Cautano

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Cautano
comune
Cautano – Stemma Cautano – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
SindacoAlessandro Gisoldi (lista civica "Crediamoci nessuno escluso") dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate41°09′N 14°38′E / 41.15°N 14.633333°E41.15; 14.633333 (Cautano)Coordinate: 41°09′N 14°38′E / 41.15°N 14.633333°E41.15; 14.633333 (Cautano)
Altitudine385 m s.l.m.
Superficie19,72 km²
Abitanti2 040[1] (30-6-2017)
Densità103,45 ab./km²
FrazioniCacciano, Loreto, Pantanelle, Maione, Prata, Sala, San Giovanni
Comuni confinantiCampoli del Monte Taburno, Frasso Telesino, Tocco Caudio, Vitulano
Altre informazioni
Cod. postale82030
Prefisso0824
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT062021
Cod. catastaleC359
TargaBN
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona D, 1 771 GG[2]
Nome abitanticautanesi e caccianesi
PatronoSan Rocco e sant'Andrea
Giorno festivo16 agosto e 30 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cautano
Cautano
Cautano – Mappa
Posizione del comune di Cautano nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

Cautano (Cautànë in campano[3]) è un comune italiano di 2 040 abitanti[1] della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Sorge nel parco del Taburno, tra i due massicci del Camposauro e del Taburno (che dà il nome al parco) in una posizione centrale rispetto alla cosiddetta "Dormiente del Sannio" e dell'intera valle Vitulanese.

Altezza sul livello del mare: 295 - 330 Cacciano, 330 - 420 Cautano, minima 161 (Loreto) massima 1325 (Camposauro).

Escursione altimetrica 1164 m.

Ha una superficie agricola utilizzata di 413,98 ettari (ha)[4].

