Sant'Arcangelo Trimonte

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Sant'Arcangelo Trimonte
comune
Sant'Arcangelo Trimonte – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Romeo Pisani (lista civica Tre spighe di grano: Coerenza Serietà Affidabilità) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 41°09′N 14°56′E / 41.15°N 14.933333°E41.15; 14.933333 (Sant'Arcangelo Trimonte)Coordinate: 41°09′N 14°56′E / 41.15°N 14.933333°E41.15; 14.933333 (Sant'Arcangelo Trimonte)
Altitudine 363 m s.l.m.
Superficie 9,8 km²
Abitanti 591[1] (31-03-2015)
Densità 60,31 ab./km²
Frazioni Iscalonga
Comuni confinanti Apice, Buonalbergo, Paduli
Altre informazioni
Cod. postale 82020
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062078
Cod. catastale F557
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti santarcangiolesi
Patrono san Sebastiano
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sant'Arcangelo Trimonte
Sant'Arcangelo Trimonte
Sant'Arcangelo Trimonte – Mappa
Posizione del comune di Sant'Arcangelo Trimonte nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

Sant'Arcangelo Trimonte è un comune italiano di 591 abitanti della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Dista dal capoluogo provinciale circa 20 chilometri. È situato in posizione dominante la bassa valle del fiume Ufita in prossimità della sua confluenza nel fiume Calore Irpino. Il territorio è esposto a mezzogiorno; la parte più alta del territorio, il "toppo del bosco", si trova a un'altezza di circa 500 m s.l.m.

Il territorio è collinare, leggermente declive verso sud nella parte alta, più scosceso, geologicamente instabile ed interessato da fenomeni franosi la parte sud; solo una piccola parte del territorio è pianeggiante in prossimità delle valli dei fiumi Ufita e Calore. Confina a nord col comune di Buonalbergo, a nord-ovest e a sud-ovest col comune di Paduli, ad est e a sud sud-est col comune di Apice.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del comune era basata sulle piccole aziende agricole condotte ad economia diretta, la maggior parte del reddito proveniva dalla tabacchicoltura ma era diffuso anche l'allevamento dei bovini di razza marchigiana, questi ultimi erano usati prima dello sviluppo e dell'evoluzione della meccanizzazione, come animali per la produzione di lavoro per i campi. Oggi con la crisi del settore agricolo, benché fosse stato previsto e realizzato un piano per gli insediamenti produttivi, l'economia giace in un profondo stato di catalessi, sono attivi pochi esercizi commerciali, si distingue una piccola industria per la produzione di utensili meccanici di precisione e che occupa una decina di addetti, un piccolo laboratorio artigiano per la produzione di ceramica.

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Tra i prodotti tipici dell'agricoltura locale fino allo scorso secolo c'era il tabacco, base di sviluppo dell'economia locale.

Qui è coltivato il pomodoro "quarantino" antica varietà di pomodoro a maturazione scalare e naturalmente resistente alle avversità meteo-climatiche, agronomiche ed entomologiche. Ha un frutto a polpa piena, ricco di semi e molto dolce di colore rosso intenso che si presta benissimo alla trasformazione in salsa, sia passata che concentrata al sole. Ottimo anche per il consumo fresco, in insalata condito con l'ottimo olio locale ottenuto dalle varietà "ortice" e "ravece".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Conosciuto fino al 1861 col toponimo di Montemalo, nome derivante dalla lingua osco-sannitica che individuava con molta probabilità un luogo protetto (monte) adatto al ricovero delle greggi (maloe). Abitato già in età pre-romana da almeno una tribù (famiglia) osco-sannitica dedita all'allevamento degli ovini, che si era stanziata nelle grotte naturali ancora presenti nel sito dove sorgerà il castello del paese. Il maniero fu realizzato, a giudicare dai pochi resti, dai longobardi in età medioevale ed è ricordato nelle cronache medioevali proprio per la vasta estensione delle sue segrete. [2]

Verso il 1500, molte aree interne del regno di Napoli che erano rimaste spopolate in seguito al disastroso evento sismico del 1456, furono ripopolate da popolazioni Schiavone che scappavano dall'invasione turca, e dalla islamizzazione, della penisola balcanica. Con questo nome si designavano indistintamente etnie Serbo-Croate, Albanesi, Bulgare, Gitane (ungheresi), Montenegrine. [3]

Montemalo fu ripopolato da Schiavoni, come ci dice lo storico Tommaso Vitale, e questi riedificarono il paese, costruirono la nuova Chiesa fuori dalla "terra" e la intitolarono a Santa Maria, costruirono i borghi rurali caratteristici della campagna montemalese, ed in uno di essi costruirono un'altra Chiesa dedicata ai S.ti Arcangeli, e quella Chiesa, di cui nulla rimane, ha dato il nome prima alla contrada omonima e poi al paese. Di quelle genti ora non esiste più traccia, anche se nel dialetto locale traspare qualche termine slavo.

