Tranvia di Messina

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la rete tranviaria dismessa nel 1951, vedi Rete tranviaria di Messina.
Tranvia di Messina
Servizio di trasporto pubblico
Alstom Cityway Tram Messina 06T.jpg
Il tram 06T di Messina
Tipo rete tranviaria urbana
Stati Italia Italia
Città Messina
Apertura 2003
Ultima estensione 2009
Linee impiegate 1
Gestore ATM
Classificazione Linea 28
Mezzi utilizzati Fiat Cityway
N. stazioni e fermate 18
Lunghezza 7,7 km
Tempo di percorrenza 40 min
Alimentazione Elettrica, 750 V c.c.
Tracciato della linea
Trasporto pubblico

La tranvia di Messina è una linea tranviaria della lunghezza di 7,7 km circa a servizio della città di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un tram fermo a piazza Cairoli

Nel 1996 la Provincia ed il Comune di Messina sottoscrissero un protocollo d'intesa per la costruzione di una linea tranviaria urbana lungo l'asse nord-sud; l'opera venne appaltata il 30 luglio 1998[1].

I lavori di costruzione iniziarono nel 1999[2], e la nuova tranvia di Messina entrò in esercizio il 3 aprile 2003, dopo un lungo periodo di gestazione, a oltre mezzo secolo dalla dismissione della precedente rete tranviaria di Messina, la cui ultima linea fu soppressa nel 1951.

La tranvia assunse il nome di linea 28, riprendendo la numerazione dell'autolinea che veniva sostituita.

Inizialmente il capolinea meridionale della linea fu posto alla fermata Bonino. Il capolinea definitivo (Gazzi) fu attivato il 21 aprile 2009[3].

Nonostante i primi lusinghieri risultati[4] l'esercizio dell'impianto risultò ben presto penalizzato dalla difficile situazione economica complessiva del comune di Messina e dell'ATM, con numerose vetture accantonate per mancanza di ricambi[5].

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso della tranvia ha andamento nord-sud, parallelo alla costa e, in parte, alla ferrovia per Catania e serve le aree centrali della città. Il binario si snoda in sede propria per 7,7 km di lunghezza. I tram effettuano 18 fermate e permettono di raggiungere il terminale nord degli autobus (al capolinea Annunziata), il museo regionale, i traghetti e i mezzi veloci per la Calabria, la stazione centrale, il cimitero, il policlinico e il terminale sud degli autobus (al capolinea di Gazzi); attraversano inoltre il centrale viale San Martino, piazza Cairoli e il viale della Libertà.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio è espletato da 15 tram articolati formati da 5 elementi Fiat Cityway, di cui 6 in turno.

Nel 2000 la gara per la fornitura di tali rotabili fu aggiudicata alla allora Fiat Ferroviaria[6] che realizzò vetture analoghe a quelle allora in corso di consegna al GTT per la rete tranviaria torinese, di cui costituivano una versione accorciata. Le consegne iniziarono circa due anni dopo[7][8][9], in coincidenza con il completamento del nuovo deposito ATM[10], ubicato in zona Gazzi, sull'area che precedentemente aveva ospitato il deposito-officina della rete tranviaria soppressa nel 1951.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Russo, Messina risale in tram, in Mondo Tram. URL consultato nel giugno 2014.
  2. ^ Notizia su I Treni, n. 209, novembre 1999, p.9.
  3. ^ Tram di Messina, in "I Treni", n. 315 (maggio 2009), p. 8.
  4. ^ Notizia su "I Treni", n. 249, giugno 2003, p. 7.
  5. ^ Notizia su "I Treni", n. 344, gennaio 2012, p. 10.
  6. ^ Notizia su I Treni n. 231, marzo 2000, p. 6.
  7. ^ Notizia su Tutto Treno n. 149, gennaio 2002, p. 8.
  8. ^ Notizia su I Treni n. 233, gennaio 2002, p. 10.
  9. ^ Notizia su I Treni n. 234, febbraio 2002, p. 8.
  10. ^ Notizia su I Treni n. 231, marzo 2002, p. 8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Formigari, Giulio Romano, Centoventitré anni di tram a Messina, 2001.
  • Ettore Caliri, Il moderno tram di Messina, in "I Treni", n. 246 (marzo 2003), pp. 15–23.
  • Carlo Ferrone, Il ritorno del tram a Messina, in Mondo Ferroviario, n.33, giugno 2003, p. 12.
  • Francesco Bloisi, Nuovi Cityway in riva allo Stretto, in Tutto treno, 15 (giugno 2003), n. 165, pp. 12–15.

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