Fa parte della Regione Agraria n. 3, monti del Taburno e di Camposauro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Cautano per molti studiosi deriva da Caudium, città sannita, la cui collocazione anche se non precisa si pensa sia stata nei pressi dell’odierna Montesarchio o al centro antico di Tocco Caudio. Ma sul suo territorio specie nella parte alta e sul Camposauro sono state trovate tracce di vita ben più antiche, si pensa fino all’uomo preistorico. L’intera zona era abitata da popolazioni montane dedite alla pastorizia, a partire dal VII sec. a.C. gente Osche, provenienti dall’Italia centrale (dette poi Sanniti allorquando vi si stabilirono) cominciarono a invadere gran parte della Campania. Le immigrazioni dei Sanniti avvennero in ondate successive nel VI,V e IV sec. a.C. stabilendosi nella regione che va dal massiccio della Maiella, all’Ofanto fino alle pianure del Volturno, territorio che fu chiamato Sannio. Le immigrazioni avvenivano durante le “Primavera Sacre”, migrazioni stagionali, determinate da esigenze economiche e demografiche alla ricerca di siti meno abitati e ricchi di pascoli. I Sanniti si avviarono dietro la guida di un animale sacro, scelto dai Sacerdoti, e organizzati in tribù occupavano diverse zone il Matese e il Sangro, il Taburno occupato dei caudini guidati da un cinghiale fondando Caudium. I Sanniti abbandonarono progressivamente la caccia e la pesca per la pastorizia e l’agricoltura restando un popolo bellicoso che inevitabilmente si scontrò con le mire espansionistiche dei romani, in una prima guerra (1ª guerra sannita) i Sanniti apportarono la prima sconfitta a Roma e ancor di più l’umiliazione delle Forche Caudine (321 a.C.). Ci vollero altre due guerre affinché questi fossero sconfitti, così nel 459 dopo 26 anni dalla vergogna caudina ci fu la caduta dei Sanniti e per l’ancora viva offesa delle forche, tutte le città sannite furono distrutte. Alcune ipotesi avvalorano la piana di Prata come ingresso delle Forche Caudine dove il fiero esercito romano fu sconfitto ed umiliato. Stando alla narrazione liviana nella tarda primavera dell'anno 321 a.C. l'intero esercito consolare romano comandato dai consoli T. Veturio Calvino e Sp. Postumio Albino nel tentativo di invadere il Sannio della parte della Campania rimase intrappolato dai Sanniti nel territorio di Caudio e Gaio Ponzio Telesino, impose alle legioni sconfitte una resa ignominiosa costringendo tutti i Romani al passaggio sotto al giogo e costringendoli così ad inchinarsi ai vincitori di quella che è passata alla storia coma la battaglia delle "Forche Caudine". A partire dal XIX secolo, Iannucci A.M. prima e Marcarelli G. poi, identificarono il luogo della famosa battaglia nella "Piana di Prata", una piccola e ristretta valle montana compresa tra i Comuni di Frasso Telesino e Cautano. I due riscontrarono nella Piana, quasi una sella di congiunzione stretta tra il Taburno ed il Camposauro, una perfetta coincidenza topografica con la narrazione liviana, tanto più che l'ipotesi veniva supportata da un'incredibile persistenza in loco di suggestivi toponimi, calzanti alla "lettera" con il passo di Livio. In tempi più recenti e sul finire degli anni '40 un ufficiale dell'Esercito Italiano Michele di Cerbo, appassionato di volo e culture di classici, incuriosito dalla ipotesi di Iannucci, sorvolò più volte la Piana di Prata giungendo a conclusione che quella valle nasconde tra Camposauro a nord ed il Taburno a sud, per la sua conformazione fisica, posizione geografica, per la poca distanza con il sito dell'antica Caudio, quella non eccessiva da Capuae, infine, lo stretto collegamento tra Melizzano Vecchio (l'antica Melae sannitica) posta sul preistorico percorso che la collegava per la via Latina, rispondeva in tutto e per tutto dal punto di vista topografico e militare alla descrizione dei luoghi riportata da Livio che così recita "due gole profonde, strette, ricoperte da boschi, congiunte l'una all'altra da monti che non offrono passaggi, delimitano una radura abbastanza estesa, a praterie irrigate, nel mezzo della quale si apre la strada; ma per arrivare a quella radura bisogna prima passare attraverso la prima gola; e quando tu l'abbia raggiunta, per uscirne, o bisogna ripercorrere lo stesso cammino o, se vuoi continuare in avanti, superare l'altra gola più stretta e irta si ostacoli". Infatti Prata si presenta come una valle pianeggiante circondata ininterrottamente da due catene di alture scoscese strettamente ravvicinate e parallele che, in località Ferriole, generano una vera e propria fenditura di roccia tra Monte Cardito a sud e S. Michele di Camposcuro a nord, perfettamente corrispondente a quell'ingresso, (Cavam rupem) indicato da Livio e ancora oggi è riportato allo stesso modo sulle carte topografiche dell'Istituto Geografico Militare (con il toponimo di Pietra Spaccata).Tutto il territorio seguì le sorti dell'impero romano e le diverse distruzioni dovute a terremoti, portarono alla nascita dei piccoli centri della valle di Tocco.

Dal 500 con le scese dei Vandali i centri dell'intero Taburno costituirono il Ducato di Benevento e in questo periodo si hanno le prime notizie ufficiali che risalgono ad uno scritto di Rodelgario dell'852 “Cautano, finibus Folianensibus” e al 1109 quando Roberto d'Alife passò i diritti della chiesa di Tocco a quella più importante della valle, alla chiesa di S. Andrea Apostolo di Cacciano.

Dal XII secolo con la creazione del Regno delle Due Sicilie, l'intera valle fu annessa al Giustitiorato del Principato Ultra e solo per isolati periodi fece parte dello Stato Pontificio, allorquando Benevento ne rivendicava il dominio e per questi centri nei diversi passaggi non mancarono distruzioni e violenze. Diverse case regnanti, Svevi, Aragonesi e Angioini, si occuparono dei paesini ma solo esclusivamente per tributi oppure ora un casale ora un altro, per darlo in dono ai servitori.