Feudo rustico, appartenne sempre a famiglie nobiliari infeudate di altri feudi ed amministrato come un'azienda agricola. Solo con Carlo III di Borbone la famiglia Moccia venne infeudata del titolo di marchesi di Montemalo. I Moccia persero la proprietà del feudo, non il titolo, in seguito al ricorso presentato da Ippolita Spinelli alla gran corte feudale che ne chiedeva l'invalidazione a causa di una irregolarità formale; all'assegnazione del feudo non era seguito il "giuramento di ligio assenso", per tale motivo la corte ritenne di accogliere il ricorso. Il secondogenito Antonio, essendo già Duca di Ferrazzano (titolo passatogli dal padre Angelo (27 agosto 1914 - 5 dicembre 1994) ha lasciato il titolo di Marchese di Montemalo al terzogenito maschio della famiglia, Oscar, oggi Oscar Moccia marchese di Montemalo. La proprietà principale dei marchesi Moccia e Duchi di Ferrazzano si è spostata in Umbria, Villa Moccia. Al momento il titolo di Marchese era appartenuto a Mario Moccia marchese di Montemalo (26 marzo 1943 - 23 gennaio 2010) che con sentenza del tribunale di Venezia fece aggiungere al cognome "Moccia" l'appendice "di Montemalo". Attualmente il titolo è legittimamente detenuto da Immanuel Moccia di Montemalo primogenito del defunto Mario.

Nel 1978 ha compiuto il "trasloco" dalla lontana Provincia di Avellino a quella di Benevento.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Santa Maria Maggiore: la chiesa edificata "fuori dalla terra" dalla neo comunità montemalese-schiavona verso il 1500, prima intitolata a "Santa Maria" in seguito a Santa Maria Maggiore. La struttura, semplice a unica navata con l'altare maggiore a nord, ed una imponente torre campanaria sul lato est dell'edificio, si accedeva mediante una scalinata che dava direttamente sul sagrato della chiesa. All'inizio del Novecento con fondi donati dai Montemalesi in America venne edificata la navata di San Rocco sul lato ovest dell'edificio. In seguito al sisma del 1962, l'originario edificio riportò seri danni che compromisero la struttura richiedendo l'abbattimento. Il nuovo edificio è sorto sullo stesso sito realizzata su moderno progetto. Ristrutturata nel 2000, è stata oggetto di ulteriori rifacimenti nel 2012 utilizzando fondi comunali, è stata ripristinata la facciata, rifatto il sagrato, la pavimentazione esterna, la rampa di accesso alla sala per le attività sociali e culturali, la facciata inoltre è stata arricchita con l'installazione di un portale di accesso in ferro battuto e delle ringhiere realizzate con lo stesso materiale che proteggono le rampe ed il perimetro del sagrato. La Chiesa agli atti dell'Amministrazione vescovile risulta innalzata alla dignità di "Abbazia Mitrata", cioè il parroco titolare può a sua discrezione, portare la Mitra copricapo che di solito vediamo portare da vescovi, cardinali e dallo stesso Papa.
  • La "Madonna della Misericordia" o di Tignano. Custodita all'interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, è una statua lignea rappresentante la Madonna assisa in trono col Bambino in braccio nell'atto misericordioso e materno di porgere una mela. La statua fu ritrovata nel 1700 all'interno del tronco di una quercia alla località "macchiariello" da un certo "Chiuccolo Ottone" e da questi e dalla sua famiglia fu detenuto per diverso tempo in seguito la Statua fu resa al parroco di Santa Maria Maggiore Don Beniamino D'Aloia e da allora fa parte del patrimonio della Chiesa. La statua è stata di recente restaurata ed ha ricuperato parte della sua originaria bellezza.
  • L'obelisco della croce, ora posizionato sul lato est della piazza Libertà, era ubicato al centro di essa fino a metà del Novecento, poi spostato per far spazio ai pali dell'illuminazione pubblica. Non è chiara l'origine e la provenienza dell'obelisco, probabilmente esso fu costruito in conglomerato cementizio da quegli schiavoni che vennero a ripopolare il paese nel 1500, che erano di forte fede religiosa, per mettersi sotto la protezione della Santa Croce oltre che della Madonna e dei Santi Arcangeli, a cui dedicavano uno speciale culto.
  • Il castello, costruito a guardia delle basse valli dei fiumi Ufita e Miscano nella loro confluenza col fiume Calore, naturali vie d'accesso dalle Puglie alle fertili valli telesina e caudina verso il napoletano. Costruito intorno ad una collinetta tufacea dai longobardi, l'edificio dovette essere imponente, a giudicare dalle dimensioni di base dell'unica torre rimasta. Il castello è ricordato più volte nelle cronache di varie epoche per l'estensione delle sue secrete. Dell'edificio originario si conservano la torre di nord-est, la scalinata di accesso, una cisterna dell'acqua, parti di mura sia sul lato ovest che sul lato est, altri elementi sono stati "inglobati" nelle numerose abitazioni private sorte sul suo sito in seguito alla vendita operata dall'ultimo feudatario e proprietario, il duca Coscia di Paduli.
  • Leone posto a guardia della scalinata di accesso è il superstite della coppia che era stata posta originariamente a guardia dell'accesso al castello, secondo alcuni la fattura è romana, ma secondo altri la fattura è sannita. Il leone è quello che originariamente si trovava sul lato sinistro della scala, ora è stato posto a destra per ricavare l'angolo da dedicare alla Statua bronzea di San Pio da Pietrelcina.
  • Ponte Latrone trae il nome non da un tristo luogo ove era solito praticare crimini, come taluni sono portati a pensare, ma da "laterex" - laterizio. Infatti il ponte costruito dai romani sul tracciato della via Appia traianea era di laterizio. Aveva una particolarità rispetto agli altri ponti realizzati sullo stesso percorso: subiva una deviazione di circa trenta gradi sui basamenti, passando il torrente Lametto e portandosi verso quello che oggi è il territorio di Buonalbergo.

Stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Si riporta la descrizione araldica dello stemma comunale comunicato dall'Ufficio araldico nazionale:

Tre monti d'argento all'italiana su sfondo azzurro, il monte centrale caricato di tre spighe di grano, d'oro. Sormontato da una corona turrita, incorniciato dai simboli della Repubblica; un ramo d'alloro ed uno di quercia.

Avifauna[modifica | modifica wikitesto]

L'avifauna del bosco di Pazzano a Sant'Arcangelo Trimonte è costituita dai "picidi"; picchio rosso maggiore e picchio verde]], che sono degli insettivori per antonomasia che prelevano gli insetti sotto le cortecce degli alberi maturi. Inoltre nel bosco, sono presenti i "corvidi" nidificanti quali; la cornacchia grigia, la gazza ladra e la ghiandaia ed è presente anche una colonia di "taccole" che nidifica nei fori di scarico dell'arcata del ponte sul torrente di Pazzano. Numerose sono anche le coppie dei rapaci notturni e diurni quali l'Allocco ed il gufo comune e due coppie di poiane che nidificano sugli alberi maturi quali le querce. Numerose sono le coppie dei "paridi" quali la cinciarella, la cinciallegra e la cinciamora, che nidificano nelle cavità degli alberi maturi. Tante sono le coppie dei "silvidi" occhiocotto e capinera che nidificano nelle chiome degli arbusti. Tante sono anche le coppie dei "columbiformi" quali tortora selvatica e colombaccio, che nidificano nelle chiome degli alberi. Numerose sono anche le coppie dei "turdidi" quali i merli, che nidificano nelle siepi all'interno del bosco. Tante sono anche le coppie di "rigogoli" migratori transahariani che vengono a nidificare nel bosco costruendo un nido a forma di amaca e alimentano i piccoli nati con frutti di bosco. All'interno del bosco è presente con numerose coppie anche il picchio muratore, piccolo passeriforme che costruisce il nido all'interno delle cavità degli alberi cementando il foro con fango prelevato in natura, inoltre è presente con numerose coppie anche lo scricciolo che costruisce il nido all'interno degli arbusti a forma di globo.

Fauna terrestre[modifica | modifica wikitesto]

La fauna presente all'interno del bosco, è costituita dai seguenti mammiferi: la volpe rossa, la faina, il tasso, la donnola, la puzzola, il riccio, i moscardini. Mentre sono presenti gli anfibi ed i rettili quali, il biacco, il ramarro, e numerose coppie di tartarughe di terra.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
8 giugno 2009 in carica Romeo Pisani lista civica sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 31 marzo 2015.
  2. ^ Vittorio Gleijeses, Castelli in Campania.
  3. ^ Milan Resetar, Die serbokroatischen Kolonien Süditaliens, 1911.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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