilistici

La Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna (SITALR) fu una società di trasporti pubblici servizi automobilistici e tranviari che operò nel forlivese, nel mantovano, nel ravennate e nel bresciano.

Originariamente fu nota come Société Anonyme des Tramways des Romagnes, dato che fu costituita con l'apporto dei capitali della società belga Société Anonyme d'Entreprise Generale de Travaux (Engetra). Nel 1912 la ditta sociale fu modificata in Società Anonima Tramways de Lombardie et Romagnes (SATLR), a seguito dell'assunzione diretta delle linee tranviarie lombarde, prima esercite dalla capogruppo. Negli anni trenta, con l'acquisizione del capitale sociale da parte di imprenditori italiani e l'ingresso nel mercato dei servizi autobus, fu ribattezzata come Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna.

Rete[modifica | modifica wikitesto]

La rete di tranvie interurbane in concessione alla società fu la seguente:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata a Tilleur le Liége, un sobborgo di Liegi, il 19 aprile 1884 come società del gruppo Engetra che avrebbe operato in territorio italiano. Nel 1885 essa rilevò da Giovanni Brusaporci le concessioni per l'esercizio delle tranvie Meldola – Forlì e Forlì – Ravenna[1].

Nel corso del 1912 cambiò denominazione in Tramways de Lombardie et Romagnes (SATLR), perché la capogruppo intese razionalizzare la gestione delle tranvie in Italia[1]. Poco dopo, il 15 novembre, la SATLR assunse il controllo delle concessioni della Brescia – Mantova – Ostiglia, che prima erano state di competenza diretta della Engetra[2]. Il cambio di concessionario era stato accettato dalle amministrazioni provinciali bresciane e mantovane in virtù della promessa di un miglioramento delle infrastrutture e del servizio che però non si verificò[3].

Negli anni venti del XX secolo, le amministrazioni provinciali in questione chiesero più volte il rispetto degli accordi, in special modo quello riguardante l'elettrificazione della trazione. L'impresa tranviaria tuttavia si oppose alle richieste con la motivazione che i costi da sostenere per le sottostazioni e il trasporto della corrente sarebbero stati eccessivi rispetto ai volumi di traffico esistenti e preventivati[4]. Nello stesso periodo, anche le province di Ravenna e di Forlì si spinsero a chiedere l'impiego della trazione elettrica sulle tranvie dei rispettivi territori. In questo caso, nel 1924 si giunse ad un accordo che prevedeva il riscatto delle linee tranviarie da parte delle province e la contestuale cessione dell'esercizio alla Banca Tecnica Industriale, la quale avrebbe infine svolto i lavori di elettrificazione. L'accordo però non ebbe seguito concreto e la SATLR mantenne l'esercizio delle linee romagnole fino al 1929, quando le chiuse[5].

Nel corso dello stesso 1929, l'Engetra cedette le sue quote della SATLR ad un gruppo di investitori italiani[6].

Nella prima metà degli anni trenta, il tratto tranviario BresciaCarpenedolo della Brescia – Mantova – Ostiglia fu elettrificato grazie all'interesse della provincia di Brescia e all'intervento dell'ASM che si fece completamente carico delle spese[7]

Nello stesso periodo si verificò il progressivo passaggio agli autoservizi delle tranvie la cui trazione era rimasta a vapore: il 3 marzo 1934 chiuse l'esercizio della Mantova – Ostiglia, mentre il 24 aprile 1935 fu il turno delle corse tranviarie Mantova – Brescia e Mantova – Desenzano del Garda. Il traffico merci rimase fino all'anno successivo[8].

Dopo l'acquisizione da parte del capitale italiano fu ribattezzata Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna (SITALR)[9]. Secondo il Mafrici (1997), tra il 1939 e il 1940, la SITALR assunse l'esercizio delle tranvie e autolinee della Brescia – Mantova – Ostiglia[10].

Nel 1952, al termine delle concessioni, la SITALR sospese i servizi tranviari sulla Brescia-Carpenedolo, sostituendo le corse con autoservizi[11]. I servizi autobus SITALR proseguirono fino al 1973, quando l'impresa fu assorbita dall'APAM.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giustini (1996), p. 484.
  2. ^ Mafrici (1997), p. 203.
  3. ^ Mafrici (1997), p. 142.
  4. ^ Mafrici (1997), p. 143.
  5. ^ Giustini (1996), pp. 484-485.
  6. ^ Giustini (1996), p. 485.
  7. ^ Mafrici (1997), p. 145.
  8. ^ Ganzerla (2004), p. 327.
  9. ^ Storia dell'APAM Esercizio Spa, su apam.it. URL consultato il 24 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2007).
  10. ^ Mafrici (1997), p. 267.
  11. ^ Mafrici (1997), p. 266.
  12. ^ Alfio Campi, Trasporti Pubblici, Gazzetta di Mantova, 23 settembre 2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Ganzerla, Binari sul Garda - Dalla Ferdinandea al tram: tra cronaca e storia, Brescia, Grafo, 2004, ISBN 88-7385-633-0.
  • Andrea Giuntini, Le comunicazioni stradali e ferroviarie, in Gian Carlo Susini, Luigi Lotti (a cura di), Storia di Ravenna. Volume V: l'età risorgimentale e contemporanea, Venezia, Marsilio Editori, 1996, ISBN 88-317-6400-4.
  • Claudio Mafrici, I binari promiscui - Nascita e sviluppo del sistema tramviario extraurbano in provincia di Brescia (1875-1930), in Quaderni di sintesi, vol. 51, novembre 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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