Nel 1379 si ha menzione di casali come Prata e S.Angelo (in prossimità della piana di Prata) che però nel XIII secolo furono distrutti e i suoi abitanti andranno a creare più a valle il casale di Frascio. Disastroso fu il terremoto del 1456 che colpì tutti i casali della Valle di Tocco i feudatari si trasferirono a Montesarchio e il centro più importante divenne quello di Vitulano come sede di signori feudali, capoluogo della valle del distretto di Avellino nel Principato Ultra con capoluogo Montefusco. La valle prese il nome di Stato di Vitulano dato che esso era costituito in università: S. Maria e S. Croce, Tocco, Foglianise, Cacciano e Cautano autonome per affari locali ma facenti capo a un sindaco generale per le comuni. Questo Stato aveva pure uno stemma diviso in 4 parti 1) S. Maria e S. Croce, 2) Tocco, 3) Foglianise 4) Cacciano. Lo stemma di Cacciano era costituito da una ghirlanda ottagonale con le tre stelle rappresentanti i casali storici e venne poi inscritto nello stemma la dicitura CCAV (Cacciano-Cautano provincia di Avellino). Nel 1806 il capoluogo di provincia passò da Montefusco ad Avellino (fino al 1861), Con un decreto regio Cautano e Cacciano furono unificati in un solo comune con il nome di Cacciano-Cautano nel circondario di Vitulano.

Con l'Unità d'Italia il comune di Cautano venne a far parte del mandamento di Vitulano, nel distretto di Benevento della nuova provincia di Benevento (decr. 25/10/1860). All'unificazione del comune non seguì una coerente unificazione territoriale ma esso risultò menomato territorialmente, infatti dei territori demaniali montani toccò dal lato del Taburno qualche appezzamento nella piana di Cepino mentre il Camposauro fu totalmente dato al comune capoluogo Vitulano il cui territorio abbraccia quasi in toto il territorio comunale addentrandosi quasi fino al centro abitato.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2016 risultano 78 cittadini stranieri residenti nel comune, pari al 3,8 % della popolazione.[6] I gruppi più rilevanti sono:

  1. Romania: 24 (1,17 %)
  2. Marocco: 10 (0,49 %)

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festività patronali: Santa Maria delle Grazie, Sant'Andrea, San Rocco, Maria Santissima dell'Assunta,
  • Festività: 2 luglio, 30 novembre, 16 agosto, 15 agosto

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

L'unica frazione del comune è Cacciano; le contrade sono Maione, Cesine, Sala, San Giovanni, Pantanelle, Prata e Loreto.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale è praticata tradizionalmente l'agricoltura che ha dato luogo alla nascita e sviluppo di alcune piccole industrie alimentari. Fino a qualche decennio addietro era fiorente l industria estrattiva del pregiato marmo di Vitulano ma gradatamente è quasi del tutta svanita se non per l'esile estrazione controllata di sole due cave.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune si trova sulla Strada Provinciale Vitulanese, che collega Montesarchio (da cui dista 15 km) a Ponte, dal quale dista 15 km. Da Benevento dista 14 km percorrendo la Fondovalle Vitulanese.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Pasquale Pulzella DC Sindaco
1990 1995 Fulvio Nicolino Procaccini DC Sindaco
1995 1999 Pasquale Pulzella PPI Sindaco
1999 2004 Pasquale Pulzella Centro Sindaco
2004 2009 Giuseppe Fuggi Lista civica Sindaco
2009 2014 Antonio Orlacchio Lista civica Sindaco
2014 2019 Giuseppe Fuggi Lista civica Sindaco
2019 oggi Alessandro Gisoldi Lista Civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Prefissi telefonici[modifica | modifica wikitesto]

Aggiungendo al prefisso telefonico provinciale (0824) i prefissi telefonici rionali, restano poi soli altri 3 numeri da aggiungere per comporre l'intero numero telefonico:

  • 880 in centro
  • 888 a Maione e Prata
  • 873 a Sala
  • 878 a Loreto
  • 871 e 870 a San Giovanni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 182.
  4. ^ Aggiornato all'anno 2000.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2016 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 29 agosto 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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